I Carri polacchi in marcia verso Castelferretti, al bivio di Casteld'Emilio, sotto Paterno 18 lugli

I Carri polacchi in marcia verso Castelferretti, al bivio di Casteld'Emilio, sotto Paterno 18 lugli
Bivio per Casteld'Emilio, sotto Paterno: La popolazione civile, in maggioranza femminile in quanto gli uomini erano nascosti applaude al passaggio dei carri polacchi

martedì 31 marzo 2026

INFOCESVAM N. 1 DEL 2026 Gennaio Febbraio 2026 1 Marzo 2026

 

INFOCESVAM

BOLLETTINO NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE

centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

____________________________________________________________________

ANNO XIII, 73/74/, N. 1, Gennaio - Febbraio 2026, 1 Marzo 2026

XIII/1/1101-  La decodificazione di questi numeri è la seguente: XIII anno di edizione, 1 il Bimestre di edizione di INFOCESVAM, 1101 il numero della comunicazione dal numero 1 ad oggi. Il presente Bollettino svolge anche la funzione di informazione “erga omnes” dello stato, sviluppo e realizzazione dei Progetti dell’Istituto del Nastro Azzurro, in funzione del supporto scientifico alla offerta formativa dei Master. Inoltre dal gennaio 2023 ha assunto anche la funzione di aggiornamento delle attività di implementazione dell’Archivio Digitale Albo d’Oro Nazionale Dei Decorati al Valor Militare Italiani e Stranieri dal 1793 ad oggi, con la pubblicazione di un ANNESSO. L’ultima indicazione aggiorna o annulla la precedente riguardante lo stesso argomento

XIII/1/1102 – Il 23 febbraio u.s. si è tenuta la sessione invernale per i Master di Storia Militare Contemporanea, Politica Militare Comparata, Terrorismo ed Anti Terrorismo Internazionale. Anno Accademico 2024/2025. Si sono brillantemente laureati 21 Frequentatori.

XIII/1/1103 – Progetto 2026/1. Gli Ordinamenti dell’Esercito Italiano nel Secondo dopoguerra 1946 -1977 – 165° Anniversario dell’Esercito Italiano. Giovanni Riccardo Baldelli. Predisposto manoscritto 1 per Volume I, II, III, IV, V. Tutti i volumi editi di questo progetto, come degli altri progetti, sono finalizzati alla offerta formativa dei Master come incremento delle “Letture Consigliate” e “Materiali per Tesi”.

XIII/1/1104- Utilizzo dei Social per la Comunicazione. Attivata dal 2025 una CHAT intitolata PROGETTI NASTRO AZZURRO. Finalità: aggiornamento a cadenza quasi giornaliera sullo stato avanzamento Progetti. Possibilità di interloquire. Iscritti alla data odierna 18 Destinatari, inclusi tutti i partecipati alla realizzazione dei progetti.

XIII/1/1105 -  Progetto 2024/1 – I Martiri di Fiesole del 12 agosto 1944. La Resistenza, gli Eccidi in Toscana e la Memoria. (80° anniversario 1944 – 2024). Massimo Coltrinari. Manuel Vignola. . Predisposto il Manoscritto 4. Per il Volume I.

XIII/1/1106 - Progetto 2026/2. Partecipazione e testimonianze nelle Missioni di Pace Valore Militare e contributo alla memoria Giornata del ricordo dei Caduti militari e civili nelle missioni internazionali per la Pace. Massimo Coltrinari Luigi Marsibilio Paola Bosio. Continua la raccolta delle testimonianze. Le testimonianze raccolte sono pubblicate sulle filiere del CESVAM.

XIII/1/1107 – Progetto 2025/1. La Fabbrica. Predisposta la Bozza 1 del Volumi I e del Volume II,. Inserimento della Iconografia. Predisposizione delle Copertine. E’ prevista la edizione a stampa per il mese di Marzo 2025

XIII/1/1108 – Progetto 2026/7. I Padri fondatori dell’Esercito Italiano. Il Valore Militare nel Risorgimento. 165° Anniversario della Costituzione dell’Esercito. Manuel Vignola. Predisposto schema per la edizione CESVAM PAPERS

XIII/1/1109 - Utilizzo dei Social per la Comunicazione. Attivata dal 2025 una CHAT intitolata “ALUMNI MASTER CUSANO”. Finalità: aggiornamento a cadenza quasi giornaliera su le materie attinenti i Master. Possibilità di interloquire. Iscritti alla data odierna 80 Destinatari. Questa CHAT si affianca ai Blog sia storici che geografici attivati per l’aggiornamento e l’approfondimento delle materie del Master.

XIII/1/1110 – Progetto 2026/3. Il Ruolo delle Nazioni Unite nel mantenimento della Pace. Dalla teoria alla pratica. L’Esperienza UNMIK (United Nation Interim Administration Mission in Kosovo. Antonio Vittiglio. Predisposto schema per edizione CESVAM PAPERS.

XIII/1/1111 - Progetto 2024/1 – I Martiri di Fiesole del 12 agosto 1944. La Resistenza, gli Eccidi in Toscana e la Memoria. (80° anniversario 1944 – 2024). Massimo Coltrinari. Stefano Mangiavacchi. . Predisposto il Manoscritto 3. Per il Volume II. Elenco delle Vittime con 1; da 2 a 9 ); da 10 a 49; da 50 a 99; oltre le 100 vittime. Individuazione di luogo e data.

XIII/1/1112- Progetto 2026/8. Tecnologia Aeronautica. La Formula Trimotore . Storia della Aeronautica Italiana. I Bombardieri strategici. Antonio Daniele. Predisposto lo schema per CESVAM PAOERS

XIII/1/1113- Progetto 2024/ Monte Marrone. Il Significato strategico presso gli Alleati. Massimo Coltrinari. Consegnato alla Casa Editrice manoscritto 5 per la predisposizione della 1a Bozza

XIII/1/1114 – Progetto 2026/5 – Cimitero Militare dell’Asinara. Storia e Memoria 1916 -2026. Studio funzionale finalizzato al recupero della memoria storica e fruizione del cimitero militare italiano dell’Asinara realizzato nel 2016. Giorgio Madeddu. Predisposto schema per edizione CESVAM PAPERS

XIII/1/1115 – Progetto 2019/2 La prigionia italiana in mano britannica. Africa. Africa Orientale Italiana. L’Organizzazione militare e la difesa dell’Impero. Memoria e Testimonianze. Giovanni Riccardo Baldelli Massimo Coltrinari. Predisposto il manoscritto 3. Iconografia.  

XIII/1/1116 – Progetto 2026/9. Sahel 3.0. Terrorismo digitale materie prime strategiche e nuove sfide per l’Europa e L’Italia. Massimo Dionisi. Predisposto schema per edizione CESVAM PAPERS

XIII/1/1117 - Utilizzo dei Social per la Comunicazione. Attivata dal 2025 una CHAT intitolata “RIVISTA QUADERNI CESVAM”. Finalità: aggiornamento a cadenza quasi giornaliera sulla edizione prossima della Rivista “QUADERNI”, che avendo cadenza trimestrale ha tempi di pubblicazione molto ampi. Possibilità di interloquire. Iscritti alla data odierna 27 Destinatari, Questa CHAT si affianca ai Blog sia storici che geografici attivati per l’aggiornamento e l’approfondimento delle materie trattate nella Rivista edizione a stampa

XIII/1/1118 – Progetto 2026/6 – Mariano Buratti. Medaglia d’Oro al Valore Militare. La Resistenza nel Viterbese. 1943 -1944. Osvaldo Biribicchi. Predisposto schema per edizione CESVAM PAOERS

XIII/1/1119 -  Progetto 2016/2. I Militari Italiani sulla testa di ponte di Anzio. Luigi Marsibilio Massimo Coltrinari Volume II. Predisposto Il Manoscritto 3

XIII/1/1120 – La Edizione dell’ANNESSO questo INFOCESVAM da questo numero riprende la edizione Bimestrale in quanto quella mensile si è rilevata nel 2025 ridondante e sovra esposta, anche in virtù della apertura di una apposita CHAT dedicata al progetto Albo d’Oro

XIII/1/1121 – Progetto 2026/12. Liberi e Valorosi. Breve storia della Bundeswehr. Luigi Di Santo. Predisposto lo schema per la Edizione CESVAM PAPERS.

XIII/1/1122 - Utilizzo dei Social per la Comunicazione. Attivata dal 2025 una CHAT intitolata “ALBO D’ORO DECORATI”. Finalità: aggiornamento a cadenza quasi giornaliera su le materie attinenti la creazione dell’albo d’Oro fra Decorati al Valore Militare. Possibilità di interloquire. Iscritti alla data odierna 15 Destinatari,

XIII/1/1123 - –“Progetto 2026/5”. Un Bosco per resistere. “La brigata partigiana “Ciro Menotti” tra le Provincie di Treviso Pordenone e Belluno. Dott.ssa Monica Apostoli. Prevista la predisposizione Cesvam Papers per la fine di marzo 2026

XIII/1/1124 – Progetto 2024/4. Dal Corpo Italiano di Liberazione ai Gruppi di Combattimento. Settembre – Dicembre 1944. 80° Anniversario della Guerra di Liberazione. Massimo Coltrinari. Articolazione in Volume 1°. Manoscritto n. 1. Volume 2°. Materiali sulla figura del generale Giorgio Morici, comandante della “Nembo” a Filottrano.

XIII/1/1125 - Prossimo INFOCESVAM (marzo-aprile 2026 ) sarà pubblicato il 1 maggio 2026. I precedenti numeri di INFOCESVAM (dal gennaio 2020) sono pubblicati su www.cesvam.org e sul sito dell’Istituto del Nastro Azzurro/ comparto CESVAM. e sui vari blog sia storici e che geografici.

 (a cura di Massimo Coltrinari) info: centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

 

venerdì 20 febbraio 2026

Carte Giorgio Morigi. Africa. La Carica di Tulludintù II Parte

 ( La prima parte è stata pubblicata con post in data 10 febbraio 2026)




 La carica  di Tulludintù

Giorgio Morigi e Dino Buzzati

 Ghilò sa imitare perfettamente il verso di molti ani-mali. Buzzati lo descrive così: «... dal 1º squadrone uscì un latrato di cane. Tutti capirono subito che non era una bestia ma l'ascari Ghilò, ordinanza del tenente Drogo, per-ché nessun cane al mondo aveva mai emesso un latrato così perfetto. Quando era allegro, Ghilò faceva ugualmente bene il cane e la jena, quando era allegrissimo faceva la voce del leone. In questo caso si attaccava alla schiena una scacciamosche per simulare la coda, camminava gattoni e digrignava i denti, mandando ruggiti bellissimi...>>

 

La mattina del 20 luglio, dopo giorni di vane ricerche della formazione ribelle, la colonna Morigi esplora la regione del monte O fu, avanzando con i cavalli alla ma-no, quando un lontano crepitio di mitragliatrice segnala finalmente la presenza del nemico.

 

Dopo un primo combattimento con la retroguardia ed una rapida ricognizione di una pattuglia comandata dal capitano Crapa, il t. colonnello Morigi si rende conto che la banda di partigiani amhara, vistasi intercettata, si è fermata schierandosi a difesa su un esteso ciglione roccioso protetto da grossi macigni che, ai piedi del colle di Tulludintù, chiude una vasta vallata pianeggiante che si apre davanti al Gruppo. Finalmente i guerriglieri preferiscono fermarsi ed accettare di battersi attestati su una posizione dominante e protetta anziché tentare una manovra di sganciamento che li esporrebbe al rischio di essere poi raggiunti ed attaccati allo scoperto dalla cavalleria.

 

La distesa pianeggiante che separa i contendenti è accidentata ma galoppabile; comunque è necessario attra versarla tutta prima di arrivare sotto le difese avversarie. Non c'è tempo da perdere e Morigi, per evitare la concentrazione del fuoco delle armi automatiche, che il ne-mico ha sicuramente appostato in qualche punto del suo

Scioa, Etiopia luglio 1939 Ascari del IV gruppo e Buzzati

 

schieramento, sui suoi squadroni raggruppati in un'unica e lunga carica su terreno aperto, ordina al s. tenente De Martinez di iniziare subito l'attacco con la sua banda a cavallo, sfruttando la parziale copertura della boscaglia su lato sinistro.

 

Subito dopo, mentre il nemico impegnato con slancio dalla banda <<Auasc>> è costretto a scoprire il suo principale centre di fuoco, vi guida contro la carica di tutto il Gruppe Squadroni.

 

È un galoppo a grande andatura, su un terreno rotto che sembra non finire più sotto la grandine dei proiettili, tra le grida di guerra delle «penne di falco» e le urla dei caduti. Tra i primi viene colpito a morte Ghilò, l'atten-dente di Buzzati, ma lo scrittore prosegue la sua corsa sotto il fuoco con gli altri cavalieri, ben saldo in sella. Non ha visto cadere l'ordinanza.

 

Poi tutto si svolge rapidamente. Giunti ai piedi del rilievo su cui sono appostati gli avversari i cavalieri salta-no a terra, si inerpicano di corsa tra le rocce seguendo il comandante del Gruppo ed assalgono con le bombe a ma-no e le armi bianche i guerriglieri che si sono ora schierati dietro muretti di pietra e continuano a far fuoco. La resistenza è accanita ma alla fine il nemico, attaccato anche da sinistra dalla banda «Auasc>> del s. tenente De Martinez, che si batte valorosamente, viene sopraffatto. I nuclei superstiti tentano di disimpegnarsi fuggendo ma sono a loro volta duramente battuti dal fuoco delle armi pesanti, portate subito in linea dal reparto mitraglieri del Gruppo, e poi ancora inseguiti dalle «penne di falco» di nuovo balzate a cavallo.

 

Buzzati, che ha partecipato a tutta l'azione con una freddezza da veterano ma con l'entusiasmo del novizio descrive il combattimento assumendo nel racconto, come in altre sue corrispondenze di guerra, lo pseudonimo di <<tenente Drogo>> il protagonista de «Il Deserto dei Tartari»: ...«Su cavallini, ancora più presto, altrimenti sarà troppo tardi, ecco l'ora tante volte pensata, l'ora che si sarebbe detta impossibile, la battaglia nel sole entro la valle deserta, lanciati a galoppo sfrenato, più bello di così non potrebbe essere, tutto è proprio identico ai sogni»...

 

...<<Ancora trecento, ancora duecento metri, un ultimo sforzo bei cavallini, almeno fino a quella barriera di rocce do-ve sarà necessario smontare. Il colonnello è avanti a tutti, difficile stargli dietro. Non molto distante galoppa Drogo e dopo Drogo galoppa Ghilò, preoccupato di non lasciarlo un istante. Eppure anche Ghilò si direbbe impazzito. - Amorà ratiè, amorà ratiè ratiè! - egli rugge, preso da una felicità terribile, e spara a casaccio verso il ciglione, anche se l'ordine è di aspettare. Drogo sente la sua voce alle spalle, ma ben presto non la distingue più nel crescente tumulto di grida. Pallottole maledette, chi andate ora cercando con la vostra flebile voce? Piccoli fischi si producono infatti nell'aria, a breve distanza zol-lette di terra schizzano in sù senza apparente ragione. Amorà ratiè-, arrivano i falchi!>>>>

 

<<<<Arrivano i falchi allo sbarramento di rocce, facendo crepitar l'aria di spari. Il colonnello è già salito in ci-ma, con la sua voce acuta da ragazzo ha ordinato: il primo squadrone alla mia sinistra, a destra il secondo! Il frustino in mano e null'altro ora corre a piedi verso un gruppo di sinistre capanne, chiuse da muri di pietra. I ribelli sono appostati là dentro, dagli interstizi dei muri sporgo-no decine di canne che stanno diventando ormai roventi, ma gli ascari si lanciano contro gridando Savoià, Savoià, ormai è questioni di pochi metri. Piccole scatolette me talliche descrivono una breve parabola e cascano dietro i muretti producendo detonazioni e morte»...

 

«Non è però ancora finita, il colonnello ordina nuovamente: a cavallo! per inseguire il drappello superstite, e tutti balzano in sella, fuori che il tenente Drogo, rima-sto senza cavallo. Chissà dove l'attendente è andato a finire».

 

<<- Ghild, Ghilò! - chiama Drogo cercando intorno tra gli ascari, ma nessuno risponde: comandi, come finora è sempre avvenuto. Egli chiede allora a un graduato: - Tas-sammà, sciumbasci! - grida a tutta voce. Tassammà, do-ve stare Ghilò?-. E lo sciumbasci dice: -Ghilò stare morto->>>>

 

<<Ghilò stare morto sull'erba e a due passi il cavallo pascola, aspetta che lui si rialzi. Invece l'ascari non si muove, la sua candida anima è uscita dall'involucro nero e sta navigando lassù, non forse diretta alle supreme sfere ma almeno al cielo degli spiriti semplici e buoni».

 

Il combattimento è ormai finito ed i morti vengono pietosamente sepolti mentre tutti i cavalieri presentano le armi. In questa guerra di movimento non è consentito sostare, la marcia deve riprendere.

 

Sul posto, a ricordo dei caduti, rimarranno solo tu-muli di pietra <<...che le piogge, l'erba e gli anni faranno presto sparire>> - scrive Buzzati - <<Poi i giorni, come succede qui in Africa, fuggiranno simili al vento...>>>

 

La carica di Tulludintù sarà ricordata per l'impeto travolgente con cui è stata condotta e la vittoria risoluti-va come uno dei maggiori successi realizzati nella campagna contro la guerriglia in Etiopia.

 

Lo scrittore lascerà con nostalgia il Gruppo, destina-to a nuove operazioni militari ed a rivivere le intense emozioni dei combattimenti, e concluderà il suo articolo con il ricordo commosso e fiabesco del fedele attendente che immagina destinato ad una illimitata licenza celeste con gli altri caduti come lui in battaglia:

 

<<Ghilò farà ancora il leone, con la differenza che lassù i ruggiti gli riusciranno meglio»... «Ghilò avrà potenti artigli, denti grandi e fortissimi, una superba criniera co-lor del sole e andrà balzando di nuvola in nuvola mandan-do giocondi ruggiti».

 

Giulio Morigi

martedì 10 febbraio 2026

Carte di Giorgio Morigi. Africa. La Carica di Tulludintù I Parte

 


 

La carica  di Tulludintù

Giorgio Morigi e Dino Buzzati

 

“Quella mattina - ed è una storia ormai lontana - quella mattina l'ascari Ghilò aveva fatto la voce del cane. Da due ore il gruppo marciava in direzione di oriente verso remote montagne, il sole era opaco e non faceva né caldo né freddo. Gli ascari avanzavano conducendo a mano i cavalli, giovani uomini atti alle armi. In testa erano gli ufficiali, poi venivano i soldati neri. Avevano moschetti, sciaboloni curvi, bombe a mano, mitragliatrici leggere e pesanti, perché era il tempo che giravano ancora i ribelli..”.

 

Così comincia l'articolo sulla carica di Tulludintù che Dino Buzzati scrisse nel 1939 per il Corriere della Sera con il titolo «L'ascari Ghilò, leone». Detto articolo è compreso nel libro Dino Buzzati - Cronache Terrestri a cura di Domenico Porzio, Arnoldo Mondadori Editore, quale raccolta di corrispondenze di guerra ed altri racconti dello scrittore.

Secondo uno stile del tutto personale, seguito anche in altre sue corrispondenze di guerra, il giornalista trasforma la cronaca in una specie di favola fuori dal tempo, senza riferimenti precisi a luoghi, date e persone. D'altra parte non sarebbe stato possibile pubblicare sulla stampa nazionale nel 1939 (l'articolo comparve sul Corriere della Sera due mesi dopo i fatti) una corrispondenza da cui risultava nei particolari la presenza in Etiopia di un'attività di guerriglia che la propaganda del regime non gradiva fosse nota alla massa degli italiani nelle sue reali e preoccupanti dimensioni, a più di tre anni dalla proclamazione dell'Impero. Si capisce così la necessità per Buzzati di inserire nel suo racconto annotazioni come: «...ed è una storia ormai lontana.... e ... era il tempo che giravano ancora i ribelli...».

 

Dunque, nel luglio 1939, Buzzati, inviato speciale del Corriere della Sera, si trova al seguito del IV Gruppo Squadroni Cavalleria Coloniale nell'alto Scioa. Ha conosciuto ad Addis Abeba il ten. colonnello Giorgio Morigi, comandante del Gruppo, ed ha chiesto di seguirlo nelle opera-zioni militari contro la guerriglia. Questo episodio della vita di Buzzati come corrispondente di guerra è poco поto. Lo ricordò Max David sul Corriere della Sera del 25 novembre 1972 in seguito alla pubblicazione, fatta pochi giorni prima sullo stesso giornale, di un elzeviro di Indro Montanelli sul «comportamento in guerra di Dino Buzzati.

 

Nello Sioa gli «s bergnuoc» (partigiani) amhara hanno ripreso lena infiltrandosi in tutta la regione, galvanizzati dall'esempio del ras Abebè Aregai, l'astuto ed ormai leggendario capo della resistenza che, senza cedere alle lusinghe del governo coloniale, è riuscito a sfuggire a tutti i rastrellamenti tra le montagne dell'ancoberino tenendo viva la fiamma della ribellione in tutto il paese, anche se ha visto le sue formazioni sconfitte in molti combattimenti.

 

Tra le truppe impiegate dal Comando Superiore FF.AA. contro le forze ribelli, in una vera e propria guerra, ufficialmente non ammessa dal regime ma che sotto molti aspetti è più dura, incerta e logorante della campa-gna d'Etiopia, considerata con ottimismo conclusa nel maggio 1936 con la conquista di Addis Abeba, vi sono appunto i gruppi squadroni di cavalleria coloniale. Costituiti da graduati e cavalieri indigeni, detti «penne di falco» (per la caratteristica penna portata verticalmente sul «tarbusch», il copricapo troncoconico degli ascari), al comando di ufficiali, sottufficiali e graduati nazionali, i gruppi si sono dimostrati alla luce dei fatti come l'unità operativa più adatta a combattere contro la guerriglia. Infatti la loro mobilità anche su terreni privi di strade, accidentati e resi impraticabili dalla stagione delle piogge, la celerità degli interventi, l'autonomia logistica e soprattutto l'entusiasmo e la combattività che ufficiali e sottufficiali di cavalleria sono riusciti a trasfondere negli ascari, si sono dimostrati fattori determinanti per contrastare un nemico spesso di molto superiore per numero, sempre più agguerrito per armamento ed abilissimo nello sfruttare le opportunità di attacco e sorpresa, di difesa e di ritirata offerta dalle montagne e dalle dell'altopiano.

 

Nell'alto Scioa una delle formazioni più aggressive è una grossa banda di guerriglieri amhara che minaccia un vasto territorio sia a sud che a nord del tratto Akaki-Moggio della linea ferroviaria Addis Abeba-Gibuti ed è sempre riuscita a dileguarsi dopo ogni incursione, evitando scontri in campo aperto. Per intercettarla il Comando Truppe dello Scioa ha disposto di effettuare un rastrellamento a largo raggio con reparti di fanteria e cavalleria. Uno di questi è appunto la colonna di cavalleria Morigi costituita dal IV Gruppo Squadroni e dalla banda a cavallo “Auasc” della P.A.I., assegnata per l'occasione al t. colonnello Morigi come rinforzo.

 Fanno parte del IV Gruppo: il capitano Giuseppe Crapa; i tenenti Paolo Ragioni, Luigi Fiorillli e Ugo Del Vecchio; i s. tenenti Marcello Gattino e Giuseppe Cimino; il s. tenente medico Giuseppe D'Alessandro; il s. tenente veterinario Luigi Gimelli; i sergenti magg. Angelo Giulianelli, Giuseppe Meccheri e Cesare Baradel. La banda a cavallo «Auasco è al comando del s. tenente Bruno De Martinez che ha alle sue dipendenze il maresciallo Giuseppe Contu e il caporalmaggiore Gustavo Gavin.

Da un mese con il IV Gruppo c'è anche Dino Buzzati che si sente subito attratto dalla vita avventurosa del reparto di cavalleria che va attraverso il paese come una carovana sempre in movimento, sfidando i pericoli. Lo scrittore sente l'incanto degli spazi aperti dell'altopiano, il raccoglimento degli accampamenti sotto la pioggia e la poesia dei bivacchi vespertini attorno ai fuochi che cementano l'amicizia e suscitano la confidenza degli uomini. Di-venta partecipe dei rapporti schietti e senza formalismi che legano comandante e subalterni e sono ispirati più dalla reciproca stima che dal grado.

 

Morigi si è subito preoccupato di migliorare la scarsa pratica di equitazione che ha Buzzati che, dopo un me-se di «istruzione», è così in grado di affrontare a cavallo anche le andature più impegnative sul terreno accidentato e reso molle e scivoloso dalle continue precipitazioni della stagione delle piogge. Ha inoltre messo a disposizione dello scrittore un fidato attendente a cui ha dato ordine di seguirlo sempre quando monta a cavallo. L'ascari si chiama Ghilò e diventerà protagonista ideale del suo racconto.

 

Giulio Morigi

venerdì 30 gennaio 2026

Infermiere nella Seconda Guerra Mondiale L'Onore del Dovere

 

Prof. Sergio Benedetto Sabetta



In questi freddi venti di guerra che aleggiano sulla Terra rinascono i ricordi e i racconti sulle guerre mondiali che travolsero l’Europa nel corso del Novecento, in particolare l’attività di infermiera di mia madre Mattiuzzo Rita Clementina e quello che mi raccontava.

Il 10 giugno del 1940 Mussolini dichiarava la guerra a Francia e Inghilterra, nel tentativo di potersi sedere da vincitore a fianco della Germania nella inevitabile Conferenza di pace che sarebbe seguita alla occupazione di Parigi.

Tuttavia il 14 giugno la flotta francese uscita da Tolone si presentò indisturbata innanzi a Genova e aprì il fuoco, causando pochi danni ma molto panico tra la popolazione, tanto che molte infermiere dell’Ospedale di S. Martino si dimisero rientrando nel basso Piemonte.

Caposala erano allora le suore rientranti nell’Ordine delle Figlie della carità di San Vincenzo de’ Paoli, dette pure affettuosamente per il loro grande copricapo inamidato “suore cappellone”, queste chiesero alle infermiere rimaste se conoscevano persone fidate senza timore, disposte ad assumere immediato servizio.

In quel tempo lavorava quale infermiera nel guardaroba, dove venivano sterilizzati e cuciti gli indumenti ospedalieri, la sorella di mia madre Serafina, che da giovane era stata in collegio dalle suore a San Gallo in Svizzera dove aveva imparato elementi di sartoria, al ritorno era stata inviata, su interessamento del parroco, all’Ospedale S. Martino di Genova.

Il nonno Raimondo, loro padre, era stato artigliere in territori in stato di guerra per circa 10 anni, dalla guerra di Libia alla Grande Guerra, fino a che con la rotta di Caporetto il fronte dal novembre 1917 al novembre 1918 si stabilizzò sul Piave, i territori e la casa che erano sul Piave tra Nervesa della Battaglia, ai piedi del Montello, ed Arcade furono devastati dai combattimenti e dai bombardamenti otre che saccheggiati, la nonna con i figli si rifugiò dal proprio padre a Paese (TV), qui nel marzo del 1918 nacque mia madre.

Il dopoguerra fu estremamente difficile, andata a lavorare a tredici anni in filanda, dopo quattro anni fu chiamata a Genova dalla zia, che avendo aperto un esercizio alimentare a Di Negro per i lavoranti del porto, aveva bisogno di aiuto, dopo un ulteriore periodo presso i marchesi Maineri, nel giugno 1940 su segnalazione della sorella fu assunta in prova ,quale generica, presso l’Ospedale di S. Martino.

I bombardamenti aerei si succedevano e sui tetti dei padiglioni erano dipinte delle grandi croci rosse per segnalare il ruolo sanitario di ospedale, l’ordine era di portare nei rifugi i ricoverati che venivano molte volte portati a spalla per le scale, ma di restare a loro fianco se si rifiutavano di scendere, finché un giorno venne centrato in un bombardamento un padiglione e i ricoverati con le infermiere e un dottore rimasero sotto le macerie, da allora l’ordine fu di lasciare soli i ricoverati che si rifiutavano di scendere ai rifugi fino al cessato allarme, il trasporto a mano dei malati comportò negli anni una grave scogliosi ed una borsite al ginocchio.

Da Corso Firenze dove le due sorelle abitavano, all’Ospedale vi era un collegamento con mezzi pubblici, ma molte volte la guerra imponeva un percorso a piedi che a partire dall’8 settembre 1943 poteva risultare pericoloso per i vari blocchi di controllo dei tedeschi o delle milizie della RSI, le infermiere venivano quindi dotate della fascia bianca con croce rossa al braccio al fine di potere superare eventuali controlli e il blocco del coprifuoco notturno.

I bombardamenti si susseguivano e con essi gli allarmi aerei, si dormiva con la valigia pronta per correre ai rifugi finché, verso la fine della guerra, la stanchezza era tale che talvolta si preferiva restare a casa rischiando, piuttosto che correre al rifugio dovendosi alzare per il turno lavorativo.

In un bombardamento fu centrato l’accesso di una galleria, il fumo e l’esplosione determinò una ondata di panico che fece riversare le persone all’uscita, ci furono decine di morti per schiacciamento e soffocamento, i corpi furono deposti sul piazzale delle camere mortuarie a S. Martino dove venivano i parenti per il riconoscimento. (La tragedia della Galleria delle Grazie, 23 ottobre 1942, circa 354morti)

Altre volte dopo un bombardamento particolarmente cruento, il percorso verso l’Ospedale era costellato dai corpi di coloro che erano rimasti sotto le bombe e dall’opera dei Vigili del Fuoco che cercavano di spegnere gli incendi, aprendo varchi tra le macerie in nuvoli di polvere.

Vi era una carenza cronica di beni alimentari e la loro distribuzione mediante tessera annonaria era insufficiente, tra l’altro nella guerra molti erano gli sbandati, in questo mia madre era stata assegnata al reparto tubercolosi nel padiglione più a nord, isolato per timore del contagio, la sorella le ricordava sempre di lavarsi le mani e di non toccarsi la bocca, un ulteriore elemento di ansia, le disposizioni prevedevano che tutto il cibo che avanzava nella distribuzione avrebbe dovuto essere gettato, ma a lei ed alle altre infermiere sembrava un affronto alla fame, quindi veniva distribuito clandestinamente ai poveri che affluivano attraverso una porticina di servizio aperta appositamente.

La suora Caposala lo venne a sapere e chiese chiarimenti, le infermiere spiegarono che nella carenza di cibo in atto gettarlo via perché non assegnato sembrava loro una offesa al buon senso, la suora dopo una breve riflessione disse loro di continuare ma con prudenza, lei avrebbe fatto finta di non sapere altrimenti avrebbe dovuto intervenire.

I rapporti con le truppe tedesche e i raparti della RSI erano molto formali, per arrivare all’Ospedale di S. Martino si doveva passare davanti alla Casa dello Studente, una costruzione del ventennio destinata ad ospitare gli universitari fuori casa, durante l’occupazione divenne un luogo di detenzione per oppositori politici, circondata da filo spinato e sorvegliata da sentinelle.

Quando si passava davanti si sentivano i lamenti e le urla provenienti dai sotterranei dove erano torturati e rinchiusi gli oppositori, si doveva rimanere indifferenti e proseguire pena l’arresto se si mostrava curiosità o pietà, all’interno dell’Ospedale vi erano alcuni padiglioni riservati ai tedeschi e ai militi della RSI anche in questo caso vi doveva essere indifferenza, niente commenti o curiosità.

Al momento della liberazione ai primi spari la mamma con la sorella erano in servizio alla fine del turno le furono date da indossare le fasce per il braccio della croce rossa, tuttavia dovevano passare per Piazza Terralba da dove sparavano in continuazione sulla strada degli elementi fascisti asserragliati in una palazzina isolata a due piani, fino il caricatore veniva immediatamente sostituita l’arma per mantenere costante il volume del fuoco, non volevano arrendersi ai partigiani aspettando gli Alleati per la resa.

Per attraversare la strada sotto il fuoco costante occorreva aspettare i pochi secondi del cambio d’arma, sperando che il fuoco non fosse in quel momento alternato con una seconda arma.

Da una parte e dall’altra della strada vi erano due partigiani che controllavano il tiro proveniente dalla casa, nel momento che cessava ad un loro segno si attraversava correndo la strada, sperando che non vi fosse stato un errore e di non cadere, con il cuore in gola una sorella alla volta attraversavano correndo a perdifiato la strada.

Nell’Ospedale vi era un servizio di sorveglianza interna di guardie giurate che oltre all’entrata passavano di notte per i padiglioni, controllando che tutto procedesse tranquillo e che le infermiere non si addormentassero, facendo altrimenti rapporto alla Direzione, a tal fine nella sala infermiere queste si erano dotate di una caffettiera napoletana per la notte poteva accadere che prevalesse la stanchezza e ci si addormentasse con la testa sul tavolo.

Le medicine erano preziose ed erano quindi chiuse a chiave in un armadietto metallico, la quale era conservata dalla suora Caposala che provvedeva alla consegna delle medicine alle infermiere secondo il piano medico.

La stanchezza e la tensione continua della guerra poteva portare a compiere errori, alla fine della guerra l’atmosfera si fece più leggera, gli Alleati rifornirono di medicine l’Ospedale, affluirono cibo, vestiario e strumentazione si circolò senza la paura di improvvisi rastrellamenti, oltre alla fine dei bombardamenti, le giovani infermiere si fecero fotografare sorridenti sedute sull’erba nei giardini di S. Martino.

martedì 20 gennaio 2026

Carte di Giorgio Morigi Africa II Parte La Carica di Monte Tigh

(post in data 10 gen 2026 Partre I)

Sacrificandosi eroicamente a Monte Tigh il s.ten. Thun diventa un simbolo ed un esempio per tutta la ca-valleria coloniale. Alla sua memoria viene infatti concessa la Medaglia d'Oro al Valor Militare

***

Per la carica di Monte Tigh, e per le altre azioni nel Goggiam nel periodo marzo-luglio 1938, venne concessa al gagliardetto del IV Gruppo Squadroni la croce di guerra al V.M.

 

Il comandante dell'XIª brigata coloniale, ten. col. Lorenzini, propose il ten. col. Morigi per il conferimento dell'ordine militare di Savoia (poi convertito in medaglia d'argento al V.M.) con questa relazione: «... Ma dove ebbi, in modo particolare, ad ammirare la prontezza di decisione, il coraggio a tutta prova e lo slancio trascinatore del ten. colonnello Morigi e constatare quanto efficace fosse da parte sua la preparazione morale del IV Gruppo Squadroni Cavalleria, alla tanto attesa prova, fu nel combattimento del giorno 28 marzo a Monte Tigh, definito dai ribelli capeggiati dal capo Bellai Zellechè la porta del Goggiam, da loro tenacemente difesa.

 

Nella relazione annessa è detto quanta parte abbia avuto il gruppo squadroni nell'attaccare ed occupare det-ta importantissima posizione.

 

Al ten. colonnello Morigi, giunto a portare il contributo dell'incontenibile slancio suo e del suo gruppo super-bo, toccò in tale occasione la parte piú ardua e più brillante dell'azione, conclusasi con tale affermazione da parte nostra da fiaccare, per sempre l'albagia del capo ribelle e dei suoi seguaci che non osarono piú, in seguito, affrontare le nostre truppe.

 

Per quanto sopra propongo il t. colonnello Morigi per il conferimento dell'ordine militare di Savoia, con la seguente motivazione:

 

Bella figura di ufficiale superiore, entusiasta, animato-re e trascinatore di uomini, formò del suo reparto con azione continua improntata a fede ed entusiasmo, a profonda conoscenza degli animi ed a grande perizia, uno strumento di guerra poderoso. Alla testa del suo gruppo, in aspra azione contro formazioni ribelli ben agguerrite che ave-vano impegnata una intera brigata, in una impetuosa carica risolveva fulmineamente a nostro vantaggio l'azione conclusasi con pieno scacco dell'avversario che restava fiaccato definitivamente. Sulle posizioni conquistate fanti ed artiglieri, ammirati da tanto slancio levavano un applauso di ammirazione e gratitudine all'indirizzo del gruppo squadroni e del suo impareggiabile comandante».

 

La carica di Monte Tigh fu uno dei molti episodi, nel corso delle operazioni militari in Etiopia, in cui l'im-piego della cavalleria si dimostrò determinante ai fini della vittoria.

 

Nei combattimenti contro formazioni nemiche ben agguerrite e che sapevano sfruttare a proprio vantaggio la conoscenza del terreno accidentato e privo di strade carrozzabili, attaccando improvvisamente le nostre forze e dileguandosi con altrettanta rapidità, solo la cavalleria poteva infatti seguire le mosse del nemico con la tempestività necessaria ed intervenire con successo in ogni frangente. D'altra parte il territorio delle operazioni, per quanto montagnoso, interrotto da fiumi, torrenti, ripidi costoni e profondi burroni, presentava negli altopiani un terreno quasi sempre galoppabile e lasciava quindi campo all'impiego del cavallo nelle azioni offensive. Se poi il ca-vallo non trovava spazio, i cavalieri sapevano immediata-mente trasformarsi in cacciatori a piedi mantenendo immutati l'impeto e l'aggressività. Ciò era dovuto al particolare spirito di corpo che si era venuto a formare in se-no ai gruppi squadroni. Ufficiali, sottufficiali e graduati nazionali erano per lo piú volontari, entusiasti e di prova-to valore e gli ascari, portati istintivamente a giudicare i loro comandanti per il comportamento sotto il fuoco e non per il grado, vedendoli esporsi davanti a tutti in com-battimento si esaltavano e li seguivano emulandoli.

 

Lo stesso valore seppero dimostrare i gruppi squadroni combattendo contro le forze inglesi nel corso del 2º conflitto mondiale in cui incontrarono una morte gloriosa an-che molti dei cavalieri di Monte Tigh. ***

Giulio Morigi”

 

“L’articolo dimostra come ancora nel 1938 le forze ribelli erano consistenti. Reparti italiani di elites erano impegnati per il controllo del territorio. Un dato che direttamente dimostra come l’Impero non era stato completamente pacificato.



[1] Morigi G., La carica di Monte Tigh e l’eroico sacrificio del sottotenente di cavalleria Giovanni Thun Hohenstein, M.O.V.M, Etiopia, 28 marzo 1938, in Rivista di Cavalleria, n. 2 del 1988, Carteggio Giulio Morigi.

sabato 10 gennaio 2026

Carte di Giorgio Morigi. Africa. I Parte La Carica di Monte Tigh

 


Giorgio Morigi fu un Combattente d'Africa prima di essere il comandante dei Paracadutisti a Filottrano

Che l’Impero non era stato pacificato lo dimostrano innumerevoli fatti, che dimostrano come la Resistenza etiope, o ribellione, era una realtà seria. Attraverso una ricostruzione sulle base di documentazione di famiglia, si riporta un articolo[1] che offre un quadro, ancorchè locale, della situazione militare.

 

<... la strada spazzata da duecento cavalieri che, lanciati allo sbaraglio, in trenta minuti avevano totalmente cambiato la situazione là dove prima tre battaglioni di fanteria con due batterie di artiglieria avevano difficoltà ad avanzare. Fu battaglia solo di cavalleria, le armi leggere e pesanti non poterono seguire l'andatura degli squadroni, non intervennero quindi nella lotta perchè rimaste lontane. Fu solo il cavallo fu solo lui che dette la gioia della vittoria... (dalla relazione del t.col. Giorgio Morigi, comandante del IV Gruppo Squadroni Cavalleria Coloniale, sulla carica di Monte Tigh).

***

Il 28 marzo 1938 giunge al Comando Superiore FF.AA. di Addis Abeba questo messaggio radio: «Monte Tigh, 29 km. guado Safartac, caduto nostre mani... Eroicamente Caduto testa suo plotone durante ardita carica s.ten. Thun Hoehenstein, feriti s.ten. medico Ortelli e cap. magg. Di Stefano, 11 ascari uccisi, cavalli 20...».

E questa la prima notizia, sulla forma stringata del marconigramma, di una delle cariche più brillanti della nostra cavalleria coloniale che a Monte Tigh, nel Goggiam, risolve con un'azione decisa e travolgente, che assicura alle nostre armi un successo definitivo, la pericolosa situazione in cui si è venuta a trovare l'XIª Brigata coloniale attaccata improvvisamente da una forte formazione nemica. Ne sono protagonisti, al comando del ten. col. Giorgio Morigi, il IV Gruppo Squadroni e il 2º squadrone (cap. Paolo Lombardo di Cumia) del Iº Gruppo, che è di rinforzo al IV° per le operazioni militari nella regione.

 

All'inizio del 1938, nel quadro della campagna predisposta contro la guerriglia che dilaga nei territori in     rivolta, si presenta soprattutto grave la situazione del Goggiam, territorio montagnoso per gran parte circoscritto dal Nilo Azzurro e isolato per la mancanza di vie d'accesso, abitato da una popolazione fiera e ribelle difficilmente governabile in passato anche per i negus.

Il piano d'operazioni del Comando Superiore FF.AA. di Addis Abeba (gen. Ugo Cavallero) prevede l'«ingabbiamento dell'intera regione ed un'azione convergente delle nostre forze provenienti da nord e da sud. Una colonna proveniente da sud, di cui fanno parte anche l'XIª Brigata coloniale ed il IV Gruppo Squadroni, attraversa il Nilo Azzurro su un ponte di barche gettato dal genio a Safartac, ove è stata costituita una testa di ponte fin dal mese di febbraio. Già in questa fase si verificano scontri con raggruppamenti nemici che, annidati nei valloni che scendono al Nilo, tentano di impedire il passaggio alle nostre forze dalla sinistra alla destra del fiume. Alla fine di marzo la colonna si appresta a proseguire verso il nord, seguendo la pista che porta a Debra Marcos, per poi riunirsi alle colonne provenienti dalle altre direzioni. Il mattino del giorno 28 I'XIª Brigata, che si trova in ricognizione, viene improvvisamente attaccata da una forte formazio-ne di oltre mille guerriglieri amhara del noto capo Bellai Zellechè la quale, decisa a sbarrare la strada per Debra Marcos e appostata alle falde del Monte Tigh, una picco-la altura che chiude come una porta naturale l'ingresso da sud-est del Goggiam, immobilizza con un fuoco molto nu-trito le fanterie e l'artiglieria e minaccia di aggirarle.

A pochi chilometri di distanza si trovano gli squadroni che, richiamati da un portaordini a cavallo inviato d'urgenza dal comandante della brigata, accorrono immediatamente compiendo al trotto allungato ed al galoppo il percorso che li separa dal luogo dello scontro.

 

Raggiunte le nostre fanterie, già impegnate in combattimento, gli squadroni non si arrestano ma continua-no sullo slancio al galoppo, che si trasforma in una carica impetuosa, perchè il t. col. Morigi, che si trova in testa al gruppo, si rende subito conto della gravità della situa-zione e della posizione del nemico e decide di attaccarlo senza perdere tempo. Mentre supera in corsa il comandante della brigata, t. col. Lorenzini, che gli sta facendo cenni d'intesa, grida solo un breve ma esplicito “sì, ho capito!” e prosegue. I due ufficiali superiori hanno già combattuto assieme, si stimano reciprocamente e si comprendono al volo. Il comandante della brigata ha un'il-limitata fiducia nel valore degli squadroni e, terminato il combattimento, ancora una volta griderà entusiasmato: “... quando arriva la cavalleria risplende il sole”.

 

Partecipano alla carica, ciascuno alla testa di un drappello di «penne di falco» che galoppano in ordine sparso, il ten. col. Giorgio Morigi, il cap. Paolo Lombardo di Cumia, il tenente Luigi Fiorilli, il tenente Camillo della Noce, il s. tenente medico Ortelli, il s. tenente Giovanni Thun, il serg. magg. Marcello Gattino, il s. tenente Giuseppe Cimino, il serg. magg. Marcello De Franceschi, il serg. magg. Giuseppe Meccheri, il serg. magg. Angelo Giulianelli, il cap. magg. maniscalco Salvatore Germano e il cap. magg. maniscalco Mario Di Stefano.

L'azione è così rapida che il nemico non riesce a concentrare subito tutto il fuoco delle sue armi sui nuovi avversari se non quando se li trova ormai a distanza ravvicinata. Lo scontro è violentissimo. In un groviglio di uomini e di cavalli e nel frastuono degli scoppi, della fucileria, delle urla dei combattenti e dei lamenti dei feriti, il fronte nemico viene travolto in pochi minuti a colpi di bombe a mano, sciabola e pistola, poi la lotta prosegue in tanti combattimenti separati per annientare la resistenza dei ribelli che ancora combattono valorosamente sorgendo all'improvviso e numerosissimi tra le alte erbe della prateria.

 

E a questo punto che il ten. colonnello Morigi scorge un altro nucleo di guerriglieri e, temendo che stia pren-dendo posizione con le armi automatiche, grida ai suoi di seguirlo e muove nella nuova direzione d'attacco. Nella confusione della mischia il s. tenente Thun per primo supera il suo comandante, che è venuto a trovarsi isolato, e investe a sciabolate gli avversari incurante del pericolo mortale a cui si espone. Dopo averne abbattuti due viene infatti a sua volta fulminato da un colpo di moschetto sparatogli a bruciapelo da un terzo nemico. Con il suo sacrificio salva così il comandante del gruppo, che si vede anch'egli già perduto, mentre ormai incalza un drappello di altri cavalieri, tra cui il serg. magg. Gattino, che risolve la situazione. Il suo uccisore viene trafitto dallo scium-basci dello squadrone con il gagliardetto raccolto pochi istanti prima dalle mani del portagagliardetto, caduto per la morte del cavallo.

 

Il nemico è ormai sconfitto e disperso definitivamente. La brigata Lorenzini è salva. La strada per Debra Marcos è aperta. Il successo è completo ed avrà vasta eco ma i cavalieri, estenuati per il durissimo combattimento, non riescono a gioirne perchè la perdita del s. tenente Thun rattrista tutti profondamente. Alto, aitante, signore nei modi e nell'animo, di carattere aperto e cordiale, il giovane ufficiale era infatti benvoluto

 

A distanza di molti anni il maresciallo Germano-che allora faceva parte, col grado di caporal maggiore mani-scalco, del 2º squadrone del 1º gruppo come il s.tenente Thun - ricorda ancora di avergli raccomandato all'inizio della carica di servirsi della pistola e non della sciabola durante l'attacco. L'eroico ufficiale continuò invece a cavalcare sorridente contro la morte brandendo il «kurade», la ricurva sciabola indigena, come un antico cavaliere. Se Egli avesse raccolto l'esortazione del suo subalterno avrebbe forse potuto precedere il nemico che gli sparò da un metro di distanza e si sarebbe salvato. Dopo il combattimento si scoprì infatti che fu colpito solo con l'ultima cartuccia rimasta nell'arma del suo avversario. Lo stesso Germano, che fu tra i primi a chinarsi sul suo corpo senza vita, ricorda che il s.tenente Thun giaceva supino con il volto sereno ed una mano sulla tasca in cui conservava un'immagine sacra ricevuta dalla madre. «Vico», il suo cavallo abissino baio, che era uno dei più veloci ed impetuosi dello squadrone, benchè rimasto «scosso» si era fermato vicino al suo cavaliere caduto quasi a vegliarlo. La salma verrà tumulata nel cimitero cattolico di Addis Abeba. Per un caso crudele del destino la prima notizia della morte del s. ten. Thun giungerà improvvisa al castello avito di Povo di Trento e riporterà solo il cognome del Caduto, rendendo atroce l'incertezza della madre e di tutta la famiglia ignara quale dei due figli combattenti in Etiopia, Giovanni o Sigismondo, sia realmente morto. Poi arriverà la conferma della morte di Giovanni che i particolari della sua eroica condotta in combattimento varranno a rendere meno amara.

 

Giovanni Stanislao Thun era nato a Vienna il 22 dicembre 1913 e discendeva dall'antica e nobile famiglia dei conti S.R.I. di Thun e Hohenstein le cui tradizioni erano legate all'arma di cavalleria. Aveva iniziato la carriera militare come s.ten. di complemento nel rgt. Cavalleggeri di “Vittorio Emanuele”. Volontario in Etiopia, ove l'istinto e l'entusiasmo gli avevano indicato che poteva trovare campo per le sue magnifiche qualità di cavaliere e di soldato, venne destinato al 1º Gruppo Squadroni di Cavalleria Coloniale col quale partecipò alle operazioni militari, distinguendosi subito per il suo valoroso comportamento e meritando una proposta al passaggio in s.p.e. (convertita dopo la morte in medaglia d'argento al V.M.) e una croce di guerra al V.M.

 

Sacrificandosi eroicamente a Monte Tigh il s.ten. Thun diventa un simbolo ed un esempio per tutta la ca-valleria coloniale. Alla sua memoria viene infatti concessa la Medaglia d'Oro al Valor Militare

Giulio Morigi.

( continua  post in data 20 gennaio 2026)

***




[1] Morigi G., La carica di Monte Tigh e l’eroico sacrificio del sottotenente di cavalleria Giovanni Thun Hohenstein, M.O.V.M, Etiopia, 28 marzo 1938, in Rivista di Cavalleria, n. 2 del 1988, Carteggio Giulio Morigi.

sabato 20 dicembre 2025

INFOCESVAM ALBO D'ORO Novembre 2025, 1 Dicembre 2025

 

ANNESSO

A: BOLLETTINO NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE

Situazione bimestrale dello stato di sviluppo, approntamento e finalizzazione de:

ALBO D’ORO NAZIONALE DEI DECORATI ITALIANI E STRANIERI DAL 1793 AD OGGI

Email: albodoro@istitutonastroazzurro.org

 Indirizzo: Canale YOU TUBE: ISTITUTO NASTRO AZZURRO. CESVAM

ANNO III, N. 11, Novembre 2025, 1 Dicembre 2025

 

III/11/676. La decodificazione di questi numeri è la seguente: III anno di edizione dell’annesso, 11 il mese di edizione di INFOCESVAM – ANNESSO ALBO D’ORO, 676, il numero della comunicazione dal numero 1 ad oggi, riferita ad ogni Federazione/Provincia citata o altra notizia. Il presente Bollettino svolge anche la funzione di informazione “erga omnes” dello stato, sviluppo e realizzazione del ALBO D’ORO NAZIONALE DEI DECORATI ITALIANI E STRANIERI DAL 1793 AD OGGI”. Dal mese di aprile 2024 riporta anche indicazioni e notizie su tutti i materiali editi dall’Istituto del Nastro Azzurro. Questo ANNESSO trova come naturale complemento la piattaforma www.cesvam.org. Dal 1 gennaio 2025 anche come report dei video pubblicati sul Canale You Tube dell’Istituto Nastro Azzurro - CESVAM

III/11/677 - – Si è tenuto a Genova il XXXII Congresso Nazionale dell’Istituto. Il Gen Carlo Maria Magnani è stato confermato nella carica di Presidenti. IL n. 6 del Periodico Nazionale “Il Nastro Azzurro” N. 6 Novembre Dicembre 2025, Riporta la composizione del Consiglio Nazionale e delle altre cariche elettive. Inoltre ampia documentazione relativa al Congresso.

III/11/678 – Utenti. Provincia di Imperia. Manuel Vignola: numero inserimento pari a 743.

III/11/679 - Progetto 2022/1. La Memoria. Ipotesi di Stampa da Data Base Albo d’oro. Per la Versione Integrale II Versione: Grado, Cognome, Nome, Luogo di Nascita, Provincia, Data di Nascita, Classe; Forza Armata, Arma o Copro, Specialità, Mil/Civ, Nazionalità, Genere; Decorazione, Modalità di Ass.; Motivazione, Data Ass. Luogo, Periodo Storico; Rif. Legge, Fonte, Utente, Note. Richiesta ad Roberto Orioli: Questa è la versione interna.

III/11/681 - Utenti. Varie Province. Carlo Maria Magnani alla data del 30 novembre 2025 numero inserimento pari a 9496.

III/11/682 – Provincia di Imperia. I Versione. Dall’esame è stata completamente riproposta in quanto: 1) ha caratteri differenti 2) le decorazioni portano il segno con la sottolineatura. Questa versione riceve la Copertina di Albo d’Oro.

III/11/683 – Studio di fattibilità grafica per le Copertine degli Albi d’Oro. Criteri. La versione esterna deve essere a Colori, con Cognome e Nome Utente, Foto di riferimento; Titolazione; Anno di Edizione; La Versione Interna, deve riportare la dicitura: Da non divulgare. Solo ed Esclusivo uso interno.

III/11/684- Utenti. Provincia di Fermo ed Ascoli Piceno. Claudio Fiori : alla data del 30 novembre 2025  numero inserimento pari 463.

III/11/685- Progetto 2022/1. La Memoria. Ipotesi di Stampa. Eseguita da Roberto orioli versione Esterna I. composta da. Grado, Cognome, Nome, Luogo di Nascita, Provincia, Data di Nascita; Classe; Forza Armata, Arma o Corpo Specialità; Militare/Civile, Decorazione, Modalità di Ass. Motivazione; Data Assegnazione. Periodo Storico.

III/11/686 – Soci Collettivi. Ipotesi di edizione a Stampa. I campi presi in considerazione sono Ente/Reparto/Città/Istitutzione, Militare/Civile/ Insegna (Bandiera, Stendardo, Labaro, Gonfalone), Forza Armata/, Arma/Corpo/Specialità, Tipo di Decorazione, Motivazione, Luogo/Evento; Data, periodo Storico

III/11/687 - Utenti. Varie Province. Olevano Roberto: alla data del 30 novembre 2025 numero inserimento pari a 456.

III/11/688 – Il Canale You Tube. Istituto del Nastro Azzurro CESVAM. Nel Mese di NOVEMBRE sono stati prodotti 4 Long Video pubblicati ogni giovedi, e 4 Schort Video pubblicati ogni Lunedi dedicati alle produzioni editoriali del Cesvam. Parola di accesso: CESVAM

III/11/689 - Utenti. Varie Province. Laura Tomassini: alla data del 30 novembre 2025  numero inserimento pari a 2443.

III/11/690 – Il Blog di Riferimento ed aggiornamento è: www.associazionismomilitare.blogspot.com . Per informazioni e dettagli  di carattere generale. Il blog riporta anche altre notizie sull’associazionismo militare

III/11/691 – Roberto Orioli ha presentato il pdf della versione su Carta versione esterna II (vds. III/11/685). Varianti da apportare1) titolazione della provincia; 2) Inserimento numero di pagina, 3) Grado Militare – no neretto) e sempre il grado più alto conseguito dal Decorato; 4) Luogo e Data di Nascita levare le parentesi); 5) Dopo Militare, Forza Armata, Arma o Corpo, Specialità 6) Dopo Partigiano: non inserire nulla 7) Dopo Civile: non inserire nulla. 7) tutto deve essere dello stesso carattere come già applicato.

III/11/692 - Utenti. Varie Province. Paola Tomassini: alla data del 30 novembre 2025  numero inserimento pari a 5600.

III/11/693 – Il numero degli iscritti al Canale You Tube dell’Istituto del Nastro Azzurro – CESVAM – Centro Studi sul Valore Militare nel mese di novembre ammonta a 79 persone. Persiste ancora la difficoltà dell’insieme dei soci dell’Istituto di avere grosse difficoltà ad usufruisce di questa opportunità in quando dotati di poca dimestichezza con l’informatica.

III/11/694-  Albo d’Oro Nazionale Decorati – inserimenti alla data del 30 novembre 2025 – N.49280. Il numero degli Utenti iscritti, tra attivi e non, è di 45.

III/11/695 - Utenti. Varie Province. Laura Monteverde: alla data del 30 novembre 2025 numero inserimento pari a 6244.

III/11/696 - La Chat dedicata all’Albo d’Oro è al momento seguita da 24 utenti. Aggiornamenti ed informazioni hanno una cadenza circa trisettimanale.

III/11/697 – Provincia di Imperia. II Versione 24 novembre 2024. Fatte le osservazioni migliorative per la III Versione. Esterna. Inviate a Roberto Orioli

III/11/690 - Utenti. Varie Province. Roberta Bottoni: alla data del 30 novembre 2025  numero inserimento pari 5175.

III/11/698 – Le Versioni su Carta dell’Albo d’Oro sono su pdf di due tipi: Versione Interna, che riporta tutti i campi; Versione esterna che riporta solo i campi scelti. Questo sia per i singoli Decorati sia per i Decorati Collettivi

III/11/699 - Utenti. Varie Province. Chiara Mastrantonio: alla data del 30 novembre 2025  numero inserimento pari a 2378.

III/11/700 - Prossimo INFOCESVAM – ANNESSO PER ALBO D’ORO sarà pubblicato il 1 GENNAIO 2026.  Precedenti numeri di Infocesvam (dal gennaio 2023) ANNESSO sono,  pubblicati su www.cesvam.org e sul sito dell’Istituto del Nastro Azzurro/ comparto CESVAM e sui blog: www.associazionismomilitare e su www.valoremilitare.org. Dal gennaio 2024 L’ANNESSO al Bollettino Infocesvam ha cadenza mensile ed uscirà in modo autonomo.

(massimo coltrinari)

mercoledì 10 dicembre 2025

Gli Ex Nemici. Le Nazioni Unite La campagna d'Italia nel 1944

 




Liddel Hart riporta1 da queste cifre riguardante la consistenza delle forze alleate in Italia. La 5° e la 8° Armata avevano complessivamente circa 536 mila uomini ed a questi si aggiungevano circa 70 italiani. Queste forze dovevano fronteggiare 491mila tedeschi, ed oltre 108 mila italiani , ma dei tedeschi 45 mila appartenevano a formazioni di polizia e contraerei. Ancora più significativo è il confronto in termini di truppe combattenti ed armi. L’8a Armata godeva di una superiorità di circa 2 a 1 in artiglieria (1220 pezzi contro 665) di 2 a 1 in termini di truppe combattenti (57 mila contro 29.000) e di oltre 3 a 1 in mezzi corazzati (1320 contro 400). Gli Alleati erano avvantaggiati dall’attività di circa 60 mila partigiani che producevano molta confusione alle spalle dei tedeschi, costringendoli a distogliere truppe dal fronte per contrastarne l’azione. Ancora più importante era la supremazia aerea pressoché assoluta su cui gli alleati potevano contare”2

La condotta della campagna d’Italia fu deludente sotto tutti gli aspetti. Mentre i britannici perseguivano con insistenza grandi successi, gli statunitensi perseguivano obiettivi sempre subordinati all’impegno dello sbarco in Normandia e quindi la strategia alleata era discorde sui fini che portò a conseguire modesti risultati pagati a prezzi sproporzionato. Gli errori si susseguono uno dopo l’altro, a cominciare dello sbarco in Calabria e dello sbarco a Salerno, le operazioni si susseguirono in modo lento, frammentario ed indecise. La prima fase va da settembre 1943 al gennaio 1944 che ebbe i crismi delle mediocrità, agli inizi del 1944 non aveva raggiunto gli obiettivi che ci si era dati.

Alexander, comandante delle forze alleate in Italiana predispone in piano che, iniziato il 20 gennaio, si svilupperà fino ad ottobre 1944. In quel giorno, la ”5a Armata avrebbe dovuto attaccare con il II corpo d’armata al di là del Rapido e lungo la valle del Liri non appena il corpo francese, sulla destra del II corpo statunitense, ed il X corpo d’armata britannico avessero impegnato il 14° corpo d’Armata tedesco; con il VI corpo d’armata avrebbe costituito una testa di sbarco ad Anzio non appena iniziatasi l’avanzata del II corpo d’armata statunitense. Tale piano elaborato dal gen Alexander e dal suo stato maggiore, s’ispirava ad una eccellente concezione di manovra, ma esso incontrò nell’applicazione, alla insufficienze di coordinamento ed alla tenacia ed abilità della difesa, ottimisticamente sottovalutate dal generale Alexander. L’offensiva alleata dette inizio alla seconda fase della campagna, suddividibile in tre tempi: operazioni invernali comprendente la Shingle, operazione primaverile denominata Diadem, operazione estivo-autunnali verso il nord Italia”.3


L’inizio dell’offensiva raggiunse la sua massima intensità fra il 17 ed il 18 gennaio nella speranza che le forze sbarcate ad Anzio contribuissero al crollo delle difese tedesche. In realtà, ed questa una prova indiretta dello scollamento degli sforzi alleati: mentre a sud si era all’offensiva ed ogni ora era preziosa, ad Anzio si rimane fermi e ci si rafforza. In virtù della reazione decisa tedesca che vide far affluire ben 8 divisioni sul fronte di Anzio mista alla mancanza di audacia del comando statunitense, Anzio che doveva aiutare le forze proveniente da sud dovette pensare alla sua sopravvivenza. I tedeschi attaccarono la testa di ponte il 3, il 7, il 16, ed il 28 febbraio che non riuscirono a ributtare in mare le forze sbarcate. La testa di ponte rimase una spina nel fianco dello schieramento tedesco ed una minaccia costante.


I tentativi alleati contro le difese tedesche di Cassino si susseguirono per due mesi e diedero vita a tre battaglie, la prima dal 24 gennaio-11 febbraio, la seconda iniziatesi il 15 febbraio con il bombardamento della celebre abbazia di Montecassino, nella convinzione poi dimostratesi errata, che i tedeschi l’avessero fortificata. Sulle rovine dell’abbazia andarono a sistemarsi i paracadutisti tedeschi del 3° reggimento paracadutisti tedeschi, la terza iniziatesi il 15 marzo, tutte vinte dai tedeschi. Entrambi i contendenti ebbero perdite elevate con larghissimo impiego di mezzi e materiali. 4La quarta battaglia per superare le difese della linea Gustav iniziò il 11 maggio con l’impiego di oltre 2000 pezzi di artiglieria, con il concorso della aviazione tattica alleata. Il bombardamento fu terribile, tanto da ricordare le battaglie della prima guerra mondiale. Le sorti della battaglia rimasero incerte per tre giorni. Il 14 maggio il corpo di spedizione francese conquistò monte Faito ed il Monte Maio e quindi investire e conquistare Ausonia. Il 15 maggio i britannici occuparono Pignataro che favorì l’azione del 2° Corpo Polacco che riuscì a raggiungere ed occupare le rovine dell’Abazia di Monte Cassino. Il 17 ed il 18 maggio la situazione si sbloccò su tutto il fronte e si apri la strada per Roma. Il 25 maggio le forze statunitensi avanzando sul litorale si congiunsero con quelle di Anzio. Nonostante le ultime resistenze tedesche sui Colli Albani, la strada per Roma era aperta e la capitale fu raggiunta ed occupata il 4 giugno 1944.


L’avanzata alleata a Nord Roma non fu condotta con la dovuta energia e nel suo sviluppò subì notevole battute di arresto dovute alle reazioni dinamiche tedesche seguite da irrigidimento sulle posizioni precedentemente organizzate a difesa.


La 5a Armata progredì abbastanza rapidamente verso Livorno e Pisa, ma il X ed il XIII corpi d’armata britannici vennero arrestati in corrispondenza del lago Trasimeno e successivamente all’altezza di Arezzo. Sul versante Adriatico il II Corpo Polacco, che inquadrava anche il Corpo Italiano di Liberazione, avanzava a fatica in Abruzzo e nelle Marche riuscendo a occupare il porto di Ancona il 18 luglio 1944, risolvendo il problema logistico che era diventato abbastanza grave. A fine mese i Polacchi erano sul Metauro.

Alexander mise in atto l’operazione Olive con l’obbiettivo di dilagare nella pianura padana, facendo cadere per manovra le posizioni della gotica. Senza che i tedeschi se ne avvedessero alle spalle del corpo polacco, che creò uno schermo efficace, si radunarono cinque divisioni del V corpo d’armato e 2 divisioni canadesi che il 25 agosto passarono all’attacco con obiettivo la conquista di Rimini. L’offensiva nei primi giorni ebbe successo, poi i tedeschi reagirono e sulle alture di Coriano, anche per le precoci piogge, i mezzi corazzati britannici furono fermati. Rimini fu raggiunta solo il 25 settembre, ma i tedeschi riuscirono a ripiegare in ordine sul Rubicone, uno dei 14 fiumi che dovevano essere superati prima di arrivare al Po e nella pianura padana.5 Avendo come obiettivo Bologna, l’avanzata progrediva di soli 15 km al giorno. I Polacchi il 20 ottobre riuscirono a liberare Cesena, ma ormai ogni capacità offensiva si stava esaurendo. Il 25 ottobre l’offensiva fu sospesa


L’operazione Olive fu di stretto stampo britannico. Nella mente di Churchill e dei comandanti britannici si voleva arrivare al Po e puntare su Venezia e Lubiana, per cercare di arrivare al centro dell’Europa e andare incontro all’Armata Rossa che stava rapidamente avanzato da oriente.


Gli alleati lanciarono nel 1944 un’ultima offensiva, sempre con l’obiettivo la conquista di Bologna, a cui si aggiunse Ravenna. L’offensiva ebbe un esito deludente, anche se Ravenna fu occupata il 4 dicembre 1944.


Da quel momento la fronte si stabilizzò, si concluse la seconda fase della campagna d’Italia, non meno strategicamente deludente della prima, si passò ad una guerra di posizione, 80 km a su del Po, che durerà fino alla primavera del 1945. Le grandi speranze alleate della primavera-estate 1944 erano andate in fumo e subentrò uno stato di malessere morale, di scontento, di abbattimento e di sfiducia che produsse tra l’altro un progressivo aumento del numero dei casi di diserzione nelle fila delle armate alleate.”6


Il fronte in Italia non ha avuto in campo alleato grande considerazione ed apprezzamento e nella tradizione orale soprattutto britannica è ed era tenuto in scarsa considerazione rispetto a tanti altri fronti. Una fama che è in linea con le valutazioni espresse sopra: errori, sconfitte, perdite pesanti, scarse soddisfazioni, occasioni mancate e soprattutto sofferenze subite ed arrecate che spesso non trovano una giustificane accettabile.7




1 Liddel Hart B.H., Storia della seconda guerra mondiale, Verona, Arnaldo Mondadori Editore, 1971


2 Ibidem

3 Stefani F., La storia della dottrina e degli ordinamenti dell’Esercito Italiano, dalla guerra di liberazione all’arma atomica tattica, cit., pag. 66

4 ibidem

5 Ibidem, pag. 70

6 Ibidem pag. 71

7 Ulteriori elementi per un quadro della campagna d’Italia sia per la parte tedesca che per quella alleata si trovano in Boschesi B.P., Enciclopedia della Seconda Guerra Mondiale. I personaggi, le date, i luoghi le armi le cifre, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1983.