I Carri polacchi in marcia verso Castelferretti, al bivio di Casteld'Emilio, sotto Paterno 18 lugli

I Carri polacchi in marcia verso Castelferretti, al bivio di Casteld'Emilio, sotto Paterno 18 lugli
Bivio per Casteld'Emilio, sotto Paterno: La popolazione civile, in maggioranza femminile in quanto gli uomini erano nascosti applaude al passaggio dei carri polacchi

lunedì 31 ottobre 2022

51a Sezione di Sanità Di NUovo In Marcia


 

“Rien sans peine” il motto dello scudo gentilizio dei padroni di casa che si ripete in tutte le sale, ammonisce ch’ è l'ora di abbandonare qualche serata di ballo, più o meno clandestina, a Monastero ed a Castagnoli. Bisogna troncare le passeggiatine romantiche nel viale dei Cipressi, ed accomodare con qualche affrettato giuramento le faccenduole amorose da parte dei più infiammabili (ahimè quanti sospiri e che lagrimucce in quel di Rietine, di S. Piero, di Castagnoli...)

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 Prime avvisaglie. Ragazzi, si parte! Ancora con la Vª Armata Americana, II Corpo, Generale Kejesl Proprio come a Monte Lungo. Dopo tanto tempo e tante vicende si riprende la marcia a fianco dei primi compagni di lotta Alleati.

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 “Rien sans peine”. Ve lo ricordò il Cappellano mentre in pieno assetto di guerra ascoltavate la Messa al campo in quella nuova vigilia di armi sulla spianata del Castello di Meleto. E la parola fluida e suasiva del sacerdote scendeva nei vostri cuori a richiamarvi i più teneri affetti, a ricordarvi i vostri doveri, a riaccendere vieppiù le speranze ed i desideri da lungo compressi.

Ed il Comandante vi ripeteva le vecchie raccomandazioni, sempre utili e sempre necessarie: “la Sezione di Sanità

deve  essere  la  casa   dove  tutti  trovano  aiuto e conforto - chiunque  di passaggio,  sano, ferito, ammalato,  venga  ristorato - ricordatevi, o portaferiti, che dalla vostra celerità può         dipendere la vita di un uomo - ogni stilla di sangue perduto è un  varco  di più  aperto  alla  morte - ricordatevi  che  ogni ferito ha sete: non manchi mai l'acqua nelle vostre borracce - ricordatevi che ogni ferito ha freddo; copriteli bene, mettete  le  borse  di  acqua  calda  - ricordatevi   che  in  guerra   rappresentate le mani ed il cuore della mamma - fate presto, fate bene, fate con cuore, fate con amore. . .!”

. . . “E sarete benedetti da Dio e dagli uomini…”

 - E' il saluto e l'augurio del Cappellano” … -

E Dio vi concederà di rivedere le vostre case e di ritrovare quel bene che voi avrete fatto ai vostri fratelli…”

          Una sommessa preghiera si leva dall' anima di tutti: è un'offerta, una promessa, una speranza. Ed un voto il Cappellano fa per tutti; dove la pace sospirata ci raggiungerà verrà eretta una Cappella votiva, un omaggio che la 51ª Sezione di Sanità eleverà alla Madonna della Pace… e sorgerà all'angolo di una strada dove ogni viandante fermerà il passo ed il cuore...

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Partenza! Via giù per la china del Castello, mentre la primavera sboccia prepotente nei prati e nei vigneti, per le strade del Chianti, attraverso Firenze ridesta e beantesi ai piedi della collina Fiesolana, su per il Mugello, per la polverosa rotabile della Futa, per il Passo della Raticosa, su cui si fondono le ultime nevi.

Ed ecco lo squallore del paesaggio appenninico, ecco la martoriata Val d'Idice, ecco la linea: la lotta dura e selvaggia ricomincia.

giovedì 20 ottobre 2022

51a Sezione di Sanità. Esercitazioni Dicembre 1944

 Esercitazioni

 

I portaferiti, tra lo sfarfallìo di un'ultima nevicata, compiono una esercitazione alla presenza di un alto Ufficiale Inglese riscuotendo un plauso incondizionato. Un’altra esercitazione, alla presenza di Ufficiali Italiani ed Alleati, mette in fermento tutta la Sezione.

Sulla spianata   del Castello, dominante la valle, sono state rizzate le ampie tende ricovero. C’ è un insolito ma ordinato movimento di uomini e di macchine, un trillare di telefoni, un incrociarsi di ordini. Cartelli indicatori, disseminati a profusione in tutti i quadrivi, a tutte le svolte di questo caratteristico e pacifico angolo del Chianti, richiamano l’attenzione dei contadini attoniti, memori del fuggi fuggi di qualche mese prima, quando erano presi tra due fuochi.

Lo Stato Maggiore Divisionale ed Ufficiali di collegamento Alleati vengono ad osservare la manovra: si trasportano finti feriti per lunghi tragitti da una ipotetica linea di fuoco; si carica, si scarica; orologi alla mano, si fanno calcoli, si discute con una certa vivacità su qualche particolare circa l’impiego degli uomini e dei mezzi.

E' l'esperienza di un lungo periodo di guerra di liberazione che guida quelle discussioni; è il severo esame dei nuovi compiti, dei nuovi mezzi; è la fermezza con cui si vogliono raggiungere risultati positivi, degni di un operoso passato e dei futuri decisivi avvenimenti.

Nella sala grande, dai leggiadri stucchi settecenteschi, del Castello dei Ricasoli, a conclusione della riuscitissima manovra, si traggono i migliori auspici sul funzionamento del servizio sanitario di linea, che è il punto più sensibile e delicato dei servizi in ogni azione bellica.

Un anno prima, nella Reggia di Caserta, dopo un’altra esercitazione, la Sezione era stata egualmente lodata ed alla prova del fuoco non era venuta meno alle aspettative.

Il 27 marzo, su un ripiano ventoso di Castellina in Chianti il Luogotente Generale passa in rivista formazioni del Gruppo “Legnano” che è alla vigilia del suo rientro in lizza. Sono presenti un nostro plotone e vari Ufficiali. S.A.R. decora i valorosi del primo ciclo eroico della gesta di Liberazione. Ben sette soldati della Sezione sfoggiano sul petto il nastrino azzurro.

La severa cerimonia chiude il periodo dell'approntamento.

 


lunedì 10 ottobre 2022

51a Sezione di Sanità. Sul Lago di Bracciano ed in Chianti

 

 

“I giorni e la fiamma

d’ogni libertà son da presso”

(D’Annunzio – Maia)

 

Riprendiamo a ritroso la via Casilina ed attraversiamo Roma che ci segue con un’ondata di simpatia. Per la via Cassia giungiamo in vista di Bracciano che si affaccia sul suo lago e lo domina colla torva mole del suo castello il quale vide già le prepotenze degli Orsini e la tragedia dei Cenci.

Sosta di un mese a Manziana a continuare l’addestramento, non prima però di avere dedicato appassionati preparativi alla celebrazione del Natale.

E' uno dei tanti Natali di guerra: chi ne conta quattro, chi sei e chi anche di più; ma ognuno ha nel cuore la certezza che sarà l’ultimo.

L'anno precedente, dopo le tremende giornate di Monte Lungo, il Natale fu celebrato in linea al   cento per   cento, là al bivio di Presenzano.  Giorno di sconforto morale, cui anche la impossibilità di recare ai soldati un qualche diversivo rendeva più grigio ed uniforme. Ci fu allora il tradizionale pensiero materno della Regina d’Italia, che per mezzo del Principe di Piemonte mandò dei pacchi e doni ai feriti; per gli altri soldati in linea i comandi fecero distribuire dei sacchetti di fichi secchi opportunamente mescolati   a   del tabacco da pipa, che servirono se non altro a sollevare fra i più scanzonati un'ondata di buon umore.

 Ma quest’anno, perbacco! sarebbe stato colpevole non pensarci in tempo, epperciò, pur col pericolo di guastare tutto a causa del trasferimento avvenuto proprio nella settimana natalizia, non si perse tempo appena giunti a Manziana.

Chi trasportava tavoli e panche, chi racimolava bandiere e rami di pino e apprestava scritte augurali, chi faceva il punto alla illuminazione: il Cappellano si moltiplicava dalla Chiesa al salone del teatro, dalle prove corali, all'orchestrina, alla cucina.

E ne venne fuori un Natale coi fiocchi, quasi di famiglia, celebrato in serenità, in bontà, in umana comprensione dei desideri e delle aspirazioni di tutti, nel ricordo dei legami familiari, degli affetti lontani e nel rinsaldarsi della presente fraternità nata sotto le armi.

Ci fu a mezzanotte la Messa, eppoi, nel salone del palazzo Tittoni, un trattenimento con musiche, pacchi dono, abbondanti rinfreschi; ci fu un lauto pranzo natalizio, a cui i trecento e più convitati, a dire il vero disciplinatissimi ed ordinati davano la impressione della compattezza del reparto. Non mancò il generale Utili di venire a portare il suo augurio ai soldati riuniti a mensa e vi sedette un poco, insieme all' Arcivescovo castrense, Mons. Ferrero   di Cavallerleone.

L'Ordinario Militare ritornò dopo qualche giorno ad amministrare la Cresima e ad intrattenersi ancora benevolmente coi soldati della Sezione Sanità nella loro sala convegno.

Le giornate di Manziana furono allora un po’ le “giornate romane” della Sezione Sanità e degli altri elementi del gruppo “Legnano”.

Non fu tralasciata la visita al Pontefice, la prima per la maggior parte dei soldati, e, nella folla di militari alleati delle più svariate nazionalità che gremivano la sala Clementina, fo sottolineata con simpatia una particolare attenzione per gli italiani, quelli del “Legnano”.

Introdotti nello spazio precluso dalla balaustrata, i soldati della liberazione furono oggetto di amorevole interessamento, di calde parole augurali, e di un dolce paterno sguardo che insieme alle commoventi parole ed al gesto benedicente, li accompagnò fuori dal Vaticano, fuori di Roma, per il resto del loro percorso attraverso l’Italia.

 

* * *

 

Un'alba livida in un cielo di neve. In Manziana, assopita ancora fra i boschi spogli, è un incrociarsi di luminarie di fari, di fragore di motori, di richiami, di comandi. Le ombre persistenti e le vie saponate di neve motosa provocano piccoli incidenti, battibecchi, manovre e contromanovre. Finalmente l’autocolonna si snoda fra deviazioni ed interruzioni alla ricerca della via Flaminia.

Ecco Civita Castellana dagli alti ponti, ecco l’aerea Narni intatta, tutta fasciata dall’orpello di manifesti politici e di scritte murali, ecco Terni straziata. I motori ansimanti attaccano la “Somma” e si slanciano, per la stretta dell’“alta Spoleto” tutta agghindata nel placido vespro, sulla magnifica piana di Assisi. Costeggiate le Fonti del Clitumno e Trevi che “siede in vista limpida e serena” si arriva, col cadere della notte a Foligno, piuttosto malconcia.

Si dorme, se così si può dire, sugli automezzi nella diruta e fangosa caserma dell’Artiglieria.

Il primo mattino ci vede di nuovo in via.

Fra un piovasco e l’altro ci sorride la nota Madonnina d'oro di S. Maria degli Angeli, mentre Assisi dorme il suo sonno mistico fra veli di nebbia. Arranchiamo verso l’“augusta Perugia”. In alto svetta l'agile campanile di S. Pietro. Si lambisce la città etrusca e ci si getta per gli ampi tornanti che portano al Trasimeno.

Lo storico lago ci presenta una grinta grigia   e piatta.

Ai piedi di Cortona festante di ulivi, consumiamo i viveri a secco e via di nuovo tra i roggi vigneti stecchiti.

Volano via rapide infinite borgate. Su Arezzo semidistrutta piange un'acquerugiola insistente. E' difficile ritrovare fra tante macerie la strada   giusta.  Dopo una   breve   caracollata fra buche e ponti di fortuna entriamo nella Val d'Arno attraverso le rovine di Levane.

A Montevarchi, lacerata qua e là, un moviere ci indirizza per una via di campagna che si snoda, in dolce salita fra ulivi e cipressi. Sali, sali... terminano le vigne e gli uliveti.... Comincia la selva... si sale ancora... ecco le abetaie intirizzite nella tramontana ... si sale ancora, ma dove si va?... Ci riceve una augusta e solitaria Badia adagiata tra boschi neri.

Siamo a Coltibuono in Chianti. In basso si apre la Val d'Arno, in alto troneggia, fra nuvole e nevi, il Pratomagno. Riverita la castellana, si scaricano le macchine, si impiantano le cucine e si invade la casa del buon Prevosto che ci offre castagne e vino presso l'ampio focolare.

Tre giorni appena dura la sosta. Si abbandona la Badia per un posto più ampio. Attraverso Radda e Gajole, ricche d i generose cantine, risaliamo al Castello di Meleto dei Baroni Ricasoli, che per cinquanta magnifici giorni sarà la nostra sede.

 

O Toscana, o Toscana

Dolce tu sei ne’ tuoi orti

che lo spino ti chiude

e il cipresso ti guarda;

dolce tu sei nelle tue colline che il ruscello ti riga

e l’ulivo t' inghirlanda

(D'Annunzio - Alcyone)

 

 

Presto si fa amicizia con le buone popolazioni di San Piero, di Vertine, di Rietine, di Gajole, di Castagnoli, con i Prevosti, con i fattori, con i padroni   del luogo.   Ci si sente come in casa nostra, in questo felice angolo della Toscana.

I portaferiti si sistemano a San Piero, il Comando ed il II Reparto nel Castello di Meleto, il I Reparto a Rietine, la Farmacia al Molinaccio. Ben presto tutti i soldati imparano la via delle cantine più riposte, delle case più accoglienti, dei paesi più festaìuoli. E mentre si aprono nel cielo raddolcito le prime timide fioriture di mandorlo, molti cuori tenerelli sentono il messaggio della primavera ed intessono i tradizionali romanzetti d'amore fra il tenero verzicare dei grani.