I Carri polacchi in marcia verso Castelferretti, al bivio di Casteld'Emilio, sotto Paterno 18 lugli

I Carri polacchi in marcia verso Castelferretti, al bivio di Casteld'Emilio, sotto Paterno 18 lugli
Bivio per Casteld'Emilio, sotto Paterno: La popolazione civile, in maggioranza femminile in quanto gli uomini erano nascosti applaude al passaggio dei carri polacchi

venerdì 10 giugno 2022

51a Sezione di Sanita. La Battaglia del Musone e della Valle Esina

 


“La polvere , la sitibonda

sorella del fango, ha bevuto

un fiume di sangue, ed è nera”.

(D’annunzio - Maia).

 

Il C.I.L  ha  serrato sotto e, mentre il nemico battuto sul Chienti si organizza a difesa del Musone, si stanno preparando azioni decisive a Macerata dove risiede il nostro Comando. E' in palio una posta importante: la conquista di Ancona. Al II° Corpo Polacco ed al Corpo Italiano di Liberazione viene affidato il complesso di operazioni strategiche che dovranno portare all'aggiramento e alla conseguente caduta della città per manovra.

Azione preliminare è la conquista di Filottrano, importante caposaldo nemico (8 luglio) che segna una pagina di sangue e di eroismo per i Paracadutisti della “Nembo”.

In una commossa rievocazione del Generale Comandante del C.I.L., così viene descritto l'importante fatto d'arme: “I battaglioni mano a mano che scendevano dall'autocarro si lanciavano nella mischia senza preparazione. Fu un combattimento garibaldino, tutto l'impeto, tutto di passione, saettante e spregiudicato: a sera non c'era più una riserva.

Sui verdi dossi che in lieve pendio ascendente concorrono fino al paese, si aprivano nel sole ardente di luglio i plumbei fiori delle bombe e delle granate a falciare le giovani vite. Ma le squadre progredivano correndo, esili linee kaki allineate le une dietro le altre, come le strofe di una canzone. E un'epica canzone era davvero nel cuore di quei ragazzi, gioiosi e terribili, e forse fu essa, più del mitra e più del cannone, a sgominare il nemico. Asserragliati nell'Ospedale, aggrappati all'orlo del conteso obiettivo tennero duro alle puntate dei carri ai soprassaldi dei contrattacchi; tenacemente mantennero la presa, scoraggiarono ogni velleità di riscossa: ed al mattino seguente il tricolore sventolava sull'alta mole del serbatoio dell'acqua che tutta la linea su larga fronte aveva piegato.

Fu una lotta molto cruenta. I polacchi cavallereschi spettatori, abbassarono il cappello.

Onore ai morti ed ai vivi di Filottrano”.

Noi della 51^ Sezione di Sanità non abbiamo partecipato a quel combattimento.

Per tutta l'eroica giornata, con l'orecchio e l'animo intenti al cannoneggiamento, alle notizie, alle ansie  della alterna vicenda dell'azione, abbiamo concorso al ricovero ed alla cura dei numerosissimi feriti, che ad ambulanze stracariche venivano riversati su Macerata: abbiamo udito il grido di gioia erompente da quelle bocche, quando, dopo una giornata d'assalti, il tricolore garrì al vento dal più alto fastigio di Filottrano.

Qualche settimana dopo, un plotone della 51^ Sezione di Sanità mosse a ricercare le salme degli eroi nelle fosse improvvisate sui declivi della collina, ai margini delle strade polverose, sulle bordure dei campi, e a ricomporle all'ombra dei cipressi, presso il muro esterno del cimitero, allineate a squadre così come erano andati all'assalto.

 


martedì 31 maggio 2022

51a Sezione di Sanità. L'avanzata sul fronte adritiatico Macerata

 Macerata

 

Il nemico fuggente sosta, con intendimenti ritardatori, sul fiume Chienti ed attende gli inseguitori. La “Nembo” subisce delle perdite. La sua attrezzatura sanitaria non è sufficiente e la 51a Sezione di Sanità, che segue a ruota nel movimento il 332° Ospedale da Campo ed il 34° Nucleo Chirurgico, si sposta con elementi tattici e seguendo un malagevole itinerario attraverso le provincie di Teramo ed Ascoli Piceno, si attesta come riserva a Campanotico presso Sarnano, il 28 giugno.

Il II° Reparto si porta sulla strada per Macerata al Bivio di S. Ginesio, poi presso il ponte sul Chienti a sud di Tolentino, quindi il 6 luglio a Pollenza.

Nella stessa giornata tutta la Sezione è a Macerata da cui i tedeschi snidati dalla Valle del Chienti ed incalzati ancora, hanno ritirato le truppe. Nella notte però la loro pervicacia si sfoga ancora con un’incursione aerea sulla città. Viene effettuata un'azione di mitragliamento e spezzonamento che purtroppo fa delle vittime.

Macerata costituisce il traguardo di una lunga corsa; lunga per chi ha dovuto percorrere a piedi più di trecento chilometri col fisico snervato, con le scarpe rotte ed i piedi sanguinanti, con la divisa ridotta ad un succinto paio di calzoncini di tela.  “..... e il petto talora andava scoperto incontro alle raffiche di mitraglia, ed il marciare a torso nudo non era sempre espressione di giovanile spregiudicatezza e di difesa dalla canicola, chè le rugiadose notti trascorse all'addiaccio ed il freddo delle alte quote recavano torpore alle membra stanche di quei ragazzi....!.”

E avanti, sempre avanti a piedi. I canti e le acclamazioni deliranti all'ingresso dei paesi e delle città avranno talora coperto od interrotto qualche lunga litania di moccoli fioriti, che si levavano da quelle colonne al termine della marcia polverosa: ma anche i Santi del Paradiso avranno benignamente turate le orecchie .....

 

 

venerdì 20 maggio 2022

51a Sezione di Sanità. L'avanzata sul frontre adrisatico. Chieti. 1944

 Chieti

  I campi minati mietono vittime; si medica avanzando; si avanza medicando i feriti sulle stesse autoambulanze che ritornano traballando per strade stravolte al bivio di S. Eusanio e poi giù giù agli ospedali da campo attendati sul Sangro.

Il II° Reparto raggiunge Casacanditella e Bucchianico (10 giugno), Masseria Burracchio (11 giugno), mentre la Sezione, nella medesima notte, con un trasferimento movimentatissimo e con una marcia da tregenda per straducole e campi che consentono un cauto e stretto passaggio, raggiunge Chieti.

Chi non ricorda la visione spettrale delle rovine di Ortona a Mare, al primo livido chiarore dell'alba? Chi non ha impresso nella memoria l'orrido aspetto di Tollo, lo sfacelo di Ripa Teatina e di Miglianico? Quante ferite, quante interruzioni stradali, quante enorme buche, quante macchine ribaltate hanno ritardato i movimenti della lunga colonna? Ad ogni piè sospinto gli uomini devono balzare dagli automezzi e con picconi e badili si affannano a riattare il passaggio, a sollevare a forza di spalle le macchine. Il terreno sembra sconvolto dalla azione sovrumana di elementi avversi. In alcune caverne semi-franate sul fianco della strada imputridiscono i resti dei tedeschi inchiodati nelle postazioni dal fuoco dei carri armati.

 

* * *

 

Chieti, salvata dalla distruzione per il fulmineo intervento dei nostri soldati, saluta festante le truppe nazionali, sventola tutte le sue bandiere, si riveste di mille manifesti variopinti, accoglie ospitale gli uomini e ne deterge con affettuosa bontà il sudore ed il sangue. Sono stanche le truppe appena uscite dalla battaglia che, iniziata con decisione ed accanimento, ha sconvolto il nemico deciso ad una azione ritardatrice ed invece volto in precipitosa fuga.

Dall'alto della città lo sguardo spazia avido per la serena valle della Pescara; non si ode più il tuono del cannone; il nemico fugge veloce inseguito dalle mute della “Nembo”.

 

* * *

 

La sosta a Chieti non è lunga. Tutti hanno ormai la frenesia di correre e son grossi guai per gli addetti ai servizi del C.I.L., per rifornire le truppe di viveri, di acqua, di munizioni, di carburanti, di foraggi e soccorsi sanitari... Ci vorrebbe la moltiplicazione degli autocarri come quella dei pani nel deserto. In attesa del miracolo biblico il Comando del C.I.L. è costretto a mobilitare ... il cavallo di S. Francesco. Difatti la 1a Brigata, schierata nei pressi della rotabile di Popoli, inizia a piedi la marcia a grandi giornate su Aquila degli Abruzzi.

Il nostro II° Reparto le stà alle calcagna (Bivio di Rosciano - Bivio di Manoppello).  Sorpassata l'Aquila (23 giugno) si lascia indietro, il giorno successivo, Montereale, eppoi Tufo (26 giugno), fino a Venarotta. Tutto il resto della Sezione ha serrato sotto con armi e bagagli. Ma la grande distanza dai centri Ospedalieri territoriali ancora esistenti (Bari e Napoli) porta in primo piano il grave problema dei ricoveri.

La 51a Sezione di Sanità, che si è mostrata sempre al1'altezza di qualsiasi compito, anche di   emergenza, affronta pure questa volta con prontezza e duttilità la situazione. Mentre distacca Reparti, riordina materiali e prepara i suoi uomini a sostenere altre dure giornate che l’attendono, mette in azione tutti i suoi elementi, tutti i suoi mezzi e soprattutto la sua buona volontà e riesce a tamponare con disinvoltura più di una falla dovuta al peccato originale del C.I.L.: quello di essere stato dotato di un numero troppo ristretto di Ospedali da campo.

 


martedì 10 maggio 2022

51a Sezione di Sanita. L'Avanzata sul Fronte adriatico

 

“. . . e cento a morte

ruinanti in ardita impari guerra

combattitori intrepidi, coorte

invincibil. audaci d’ogni terra

di quante terre il nostro mar circonda

o Appennin traversa o Alpe serra..”

(Marradi - Rapsodie garibaldine)

 

 

Non erano tutti canti di gioia quelli che si levavano dalle autocolonne snodantisi per i fianchi e per le valli dei monti d'Abruzzo nel primo giorno di giugno! c'era un che di amaro che ristagnava in tondo agli animi e che non si lasciava sciogliere dall'entusiasmo della partenza, dall'andare innanzi verso il sospirato nord.

Per tre lunghi mesi presso le chiare sorgenti del Volturno eravamo stati assillati dal desiderio del ritorno nella Capitale ... Ed ora un ordine improvviso ci portava lontano presso le lente acque del Sangro.

Rifiorivano acerbe le speranze e le aspirazioni del 1° Raggruppamento Motorizzato, alla vigilia dell'azione di Monte Lungo, di poter entrare trionfanti in Roma, chè senza di essa troppo poco era rimasto all'Italia libera, troppo poco ad un tronco mutilato ... L'ansia trepida per quanto stava succedendo al nord, l’incomprensione ed il larvato disprezzo di non pochi al sud per chi ancora sperava e combatteva, davano le ali ai nostri desideri. Ma per molto tempo ancora non sarebbe stata concessa tanta felicità a chi aveva affrontato animoso la via dei più duri sacrifici per riaprirsi la soglia di casa.

Questa fugace amarezza, rinfocolata nelle ore monotone del lungo viaggio, tra visioni di pace e tra panorami di indicibili distruzioni, fu sopraffatta dalle nuove preoccupazioni.

 

* * *

Superato il Sangro non lontano dalla foce, la nostra colonna oltrepassò S. Vito Chietino, alto sul mare, giunse a notte fonda ai margini dell'abitato di Treglio, presso Lanciano.

Già molte truppe del C.I.L. sono ammassate in questa zona; i reggimenti della "Nembo” hanno completato lo schieramento. Si avverte il pericolo dei campi minati, triste eredità lasciata dal nemico fuggente alla terra abruzzese, si sceglie con grande cautela un prato dove bivaccare e ci si getta stanchi a terra, mentre il duello incessante delle opposte artiglierie ci ammonisce che il nemico è vicino e disposto a vendere care le posizioni.

Alle prime luci del nuovo giorno la Sezione si impianta al bivio di S. Eusanio di Sangro.  Domina il paesaggio maestoso la Maiella su cui si attardano le ultime bave di neve.

A Stazione d'Archi si costituisce la nostra base. Siamo tutti riuniti: cosa rara per la Sezione di sanità, date le sue attribuzioni. Si celebra in famiglia la Festa del Corpo Sanitario (4 giugno) e si invoca, con la tradizionale Messa al campo, l'aiuto di Dio sull’ardua fatica di oggi e sull'incerto domani.

Gli arditi si sono schierati ai piedi della Maiella; c’è nei paraggi il IV° gruppo di artiglieria someggiato; un nostro reparto viene schierato in zona a Piani Aventino (Casoli) e rientra il 10 giugno quando il IX° Reparto d'Assalto punta su Guardiagrele.

Ma già dalla mattina del 9 tutte le truppe sono in movimento ed il nostro II° reparto si sposta con automezzi e quadrupedi al seguito della 1a Brigata. Guardiagrele è la sua prima tappa.

I1 68° fanteria occupa Orsogna, ridotta sull'alto costone ad una squallida maceria: tutte le truppe avanzano dalla Maiella al mare.

 

 


sabato 30 aprile 2022

51a Sezione di Sanità. L’offensiva di Maggio

 

Sulla sinistra dello schieramento alleato la sa Armata americana è in movimento da qualche giorno.

Diverse divisioni si sono lanciate all’attacco ed a costo di dure perdite hanno obbligato il nemico a sloggiare dalle munite posizioni invernali e già si danno all’inseguimento.

Sulle roccie impervie dei monti di Abruzzo i soldati del C. I. L. fremono di impazienza: “qui, o ci lasciano andare avanti o si scappa” dicono i bersaglieri del settore Monte Marrone. Tutto è pronto per l’attacco in grande stile su tutto il settore a noi affidato. Si presume che le perdite non saranno gravi perchè il nemico è deciso a non lasciarsi agganciare, ma pur con un limitato numero di feriti si presenta assai arduo il compito per voi, o soldati della Sezione. Troppo pochi per sì lungo tragitto di montagna! e con molta avvedutezza sono stati già messi a disposizione anche 250 portaferiti ausiliari.

Alla vigilia dell’attacco a quota 1180, fra l’assembrarsi di alpini e di bersaglieri, spiccano anche i soldati del robusto plotone della 51a Sezione Sanità che, da oltre un mese dislocati in quelle zone, conoscono tutti i sentieri e tutte le abitudini del nemico; sanno dove “fa caldo” e dove si può star tranquilli. Lavorando alacremente di notte in terreno scoperto hanno perfino ottenuta una deviazione di un torrente che reca un rivolo provvidenziale nei pressi delle loro trincee e delle loro buche.

Al centro del settore, lungo il Rio Petrara il posto avanzato della Sezione si è già spostato al piede della mulatteria che la 51a compagnia Artieri ha intagliato nella roccia con settimane e settimane di pesante e rischioso lavoro. Più a destra, alle Sorgenti ed a Castel S. Vincenzo, l’altro plotone di portaferiti segue le mosse del 68° Fanteria pronto a scattare. Tutto il dispositivo minutamente studiato e preparato dallo Stato Maggiore del C. I. L. entra in azione la mattina del 27 maggio.

È il momento che dà il brivido dell’entusiasmo guerriero; è la parola fine imposta ai lunghi mesi di snervante attesa di quegli uomini inchiodati alle roccie, alle postazioni, alle squallide capanne trasformate in rifugi.

 

* * *

 

Sotto la protezione dell’intenso cannoneggiamento dell’11° Reggimento Artiglieria e del IV° Gruppo someggiato, muovono all’attacco il 4° Reggimento Bersaglieri, il battaglione “Piemonte” gli arditi del IX° Reparto d’Assalto, il 185° Reparto Paracadutisti, il 68° Fanteria. Un reggimento della “Nembo” si è aggiunto al nostro fianco sinistro ed opera sulla catena delle Mainarde.

I primi obbietivi sono raggiunti. Ecco che un reparto avanzato della Sezione di Sanità, dal fondo valle di Rio Petrara deve, per l’alba ciel 28, funzionare a quota 1700... Allora la sezione di sanità motorizzata. con rapida metamorfosi, carica sui muli i suoi materiali e con una scalata notturn

mercoledì 20 aprile 2022

51a Sezione di Sanità. Pasqua di sangue

  

Se la conquista di Monte Marrone, dopo abile lavoro di pattugliamento e dopo meticolosa preparazione dello Stato Maggiore era avvenuta con scarse perdite il 30 aprile, gli alpini del “Piemonte” dovevano pur attendersi il contrattacco avversario.

Ed a piè fermo l’attesero la notte di Pasqua.

Furono sublimi gli atti di valore in quel fatto d’arme, sublimi la dedizione al dovere e lo slancio con cui alpini e bersaglieri difesero successivamente quelle posizioni che il nemico, fortificato su Monte Mare manteneva sotto tiro continuo e sotto il costante agguato di forti nuclei esploranti.

Il ricupero delle preziose vite di quei valorosi costituisce una delle pagine più belle scritte dalla 51° Sezione di Sanità. Ci furono in certi casi dei veri e propri atti di eroismo da parte di quei portaferiti, che pur non essendo usi alle fatiche della montagna e non avendo né qualità fisiche né la capacità tecnica degli alpini, non furono secondi a nessuno in ardimento, sprezzo del pericolo e noncuranza della fatica pur di assolvere appieno il loro mandato .

“Fare bene e fare presto”: ecco H comandamento dei portaferiti, che però poteva essere vana parola davanti ad un osso duro quale era quel dislivello di mille metri costituito dalla cima di Monte Marrone.

Non si poteva non essere presi da un impeto di commozione, quando, saputo che c’erano del feriti in arrivo, si moveva loro incontro, e si vedevano i portaferiti trafelati scendere velocemente da quota 1700 e 1770 per le mulattiere lungo il Rio Petrara, e risalire ansimanti sino all’abitato di Castelnuovo dove solamente potevano giungere le autoambulanze. La stanchezza era vinta dalla soddisfazione quando giungeva in porto il ferito, spesso un gagliardo alpino che pesava due volte i soldati che lo portavano.

Intima soddisfazione per gli uomini compresi dal proprio dovere; intima soddisfazione per il Comandante della Sezione di Sanita che in continuo collegamento telefonico con lo Stato Maggiore Divisionale poteva assicurare al termine di una azione di aver effettuato rapidamente il recupero ed il trasporto di tutti i feriti dalla linea agli ospedali.

 

* * *

 

In uno degli scontri ira gli uomini del 4° Bersaglieri ed elementi della Divisione tedesca da montagna doveva rifulgere il valore di un soldato della S1a Sezione Sanità, che, tornato incolume dalla rischiosa impresa in cui si era lanciato. soccom, beva miseramente qualche giorno dopo per un tragico incidente.

La motivazione della Medaglia di Bronzo al V. M. "sul campo. alla memoria del soldato Cocito Mario, riassume tanti atti di oscuro eroismo che il soldato di sanità compie a fianco dei combattenti.

“Soldato portaferiti di una Sezione di Sanità, già distintosi in molteplici rischiose azioni, saputo che un componente di una nostra pattuglia era rimasto colpito sul terreno antistante le postazioni avversarie, non esitava, di propria iniziativa, ad uscire dalle linee, a rintracciare il ferito e, nonostante il violento fuoco dei mortai nemici, a portarlo con l’aiuto di altri a salvamento. Nobile esempio di abnegazione e generoso ardimento del Corpo Sanitario Militare.”

 

Monte Marrone - Monte Mare, 11 maggio 1944.

 a della parete di Monte Marrone mantiene il contatto colle colonne avanzanti. Nel pomeriggio del 28 il reparto è ancora in movimento e si impianta sulla sella di Colle Altare. Difficoltà non comuni, sforzi ed iniziative brillanti danno modo agli ufficiali della Sezione, ognuno per il settore cui è preposto, di mantenere il collegamento colle truppe che hanno le ali ai piedi.

Si fanno delle catene di portaferiti che permettono di ricuperare e sgomberare con la maggior rapidità possibile i feriti della colonna che, superato il Balzo della Cicogna, occupata Picinisco, si spinge in Valle del Canneto e corre...

I fanti del 68° hanno superato le dure resistenze di Monte Mattone: i paracadutisti del 185° Reparto hanno occupato Pizzone, e le squadre dei nostri portaferiti seguono al passo ognuno dei reparti operanti. 

Soltanto chi ha vissuto la loro vita può commisurare i miracoli di resistenza e di coraggio compiuti in quei giorni.

* * *

 

Ritornano ora che è suonato il segnale dell’adunata. Scendono da cento direzioni laceri e stanchi ma pronti a nuove prove.

Tutta la notte sul 1° giugno al bivio di Scapoli è un brulichio di uomini, di muli, di macchine. Si ripiegano cantando le tende che hanno raccolto il cruento retaggio del combattimento ed hanno visto lo strazio di tante membra doloranti. Si ripiegano dopo l’onorata fatica le tende sforacchiate dalle scheggie nemiche.

Il cannone tedesco non si ode più. Si carica. Si parte...

Al mattino del 1° giugno una lunga teoria di automezzi si snoda lungo i tornanti della strada oramai familiare di Scapoli. attraversa l’abitato di Colli a Volturno diretta all’Adriatico. Gli abitanti salutano: c’è dell’amarezza in fondo alloro cuore. Se ne vanno anch’essi questi figli venuti a rianimare i focolari di quelli che forse non torneranno più.

Un ultimo sguardo alla vetta azzurrina del Marrone: un ultimo pensiero ai compagni rimasti nel piccolo cimitero. Si fondono nel polverone le macchine rivestite di ginestre d’oro. Spariscono con esse i tricolori palpitanti al primo sole come le f

domenica 10 aprile 2022

51a Sezione di Sanità. La Sezione all'Opera.

 

La sezione di Sanità all’opera

 

Giornate dure quelle del fronte invernale tra le Sorgenti del Volturno ed il Parco Nazionale d’Abruzzo. Mentre il lavoro impegnava incessantemente il complesso di assistenza chirurgica della Sezione. prima a Colli e poi nel marzo al bivio di Scapoli, i plotoni e le squadre staccate di portaferiti sostennero il peso di una rischiosa fatica nel trasporto dei feriti su barelle per sentieri inaccessibili, per forre scoscese, lungo il dorso di dirupi mai battuti da piede umano, attraverso i quali le imprescindibili necessità tattiche e Logistiche costringevano ad aprire le vie della salvezza. Le eroiche scolte del 1° Raggruppamento Motorizzato e del Corpo Italiano di Liberazione, colpite dai mortai tedeschi ai loro posti di vedetta o sorprese nell’insidia avversaria durante audaci le azioni di pattuglie, dovevano essere raccolte dai nostri portaferiti e calate per ripidi canaloni con inenarrabili pericoli prima di giungere in salvo.

L’artiglieria nemica non desisteva dai suoi tiri di disturbo specie all’apparire della primavera. A cinque cannoneggiamenti furono sottoposte le tende della Sezione di Sanità al bivio di Scapoli.

Si disse che il bivio era preso di mira perché troppe colonne di automezzi e di salmerie venivano scorte dagli osservatori nemici; ma nello stare a quel bivio consisteva il non far perder un minuto di più al soccorso ed allo sgombero dei feriti gravi, degli emorragici, dei colpiti da choch traumatico. E la Sezione rimase malgrado la minaccia sempre imminente. Ebbe le tende sforacchiate dalle schegge, molti materiali deteriorati e resi inservibili. Ebbe gli uomini miracolosamente illesi e gli animi rinsaldati alla tempra del pericolo.

 

* * *

 

Il successivo passaggio dalla Va Armata Americana all’ 8a Armata Inglese, la dipendenza diretta prima dal Corpo d’Armata Polacco, poi dal X° Corpo Britannico, la trasformazione definitiva del 51° Nucleo di Sanità Motorizzato in 51a Sezione di Sanità, l’aumento via via del contingente di truppe Italiane che porta alla sostituzione del nome originario di I° Raggruppamento Motorizzao con quello di Corpo Italiano di Liberazione: ecco altrettante tappe della guerra su quel settore.

La 51a Sezione di Sanità fu sempre bene attrezzata ed in condizioni di riscuotere il consenso incondizionato degli alti ufficiali Alleati che la visitavano, primo fra tutti il Generale Oliver Leese, Comandante l’8a Armata, che esprimeva parole di plauso.

Essa, per le sue speciali attribuzioni, era un po’ ubiquitaria nello schieramento del C. I. L. Superato l’attendamento del bivio di Scapoli dove col Comando Sezione era costituita una capace Infermeria ed una stazione di bonifica, se tu salivi verso le linee trovavi ogni tanto un gruppetto di portaferiti, un posto di sanità avanzato con le sue inconfondibili caratteristiche; ti vedevi comparire le due bandiere incroiate a Collalto, a Ponte San P1etro, quota 1180, Valle di Mezzo, le Sorgenti, Castel San Vincenzo, San Vittorino... Tutte le località infine che punteggiavano le due strade diramantesi dalla provinciale di Alfedena, costituivano tanti punti di raccolta, erano tante mani tese in avanti della 51° Sezione di Sanità.

 


giovedì 31 marzo 2022

51a Sezione di Sanità. Alle Sorgenti del Volturno

 Alle sorgenti del Volturno

 

“…i cespugli di sangue roridi,

dovunque era un povero brano

o madri italiche de i cuor vostri.”

(Carducci – A G. Garibaldi)

 

7 febbraio 1944. La piana di Venafro è silenziosa sotto una coltre di neve. Il 51° Nucleo di Sanità attendeva in sosta al bivio di Pozzilli, con le macchine semi affondate nella mota, mentre gli uomini rabbrividivano nelle divise in gran parte di tela. Durante il giorno rasserenò improvvisamente e sopravvenne una notte limpida e gelidissima che intirizzì ancor più i soldati malamente riparati dalle tende posticcie. Divieto assoluto di accendere fuochi nella notte. Pronti a muovere al primo cenno.

E l’ordine di muovere venne da Montaquila dove si era stabilito il Comando Tattico Divisionale. Mentre l’Ospedale da Campo 244 si impiantava col 34° Nucleo Chirurgico allo stesso bivio di Pozzilli, a poca distanza dal “Bataillon Médical” della IIa Divisione Marocchina, il 51° Nucleo di Sanità si allogava in una chiesa di Colli al Volturno dopo di aver distaccati i propri plotoni portaferiti a Castelnuovo ed a Rocchetta, i due villaggi semidistrutti, aggrappati alle pendici dei monti omonimi presso le sorgenti del Volturno.

Questo era il settore assegnato ai due battaglioni del 1° Raggruppamento Motorizzato che, soli in quel momento, erano pronti ad entrare in linea. Essi, con i gruppi di artiglieria del1’11° Reggimento furono i pionieri della nuova ripresa de1le truppe 1taliane in quelle albe gelide del febbraio 1944.

 

* * *

 L’assegnazione di un settore era l’obbiettivo a cui il Comandante del 1° Raggruppamento Motorizzato aveva mirato con fermezza, con tenacia e con vera passione che avevano rimosso ogni ostacolo e convinto gli alleati. E quando il generale Guillaume, Comandante la Divisione Francese, davanti ad un gruppo di Ufficiali del nostro Comando Tattico, raccolti nella casa del Marchese Battiloro a Scapoli, si richiamava con parole commoventi ed appassionate ai migliori tempi dell’amicizia e della collaborazione italo francese, parve a tutti di dimenticare in un momento le reciproche diffidenze, le conseguenze lagrimevoli di una malaugurata politica.

Sembrò riaprirsi là, fra le rupi e le nevi, fra lo schianto dei mortai e le scariche di mitraglia, contro ogni speranza l’alba rosata di una nuova era di comprensione e di intesa tra due popoli. Il genera le francese sapeva che affidare un settore scabroso del fronte ai figli dei veterani di Bligny e dello Chemin des Dames era sicurezza.

 

* * *

 

Vennero in linea man mano altri battaglioni. Il picco lo cuneo di fronte fra il Corpo Francese e quello Polacco andava da Colle Rotondo a Castel San Vincenzo, tagliando la sommità del Monte Castelnuovo, toccando Colle Jardini e girando dietro al Monte della Rocchetta. Scenario di orridi, strade impervie e sentieri franosi. Vestiti spesso di tela, in tende che raccoglievano neve, acqua, vento, i nostri fanti, bersaglieri, paracadutisti, alpini vissero la febbre della caccia al nemico, la vigile ed estenuante attesa degli appostamenti, l’insidia velata di ombre delle azioni di pattuglia e l’ebrezza del colpo di mano, fino a che tutto il lavorio preparatorio non sfociò nella conquista di Monte Marrone (31 marzo 1944) e si stabilizzò con l’annullamento del contrattacco tedesco nella tempestosa notte del 17 aprile.

 

 

 

domenica 20 marzo 2022

51a Sezione di Sanità. Ritorno a Sant'Anna dei Goti

 

“Ragazzi, in piedi: perché questa

è l'aurora di un giorno migliore....

La scelta da parte del comando alleato di S. Agata dei Goti come sede del I° Raggruppamento Motorizzato, in fase di riordinamento, poteva considerarsi un ritorno. A S. Agata in effetto erano stati i Bersaglieri del 51° btg. a temprare gli animi e le armi alla vigilia della grande impresa. A S. Agata erano già giunte le notizie delle giornate tremende della prova. Le accoglienze che vennero fatte ai reduci della battaglia di Monte Lungo furono veramente affettuose: correva di bocca in bocca la narrazione degli episodi più salienti, il ricordo dei nomi dei valorosi; rientravano dagli ospedali i primi feriti guariti e convalescenti. Nel tepore di  molte case, circondati dall'affettuosità di innumeri famiglie ospitali, i soldati del 51° Nucleo di Sanità trovarono un po' di pace e di riposo nell'attesa di nuovi eventi.

S. Agata dei Goti, appollaiata su un isolotto roccioso quasi tagliato fuori dal mondo – l'ardito ponte del Vanvitelli era stato fatto saltare dei tedeschi in fuga – fu testimone, in quel freddo gennaio 1944, dei più fondati timori sulla sorte del rinascente esercito italiano e sulla continuità ed efficacia del primo sforzo pagato a duro prezzo di sangue. L'efficienza dei battaglioni di fanteria e di bersaglieri era seriamente compromessa dalle perdite; occorreva tempo per riordinare le file, troppo tempo perché  il comando della 5^ Armata non si decidesse ad abbandonare l'idea di un reimpiego del Raggruppamento.

Furono seguiti con ansiosa  attesa i passi del Generale comandante che allo Stato Maggiore rappresentava la situazione nella sua cruda realtà. Fu salutata con entusiasmo la notizia sulla trasformazione del I° Raggruppamento in Divisione.

Il 51° Nucleo di Sanità Motorizzato che il Capo di Stato Maggiore dell'Esercitò passò in rivista e per cui ebbe lusinghiere parole di elogio, si presentava serrato nei suoi ranghi, senza incrinature, e si apprestava a divenire Sezione di Sanità divisionale.

Sopravvengono giorni di nero sconforto e di abbattimento. Gli americani insistono per avere singoli reparti del raggruppamento quali unità di lavoratori; si accentuano di nuovo i sintomi di uno sbandamento morale per la incertezza della nostra situazione.

Ne approfittarono gli eroi del bar e del tappeto verde, sulle cui labbra troppo spesso fioriva il frizzo “chi ve lo fa fare?” e dove bisognava costruire essi tentavano di demolire, dove urgeva suscitare la fiamma dell'entusiasmo essi si affannavano a narcotizzare lo spirito,

Si parlava di scioglimento, di assorbimento dei nostri servizi e delle nostre artiglierie da parte degli alleati. Il morale non accennò a migliorare se non quando, non appena giunto il nuovo Comandante, Generale Utili, si sente dire che il Generale Clark è ritornato sul proposito di escludere il Raggruppamento da compiti di linea. Si vocifera di movimenti in vista. Pare trattarsi solamente del XXIX° Btg. Bersaglieri e del 185° Reparto Paracadutisti “Nembo”. Si parla più avanti anche di due gruppi di artiglieria eppoi di elementi alleggeriti del genio e del Nucleo di Sanità. Incominciavano ad incrociarsi ordini, ricognizioni, preparativi febbrili: nasceva l'aurora di un giorno migliore.

Il Capo Ufficio di Sanità viene inviato di tutta fretta a prendere istruzioni dal Generale medico Huguénot direttore dei servizi sanitari del Corpo di Spedizione Francese. Il 6 febbraio il 51° Nucleo di Sanità Motorizzato muove con tutte le altre truppe e raggiunge il fronte in zona Volturno, a fianco della 2^ Divisione Marocchina.

 

 

 

giovedì 10 marzo 2022

51a Sezione di Sanità. 1943 . Il Soldato di Sanità. Montelungo. Testimonianze 16 dicembre 1943

 

Il soldato di sanità

Il soldato di sanità, catalogato fra le truppe dei servizi, quindi ritenuto meno esposto al rischio, raramente riscuote quel riconoscimento che gli è dovuto per la parte che è chiamato a svolgere durante il combattimento. Egli è invece lo spettatore diretto ed immediato della visione più tragica della guerra, e, ad un determinato momento, ne diviene attore egli stesso. Il portaferiti non viene quasi mai fatto oggetto di selezione rispetto alle altre armi e corpi dell'esercito. Impiegato nella maggior parte dei casi, in servizio territoriale, nei lavori più umili ed estraneo a qualunque addestramento al coraggio e alla presenza di spirito, all'atto del combattimento viene condotto sulla linea del fuoco in diretto contatto col combattente. Quando la fortuna delle armi fa avanzare il fronte, egli segue passo passo; deve talvolta uscire dal suo ricovero mentre l'incessante tiro nemico ostacola i movimenti di tutti gli altri servizi. Quando una voce chiama deve correre allo scoperto, inerme, talora strisciando sul terreno con foga affannosa, perché sa che dove scorre i1 sangue del fratello il tempo è vita, e ogni indugio pur breve è morte.

Quando le sorti del combattimento sono meno felici e gli elementi attaccanti ripiegano sulle posizioni di partenza; quando pattuglie esploranti, uscite fuori dalle postazioni, entrano in contatto col nemico; quando il ferito cade oltre le linee, ecco il soldato di sanità combattente fra i combattenti, senza armi di offesa e di difesa andare al di là, sotto la minaccia delle bocche da tiro avversarie, in mezzo ad insidie d'ogni specie, non trascurabili quelle dei campi minati, il tappeto infernale disteso fra le due linee avversarie.

Egli muove indifeso, solo, a salvare la vita del compagno sotto l'impulso di una generosità senza riserve, di un ardimento e di un eroismo spesso oscuri, che solo possono valutare coloro che alla eroica abnegazione di un soldato di sanità debbono salva la vita.

Questo i nostri soldati hanno fatto a Mignano. Questo hanno fatto di giorno, di notte, sotto la pioggia, col fango fino alle ginocchia, in tutte le alterne vicende dei combattimenti; questo hanno dovuto fare quando l'inizio sfortunato di una grande impresa aveva da una parte falciato generosamente negli elementi di punta, dall'altra determinato incertezza ed abbattimento.

 

* * *

Mentre la valle rimbombava di mille fragori guerreschi, sotto le due uniche tende del Nucleo di Sanità che non hanno riparo alcuno nè alla vista nè dal tiro del nemico (le postazioni tedesche dominano tutto i1 breve orizzonte della valle) ferveva un lavoro intenso e febbrile. I pochi ufficiali medici, coadiuvati da infermieri e piantoni, non hanno mani sufficienti a medicare i feriti che giungono ininterrottamente… Il Cappellano militare riconsegna a Dio le anime dei primi caduti della guerra di liberazione, ne compone le salme nella rigidità del sonno eterno... Scendono nella terra straziata della Patria i germi della sua Resurrezione. Bianche croci si allungano in una dolorosa teoria e vegliare la memoria dei nostri eroi.

Spesso il lavoro viene bruscamente interrotto dal rombo di aerei nemici che sventagliano raffiche a bassa quota, incuranti dei segni di neutralità. Pur nelle buche-rifugio continua la medicazione dei feriti nostri e tedeschi.... Poi un tiro concentrato del nemico sulle tende ricovero, impone la necessità di arretrare il Nucleo di Sanità al bivio di Presenzano.

Le autombulanze fanno prodigi di equilibrio e di resistenza a superare certe deviazioni stradali nei pressi di Mignano e gli autieri che si sono ormai automaticamente selezionati alla scuola dell'ardimento possono vantare una preminenza che più nessuno loro disconosce: autiere d'ambulanza: il miglior autiere.

Essi sanno che i loro antiquati cassoni fanno da bersaglio al nemico, ma non si fanno rincrescere a spingersi più avanti possibile per accorciare il tragitto ai portaferiti affaticati dai pesanti fardelli; sempre più avanti fino all’ultimo ponte rotto... fino all'ultima interruzione non superabile... E si appostano colla loro macchina dietro un muro rovinato dalle granate ed attendono i portaferiti che sgusciano fuori da un sentiero e da un camminamento col carico che si rinnova.

Più di un soldato di sanità viene colpito nell’adempimento della sua missione. La motivazione della concessione della medaglia d'argento “sul campo”, alla memoria del soldato Pettinari Enrico è testimonianza non dubbia dell’alto spirito di sacrificio con cui i componenti il 51° Nucleo di Sanità si sono prodigati in quella tragica ora:

“Portaferiti di un Nucleo di Sanità, già distintosi in precedenti azioni di guerra durante una violenta azione tedesca, accortosi che un compagno ferito era rimasto oltre le linee, accorreva   prontamente in suo aiuto. Ferito una prima volta non desisteva dal suo nobile proponimento e, raccolto li compagno esanime, tentava di iniziarne il trasporto nelle nostre linee. Colpito una seconda volta a morte immolava la giovane vita nell'eroico e sublime atto di abnegazione.”

Zona di Monte Lungo, 16 dicembre 1943.

 

                         Testimonianze

 La riconsacrazione al fuoco delle nostre truppe aprì larghi vuoti nelle file del 1° Raggruppamento Motorizzato, ma aprì anche la via a tutte le possibilità della resurrezione e del riscatto. Non tardarono i riconoscimenti alleati. Il Generale Clark così si espresse in un messaggio al Generale Dapino, comandante delle truppe italiane: “Desidero congratularmi con ufficiali soldati per il successo riportato nel loro attacco di ieri su Monte Luogo e su quota 343. Questa azione dimostra la determinazione dei soldati italiani di liberare il loro paese dalla dominazione tedesca, determinazione che può ben servire come esempio ai popoli oppressi d' Europa.”

Ed il generale Fred. L. Walker, comandante la 36a Divisione di fanteria americana: “Le mie sincere congratulazioni per la splendida vittoria su M. Lungo e per l’eroico sforzo contro S. Pietro. Prego comunicare i miei ringraziamenti e le mie congratulazioni ai comandanti ed ai reparti interessati.”

L'entusiasmo del popolo italiano e l'orgoglio dei nostri comandi per il fiero comportamento dei figli d'Italia che primi erano passati all'azione, furono posti in efficace rilievo dalla stampa e da lusinghieri messaggi, primo fra tutti quello del Capo di Stato Maggiore Generale. I feriti ricoverati nell'Ospedale da campo 244 e 34° Nucleo Chirurgico al bivio di Caianello, quelli sgomberati sull'Ospedale Militare di Caserta in Maddaloni restano al centro di un unanime interessamento ed attirano da ogni parte ammirazione e simpatia. Più di un ospedale di Napoli, e, primo fra essi, l'Ospedate Principessa di Piemonte del Sovrano Militare Ordine di Malta, si contende l’onore di avere dei feriti di Monte Lungo; la cittadinanza napoletana apre una pubblica sottoscrizione per raccogliere doni e distribuire premi.

sabato 5 marzo 2022

lunedì 28 febbraio 2022

51a Sezione di Sanità. MOntelungo 8 dicembre 1943

 

MIGNANO

"la Morte ,..  Ella produce

le semenze che noi nella ruina

seminerem cantando...

(D’Annunzio – Merope)

 

Al termine della discussione sulla manovra di Montesarchio, il generale Keyes, comandante il II° Corpo d'Armata americano, concludeva: “il Raggruppamento italiano ha molte deficienze di mezzi rispetto alle unità americane, ma lo spirito dei suoi soldati è oltremodo elevato. Vi darò un compito adeguato alle vostre possibilità.”

Il compito fu presto definito. I tedeschi si erano installati con cospicue opere di difesa sulla linea Monte Sammucro - Monte Lungo - Monte Maggiore, che tagliava la via di Cassino un po' a nord di Mignano. Obbiettivo assegnato alle nostre truppe: conquistare d'assalto il M. Lungo che s'erge nudo, colle sue tre cime dalle linee dolci, al centro della valle, a domina re la strada ferrata e la via Casilina che lo circondano con movimento elicoidale. La posizione era tenuta saldamente da truppe tedesche da montagna, organizzate da diverse settimane in postazioni fisse ed appoggiate da forti nuclei di riserve.

Il 51° Nucleo di Sanità motorizzato si trasferì in linea la sera del 6 dicembre e si impiantò sulla destra della rotabile a ridosso dei roccioni di Valle Lauro; un po' indietro occhieggiava fra le roccie ed il verde la famosa casetta rossa, sede del cornando tattico del 1° Raggruppamento, in faccia al villaggio di Campozillone. Il terreno pantanoso, assolutamente impraticabile, impedì ai nostri automezzi di addentrarsi fra le quercie e gli ulivi e dovettero parcheggiare ai margini delle strade.

Il lavoro di impianto è febbrile perché solo ventiquattr'ore ci separano dall'inizio dell'azione. Giungono i primi fanti del 67° fatti segno a colpi di mortaio durante il cambio colle truppe americane mentre, il Nucleo di Sanità è ancora in crisi di trasferimento. I feriti vengono immediatamente soccorsi e sgomberati, mentre intorno le artiglierie piovono fuoco e morte.

8 dicembre. L'alba incerta è già offuscata da una densa cortina di nebbia che salendo dagli anfratti del fondo valle e dalle forre montane va ad incapucciare le cime. Al rombo ed allo scroscio delle artiglierie pesanti che fanno a massa una intensa preparazione di fuoco, succede il silenzio profondo della azione dei fanti che scattano all'ora X, l'ora di un giorno tanto temuto e bramato che deve interrompere la catena di errori e riallacciarci ad una tradizione di onore e di eroismo.

Sui fianchi lacerati del monte infuria la lotta fra il crepitio delle mitragliatrici ed il colpo sordo dei mortai; i bersaglieri si slanciano sulle pendici di colle S. Giacomo, ove incontrano una accanita resistenza; le compagnie del 67° attaccano di fronte i costoni di Monte Lungo. Cadono i primi eroi sotto i colpi della ringhiosa difesa dell'avversario; due quote vengono raggiunte da ardimentosi manipoli, un ufficiale che cade in testa al suo plotone tiene stretta in pugno una bandiera tricolore... Avanti cavalieri dell'onore, cavalieri della morte! Gli animi di tutti sono protesi verso le roccie maciullate attraverso la cortina di nebbia e vivono con un’ansia struggente la tragedia di quegli istanti.

Passano di bocca in bocca i nomi delle quote e le quote senza nome, l'animo viaggia trepidamente sulla tenue rete dei fili telefonici e fruga fra le notizie e scruta sui volti; gli occhi si inumidiscono di commozione, le ma m s1 serrano convulsamente; il cuore balza alla gola ... Su! su! E' l'ora del riscatto, della riabilitazione, delle grandi speranze! La folla dei sentimenti pervade tutti, dall'ultimo soldato, al Generale, al Principe di Piemonte che all'osservatorio avanzato vive intensamente tutti i momenti dello storico dramma: tutti vorrebbero in quel momento abbracciare spiritualmente gli eroi presenti, i vivi ed i morti, quelli lontani nel tempo e nello spazio, vorrebbero in quel momento abbracciare come in un amplesso materno la Patria il cui alito è tutto d'attorno...

La scarsa visibilità dovuta alla nebbia imprevista, il peso della difesa avversaria che risultò di gran lunga superiore ai dati forniti dal servizio di informazioni, il mancato intervento di azioni concomitanti tanto sulla destra che sulla sinistra, l'impossibilità infine del promesso concorso dell'aviazione a causa delle condizioni atmosferiche: tutti fattori che il nemico sfrutta, sì che i nostri, infiltratisi nel suo dispositivo, vengono fatti segno ad un fuoco concentrato di armi automatiche ed  artiglierie. Il monte non si presta ad appigli. I tedeschi tentano l'accerchiamento e ne segue una lotta selvaggia a corpo a corpo. E' gioco­forza ritornare sulle posizioni di partenza. Il costone del monte e le pendici sono seminati di morti e di feriti, ma il cuore di tutti è inchiodato là, su quelle tre cime e, nei giorni 15 e 16, dopo un logorio ininterrotto di corpi ma non di spiriti, dopo che su molte membra è stato impresso col ferro e col fuoco lo stigma del dolore, dalle gole dei nostri fanti e bersaglieri erompe il grido di vittoria, un primo varco sulla via di Cassino è aperto.

 

 

domenica 20 febbraio 2022

51a Sezione di Sanità. Montelungo. I Quadri

 

QUADRI DELLA 5la SEZIONE DI SANITÀ

DURANTE IL COMBATTIMENTO DI MIGNANO

 

 

  

COMANDO

 

COMANDANTE

Capitano Medico Ugo De Peppe

 

UFFICIALE FARMACISTA

S. Ten. Chim. Farm. Alberto Anselmi

 

UFFICIALE DI AMMINISTRAZIONE

Ten. di Amm. Ferdinando Movalli

 

CAPPELLANO

Ten. Cap. Don. Costantino Carnevale

 

 

REPARTO – AUTOCARREGGIATO

 

COMANDANTE

S. Ten. Medico Franco Gasparro Rocca

 

ADDETTO

S. Ten. Medico Mario Valente

 

 

REPARTO PORTAFERITI

 

COMANDANTE

Tenente Piero D’Ercole

 

COMANDANTE I° PLOTONE

S. Ten. Antonio Forino

 

COMANDANTE II° PLOTONE

S. Ten. Carlo Bianchi

 

 

 

 

 

giovedì 10 febbraio 2022

51a Sezione di Sanità. La Partenza (4-5)

 La partenza

 

Eravamo al 4 novembre, anniversario della vittoria di un 'altra guerra, il cui ricordo, nella triste luce degli oscuri avvenimenti dell'ora, soffoca il cuore in un'onda di pena amara. Ma la volontà di risorgere era tanto grande . . . Nella chiesa parrocchiale di S. Pietro Vernotico si diede la benedizione ad una bandiera offerta dalle donne del luogo.  Insieme ai sacri simboli della Patria inalberammo i nostri cuori protesi fino alle Alpi senza malinconici rimpianti.

Eppoi due giorni dopo la corsa attraverso il piano pugliese. Brindisi, Locorotondo, Alberobello, Altamura, Gravina ... e cento altre località dove la popolazione tributava ai soldati commoventi e affettuose dimostrazioni. Alla periferia di Potenza la folla obbligò una colonna a deviare e percorrere le vie del centro della città tra un delirio di entusiasmo.

Ad Avellino si rese necessaria   una sosta di una ventina di giorni per gli ultimi approntamenti. La lunga fermata fu deleteria. Il contatto con le forze disgregatrici e corrosive delle retrovie rappresentate dagli eroi   del   mercato   nero, del   contrabbando e del disfattismo ebbe ripercussioni funeste sullo spirito della truppa.  Posti davanti a tali interrogativi speciosi ma   vuoti, taluni che pur con entusiasmo avevano abbracciato la nostra causa, non ressero e si verificarono casi dolorosi di diserzioni. Sintomi di una generale incertezza è di rilassamento minacciavano   la compagine e la solidità del Raggruppamento. L' orizzonte si era fatto improvvisamente oscuro.

Dal comando alleato si esigevano dati precisi sulla preparazione, sull' equipaggiamento, sull’armamento.   La nostra attrezzatura   nonostante gli sforzi e i ripieghi escogitati era troppo inferiore a quella di    una   consimile unità   alleata.  Si profilava una spiccata diffidenza del comando alleato nei nostri riguardi. Che cosa non ebbe a pensare e fare il Generale Dapino Comandante del 1° Raggruppamento   Motorizzato   per ovviare a manchevolezze, per ripianare deficienze, per tamponare falle? Egli ebbe allora una sovrumana fiducia nel suoi uomini ed in se stesso contro tutte le avversità che sembravano allora attentare ai primordi di una impresa decisiva per le sorti di tutta la collaborazione italiana alla guerra liberatrice, una fiducia consapevole e serena che gli brillava nello sguardo il giorno in cui in Avellino presentò tutto il 1° Raggruppamento schierato al   Generale Mac Clark   comandante   la 5ª armata americana.

A Maddaloni, dove il Comando si è trasferito si prepara un'altra manovra, una esercitazione a fuoco che si effettua alla presenza di numerosi osservatori e giudici di campo alleati presso   Montesarchio.

Il compito non era facile a causa del tempo inclemente che impantanava le strade. Ma il pensiero che il giudizio alleato ci avrebbe aperte le soglie del solco di fuoco che divideva la Patria o avrebbe inchiodate per sempre le nostre   brucianti speranze, ci fu di sprone all'ardua prova. Anche in questa occasione il nostro Reparto fu all'altezza del compito assegnato, svolgendolo con ordinata alacrità e sapiente organizzazione. Un ufficiale superiore medico del 2° Corpo d' armata americano, inviato quale giudice di campo, alla discussione della manovra che si svolge nel teatro della Regia di Caserta alla presenza di duecento ufficiali italiani ed alleati, dichiara esplicitamente: “il Nucleo di Sanità del Raggruppamento è perfettamente organizzato ed è in condizioni di affrontare tutte le eventualità del combattimento.”

Ecco finalmente ottenuto il crisma, dopo settimane di lavoro, di ansie, di pene, di speranze! Ecco il Nucleo di Sanità pronto alle dure prove del domani!

Il 5 dicembre 1943 arriva l’ordine di trasferirsi sul fronte di Mignano.