I Carri polacchi in marcia verso Castelferretti, al bivio di Casteld'Emilio, sotto Paterno 18 lugli

I Carri polacchi in marcia verso Castelferretti, al bivio di Casteld'Emilio, sotto Paterno 18 lugli
Bivio per Casteld'Emilio, sotto Paterno: La popolazione civile, in maggioranza femminile in quanto gli uomini erano nascosti applaude al passaggio dei carri polacchi

venerdì 30 settembre 2022

51a Sezione di Sanità. 8 dicembre 1944, Dopo un anno

 


GRUPPO DI COMBATTIMENTO “LEGNANO”

C O M A N D O

 

 8 Dicembre 1944

 

ORDINE DEL GIORNO N. 24

 

… ciascuno di voi levi ed arresti un istante il pensiero a quella piccola ma dura e ostile cresta rocciosa di Monte Lungo, a quelle tombe modeste e silenziose, così lontane dalla terra natale e dal pietoso calore d’affetti delle famiglie colpite.

            Ricordate, se possibile, ricordate sempre nella vostra vita.

            Il primo seme della rinascita, a cui ostinatamente crediamo, anche se sarà lenta e penosa e difficile, fu irrorato da quell'umile sangue generoso.

Quei Caduti sono i nostri prigionieri spirituali.

 

IL GENERALE COMANDANTE

Umberto Utili

 

 

Dopo un anno

Per l'occasione la 51a Sezione di Sanità, già impostata sui nuovi organici, schiva di grandi cerimonie ufficiali, che già si annunciavano, chiese ed ottenne il permesso di recarsi a Mignano a commemorare con una cerimonia intima la data del suo battesimo di fuoco.

Ad un anno di distanza tornammo a rivedere il teatro del nostro primo glorioso e doloroso passo verso la redenzione. Tornammo a visitare i tre cimiteri di guerra di Colle S. Giacomo, di Monte Lungo e di Valle Lauro.

Con occhio velato e con cuore trepido abbiamo raccolto il monito di quelle tombe spoglie:

 

“Quando era per i fratelli smarriti vanità sperare, follia combattere, primizia di credenti, noi soli quassù accorremmo, invitti, per Te cadendo, Italia. Se più della vita ti amammo, il monte della nostra fede, dove sepolti eloquenti restiamo, affida tu con i nostri nomi ai fratelli rinati per sempre.”

“Prendi l'arma, fà quello che non posso fare io, spara che ti senta sparare. Quando la mia mitragliatrice canterà dormirò contento. Signore, salva l'anima mia! Mamma!”

 

“Il cuor gittammo con le bombe a mano.”

 * * *

 

Sotto i Roccioni di Valle Lauro, fra i soldati muti d'attorno, il Cappellano celebra la messa.

Il Comandante, con voce commossa, esalta il sacrificio di coloro che generosamente hanno gettato la suprema posta “al giuoco sacro e tremendo di una guerra in cui bisognava prima di tutto rialzare il nome italiano, riconquistare non tanto la terra quanto il diritto di guardare in faccia amici e nemici.”

             “Oggi - egli diceva - in questo Cimitero la commemorazione dei Caduti di Mignano non può essere fatta di discorsi, di vane parole, mentre il nemico si aggrappa ancora alle nostre montagne, occupa le fiorenti città del settentrione, semina distruzioni e rovine senza pari.

Ma in un domani non lontano correrà il grido di liberazione da un capo all'altro della Penisola, tornerà la voce ai campanili muti, risorgeranno le case dalle macerie, rifiorirà il lavoro nei campi deserti. Allora quando riprenderà il fervore della ricostruzione della Patria, voi direte nelle città e nei villaggi rinati alla pace: “anch'io ci fui!”. Direte che avete raccolto una bandiera dalle mani di questi fratelli Caduti e l'avete portata alta, vittoriosa, onorata.

E quando si scriverà la storia della Liberazione, tutta l'Italia dovrà inchinarsi davanti alle tombe dei Caduti di Mignano, davanti a questi eroi che piccoli, poveri e pochi affrontarono un destino più grande di loro e ci ridonarono la dignità di cittadini del mondo libero.”

 

* * *

 

Il 23 dicembre 1944 la Sezione si trasferiva a Manziana, presso il Lago di Bracciano, ad ultimare con tutto il Gruppo "Legnano” i preparativi per la fase conclusiva della lotta,

martedì 20 settembre 2022

51a Sezione di Sanità. Trasformazione

 Trasformazione

Se, come fu detto e ripetuto, il maggior concorso bellico consentito dagli Alleati al rinato Esercito Italiano, era merito delle prove fornite e dei risultati raggiunti dal I° Raggruppamento Motorizzato e dal C.I.L. noi non avevamo che da sentirci lusingati; e per mantenere il nuovo Gruppo "Legnano” all'altezza del passato valoroso ci applicavamo al lavoro di preparazione con lena costante.

Al nostro Gruppo rimasero quasi tutte le magnifiche truppe che avevano costituito il I° Raggruppamento: il 68° Fanteria, il IX Reparto d'assalto, i Bersaglieri, gli Alpini, l’XI° Reggimento Artiglieria ed i vecchi elementi del Genio e dei Servizi. La famiglia si ritrovava unita sotto l'insegna augurale del Carroccio e nel nome fatidico di Alberto da Giussano. Gli auspici facevano sperare che non sarebbe stato vano il vaticinio Carducciano volto alla totale liberazione del suolo della Patria dal secolare invasore.

Dal severo Palazzo dei Gaetani, dove sembrava uscire dalle vecchie tele la figura di Papa Bonifacio VIII° che si ritrovava ogni tanto per gli androni e per le grandi sale, il “Rear” (Comando-Servizi) mandava cumuli di istruzioni e di disposizioni nuove, mentre i soldati alternavano gli addestramenti alle “corvées”.

Anche il Comando della 51a Sezione di Sanità ebbe la sua abbondante porzione di lavoro.

La povera e lacera divisa italiana, ridotta per alcuni ad un paio di pantaloncini e ad una camicia sbrindellata, aveva ceduto il posto alla divisa inglese. Restarono, note variopinte, il cappello alpino, il piumetto dei Bersaglieri, il basco degli Arditi. Con molta buona volontà e col reciso rifiuto di più di una spedizione di capi di vestiario usati e rappezzati che urtavano anche la nostra onorata povertà, si giunse ben presto ad una soddisfacente uniformità nel vestire.

Arrivarono gli automezzi; i materiali (per la Sezione di Sanità fin troppi) non si fecero attendere. Si parlava già di trasferimento a nord, in zona vicina a quella delle Armate. Giunse anche il momento di un glorioso anniversario: 8 dicembre, battaglia di Monte Lungo.

 

 

sabato 10 settembre 2022

51a Sezione di Sanità. Ai Piedi del Matese

 

“Discende da Maltese la Molisana

la Molisana . . . “

 

La canzone del Matese tutti l’avevano nell'orecchio già da molti mesi e ripresero a fischiettarla con nostalgico sentimento quando si accorsero che anche a Piedimonte d'Alife non si stava tanto male. E senza attendere che discendesse dai monti “la bella Molisana” nè tampoco preoccuparsi se “Don Giacinto” lo sapesse o meno, tutti i soldati del C.I.L. trovarono da sollazzarsi parecchio in quei cento giorni di sosta nella pianura Alifana. Di “Rose” belle o brutte ne venne fuori un passeraio, con grande gioia dei Cappellani (!) che si arrabattavano ad arginare la valanga sentimentale ed a sventare matrimoni che volevano nascere quà e là come i funghi dopo una notte di pioggia.

Furono i giorni della trasformazione, del riposo dell'addestramento alle nuove armi.

Lo Stato Maggiore Italiano, d'accordo coi comandi Alleati, aveva deciso lo scioglimento del C.I.L. e la sua trasformazione in due gruppi di combattimento, nel quadro della costituzione di sei di tali Grandi Unità.

Un ordine del giorno del Generale Comandante in data 24 settembre diceva: “sotto la data di oggi il C.I.L. si scioglie per necessità superiori... Sciogliendosi il C.I.L. darà vita a due nuove Grandi Unità: la “Legnano” e la “Folgore”. Il nostro augurio ed il nostro impegno deve essere quello che esse risultino le più compatte, le più ardenti, le più salde al servizio della Patria, come discende naturalmente dal loro diritto di primogenitura.”

Non è dato a noi di giudicare, anche alla luce degli avvenimenti ulteriori, se fu bene o male sciogliere il C.I.L.; è parso a più d'uno che il tenere in linea sulle basi del C.I.L. una vera Armata, avrebbe avuto delle possibilità di più vaste realizzazioni. Una cosa è certa: che a tutti quelli che alla formazione del Corpo Italiano avevano portato la pietra del loro sacrificio, e specie ai pionieri del I° Raggruppamento Motorizzato, il suo scioglimento recava una tristezza senza pari ed un dolore simile a quello della perdita di persona cara.

 

* * *

 

Sin dal primo giorno del nostro arrivo a Piedimonte sembrò che tutte le cateratte del cielo si fossero spalancate. La pioggia insistente obbligò in breve giro di tempo quasi tutti i Reparti attendati a cercare un accantonamento in paese o nelle borgate viciniori. Il Matese imbronciato si manteneva nascosto in una cortina di nuvoloni neri. Il Torano, dalla caratteristica sorgente che erompe rumorosa dalla roccia viva ai piedi di un pauroso strapiombo, allagava le campagne e travolgeva ad uno ad uno gli instabili ponticelli di fortuna gettati sulle rovine di quelli distrutti dai tedeschi in fuga.

Il colore dell'ambiente e della stagione rjnfocolava la nostra tristezza. L'unica medicina contro questo patema progressivo consisteva nel dedicarsi attivamente al lavoro di riordinamento e di equipaggiamento secondo i nuovi schemi, e nel prepararsi ad entrare con un adeguato livello addestrativo nell'ingranaggio dell'organica e della logistica delle Grandi Unità Alleate.