I Carri polacchi in marcia verso Castelferretti, al bivio di Casteld'Emilio, sotto Paterno 18 lugli

I Carri polacchi in marcia verso Castelferretti, al bivio di Casteld'Emilio, sotto Paterno 18 lugli
Bivio per Casteld'Emilio, sotto Paterno: La popolazione civile, in maggioranza femminile in quanto gli uomini erano nascosti applaude al passaggio dei carri polacchi

venerdì 20 febbraio 2026

Carte Giorgio Morigi. Africa. La Carica di Tulludintù II Parte

 ( La prima parte è stata pubblicata con post in data 10 febbraio 2026)




 La carica  di Tulludintù

Giorgio Morigi e Dino Buzzati

 Ghilò sa imitare perfettamente il verso di molti ani-mali. Buzzati lo descrive così: «... dal 1º squadrone uscì un latrato di cane. Tutti capirono subito che non era una bestia ma l'ascari Ghilò, ordinanza del tenente Drogo, per-ché nessun cane al mondo aveva mai emesso un latrato così perfetto. Quando era allegro, Ghilò faceva ugualmente bene il cane e la jena, quando era allegrissimo faceva la voce del leone. In questo caso si attaccava alla schiena una scacciamosche per simulare la coda, camminava gattoni e digrignava i denti, mandando ruggiti bellissimi...>>

 

La mattina del 20 luglio, dopo giorni di vane ricerche della formazione ribelle, la colonna Morigi esplora la regione del monte O fu, avanzando con i cavalli alla ma-no, quando un lontano crepitio di mitragliatrice segnala finalmente la presenza del nemico.

 

Dopo un primo combattimento con la retroguardia ed una rapida ricognizione di una pattuglia comandata dal capitano Crapa, il t. colonnello Morigi si rende conto che la banda di partigiani amhara, vistasi intercettata, si è fermata schierandosi a difesa su un esteso ciglione roccioso protetto da grossi macigni che, ai piedi del colle di Tulludintù, chiude una vasta vallata pianeggiante che si apre davanti al Gruppo. Finalmente i guerriglieri preferiscono fermarsi ed accettare di battersi attestati su una posizione dominante e protetta anziché tentare una manovra di sganciamento che li esporrebbe al rischio di essere poi raggiunti ed attaccati allo scoperto dalla cavalleria.

 

La distesa pianeggiante che separa i contendenti è accidentata ma galoppabile; comunque è necessario attra versarla tutta prima di arrivare sotto le difese avversarie. Non c'è tempo da perdere e Morigi, per evitare la concentrazione del fuoco delle armi automatiche, che il ne-mico ha sicuramente appostato in qualche punto del suo

Scioa, Etiopia luglio 1939 Ascari del IV gruppo e Buzzati

 

schieramento, sui suoi squadroni raggruppati in un'unica e lunga carica su terreno aperto, ordina al s. tenente De Martinez di iniziare subito l'attacco con la sua banda a cavallo, sfruttando la parziale copertura della boscaglia su lato sinistro.

 

Subito dopo, mentre il nemico impegnato con slancio dalla banda <<Auasc>> è costretto a scoprire il suo principale centre di fuoco, vi guida contro la carica di tutto il Gruppe Squadroni.

 

È un galoppo a grande andatura, su un terreno rotto che sembra non finire più sotto la grandine dei proiettili, tra le grida di guerra delle «penne di falco» e le urla dei caduti. Tra i primi viene colpito a morte Ghilò, l'atten-dente di Buzzati, ma lo scrittore prosegue la sua corsa sotto il fuoco con gli altri cavalieri, ben saldo in sella. Non ha visto cadere l'ordinanza.

 

Poi tutto si svolge rapidamente. Giunti ai piedi del rilievo su cui sono appostati gli avversari i cavalieri salta-no a terra, si inerpicano di corsa tra le rocce seguendo il comandante del Gruppo ed assalgono con le bombe a ma-no e le armi bianche i guerriglieri che si sono ora schierati dietro muretti di pietra e continuano a far fuoco. La resistenza è accanita ma alla fine il nemico, attaccato anche da sinistra dalla banda «Auasc>> del s. tenente De Martinez, che si batte valorosamente, viene sopraffatto. I nuclei superstiti tentano di disimpegnarsi fuggendo ma sono a loro volta duramente battuti dal fuoco delle armi pesanti, portate subito in linea dal reparto mitraglieri del Gruppo, e poi ancora inseguiti dalle «penne di falco» di nuovo balzate a cavallo.

 

Buzzati, che ha partecipato a tutta l'azione con una freddezza da veterano ma con l'entusiasmo del novizio descrive il combattimento assumendo nel racconto, come in altre sue corrispondenze di guerra, lo pseudonimo di <<tenente Drogo>> il protagonista de «Il Deserto dei Tartari»: ...«Su cavallini, ancora più presto, altrimenti sarà troppo tardi, ecco l'ora tante volte pensata, l'ora che si sarebbe detta impossibile, la battaglia nel sole entro la valle deserta, lanciati a galoppo sfrenato, più bello di così non potrebbe essere, tutto è proprio identico ai sogni»...

 

...<<Ancora trecento, ancora duecento metri, un ultimo sforzo bei cavallini, almeno fino a quella barriera di rocce do-ve sarà necessario smontare. Il colonnello è avanti a tutti, difficile stargli dietro. Non molto distante galoppa Drogo e dopo Drogo galoppa Ghilò, preoccupato di non lasciarlo un istante. Eppure anche Ghilò si direbbe impazzito. - Amorà ratiè, amorà ratiè ratiè! - egli rugge, preso da una felicità terribile, e spara a casaccio verso il ciglione, anche se l'ordine è di aspettare. Drogo sente la sua voce alle spalle, ma ben presto non la distingue più nel crescente tumulto di grida. Pallottole maledette, chi andate ora cercando con la vostra flebile voce? Piccoli fischi si producono infatti nell'aria, a breve distanza zol-lette di terra schizzano in sù senza apparente ragione. Amorà ratiè-, arrivano i falchi!>>>>

 

<<<<Arrivano i falchi allo sbarramento di rocce, facendo crepitar l'aria di spari. Il colonnello è già salito in ci-ma, con la sua voce acuta da ragazzo ha ordinato: il primo squadrone alla mia sinistra, a destra il secondo! Il frustino in mano e null'altro ora corre a piedi verso un gruppo di sinistre capanne, chiuse da muri di pietra. I ribelli sono appostati là dentro, dagli interstizi dei muri sporgo-no decine di canne che stanno diventando ormai roventi, ma gli ascari si lanciano contro gridando Savoià, Savoià, ormai è questioni di pochi metri. Piccole scatolette me talliche descrivono una breve parabola e cascano dietro i muretti producendo detonazioni e morte»...

 

«Non è però ancora finita, il colonnello ordina nuovamente: a cavallo! per inseguire il drappello superstite, e tutti balzano in sella, fuori che il tenente Drogo, rima-sto senza cavallo. Chissà dove l'attendente è andato a finire».

 

<<- Ghild, Ghilò! - chiama Drogo cercando intorno tra gli ascari, ma nessuno risponde: comandi, come finora è sempre avvenuto. Egli chiede allora a un graduato: - Tas-sammà, sciumbasci! - grida a tutta voce. Tassammà, do-ve stare Ghilò?-. E lo sciumbasci dice: -Ghilò stare morto->>>>

 

<<Ghilò stare morto sull'erba e a due passi il cavallo pascola, aspetta che lui si rialzi. Invece l'ascari non si muove, la sua candida anima è uscita dall'involucro nero e sta navigando lassù, non forse diretta alle supreme sfere ma almeno al cielo degli spiriti semplici e buoni».

 

Il combattimento è ormai finito ed i morti vengono pietosamente sepolti mentre tutti i cavalieri presentano le armi. In questa guerra di movimento non è consentito sostare, la marcia deve riprendere.

 

Sul posto, a ricordo dei caduti, rimarranno solo tu-muli di pietra <<...che le piogge, l'erba e gli anni faranno presto sparire>> - scrive Buzzati - <<Poi i giorni, come succede qui in Africa, fuggiranno simili al vento...>>>

 

La carica di Tulludintù sarà ricordata per l'impeto travolgente con cui è stata condotta e la vittoria risoluti-va come uno dei maggiori successi realizzati nella campagna contro la guerriglia in Etiopia.

 

Lo scrittore lascerà con nostalgia il Gruppo, destina-to a nuove operazioni militari ed a rivivere le intense emozioni dei combattimenti, e concluderà il suo articolo con il ricordo commosso e fiabesco del fedele attendente che immagina destinato ad una illimitata licenza celeste con gli altri caduti come lui in battaglia:

 

<<Ghilò farà ancora il leone, con la differenza che lassù i ruggiti gli riusciranno meglio»... «Ghilò avrà potenti artigli, denti grandi e fortissimi, una superba criniera co-lor del sole e andrà balzando di nuvola in nuvola mandan-do giocondi ruggiti».

 

Giulio Morigi

martedì 10 febbraio 2026

Carte di Giorgio Morigi. Africa. La Carica di Tulludintù I Parte

 


 

La carica  di Tulludintù

Giorgio Morigi e Dino Buzzati

 

“Quella mattina - ed è una storia ormai lontana - quella mattina l'ascari Ghilò aveva fatto la voce del cane. Da due ore il gruppo marciava in direzione di oriente verso remote montagne, il sole era opaco e non faceva né caldo né freddo. Gli ascari avanzavano conducendo a mano i cavalli, giovani uomini atti alle armi. In testa erano gli ufficiali, poi venivano i soldati neri. Avevano moschetti, sciaboloni curvi, bombe a mano, mitragliatrici leggere e pesanti, perché era il tempo che giravano ancora i ribelli..”.

 

Così comincia l'articolo sulla carica di Tulludintù che Dino Buzzati scrisse nel 1939 per il Corriere della Sera con il titolo «L'ascari Ghilò, leone». Detto articolo è compreso nel libro Dino Buzzati - Cronache Terrestri a cura di Domenico Porzio, Arnoldo Mondadori Editore, quale raccolta di corrispondenze di guerra ed altri racconti dello scrittore.

Secondo uno stile del tutto personale, seguito anche in altre sue corrispondenze di guerra, il giornalista trasforma la cronaca in una specie di favola fuori dal tempo, senza riferimenti precisi a luoghi, date e persone. D'altra parte non sarebbe stato possibile pubblicare sulla stampa nazionale nel 1939 (l'articolo comparve sul Corriere della Sera due mesi dopo i fatti) una corrispondenza da cui risultava nei particolari la presenza in Etiopia di un'attività di guerriglia che la propaganda del regime non gradiva fosse nota alla massa degli italiani nelle sue reali e preoccupanti dimensioni, a più di tre anni dalla proclamazione dell'Impero. Si capisce così la necessità per Buzzati di inserire nel suo racconto annotazioni come: «...ed è una storia ormai lontana.... e ... era il tempo che giravano ancora i ribelli...».

 

Dunque, nel luglio 1939, Buzzati, inviato speciale del Corriere della Sera, si trova al seguito del IV Gruppo Squadroni Cavalleria Coloniale nell'alto Scioa. Ha conosciuto ad Addis Abeba il ten. colonnello Giorgio Morigi, comandante del Gruppo, ed ha chiesto di seguirlo nelle opera-zioni militari contro la guerriglia. Questo episodio della vita di Buzzati come corrispondente di guerra è poco поto. Lo ricordò Max David sul Corriere della Sera del 25 novembre 1972 in seguito alla pubblicazione, fatta pochi giorni prima sullo stesso giornale, di un elzeviro di Indro Montanelli sul «comportamento in guerra di Dino Buzzati.

 

Nello Sioa gli «s bergnuoc» (partigiani) amhara hanno ripreso lena infiltrandosi in tutta la regione, galvanizzati dall'esempio del ras Abebè Aregai, l'astuto ed ormai leggendario capo della resistenza che, senza cedere alle lusinghe del governo coloniale, è riuscito a sfuggire a tutti i rastrellamenti tra le montagne dell'ancoberino tenendo viva la fiamma della ribellione in tutto il paese, anche se ha visto le sue formazioni sconfitte in molti combattimenti.

 

Tra le truppe impiegate dal Comando Superiore FF.AA. contro le forze ribelli, in una vera e propria guerra, ufficialmente non ammessa dal regime ma che sotto molti aspetti è più dura, incerta e logorante della campa-gna d'Etiopia, considerata con ottimismo conclusa nel maggio 1936 con la conquista di Addis Abeba, vi sono appunto i gruppi squadroni di cavalleria coloniale. Costituiti da graduati e cavalieri indigeni, detti «penne di falco» (per la caratteristica penna portata verticalmente sul «tarbusch», il copricapo troncoconico degli ascari), al comando di ufficiali, sottufficiali e graduati nazionali, i gruppi si sono dimostrati alla luce dei fatti come l'unità operativa più adatta a combattere contro la guerriglia. Infatti la loro mobilità anche su terreni privi di strade, accidentati e resi impraticabili dalla stagione delle piogge, la celerità degli interventi, l'autonomia logistica e soprattutto l'entusiasmo e la combattività che ufficiali e sottufficiali di cavalleria sono riusciti a trasfondere negli ascari, si sono dimostrati fattori determinanti per contrastare un nemico spesso di molto superiore per numero, sempre più agguerrito per armamento ed abilissimo nello sfruttare le opportunità di attacco e sorpresa, di difesa e di ritirata offerta dalle montagne e dalle dell'altopiano.

 

Nell'alto Scioa una delle formazioni più aggressive è una grossa banda di guerriglieri amhara che minaccia un vasto territorio sia a sud che a nord del tratto Akaki-Moggio della linea ferroviaria Addis Abeba-Gibuti ed è sempre riuscita a dileguarsi dopo ogni incursione, evitando scontri in campo aperto. Per intercettarla il Comando Truppe dello Scioa ha disposto di effettuare un rastrellamento a largo raggio con reparti di fanteria e cavalleria. Uno di questi è appunto la colonna di cavalleria Morigi costituita dal IV Gruppo Squadroni e dalla banda a cavallo “Auasc” della P.A.I., assegnata per l'occasione al t. colonnello Morigi come rinforzo.

 Fanno parte del IV Gruppo: il capitano Giuseppe Crapa; i tenenti Paolo Ragioni, Luigi Fiorillli e Ugo Del Vecchio; i s. tenenti Marcello Gattino e Giuseppe Cimino; il s. tenente medico Giuseppe D'Alessandro; il s. tenente veterinario Luigi Gimelli; i sergenti magg. Angelo Giulianelli, Giuseppe Meccheri e Cesare Baradel. La banda a cavallo «Auasco è al comando del s. tenente Bruno De Martinez che ha alle sue dipendenze il maresciallo Giuseppe Contu e il caporalmaggiore Gustavo Gavin.

Da un mese con il IV Gruppo c'è anche Dino Buzzati che si sente subito attratto dalla vita avventurosa del reparto di cavalleria che va attraverso il paese come una carovana sempre in movimento, sfidando i pericoli. Lo scrittore sente l'incanto degli spazi aperti dell'altopiano, il raccoglimento degli accampamenti sotto la pioggia e la poesia dei bivacchi vespertini attorno ai fuochi che cementano l'amicizia e suscitano la confidenza degli uomini. Di-venta partecipe dei rapporti schietti e senza formalismi che legano comandante e subalterni e sono ispirati più dalla reciproca stima che dal grado.

 

Morigi si è subito preoccupato di migliorare la scarsa pratica di equitazione che ha Buzzati che, dopo un me-se di «istruzione», è così in grado di affrontare a cavallo anche le andature più impegnative sul terreno accidentato e reso molle e scivoloso dalle continue precipitazioni della stagione delle piogge. Ha inoltre messo a disposizione dello scrittore un fidato attendente a cui ha dato ordine di seguirlo sempre quando monta a cavallo. L'ascari si chiama Ghilò e diventerà protagonista ideale del suo racconto.

 

Giulio Morigi

martedì 20 gennaio 2026

Carte di Giorgio Morigi Africa II Parte La Carica di Monte Tigh

(post in data 10 gen 2026 Partre I)

Sacrificandosi eroicamente a Monte Tigh il s.ten. Thun diventa un simbolo ed un esempio per tutta la ca-valleria coloniale. Alla sua memoria viene infatti concessa la Medaglia d'Oro al Valor Militare

***

Per la carica di Monte Tigh, e per le altre azioni nel Goggiam nel periodo marzo-luglio 1938, venne concessa al gagliardetto del IV Gruppo Squadroni la croce di guerra al V.M.

 

Il comandante dell'XIª brigata coloniale, ten. col. Lorenzini, propose il ten. col. Morigi per il conferimento dell'ordine militare di Savoia (poi convertito in medaglia d'argento al V.M.) con questa relazione: «... Ma dove ebbi, in modo particolare, ad ammirare la prontezza di decisione, il coraggio a tutta prova e lo slancio trascinatore del ten. colonnello Morigi e constatare quanto efficace fosse da parte sua la preparazione morale del IV Gruppo Squadroni Cavalleria, alla tanto attesa prova, fu nel combattimento del giorno 28 marzo a Monte Tigh, definito dai ribelli capeggiati dal capo Bellai Zellechè la porta del Goggiam, da loro tenacemente difesa.

 

Nella relazione annessa è detto quanta parte abbia avuto il gruppo squadroni nell'attaccare ed occupare det-ta importantissima posizione.

 

Al ten. colonnello Morigi, giunto a portare il contributo dell'incontenibile slancio suo e del suo gruppo super-bo, toccò in tale occasione la parte piú ardua e più brillante dell'azione, conclusasi con tale affermazione da parte nostra da fiaccare, per sempre l'albagia del capo ribelle e dei suoi seguaci che non osarono piú, in seguito, affrontare le nostre truppe.

 

Per quanto sopra propongo il t. colonnello Morigi per il conferimento dell'ordine militare di Savoia, con la seguente motivazione:

 

Bella figura di ufficiale superiore, entusiasta, animato-re e trascinatore di uomini, formò del suo reparto con azione continua improntata a fede ed entusiasmo, a profonda conoscenza degli animi ed a grande perizia, uno strumento di guerra poderoso. Alla testa del suo gruppo, in aspra azione contro formazioni ribelli ben agguerrite che ave-vano impegnata una intera brigata, in una impetuosa carica risolveva fulmineamente a nostro vantaggio l'azione conclusasi con pieno scacco dell'avversario che restava fiaccato definitivamente. Sulle posizioni conquistate fanti ed artiglieri, ammirati da tanto slancio levavano un applauso di ammirazione e gratitudine all'indirizzo del gruppo squadroni e del suo impareggiabile comandante».

 

La carica di Monte Tigh fu uno dei molti episodi, nel corso delle operazioni militari in Etiopia, in cui l'im-piego della cavalleria si dimostrò determinante ai fini della vittoria.

 

Nei combattimenti contro formazioni nemiche ben agguerrite e che sapevano sfruttare a proprio vantaggio la conoscenza del terreno accidentato e privo di strade carrozzabili, attaccando improvvisamente le nostre forze e dileguandosi con altrettanta rapidità, solo la cavalleria poteva infatti seguire le mosse del nemico con la tempestività necessaria ed intervenire con successo in ogni frangente. D'altra parte il territorio delle operazioni, per quanto montagnoso, interrotto da fiumi, torrenti, ripidi costoni e profondi burroni, presentava negli altopiani un terreno quasi sempre galoppabile e lasciava quindi campo all'impiego del cavallo nelle azioni offensive. Se poi il ca-vallo non trovava spazio, i cavalieri sapevano immediata-mente trasformarsi in cacciatori a piedi mantenendo immutati l'impeto e l'aggressività. Ciò era dovuto al particolare spirito di corpo che si era venuto a formare in se-no ai gruppi squadroni. Ufficiali, sottufficiali e graduati nazionali erano per lo piú volontari, entusiasti e di prova-to valore e gli ascari, portati istintivamente a giudicare i loro comandanti per il comportamento sotto il fuoco e non per il grado, vedendoli esporsi davanti a tutti in com-battimento si esaltavano e li seguivano emulandoli.

 

Lo stesso valore seppero dimostrare i gruppi squadroni combattendo contro le forze inglesi nel corso del 2º conflitto mondiale in cui incontrarono una morte gloriosa an-che molti dei cavalieri di Monte Tigh. ***

Giulio Morigi”

 

“L’articolo dimostra come ancora nel 1938 le forze ribelli erano consistenti. Reparti italiani di elites erano impegnati per il controllo del territorio. Un dato che direttamente dimostra come l’Impero non era stato completamente pacificato.



[1] Morigi G., La carica di Monte Tigh e l’eroico sacrificio del sottotenente di cavalleria Giovanni Thun Hohenstein, M.O.V.M, Etiopia, 28 marzo 1938, in Rivista di Cavalleria, n. 2 del 1988, Carteggio Giulio Morigi.

sabato 10 gennaio 2026

Carte di Giorgio Morigi. Africa. I Parte La Carica di Monte Tigh

 


Giorgio Morigi fu un Combattente d'Africa prima di essere il comandante dei Paracadutisti a Filottrano

Che l’Impero non era stato pacificato lo dimostrano innumerevoli fatti, che dimostrano come la Resistenza etiope, o ribellione, era una realtà seria. Attraverso una ricostruzione sulle base di documentazione di famiglia, si riporta un articolo[1] che offre un quadro, ancorchè locale, della situazione militare.

 

<... la strada spazzata da duecento cavalieri che, lanciati allo sbaraglio, in trenta minuti avevano totalmente cambiato la situazione là dove prima tre battaglioni di fanteria con due batterie di artiglieria avevano difficoltà ad avanzare. Fu battaglia solo di cavalleria, le armi leggere e pesanti non poterono seguire l'andatura degli squadroni, non intervennero quindi nella lotta perchè rimaste lontane. Fu solo il cavallo fu solo lui che dette la gioia della vittoria... (dalla relazione del t.col. Giorgio Morigi, comandante del IV Gruppo Squadroni Cavalleria Coloniale, sulla carica di Monte Tigh).

***

Il 28 marzo 1938 giunge al Comando Superiore FF.AA. di Addis Abeba questo messaggio radio: «Monte Tigh, 29 km. guado Safartac, caduto nostre mani... Eroicamente Caduto testa suo plotone durante ardita carica s.ten. Thun Hoehenstein, feriti s.ten. medico Ortelli e cap. magg. Di Stefano, 11 ascari uccisi, cavalli 20...».

E questa la prima notizia, sulla forma stringata del marconigramma, di una delle cariche più brillanti della nostra cavalleria coloniale che a Monte Tigh, nel Goggiam, risolve con un'azione decisa e travolgente, che assicura alle nostre armi un successo definitivo, la pericolosa situazione in cui si è venuta a trovare l'XIª Brigata coloniale attaccata improvvisamente da una forte formazione nemica. Ne sono protagonisti, al comando del ten. col. Giorgio Morigi, il IV Gruppo Squadroni e il 2º squadrone (cap. Paolo Lombardo di Cumia) del Iº Gruppo, che è di rinforzo al IV° per le operazioni militari nella regione.

 

All'inizio del 1938, nel quadro della campagna predisposta contro la guerriglia che dilaga nei territori in     rivolta, si presenta soprattutto grave la situazione del Goggiam, territorio montagnoso per gran parte circoscritto dal Nilo Azzurro e isolato per la mancanza di vie d'accesso, abitato da una popolazione fiera e ribelle difficilmente governabile in passato anche per i negus.

Il piano d'operazioni del Comando Superiore FF.AA. di Addis Abeba (gen. Ugo Cavallero) prevede l'«ingabbiamento dell'intera regione ed un'azione convergente delle nostre forze provenienti da nord e da sud. Una colonna proveniente da sud, di cui fanno parte anche l'XIª Brigata coloniale ed il IV Gruppo Squadroni, attraversa il Nilo Azzurro su un ponte di barche gettato dal genio a Safartac, ove è stata costituita una testa di ponte fin dal mese di febbraio. Già in questa fase si verificano scontri con raggruppamenti nemici che, annidati nei valloni che scendono al Nilo, tentano di impedire il passaggio alle nostre forze dalla sinistra alla destra del fiume. Alla fine di marzo la colonna si appresta a proseguire verso il nord, seguendo la pista che porta a Debra Marcos, per poi riunirsi alle colonne provenienti dalle altre direzioni. Il mattino del giorno 28 I'XIª Brigata, che si trova in ricognizione, viene improvvisamente attaccata da una forte formazio-ne di oltre mille guerriglieri amhara del noto capo Bellai Zellechè la quale, decisa a sbarrare la strada per Debra Marcos e appostata alle falde del Monte Tigh, una picco-la altura che chiude come una porta naturale l'ingresso da sud-est del Goggiam, immobilizza con un fuoco molto nu-trito le fanterie e l'artiglieria e minaccia di aggirarle.

A pochi chilometri di distanza si trovano gli squadroni che, richiamati da un portaordini a cavallo inviato d'urgenza dal comandante della brigata, accorrono immediatamente compiendo al trotto allungato ed al galoppo il percorso che li separa dal luogo dello scontro.

 

Raggiunte le nostre fanterie, già impegnate in combattimento, gli squadroni non si arrestano ma continua-no sullo slancio al galoppo, che si trasforma in una carica impetuosa, perchè il t. col. Morigi, che si trova in testa al gruppo, si rende subito conto della gravità della situa-zione e della posizione del nemico e decide di attaccarlo senza perdere tempo. Mentre supera in corsa il comandante della brigata, t. col. Lorenzini, che gli sta facendo cenni d'intesa, grida solo un breve ma esplicito “sì, ho capito!” e prosegue. I due ufficiali superiori hanno già combattuto assieme, si stimano reciprocamente e si comprendono al volo. Il comandante della brigata ha un'il-limitata fiducia nel valore degli squadroni e, terminato il combattimento, ancora una volta griderà entusiasmato: “... quando arriva la cavalleria risplende il sole”.

 

Partecipano alla carica, ciascuno alla testa di un drappello di «penne di falco» che galoppano in ordine sparso, il ten. col. Giorgio Morigi, il cap. Paolo Lombardo di Cumia, il tenente Luigi Fiorilli, il tenente Camillo della Noce, il s. tenente medico Ortelli, il s. tenente Giovanni Thun, il serg. magg. Marcello Gattino, il s. tenente Giuseppe Cimino, il serg. magg. Marcello De Franceschi, il serg. magg. Giuseppe Meccheri, il serg. magg. Angelo Giulianelli, il cap. magg. maniscalco Salvatore Germano e il cap. magg. maniscalco Mario Di Stefano.

L'azione è così rapida che il nemico non riesce a concentrare subito tutto il fuoco delle sue armi sui nuovi avversari se non quando se li trova ormai a distanza ravvicinata. Lo scontro è violentissimo. In un groviglio di uomini e di cavalli e nel frastuono degli scoppi, della fucileria, delle urla dei combattenti e dei lamenti dei feriti, il fronte nemico viene travolto in pochi minuti a colpi di bombe a mano, sciabola e pistola, poi la lotta prosegue in tanti combattimenti separati per annientare la resistenza dei ribelli che ancora combattono valorosamente sorgendo all'improvviso e numerosissimi tra le alte erbe della prateria.

 

E a questo punto che il ten. colonnello Morigi scorge un altro nucleo di guerriglieri e, temendo che stia pren-dendo posizione con le armi automatiche, grida ai suoi di seguirlo e muove nella nuova direzione d'attacco. Nella confusione della mischia il s. tenente Thun per primo supera il suo comandante, che è venuto a trovarsi isolato, e investe a sciabolate gli avversari incurante del pericolo mortale a cui si espone. Dopo averne abbattuti due viene infatti a sua volta fulminato da un colpo di moschetto sparatogli a bruciapelo da un terzo nemico. Con il suo sacrificio salva così il comandante del gruppo, che si vede anch'egli già perduto, mentre ormai incalza un drappello di altri cavalieri, tra cui il serg. magg. Gattino, che risolve la situazione. Il suo uccisore viene trafitto dallo scium-basci dello squadrone con il gagliardetto raccolto pochi istanti prima dalle mani del portagagliardetto, caduto per la morte del cavallo.

 

Il nemico è ormai sconfitto e disperso definitivamente. La brigata Lorenzini è salva. La strada per Debra Marcos è aperta. Il successo è completo ed avrà vasta eco ma i cavalieri, estenuati per il durissimo combattimento, non riescono a gioirne perchè la perdita del s. tenente Thun rattrista tutti profondamente. Alto, aitante, signore nei modi e nell'animo, di carattere aperto e cordiale, il giovane ufficiale era infatti benvoluto

 

A distanza di molti anni il maresciallo Germano-che allora faceva parte, col grado di caporal maggiore mani-scalco, del 2º squadrone del 1º gruppo come il s.tenente Thun - ricorda ancora di avergli raccomandato all'inizio della carica di servirsi della pistola e non della sciabola durante l'attacco. L'eroico ufficiale continuò invece a cavalcare sorridente contro la morte brandendo il «kurade», la ricurva sciabola indigena, come un antico cavaliere. Se Egli avesse raccolto l'esortazione del suo subalterno avrebbe forse potuto precedere il nemico che gli sparò da un metro di distanza e si sarebbe salvato. Dopo il combattimento si scoprì infatti che fu colpito solo con l'ultima cartuccia rimasta nell'arma del suo avversario. Lo stesso Germano, che fu tra i primi a chinarsi sul suo corpo senza vita, ricorda che il s.tenente Thun giaceva supino con il volto sereno ed una mano sulla tasca in cui conservava un'immagine sacra ricevuta dalla madre. «Vico», il suo cavallo abissino baio, che era uno dei più veloci ed impetuosi dello squadrone, benchè rimasto «scosso» si era fermato vicino al suo cavaliere caduto quasi a vegliarlo. La salma verrà tumulata nel cimitero cattolico di Addis Abeba. Per un caso crudele del destino la prima notizia della morte del s. ten. Thun giungerà improvvisa al castello avito di Povo di Trento e riporterà solo il cognome del Caduto, rendendo atroce l'incertezza della madre e di tutta la famiglia ignara quale dei due figli combattenti in Etiopia, Giovanni o Sigismondo, sia realmente morto. Poi arriverà la conferma della morte di Giovanni che i particolari della sua eroica condotta in combattimento varranno a rendere meno amara.

 

Giovanni Stanislao Thun era nato a Vienna il 22 dicembre 1913 e discendeva dall'antica e nobile famiglia dei conti S.R.I. di Thun e Hohenstein le cui tradizioni erano legate all'arma di cavalleria. Aveva iniziato la carriera militare come s.ten. di complemento nel rgt. Cavalleggeri di “Vittorio Emanuele”. Volontario in Etiopia, ove l'istinto e l'entusiasmo gli avevano indicato che poteva trovare campo per le sue magnifiche qualità di cavaliere e di soldato, venne destinato al 1º Gruppo Squadroni di Cavalleria Coloniale col quale partecipò alle operazioni militari, distinguendosi subito per il suo valoroso comportamento e meritando una proposta al passaggio in s.p.e. (convertita dopo la morte in medaglia d'argento al V.M.) e una croce di guerra al V.M.

 

Sacrificandosi eroicamente a Monte Tigh il s.ten. Thun diventa un simbolo ed un esempio per tutta la ca-valleria coloniale. Alla sua memoria viene infatti concessa la Medaglia d'Oro al Valor Militare

Giulio Morigi.

( continua  post in data 20 gennaio 2026)

***




[1] Morigi G., La carica di Monte Tigh e l’eroico sacrificio del sottotenente di cavalleria Giovanni Thun Hohenstein, M.O.V.M, Etiopia, 28 marzo 1938, in Rivista di Cavalleria, n. 2 del 1988, Carteggio Giulio Morigi.

sabato 20 dicembre 2025

INFOCESVAM ALBO D'ORO Novembre 2025, 1 Dicembre 2025

 

ANNESSO

A: BOLLETTINO NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE

Situazione bimestrale dello stato di sviluppo, approntamento e finalizzazione de:

ALBO D’ORO NAZIONALE DEI DECORATI ITALIANI E STRANIERI DAL 1793 AD OGGI

Email: albodoro@istitutonastroazzurro.org

 Indirizzo: Canale YOU TUBE: ISTITUTO NASTRO AZZURRO. CESVAM

ANNO III, N. 11, Novembre 2025, 1 Dicembre 2025

 

III/11/676. La decodificazione di questi numeri è la seguente: III anno di edizione dell’annesso, 11 il mese di edizione di INFOCESVAM – ANNESSO ALBO D’ORO, 676, il numero della comunicazione dal numero 1 ad oggi, riferita ad ogni Federazione/Provincia citata o altra notizia. Il presente Bollettino svolge anche la funzione di informazione “erga omnes” dello stato, sviluppo e realizzazione del ALBO D’ORO NAZIONALE DEI DECORATI ITALIANI E STRANIERI DAL 1793 AD OGGI”. Dal mese di aprile 2024 riporta anche indicazioni e notizie su tutti i materiali editi dall’Istituto del Nastro Azzurro. Questo ANNESSO trova come naturale complemento la piattaforma www.cesvam.org. Dal 1 gennaio 2025 anche come report dei video pubblicati sul Canale You Tube dell’Istituto Nastro Azzurro - CESVAM

III/11/677 - – Si è tenuto a Genova il XXXII Congresso Nazionale dell’Istituto. Il Gen Carlo Maria Magnani è stato confermato nella carica di Presidenti. IL n. 6 del Periodico Nazionale “Il Nastro Azzurro” N. 6 Novembre Dicembre 2025, Riporta la composizione del Consiglio Nazionale e delle altre cariche elettive. Inoltre ampia documentazione relativa al Congresso.

III/11/678 – Utenti. Provincia di Imperia. Manuel Vignola: numero inserimento pari a 743.

III/11/679 - Progetto 2022/1. La Memoria. Ipotesi di Stampa da Data Base Albo d’oro. Per la Versione Integrale II Versione: Grado, Cognome, Nome, Luogo di Nascita, Provincia, Data di Nascita, Classe; Forza Armata, Arma o Copro, Specialità, Mil/Civ, Nazionalità, Genere; Decorazione, Modalità di Ass.; Motivazione, Data Ass. Luogo, Periodo Storico; Rif. Legge, Fonte, Utente, Note. Richiesta ad Roberto Orioli: Questa è la versione interna.

III/11/681 - Utenti. Varie Province. Carlo Maria Magnani alla data del 30 novembre 2025 numero inserimento pari a 9496.

III/11/682 – Provincia di Imperia. I Versione. Dall’esame è stata completamente riproposta in quanto: 1) ha caratteri differenti 2) le decorazioni portano il segno con la sottolineatura. Questa versione riceve la Copertina di Albo d’Oro.

III/11/683 – Studio di fattibilità grafica per le Copertine degli Albi d’Oro. Criteri. La versione esterna deve essere a Colori, con Cognome e Nome Utente, Foto di riferimento; Titolazione; Anno di Edizione; La Versione Interna, deve riportare la dicitura: Da non divulgare. Solo ed Esclusivo uso interno.

III/11/684- Utenti. Provincia di Fermo ed Ascoli Piceno. Claudio Fiori : alla data del 30 novembre 2025  numero inserimento pari 463.

III/11/685- Progetto 2022/1. La Memoria. Ipotesi di Stampa. Eseguita da Roberto orioli versione Esterna I. composta da. Grado, Cognome, Nome, Luogo di Nascita, Provincia, Data di Nascita; Classe; Forza Armata, Arma o Corpo Specialità; Militare/Civile, Decorazione, Modalità di Ass. Motivazione; Data Assegnazione. Periodo Storico.

III/11/686 – Soci Collettivi. Ipotesi di edizione a Stampa. I campi presi in considerazione sono Ente/Reparto/Città/Istitutzione, Militare/Civile/ Insegna (Bandiera, Stendardo, Labaro, Gonfalone), Forza Armata/, Arma/Corpo/Specialità, Tipo di Decorazione, Motivazione, Luogo/Evento; Data, periodo Storico

III/11/687 - Utenti. Varie Province. Olevano Roberto: alla data del 30 novembre 2025 numero inserimento pari a 456.

III/11/688 – Il Canale You Tube. Istituto del Nastro Azzurro CESVAM. Nel Mese di NOVEMBRE sono stati prodotti 4 Long Video pubblicati ogni giovedi, e 4 Schort Video pubblicati ogni Lunedi dedicati alle produzioni editoriali del Cesvam. Parola di accesso: CESVAM

III/11/689 - Utenti. Varie Province. Laura Tomassini: alla data del 30 novembre 2025  numero inserimento pari a 2443.

III/11/690 – Il Blog di Riferimento ed aggiornamento è: www.associazionismomilitare.blogspot.com . Per informazioni e dettagli  di carattere generale. Il blog riporta anche altre notizie sull’associazionismo militare

III/11/691 – Roberto Orioli ha presentato il pdf della versione su Carta versione esterna II (vds. III/11/685). Varianti da apportare1) titolazione della provincia; 2) Inserimento numero di pagina, 3) Grado Militare – no neretto) e sempre il grado più alto conseguito dal Decorato; 4) Luogo e Data di Nascita levare le parentesi); 5) Dopo Militare, Forza Armata, Arma o Corpo, Specialità 6) Dopo Partigiano: non inserire nulla 7) Dopo Civile: non inserire nulla. 7) tutto deve essere dello stesso carattere come già applicato.

III/11/692 - Utenti. Varie Province. Paola Tomassini: alla data del 30 novembre 2025  numero inserimento pari a 5600.

III/11/693 – Il numero degli iscritti al Canale You Tube dell’Istituto del Nastro Azzurro – CESVAM – Centro Studi sul Valore Militare nel mese di novembre ammonta a 79 persone. Persiste ancora la difficoltà dell’insieme dei soci dell’Istituto di avere grosse difficoltà ad usufruisce di questa opportunità in quando dotati di poca dimestichezza con l’informatica.

III/11/694-  Albo d’Oro Nazionale Decorati – inserimenti alla data del 30 novembre 2025 – N.49280. Il numero degli Utenti iscritti, tra attivi e non, è di 45.

III/11/695 - Utenti. Varie Province. Laura Monteverde: alla data del 30 novembre 2025 numero inserimento pari a 6244.

III/11/696 - La Chat dedicata all’Albo d’Oro è al momento seguita da 24 utenti. Aggiornamenti ed informazioni hanno una cadenza circa trisettimanale.

III/11/697 – Provincia di Imperia. II Versione 24 novembre 2024. Fatte le osservazioni migliorative per la III Versione. Esterna. Inviate a Roberto Orioli

III/11/690 - Utenti. Varie Province. Roberta Bottoni: alla data del 30 novembre 2025  numero inserimento pari 5175.

III/11/698 – Le Versioni su Carta dell’Albo d’Oro sono su pdf di due tipi: Versione Interna, che riporta tutti i campi; Versione esterna che riporta solo i campi scelti. Questo sia per i singoli Decorati sia per i Decorati Collettivi

III/11/699 - Utenti. Varie Province. Chiara Mastrantonio: alla data del 30 novembre 2025  numero inserimento pari a 2378.

III/11/700 - Prossimo INFOCESVAM – ANNESSO PER ALBO D’ORO sarà pubblicato il 1 GENNAIO 2026.  Precedenti numeri di Infocesvam (dal gennaio 2023) ANNESSO sono,  pubblicati su www.cesvam.org e sul sito dell’Istituto del Nastro Azzurro/ comparto CESVAM e sui blog: www.associazionismomilitare e su www.valoremilitare.org. Dal gennaio 2024 L’ANNESSO al Bollettino Infocesvam ha cadenza mensile ed uscirà in modo autonomo.

(massimo coltrinari)

mercoledì 10 dicembre 2025

Gli Ex Nemici. Le Nazioni Unite La campagna d'Italia nel 1944

 




Liddel Hart riporta1 da queste cifre riguardante la consistenza delle forze alleate in Italia. La 5° e la 8° Armata avevano complessivamente circa 536 mila uomini ed a questi si aggiungevano circa 70 italiani. Queste forze dovevano fronteggiare 491mila tedeschi, ed oltre 108 mila italiani , ma dei tedeschi 45 mila appartenevano a formazioni di polizia e contraerei. Ancora più significativo è il confronto in termini di truppe combattenti ed armi. L’8a Armata godeva di una superiorità di circa 2 a 1 in artiglieria (1220 pezzi contro 665) di 2 a 1 in termini di truppe combattenti (57 mila contro 29.000) e di oltre 3 a 1 in mezzi corazzati (1320 contro 400). Gli Alleati erano avvantaggiati dall’attività di circa 60 mila partigiani che producevano molta confusione alle spalle dei tedeschi, costringendoli a distogliere truppe dal fronte per contrastarne l’azione. Ancora più importante era la supremazia aerea pressoché assoluta su cui gli alleati potevano contare”2

La condotta della campagna d’Italia fu deludente sotto tutti gli aspetti. Mentre i britannici perseguivano con insistenza grandi successi, gli statunitensi perseguivano obiettivi sempre subordinati all’impegno dello sbarco in Normandia e quindi la strategia alleata era discorde sui fini che portò a conseguire modesti risultati pagati a prezzi sproporzionato. Gli errori si susseguono uno dopo l’altro, a cominciare dello sbarco in Calabria e dello sbarco a Salerno, le operazioni si susseguirono in modo lento, frammentario ed indecise. La prima fase va da settembre 1943 al gennaio 1944 che ebbe i crismi delle mediocrità, agli inizi del 1944 non aveva raggiunto gli obiettivi che ci si era dati.

Alexander, comandante delle forze alleate in Italiana predispone in piano che, iniziato il 20 gennaio, si svilupperà fino ad ottobre 1944. In quel giorno, la ”5a Armata avrebbe dovuto attaccare con il II corpo d’armata al di là del Rapido e lungo la valle del Liri non appena il corpo francese, sulla destra del II corpo statunitense, ed il X corpo d’armata britannico avessero impegnato il 14° corpo d’Armata tedesco; con il VI corpo d’armata avrebbe costituito una testa di sbarco ad Anzio non appena iniziatasi l’avanzata del II corpo d’armata statunitense. Tale piano elaborato dal gen Alexander e dal suo stato maggiore, s’ispirava ad una eccellente concezione di manovra, ma esso incontrò nell’applicazione, alla insufficienze di coordinamento ed alla tenacia ed abilità della difesa, ottimisticamente sottovalutate dal generale Alexander. L’offensiva alleata dette inizio alla seconda fase della campagna, suddividibile in tre tempi: operazioni invernali comprendente la Shingle, operazione primaverile denominata Diadem, operazione estivo-autunnali verso il nord Italia”.3


L’inizio dell’offensiva raggiunse la sua massima intensità fra il 17 ed il 18 gennaio nella speranza che le forze sbarcate ad Anzio contribuissero al crollo delle difese tedesche. In realtà, ed questa una prova indiretta dello scollamento degli sforzi alleati: mentre a sud si era all’offensiva ed ogni ora era preziosa, ad Anzio si rimane fermi e ci si rafforza. In virtù della reazione decisa tedesca che vide far affluire ben 8 divisioni sul fronte di Anzio mista alla mancanza di audacia del comando statunitense, Anzio che doveva aiutare le forze proveniente da sud dovette pensare alla sua sopravvivenza. I tedeschi attaccarono la testa di ponte il 3, il 7, il 16, ed il 28 febbraio che non riuscirono a ributtare in mare le forze sbarcate. La testa di ponte rimase una spina nel fianco dello schieramento tedesco ed una minaccia costante.


I tentativi alleati contro le difese tedesche di Cassino si susseguirono per due mesi e diedero vita a tre battaglie, la prima dal 24 gennaio-11 febbraio, la seconda iniziatesi il 15 febbraio con il bombardamento della celebre abbazia di Montecassino, nella convinzione poi dimostratesi errata, che i tedeschi l’avessero fortificata. Sulle rovine dell’abbazia andarono a sistemarsi i paracadutisti tedeschi del 3° reggimento paracadutisti tedeschi, la terza iniziatesi il 15 marzo, tutte vinte dai tedeschi. Entrambi i contendenti ebbero perdite elevate con larghissimo impiego di mezzi e materiali. 4La quarta battaglia per superare le difese della linea Gustav iniziò il 11 maggio con l’impiego di oltre 2000 pezzi di artiglieria, con il concorso della aviazione tattica alleata. Il bombardamento fu terribile, tanto da ricordare le battaglie della prima guerra mondiale. Le sorti della battaglia rimasero incerte per tre giorni. Il 14 maggio il corpo di spedizione francese conquistò monte Faito ed il Monte Maio e quindi investire e conquistare Ausonia. Il 15 maggio i britannici occuparono Pignataro che favorì l’azione del 2° Corpo Polacco che riuscì a raggiungere ed occupare le rovine dell’Abazia di Monte Cassino. Il 17 ed il 18 maggio la situazione si sbloccò su tutto il fronte e si apri la strada per Roma. Il 25 maggio le forze statunitensi avanzando sul litorale si congiunsero con quelle di Anzio. Nonostante le ultime resistenze tedesche sui Colli Albani, la strada per Roma era aperta e la capitale fu raggiunta ed occupata il 4 giugno 1944.


L’avanzata alleata a Nord Roma non fu condotta con la dovuta energia e nel suo sviluppò subì notevole battute di arresto dovute alle reazioni dinamiche tedesche seguite da irrigidimento sulle posizioni precedentemente organizzate a difesa.


La 5a Armata progredì abbastanza rapidamente verso Livorno e Pisa, ma il X ed il XIII corpi d’armata britannici vennero arrestati in corrispondenza del lago Trasimeno e successivamente all’altezza di Arezzo. Sul versante Adriatico il II Corpo Polacco, che inquadrava anche il Corpo Italiano di Liberazione, avanzava a fatica in Abruzzo e nelle Marche riuscendo a occupare il porto di Ancona il 18 luglio 1944, risolvendo il problema logistico che era diventato abbastanza grave. A fine mese i Polacchi erano sul Metauro.

Alexander mise in atto l’operazione Olive con l’obbiettivo di dilagare nella pianura padana, facendo cadere per manovra le posizioni della gotica. Senza che i tedeschi se ne avvedessero alle spalle del corpo polacco, che creò uno schermo efficace, si radunarono cinque divisioni del V corpo d’armato e 2 divisioni canadesi che il 25 agosto passarono all’attacco con obiettivo la conquista di Rimini. L’offensiva nei primi giorni ebbe successo, poi i tedeschi reagirono e sulle alture di Coriano, anche per le precoci piogge, i mezzi corazzati britannici furono fermati. Rimini fu raggiunta solo il 25 settembre, ma i tedeschi riuscirono a ripiegare in ordine sul Rubicone, uno dei 14 fiumi che dovevano essere superati prima di arrivare al Po e nella pianura padana.5 Avendo come obiettivo Bologna, l’avanzata progrediva di soli 15 km al giorno. I Polacchi il 20 ottobre riuscirono a liberare Cesena, ma ormai ogni capacità offensiva si stava esaurendo. Il 25 ottobre l’offensiva fu sospesa


L’operazione Olive fu di stretto stampo britannico. Nella mente di Churchill e dei comandanti britannici si voleva arrivare al Po e puntare su Venezia e Lubiana, per cercare di arrivare al centro dell’Europa e andare incontro all’Armata Rossa che stava rapidamente avanzato da oriente.


Gli alleati lanciarono nel 1944 un’ultima offensiva, sempre con l’obiettivo la conquista di Bologna, a cui si aggiunse Ravenna. L’offensiva ebbe un esito deludente, anche se Ravenna fu occupata il 4 dicembre 1944.


Da quel momento la fronte si stabilizzò, si concluse la seconda fase della campagna d’Italia, non meno strategicamente deludente della prima, si passò ad una guerra di posizione, 80 km a su del Po, che durerà fino alla primavera del 1945. Le grandi speranze alleate della primavera-estate 1944 erano andate in fumo e subentrò uno stato di malessere morale, di scontento, di abbattimento e di sfiducia che produsse tra l’altro un progressivo aumento del numero dei casi di diserzione nelle fila delle armate alleate.”6


Il fronte in Italia non ha avuto in campo alleato grande considerazione ed apprezzamento e nella tradizione orale soprattutto britannica è ed era tenuto in scarsa considerazione rispetto a tanti altri fronti. Una fama che è in linea con le valutazioni espresse sopra: errori, sconfitte, perdite pesanti, scarse soddisfazioni, occasioni mancate e soprattutto sofferenze subite ed arrecate che spesso non trovano una giustificane accettabile.7




1 Liddel Hart B.H., Storia della seconda guerra mondiale, Verona, Arnaldo Mondadori Editore, 1971


2 Ibidem

3 Stefani F., La storia della dottrina e degli ordinamenti dell’Esercito Italiano, dalla guerra di liberazione all’arma atomica tattica, cit., pag. 66

4 ibidem

5 Ibidem, pag. 70

6 Ibidem pag. 71

7 Ulteriori elementi per un quadro della campagna d’Italia sia per la parte tedesca che per quella alleata si trovano in Boschesi B.P., Enciclopedia della Seconda Guerra Mondiale. I personaggi, le date, i luoghi le armi le cifre, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1983.


giovedì 20 novembre 2025

Gli Ex alleati germanici. Le operazioni in Italia nella Guerra di Liberazione

 

La Guerra di Liberazione non può prescindere, come già detto, dall’andamento delle operazioni in Italia da parte della Germania. All’inizio del 1944 il generale Kesserling, ormai responsabile del fronte italiano, disponeva di 15 divisioni,

Sul finire del 1943 era riuscito a fermare l’avanzata alleata sulla cosiddetta linea Gustav, imperniata dal punto di vista strategico sulla località di Cassino, che fu investita agli inizi di gennaio, sovrastata dalla imponente e significativa, ma militarmente inutile ed inefficace Abazia benedettina. I tedeschi, nella fase difensiva, avevano grande capacità a sfruttare il terreno. La presenza dei fiumi Liri, Rapido, e Carigliano con i sistemi montuosi degli Aurunci e di Monte Trocchio furono per loro risorse preziose per organizzare una difesa efficace, soprattutto nell’annullare le capacità di impiego delle forze corazzate e meccanizzate.


Che cosa sarebbe avvenuto a metà gennaio, qualora il maresciallo Kesserling non avesse avuto la piena disponibilità di tutte le forze in Italia, dopo il cedimento avvenuto nella zona di Carloforte da parte della 9aa Divsione di fanteria, da poco tempo in linea, e non avesse potuto rinforzare la 10a Armata con la 29a e la 30a Divisione di granatieri corazzati e con formazioni dell’XI corpo d’aviazione l’ala destra del suo schieramento minacciato dall’offensiva della 5a Armata statunitense?

L’afflusso di tali forze sulla fronte del Garignano privò il maresciallo Kesserling di grandi unità organiche in riserva di scacchiere, ma gli consentì di tenere la linea fino a tutto aprile e di vincere le battaglie difensive di Cassino.”1


La battaglia lanciata il 15 gennaio 1944 dal II Corpo d’Armata Statunitense con il sostegno del Corpo di Spedizione francese che gli garantiva la sicurezza sul fianco sinistro permise agli alleati di creare una testa di ponte sul fiume Liri e di conquistare Monte Trocchio. Contemporaneamente, pochi giorni dopo, i britannici con il loro X Corpo d’Armata superarono il Garignano e conquistarono Minturno. I successi alleati non furono tali da far crollare il fronte. I Tedeschi reagirono con difese elastiche e fecero affluire dalle retrovie due divisioni che bloccarono ogni iniziativa alleata. In contemporanea, mentre le riserve tedesche affluivano verso sud, gli alleati sbarcavano ad Anzio con il VI Corpo d’Armata statunitense, rinforzato da unità britanniche. Sbarcati senza resistenza, per circa 24-48 ore gli alleati avevano avuto la possibilità non di raggiunger Roma, ma i colli Albani che sarebbe stato un disastro per i tedeschi, che nell’area non avevano ne unità ne reparti atti ad una difesa organizzata. Sorprendentemente, gli alleati preferirono rinforzarsi sulle spiagge ed avere sufficienti uomini e mezzi prima di avanzare, memori delle esperiente di Salerno e Sicilia. Lo sbarco di Anzio permette a Kesserling di ottenere altre divisioni da fa affluire dalla Germania e dalla Francia. I contrattacchi che egli sferrò il 16 ed il 29 febbraio non furono coronati da successo, ovvero ributtare a mare le forze sbarcate, ma valsero ad immobilizzare la testa di sbarco alleata. Nel mese di febbraio lo schieramento tedesco vide a diretta protezione di Roma e di fronte ad Anzio la 14a Armata del gen. Von Mackensen, mentre sulla linea Gustav era schierata la 10a Armata del generale Vietinghoff con il XIV corpo corazzato ed il LI corpo alpino, per un totale di dieci divisioni di cui sette contrastavano la 5° Armata del gen. Clark tre la 8a Armata del gen. Leese. Kesserling teneva in riserva nell’Italia settentrionale altre sei divisioni. Queste forze tennero il fronte fino alla fine di maggio del 1945. I tedeschi sostennero ben tre battaglie difensive più l’azione su Anzio tutte vittoriose, collezionando numerosi successi difensivi che permisero di tenere gli alleati fermi sulle loro posizioni di partenza. La quarta battaglia per la difesa di Cassino fu persa per una serie di motivi concomitanti, quali la “dispersione delle forze tedesche costrette a parare la minaccia di Anzio, l’isolamento iniziale, provocato dai bombardamenti aerei e dall’artiglieria, dei comandi di armata e di corpo d’armata, dal cedimento della 94° Divisione e della 71° Divsione di fanteria, che occupavano l’ala destra del XIC corpo d’armata; la debolezza della linea Caeser, a sud di Roma, appena abbozzata e troppo estesa, in quanto appoggiandosi al Tevere ed all’Aniene si spingeva fin oltre Avezzano fino all’Adriatico; lo schieramento della riserva della 94° Divsione di fanteria lungo il settore costiero anziché sul massiccio del Petrella, cosicché operata la breccia il corpo di spedizione francese trovò via libera; il mancato intervento della riserva del 1° paracadutisti attardatasi a Cassino nonostante il tempestivo ordine di ripiegamento,, dietro l’ala della 90° divisione che aveva ceduto, nonché l’esecuzione tardiva della ritirata del LI corpo alpino; il protrarsi più a lungo di quanto la situazione tattica permettesse delle forze del XIV corpo d’armata corazzato sulle posizioni intermedie per non perdere i contatti con le unità laterali, con la conseguenza che la 305a divisione di fanteria e la 26a Divisione corazzata, i resti della 15a Divisione granatieri corazzati, la 71a e la 94a Divisione di fanteria non furono in condizioni di mantenere le posizioni dell’ala destra dello sbarramento.”2


La 10a Armata segno il suo destino con le sue mani. Vi erano ancora delle possibilità per fermare gli alleati nella loro marcia verso Roma, ma queste non furono colte. Nella terza decade di maggio il fronte di Cassino era tutto in movimento e i tedeschi iniziarono a retrocedere. I tedeschi non riuscirono ad impedire, tra Terracina e Fondi, la penetrazione alleata per discordie tra i Comandi, e questo permise alle forze statunitensi di congiungersi con quelle della testa di ponte di Anzio. Avvennero fra i comandi ancora discussione piuttosto penose che ebbero per risultato la sostituzione del comandante della 14a Armata tedesca la quale non era riuscita a chiudere la breccia apertasi fra la 362a Divsione di fanteria e la divisione corazzata “Herman Goering”. La breccia, che inizialmente avrebbe potuto essere colmata da un solo battaglione andò allargandosi fino al 31 maggio, provocando un aggiramento del nemico al quale infine rimase libera la via di Roma. Delle due armate tedesche la 14° uscì dalla battaglia gravemente battuta mentre la 10a Armata sebbene costretta a ripiegare lo fece con ordine, combattendo molto bene senza perder e il contatto con la 14a Armata muovendo fino a Tivoli attraverso la disagevole strada di Subiaco e conservando un elevato coefficiente di capacità combattiva.3

Secondo Filippo Stefani “ la manovra in ritirata che fece seguito all’insuccesso della manovra di arresto fu un nuovo capolavoro di abilita tattica” 4da parte di Kesserling, che agiva applicando il principio che solo una difesa attiva riesce a ridurre gradatamente lo slancio dell’avversario.

Roma fu persa i primi di giugno. Per tutto il mese di giugno e di luglio Kesserling operò secondo i suoi principi, sia sul versante tirreni che sul versante adriatico. Le lotte sui due lati del lago Trasimeno e quelle, alle ali del dispositivo di ritirata, di Ancona e Cecina conseguirono risultati tattici conformi alle necessità tedesche del momento. Ad agosto la resistenza tedesca fu attiva in Toscana e Firenze fu persa solo a metà del mese. Nonostante la grave inferiorità Kesserling riuscì a frenare l’azione alleata fino a tutto settembre riuscendo a farle giungere ai primi contrafforti appenninici ai primi di ottobre, mentre sul versante adriatico la avanzata alleata era stata fermata a sud di Rimini. L’autunno era iniziato e l’inverno era alle porte, e le predisposte difese della linea gotica potevano essere rafforzate dalle unità in ritirata provenienti dalla pianura. Kesserling. La difesa degli Appennini negli ultimi mesi del 1944 e fino alla offensiva finale dell’arile 1945 pere l’abilità di comando e l’abnegazione dei sottoposti impediranno agli alleati di raggiungere la pianura padana e sarà una delle pagine di gloria delle armi tedesche. L’esercito tedesco nel 1944 in Italia era riuscito a tenere le forze nemiche lontane dai confini meridionali del Reich.


1 Stefani F., La storia della dottrina e degli ordinamenti dell’Esercito Italiano, dalla guerra di liberazione all’arma atomica tattica, Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico, 1987 Vol. III, Tomo I°, pag 74.

2 Ibidem pag. 76

3 Ibidem pag. 77

4 Ibidem pag. 78

sabato 1 novembre 2025

INFOCESVAM N. 5 DEL 2025 Settembre Ottobre 2025

 

INFOCESVAM

BOLLETTINO NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE

centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

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ANNO XII, 69/70/, N. 5, Settembre - Ottobre 2025, 1 Novembre 2025

XII/5/1051 La decodificazione di questi numeri è la seguente: XII anno di edizione, 5 il Bimestre di edizione di INFOCESVAM, 1051 il numero della comunicazione dal numero 1 ad oggi. Il presente Bollettino svolge anche la funzione di informazione “erga omnes” dello stato, sviluppo e realizzazione dei Progetti dell’Istituto del Nastro Azzurro, in funzione del supporto scientifico alla offerta formativa dei Master. Inoltre dal gennaio 2023 ha assunto anche la funzione di aggiornamento delle attività di implementazione dell’Archivio Digitale Albo d’Oro Nazionale Dei Decorati al Valor Militare Italiani e Stranieri dal 1793 ad oggi, con la pubblicazione di un ANNESSO. L’ultima indicazione aggiorna o annulla la precedente riguardante lo stesso argomento

XII/5/1052 -  Progetto 2026/1 Gli Ordinamenti dell’Esercito Italiano nel secondo dopoguerra 1946 – 1977 nel 165° Anniversario della Costituzione dell’Esercito Italiano. Col. Riccardo Baldelli. Proposta al Gabinetto del Ministro.

XII/5/1953 Save the date. Presentazione del Calendario “La Donna e le Armi”. Ass. Amici della Scuola di Artiglieria di Bracciano. 22 novembre 2025. Caserma Cosenz Bracciano.

XII/5/1954 - Sito del Nastro Azzurro: www.istitutodelnastroazzurro.org riporta fino al 31 ottobre 2025 nel Banner “Il Valore Militare Oggi” gli atti di Valore che si sono avuto nel passato.

XII/5/1055 – Progetto 2026/2. Partecipazione e testimonianze nelle Missioni di Pace Valore Militare e contributo alla memoria Giornata del ricordo dei Caduti militari e civili nelle missioni internazionali per la Pace. Massimo Coltrinari. Proposta al Gabinetto del Ministro

XII/5/1056 - Volume Serie Università. Alessia Biasiolo. “La Fabbrica che costruisce la Storia”. Analisi della produzione industriale italiana tra Ottocento e Novecento”. Dalla Casa Editrice. Ricevuta Bozza n. 1 per la correzione. L’inserimento Indici

XII/5/1057 -  Progetto 2026/3 Il ruolo delle Nazioni Unite nel mantenimento della pace . Dalla Teoria alla pratica: l’Esperienza UNMIK (United Nations Interim Administration Mission) in Kosovo.  Gen.Antonio Vittiglio, Proposta al Gabinetto del Ministro

XII/5/1058 -  Ricerca Interna. La struttura della organizzazione germanica per la occupazione dell’Italia 8 settembre 1943 -2 maggio 1945. Analisi dei Comandi Enti ed Organizzazioni tedesche.

XII/5/1059 - La Rivista QUADERNI del NASTRO AZZURRO n. 3 del 2025 (LUGLIO-SETTEMBRE 2025) 37° della Rivista in data 10 OTTOBRE 2025 è stata invia nella forma pdf a tutti coloro che sono iscritti alla predetta Main List. (603)

XII/5/1060 – Progetto 2026/4 – “Un Bosco per resistere” La Brigata Partigiana “Ciro Menotti” tra le provincie di Pordenone, Treviso Belluno. Dott.ssa Monica Apostoli. Proposta al Gabinetto del Ministro.

XII/5/1061 – Save the Date: Modena 14-16 Novembre 2025. Convegno sulla MOVM Salvo d’Acquisto “Eroismo e Santità”. Collaborazione con la Ass. Naz. Carabinieri; Università dei Saggi Roma.

XII/5/1062 – Progetto 2025/1. Eccidi in Toscana. Cav..Stefano Mangiavacchi ha predisposto la lista degli Eccidi con 1 Vittima nelle 10 provincie toscane; controllo e revisione della data e del luogo.

XII/5/1063 – Università degli Studi “N. Cusano” Telematica Roma. A partire dal 1 novembre, sulla base degli iscritti, il ricevimento studenti per i Master di Storia Militare Contemporanea e Politica Militare Comparata è stabilito il Lunedi. Per il Master in Terrorismo ed Anti Terrorismo il venerdì. Entrambi con orario dalle 10 alle 13.  

XII/5/1064 - Save The date. La sessione di Laurea del Master di 1° Liv. in Storia Militare Contemporanea. Dal 1796 al 1960 si terrà il 17 novembre 2025. Dalle ore 9.00 presso l’Aula Tesi della Università degli Studi “N Cisano Telematica Roma”.

XII/5/1065 – Progetto 2026/5 Cimitero Militare Italiano dell’Asinara. Storia e Memoria 1916 – 2026. Studio funzionale finalizzato al recupero della memoria storica e fruizione del cimitero militare italiano sull’Asinara realizzato nel 1916. Dott. Giorgio Madeddu. Proposta al Gabinetto del Ministro.

XII/5/1066 - Canale You Tube dedicato all’Istituto del Nastro Azzurro. Schort Video Mese di settembre, 4 Video, mese di ottobre 4 video. Redazione ed edizione a cura del CESVAM I video (Gli Schort Video) sono trasmessi ogni lunedì, (ore 08.00).  Titolo Canale ISTITUTO NASTRO AZZURRO CESVAM. Parola chiave CESVAM. Al 31 ottobre 2025 vi sono iscritti 71 persone.

XII/5/1067 – Progetto 2026/6. Mariano Buratti. Medaglia d’Oro al Valore Militare. La Resistenza nel viterbese 1943 -1944. Col Osvaldo Biribicchi. Proposta al Gabinetto del Ministro. Proposta al Gabinetto del Ministro.

XII/5/1068 – È in corso di edizione il CESVAM Report 2021 – 2025. Tale Report sarà in distribuzione anche nella versione pdf. Nella versione a stampa, sarà in distribuzione, ad indirizzario ridotto (ovvero ad uno scelto numero di nominativi) al fine di avere le copie a stampa disponibili per un più lungo periodo di tempo. Questo è il III Report del CESVAM, dopo quello del 2014 - 2019 e 2019-2021.

XII/5/1069 – Save The date. La sessione di Laurea del Master di 1°Liv.in Politica Militare Comparata. Dal 1960 ad oggi. si terrà il 17 novembre 2025. Dalle ore  14.30.00 in poi  presso l’Aula Tesi della Università degli Studi “N. Cisano Telematica Roma”.

XII/5/1070 – Progetto 2026/7 I Padri Fondatori dell’Esercito Italiano. Il Valore Militare del Risorgimento. Dott. Manuel Vignola. Proposta al Gabinetto del Ministro.

XII/5/1071 – Progetto 2026/8 Tecnologia aeronautica: la formula trimotore. Storia dell’Aeronautica Italiana. I Bombardieri strategici. Gen Antonio Daniele. Proposta al Gabinetto del Ministro.

XII/5/1072 – Progetto 2026/ 9 Sahel 3.0. Terrorismo digitale, materie prime strategiche e nuove sfide per l’Europa e per l’Italia. Dott. Massimo Dionisi. Proposta al Gabinetto del Ministro.

XII/5/1073- Save The date. La sessione di Laurea del Master di 1°Liv.in Terrorismo ed Anti Terrorismo Internazionale. Obiettivi Piani e Mezzi si terrà il 17 novembre 2025. Dalle ore 9.00 presso l’Aula Tesi” della Università degli Studi “N Cisano Telematica Roma”.

XII/5/1074 – Progetto 2026/12. Liberi e Valorosi. Breve storia della Budeswehr. Dott. Di Santo (Monaco). Proposta al Gabinetto del Ministro.

XII/5/1075 - Prossimo INFOCESVAM (novembre -dicembre) sarà pubblicato il 1 gennaio 2026. I precedenti numeri di INFOCESVAM (dal gennaio 2020) sono pubblicati su www.cesvam.org e sul sito dell’Istituto del Nastro Azzurro/ comparto CESVAM. e sui vari blog sia storici e che geografici.

(a cura di Massimo Coltrinari) info: centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org