I Carri polacchi in marcia verso Castelferretti, al bivio di Casteld'Emilio, sotto Paterno 18 lugli

I Carri polacchi in marcia verso Castelferretti, al bivio di Casteld'Emilio, sotto Paterno 18 lugli
Bivio per Casteld'Emilio, sotto Paterno: La popolazione civile, in maggioranza femminile in quanto gli uomini erano nascosti applaude al passaggio dei carri polacchi

lunedì 27 luglio 2020

Il Passaggio del fronte nelle Marche 1944 Testimonianza


Corrado Fiorini ricorda: "Arrivati a Jesi e conquistata, ottengo dieci giorni di licenza per recarmi in Ancona. E’ con me il serg.magg. Ezio Buzzo, abitante al Poggio, una frazione di Ancona, emigrato poi in Argentina. Non vi erano mezzi di trasporto. Da buoni bersaglieri entrambi pensammo: “abbiamo fatto tante marce inutili nel corso del nostro servizio militare, almeno questa ci porta a casa a riabbracciare i nostri cari che da oltre un anno non hanno nostre notizie" e ci mettemmo in cammino a piedi alla volta di Ancona, per la precisione verso la frazione delle Tavernelle distante circa 50 chilometri."

lunedì 20 luglio 2020

Discorso del bersagliere Corrado Fiorini il 20 luglio 2014. Caduta di Jesi


70° ANNIVERSARIO LIBERAZIONE DI JESI
20 Luglio 1944 – 20 Luglio 2014

Oratore ufficiale: Corrado Fiorini (Reduce IV° Rgt Bers)

Desidero anzitutto porgere saluti bersagliereschi e ringraziamenti al Sindaco dott. Bacci che ha autorizzato questa meravigliosa manifestazione riguardante il 70° anniversario della liberazione di Jesi. Saluti bersagliereschi alle altre autorità presenti, la loro presenza onora sensibilmente il vero significato di questa bella manifestazione. Saluti bersagliereschi anche al Presidente della sezione bersaglieri di Jesi bersagliere Ivo Vincenzetti e al bersagliere Omero Bezzeccheri per la buona riuscita di questa cerimonia. Saluti bersagliereschi anche a tutti i presenti.
Io sono un reduce, uno dei pochi rimasti ancora in vita.
Negli anni 1943/44/45 ho partecipato alla guerra contro la Germania, dichiarata dal Generale Pietro Badoglio,nella qualità di capo del governo del Sud.
L’ Italia era divisa in due parti.
Io facevo parte del LI° btg bers AUC e con me c’ era l’ indimenticabile caro amico Giorgio Barletta che come a Voi noto è stato il Presidente Regionale Marche della Associazione Bersaglieri e Consigliere Nazionale della medesima associazione.
Il LI° btg bers. fu l’ antesignano della rinascita morale e materiale del nuovo Esercito Italiano che per primo iniziò il 9 settembre 1943, giorno dopo del doloroso armistizio, con la difesa di Bari dai tedeschi quella marcia di dolore e di gloria verso il nord “A RICERCARE LA PATRIA SMARRITA” per salvare il salvabile che purtroppo non ho ancora ritrovato, considerata la deludente situazione politica ed economica in cui si dibatte la nostra Italia da molti anni.
Primo episodio bellico
La battaglia dell’ 8 e del 16 dicembre 1943 a Monte Lungo con il “Primo Raggruppamento Motorizzato” lo scontro fu molto duro ed il LI°btg fu molto provato subendo perdite molto gravi. Comunque Monte Lungo, forte caposaldo tedesco prima di Cassino, fu liberato. In quella battaglia fu gravemente ferito il carissimo amico Giorgio Barletta, ferita che lo ha tormentato tutta la vita fino alla morte avvenuta qualche anno fa. In suo onore il Comune di Ancona ha intestato a suo nome, in considerazione delle sue ottime doti culturali e quale combattente di Monte Lungo, una via cittadina. Dopo questo primo successo si costituì un gruppo di combattimento molto più forte il “C.I.L. Corpo Italiano di Liberazione” composto dal 68° Rgt Fanteria, un btg Alpini “Piemonte”, un btg Paracadutisti “Nembo”, un btg di Arditi, il IV° Rgt bers. Composto dai btg XXIX e XXXIII nei quali fummo inseriti rispettivamente noi del LI° btg bers, reparti del Genio e della Sanità.
Fu una lunga primavera di guerra di posizione sugli Appennini Abruzzesi, catena delle Mainarde, Monte Mare e Monte Marrone. I primi di giugno i tedeschi si sganciarono per ritirarsi verso Nord e noi a seguirli sempre da vicino con marce forzate e scambi di artiglieria. Noi non avevamo mezzi di locomozione per il trasporto di viveri, armi pesanti e quant’ altro necessario e quindi la nostra fatica fu enorme. Finalmente riuscimmo a trovare dei carri agricoli tirati da buoi i cosiddetti “birocci” e quindi l’ avanzata fu facilitata.
Ai primi di luglio arivammo a sud della Marche, Arquata del Tronto, Tolentino, San Severino e poi verso Jesi Collina, Santa Maria Nuova, Filottrano. Qui a Filottrano il gruppo di combattimento riordinò le file e ci fu segnalato che Jesi era saldamente in mano tedesca per cui bisognava organizzare un attacco adeguato. I due btg. Bers hanno così avuto l’ ordine di andare avanti verso Jesi con tutte le cautele del caso e quindi arrivammo sulle colline adiacenti alla Valle dell’ Esino.
Il XXIX btg bers era nella zona di Montegranale e noi del XXXIII eravamo leggermente più in basso. Improvvisamente i tedeschi fecero un furioso, furibondo e cattivo attacco con mortai e tiri di mitragliatrice nella zona di Montegranale. Il XXIX subì lo scontro e si trovò in difficoltà subendo la eroica morte del serg. magg. Giuseppe Riccardi e quindi noi del XXXIII avemmo l’ ordine di farci sotto per tamponare la situazione e così fu fatto ben assistiti dal nostro plotone mortai e con il XXIX che nel frattempo si era ripreso colpimmo ripetutamente le posizioni tedesche ed a lungo andare scoprimmo che i tedeschi non davano più segni di vita.
Grande sorpresa, ma in guerra le sorprese sono molto pericolose perché il nemico lascia le sue posizioni per ritrovarlo poi inspiegabilmente in una altra posizione con tutte le conseguenze negative. Stando così le cose assumemmo un atteggiamento di prudenza e restammo sulle nostre posizioni in attesa di chiarimenti sulla situazione.
Come su detto il serg.magg. Riccardi fu ucciso. Questo valoroso giovane prima che l’ Italia entrasse in guerra era emigrato in Svizzera , poi venuto a conoscenza degli eventi bellici rientrò immediatamente, per amor di Patria, si arruolù volontario nel corpo dei bersaglieri immolandosi in terra jesina. Fu decorato con medaglia d’ oro al V.M. e promosso sten. per meriti di guerra. E’ da tutti ricordato come figura tipica di grande bersagliere patriota ed il suo nome Jesi lo ricorda su di un cippo agli Orti Pace. Nello scontro suddetto lodevole fu il comportamento degli allievi del già LI° btg bers AUC.
Oltre alla situazione dei tedeschi che non si sapeva ove erano finiti, altro impedimento per andare avanti verso Jesi era il Fiume Esino che doveva essere necessariamente attraversato. Fu dato questo ordine con tutte le cautele necessarie, ma come al solito non avevamo mezzi adeguati per poterlo fare facilmente. Io con la mia squadra eravamo sulla sponda pianeggiante del fiume e decidemmo di farlo a guado, e così fu fatto armi sulle spalle iniziammo la traversata. Quando fui nel mezzo del fiume l’ acqua mi arrivava sul petto e provai una piacevole sensazione di freschezza, l’ acqua era fredda mentre fuori faceva molto caldo. Continuammo la traversata con molta attenzione perché c’ era il pericolo di cadere dal momento che in qualche punto il fondo del fiume presentava delle buche. Con buona volontà arrivammo sull’ altra sponda e lì piazzammo le nostre armi in attesa di ricevere ordini precisi sul da farsi. Mentre eravamo sulle posizioni con i nostri pensieri e le preoccupazioni vedemmo da lontano venire avanti a ridosso di un canneto, che arrivava fino al fiume, un uomo gobbo gobbo con qualcosa in mano. Subito pensai “questo farà un brutta fine” perché di fronte alle situazioni dubbiose in guerra era molto facile sparare. Fortunatamente nessuno lo fece e questi giunto a pochi metri di distanza a voce alta gridò “bersaglieri i tedeschi hanno lasciato Jesi” chi era costui che con tanta sicurezza e determinazione faceva questa affermazione? Sorge il dilemma crederci o non crederci, ma nel dubbio rimanemmo impavidi sulle nostre posizioni in attesa di ordini precisi dal nostro comando. Poco dopo infatti ci fu segnalato che effettivamente i tedeschi avevano lasciato Jesi e si erano ritirati verso Barbara. La notizia fu presa con grande gioia da tutti. Quell’ uomo aveva detto la verità e quella cosa che aveva in mano era un fiasco di vino. Cogliemmo l’ occasione per berlo tutto tutti quanti. Credetemi in quel momento eravamo molto provati sia fisicamente che mentalmente e quella bevuta di vino “sapemmo poi che era Verdicchio”fu per noi un tocca sana che diede immediatamente quella vitalità tipica bersaglieresca.
Era il giorno 20 Luglio 1944
Jesi fu liberata.
Viva l’ Italia viva il glorioso Corpo dei Bersaglieri, sempre pronto a intervenire in ogni occasione con successo a difesa della Patria.
                                                                                                          Bers Corrado Fiorini

sabato 11 luglio 2020

Il passaggio del fronte nelle Marche Luglio 1944. Testimonianza

Testimonianza 
Corrado Fiorini ricorda: "La mattina del 19 luglio, alle prime luci dell’alba, mentre stavo ancora dormendo sotto la mia tenda, a poca distanza da una casa di contadini, sento un fischio di richiamo, a me molto familiare, che annunciava  l’arrivo delle palombe a nella selva di Villa Romana, fuori Ancona, un bosco di querce dalle mie parti. Era un modo d’uso molto praticato dai cacciatori: costruivamo tunnel di vegetazione e, grazie a segnali convenzionati, arrivavamo inosservati nel punto giusto dove le palombe, sulle querce, si erano posate. Nella casa dei contadini, per puro caso, erano alloggiati Cesare e Giuseppina Fiorini genitori di mio cugino MOVM Sottotenente Aldo Fiorini del 5° Reggimento bersaglieri (vds scheda a parte). Erano sfollati da Ancona a causa dei bombardamenti. A sentire il richiamo per le palombe, mi alzo e vado verso la casa dei contadini e subito incontro gli zii. Era lo zio Cesare a fischiare (perché vedendo i bersaglieri pensava ci fosse anche suo nipote) e in un primo momento non riconosce nel bersagliere che gli è di fronte Corrado (che in famiglia viene chiamato “Corradì”) , ma anche Giuseppina non mi riconosce. Mi ero fatto crescere i baffi (come nella poesia Davanti a San Giusto: "Con quei baffi a capecchio e con quei musi davanti a Dio dritti come fusi") e indossavo l’uniforme kaki, quella coloniale, come tutti i bersaglieri. Ma poi mi  riconobbero e ci abbracciammo."
 Era voce tra i soldati che avevano l'uniforme kaki che la vestissero per non confondersi con i tedeschi. Nella realtà ogni reparto indossava la divisa che aveva al momento della crisi armistiziale, essendo praticamente impossibile essere riforniti di vestiario ed equipaggiamento regolare da parte della logistica del Regio Esercito.

[1] Nato ad Ancona il 10/01/1922. Se possibile aggiungere alcune note biografiche. ha partecipato alla Guerra di Liberazione come bersagliere
Componente del LI Battaglione Bersaglieri AUC, partecipa agli eventi armistiziali in Puglia e alla difesa del Porto di bari il 9 settembre 1943.; poi con il suo battaglione si addestra nell’ambito del I Raggruppamento Motorizzato e partecipa alla battaglia di Montelungo, l’8 dicembre 1943. E’ testimone diretto di questa battaglia, come componente della 1° Compagnia, ove assiste al sacrifico della 2° Compagnia bersaglieri decimata lungo il torrente Peccia. Soccorre Giorgio Barletta, ferito in quell’attacco, cementando una amicizia pluricinquantennale.
Il LI battaglione bersaglieri esce provato dalla prova di Montelungo, Ritirato come tutto il I Raggruppamento Motorizzato, per riorganizzarsi il LI battaglione bersaglieri dà vita ai due battaglioni che formeranno il 4° Reggimento bersaglieri, il XXXIII ed il XXIX, i due battaglioni che saranno protagonisti della campagna del Corpo Italiano di Liberazione nelle Marche. Fiorini, Allievo Ufficiale di Complemento, viene promosso sergente nel dicembre 1943. Le vicende dei bersaglieri che andarono oltre le righe lo videro partecipe, sempre animato e 

lunedì 6 luglio 2020

Il passaggio del fronte nelle Marche.


Testimonianza.




Corrado Fiorini ricorda: "Dopo la battaglia di Filottrano, che vide protagonisti i paracaduti della Nembo, il nostro comandante generale Utili, il 10 luglio (vedi schizzo n. 11) chiama a rapporto in particolare i suoi bersaglieri e, senza giri di frase, indica quello che c'è da fare nei prossimi giorni, ovvero conquistare Jesi. E’ un compito importante ma gravoso, in quanto da informazioni raccolte risulta che Jesi è fortemente presidiata dai tedeschi. Si doveva andare avanti, continuando quella marcia iniziata dal momento del trasferimento nel settore adriatico. Una marcia a piedi, in carenza di automezzi adeguati. Era una fortuna trovare il caratteristico carro agricolo marchigiano, il “biroccio” trainato da due bovi, per il trasporto del materiale. Si va avanti tra mille cautele verso la vallata del Musone e Santa Maria Nuova”.

Emerge dalla testimonianza di Fiorini tutto lo status del Corpo Italiano di Liberazione. La carenza di mezzi è impressionante; ed è una scelta voluta, in quanto gli Alleati, in particolare i Britannici non vogliono assolutamente che il Corpo Italiano di Liberazione giochi in queste operazioni nelle Marche un ruolo primario

domenica 14 giugno 2020

Tesi di laurea ; Il Peso della Regia Marina nella Guerra di Liberazione

Il Dottor. Flavio La Franca nella sessione autunnale del Master di 1° Livello In Storia Militare Contemporanea 1796 - 1960 Anno Accademico 2018 -2019 presso la Università degli Studi N. Cusano telematica Roma ha discusso la presente tesi; questa è disponibile presso l'Emeroteca dell'Istituto del Nastro Azzurro per la consultazione, previa autorizzazione dell'Autore. info: segrteeriagenerale@istitutonastroazzurro.org

sabato 30 maggio 2020

Le forze tedesche a difesa di Ancona 3


Queste forze erano le seguenti.[1]
278a divisione di Fanteria (comandante gen. Herry Hoppe)
     .  Comando:
     .. Sede prima a Spoltore, poi a Castelfidardo dal 19 al 30 giugno, poi a Montemarciano dal
        1 al 17 luglio, quindi a Santa Lucia
     .. Forza Organica: 34 Ufficiali, 87 sottufficiali, 106 soldati
     . 992° Reggimento Granatieri ( comandante col. Kranz)
     ..  Forza Organica 48 ufficiali, 316 sottufficiali, 1644 soldati
     . 993° Reggimento Granatieri (comandante col Paul Broecker)
     ..  Forza Organica 48 ufficiali, 316 sottufficiali, 1644 soldati
     . 994° Reggimento Granatieri (comandante magg. Lutze, in comando interinale)
     ..  Forza Organica 48 ufficiali, 316 sottufficiali, 1644 soldati
     . 278° Reggimento di artiglieria. ( comandante magg.  von Lonski)
     ..  Forza Organica 85 ufficiali, 460 sottufficiali, 1906 soldati
     . CCLXXVIII battaglione fucilieri (comandante magg. Rudolf Godor
     ..  Forza Organica 15 ufficiali, 113 sottufficiali, 580 soldati
     . CCLXXVIII gruppo controcarro divisionale. (comandante cap. ris. Kirt Knorn)
     ..  Forza Organica 17 ufficiali, 123 sottufficiali, 344 soldati
     . CCLXXVIII battaglione genieri guastatori. (comandante magg. Hornung)
     ..  Forza Organica 18 ufficiali, 92 sottufficiali, 510 soldati
     . 924° reggimento da fortezza ( comandante col. von Seydlitz)
       .. CCLXXVIII battaglione da fortezza
       .. CCCV battaglione da fortezza
     . 305° Reggimento artiglieria  ( comandante col. Kurth)
71a  divisione di Fanteria. (comandante ten. gen. Wilhelm Raapke[2]

Il dispositivo tedesco contava un totale di 25.055 uomini di cui 12342 uomini per a 278a divisione e 12713 uomini per la 71a divisione. Queste sono cifre che si desumono dalla forza teorica delle tabelle organiche; in realtà la forza combattente era stimata, su fonti polacche, pari a circa 5000 uomini.    .


[1] I dati di forza sono stati tratti da http://www.comune di castelfidardo.an.it/visitatori/storia/archivio_pillole/1944 il passaggio del fronte di guerra. Htm. Sono dati che devono essere presi con precauzione, in quanto riportano la forza organica, ovvero quella scritta nelle tabelle organiche dei reparti. In realtà nessuna unità tedesca aveva questa forza schierata, essendo di molto inferiore, in virtù della mancanza di alimentazione del personale che non compensava lo stillicidio di perdite. In ogni caso, anche se la forza fosse stata quella tabellare, rimane sempre la sproporzione di forze con quella alleata. Come già detto a fronte e di oltre 43.000 polacchi e circa 25.000 italiani, i tedeschi schieravano una forza teorica di circa 20-25 uomini, con un rapporto di 1 a 3, che in realtà, come visto, era di gran lunga superiore se si ragguagliano le forze effettivamente impiegabili.
[2] La forza organica di questa divisione era di 10708 unità. In realtà la forza combattente schierabile non superava le 1000 unità; vi erano anche circa 2500 “Hilfswillige”, detti Hiwis, volontari di origine russa utilizzati nei compiti logistici e di supporto nelle immediate retrovie del fronte.

giovedì 21 maggio 2020

Le forze tedesche a difesa di Ancona 1


Le forze tedesche che difendevano Ancona erano inquadrate nella 10a Armata tedesca al comando del gen. Heinrich von Vietinghoff, responsabile della difesa del settore adriatico, dall’Appennino al mare, che dipendeva dal Gruppo di Armate “C” al comando del feldmaresciallo Albert Kesserling
Nell’arco di tempo che va dal 1 luglio al 20 luglio, ovvero la prima e la seconda battaglia di Ancona, gli organici delle forze tedesche contrapposti al II Corpo d’Armata Polacco ed al Corpo Italiano di Liberazione, di cui si riportano in quanto disponibili anche la Forza Organica per sottolineare come i tedeschi avessero forze solo per azioni difensive di breve durata, tali quindi di dare delle battute d’arresto, ma non in grado di operare delle reazioni dinamiche anche di brevissima portata. La forza impiegata nel settore adriatico era composta da due divisioni, la 278a e la 71a divisione, e comprendevano tre reggimenti granatieri, un battaglione fucilieri, un reggimenti di artiglieria, un gruppo controcarro, un battaglione Geni, un gruppo Trasmissioni, un battaglione complementi e servizi divisionali. In realtà, dopo i combattimenti di Montecassino, la 71a dispone di una sola unità intatta, il reggimento di artiglieria, mentre i tre reggimenti granatieri della 278a sono ridotti alla forza di un solo battaglione per reggimento.  (continua con post in data 30 maggio 2020)

giovedì 7 maggio 2020

Le forze polacche in Italia 3


Dal 9 luglio fino al 14 successivo, il  Comando del Corpo Italiano di Liberazione ha avuto alle dirette dipendenze il 12° reggimento esplorante “Lancieri di Podolia”. I due reggimenti esploranti divisionali, l’altro era il 15° Reggimento esplorante “Lancieri di Poznan”, erano ordinarti  su uno squadrone comando, dotato di 3 autoblindo, da cui dipendevano un plotone mortai da 3 pollici, un plotone controcarro con pezzi da 6 libbre, un plotone motociclisti, un plotone trasmissioni, e su tre squadroni di linea.
Ogni squadrone di linea era ordinato su un plotone comando, su due autoblindo, su tre plotoni che a seconda dei compiti avevano in dotazione autoblindo pesanti, veicoli da ricognizione, “carrier”; infine vi era un plotone d’assalto.
In totale i reggimenti esplorati erano dotati di  28 autoblindo pesanti Staghound, 24 mezzi da esplorazione, 60 “carrier” e 55 motociclette.
Dal punto di vista numerico, nella seconda battaglia per Ancona, le forze polacche avevano una forza in termini di uomini pari a circa 45.000 uomini[1], anche se proprio la battaglia per Ancona evidenzierà i problemi di organico del II Corpo d’Armata Polacco.[2] Il supporto di fuoco era a netto vantaggio dei polacchi dal momento che quest’ultimi avevano a disposizione la copertura aerea garantita dalla Desert Air Force britannica, con la quale acquisirono immediatamente la supremazia aerea e soprattutto una schiacciante superiorità dei mezzi corazzati. Infatti i Polacchi potevano disporre di circa 156 carri medi, 33 carri leggeri e 24 semoventi a fronte di 28 semoventi a disposizione dei tedeschi.


[1] Al 1 luglio del 1944, alla vigilia dei combattimenti per la conquista di Ancona, gli effettivi sono i seguenti: 2872 ufficiali, 41343 rea sottufficiali e truppa, 207 ausiliarie, per una forza totale di 44.422 uomini. Nella Base logistica sono presenti 1082 ufficiali, 8389 tra sottufficiali e truppa, 1292 ausiliarie. Cfr. Campana G., 1943-1947. Il II Corpo d’Armata Polacco in Italia.,Ancona, Regione Marche, Museo della Liberazione di Ancona, Istituto Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione nelle Marche, Quaderni del Museo della Liberazione di Ancona n. 1  2009, pag. 38
[2] Il problema organico sarà affrontato a settembre 1944 con un nuovo piano di potenziamento. Il nuovo personale proverrà dalla “prima linea”, cioè, dopo una selezione , dai polacchi  di Pomerania, Slesia, Posnania incorporati nelle Forze Armate tedesche e fatti prigionieri dagli Alleati. Cfr. Campana G., 1943-1947. Il II Corpo d’Armata Polacco in Italia., cit., pag. 38

martedì 21 aprile 2020

Le forze Polacche in Italia. ordinamento


Il Corpo d’Armata polacco è al comando del gen. Wladyslaw Anders, che ha come vice comandante il generale Zygmunt Bohusz-Szyszko. Al comando della  la 3a divisione “Fucilieri dei Carpazi” vi è il maggior generale Bronislaw Duch e al comando della 5a divisione “Kresowa” il maggior generale Bronislaw Rokowki è al comando della II Brigata Corazzata, mentre l’artiglieria è al comando del maggior generale Roman Odzierzynsky.

Il II Corpo d’Arma Polacco, nel marzo 1944, aveva questo ordinamento:
Comando.
Quartier Generale
Unita dipendenti
. base logistica
  .. 7a Divisione di Riserva
  .. Sezione Stampa
  .. Ospedale da 600 letti
  .. Ospedale da 600 letti
  .. Ospedale da 600 letti
  .. Ospedale da 200 letti
  .. centro di addestramento complementi
  .. scuola di tattica
  .. ospedale a lunga degenza
Unità direttamente dipendenti
. 9° Reggimento artiglieria da campagna
. 10° Reggimento artiglieria pesante-campale
. 11° reggimento Artiglieria pesante-campale
. 7° reggimento artiglieria a cavallo
. 7° reggimento semoventi controcarro
. 7° reggimento artiglieria contraerei leggera
. 8° reggimento artiglieria contraerei pesante
. 1° reggimento Osservatori di Artiglieria
.  Reggimento Esplorante “Lancieri dei Carpazi”
. X battaglione Genio
. 10a compagnia pontieri
. XII battaglione trasmissioni
. Battaglione Guardie
. Compagnia Polizia Militare
. Sezione Topografica
. Sanità. Servizio medico
. Unità Rifornimento e Trasporti
. Unità Meccani Elettricisti
. Unità Materiali logistici
. Unità Recupero Materiali
. 12° Corte Marziale (Tribunale Militare di Corpo d’Armata)
Unità
. 3a Divisione di fanteria “Fucilieri dei Carpazi”
  . I Brigata di fanteria “Fucilieri dei Carpazi”
    .. I Battaglione
    .. II Battaglione
    .. III Battaglione
  . II Brigata di fanteria “Fucilieri dei Carpazi”
    .. IV Battaglione
    .. V Battaglione
    .. VI Battaglione
  . 1° Reggimento artiglieria da campagna
  . 2° Reggimento artiglieria da campagna
  . 3° Reggimento artiglieria da campagna
  . 4° Reggimento artiglieria controcarro
  . 3° Reggimento artiglieria contraerei leggera
 
  . 12° Reggimento esplorante “Lancieri di Podolia”
  .  III Battaglione Trasmissioni
  .  III Battaglione Genio
  .  III Battaglione Mortai – Mitragliatrici
  .  3a Compagnia Polizia Militare
  .  Servizi
     .. 1a Ambulanza da campo
     .. 2a Ambulanza da campo
     .. 1a Compagnia Trasporti
     .. 2a Compagnia Trasporti
     .. 12a Compagnia Trasporti
     .. 13a Compagnia Trasporti
     .. 1a Officina meccanici elettricisti
     .. 2a Officina meccanici elettricisti
     .. 3° Parco materiali logistici
     .. 3° Corte Marziale (Tribunale militare divisionale)
     .. Servizi divisionali
. 5a Divisione di fanteria “Kresowa”
. . V Brigata di fanteria “Wilno”
    .. XIII Battaglione
    .. XIV Battaglione
    .. XV Battaglione
  . VI Brigata di fanteria “Lwow”
    .. XVI Battaglione
    .. XVII Battaglione
    .. XVIII Battaglione
  . 4° Reggimento artiglieria da campagna “Kresowa”
  . 5° Reggimento artiglieria da campagna “Wilno”
  . 6° Reggimento artiglieria da campagna “Lwow”
  . 5° Reggimento artiglieria controcarro
  . 5° Reggimento artiglieria contraerei leggera
 
  . 15° Reggimento esplorante “Lancieri di Poznan”
  .  V Battaglione Trasmissioni
  .  V Battaglione Genio
  .  V Battaglione Mortai – Mitragliatrici
  .  5a Compagnia Polizia Militare
  .  Servizi
     .. 5a Ambulanza da campo
     .. 6a Ambulanza da campo
     .. 5a Compagnia Trasporti
     .. 6a Compagnia Trasporti
     .. 15a Compagnia Trasporti
     .. 16a Compagnia Trasporti
     .. 5a Officina meccanici elettricisti
     .. 6a Officina meccanici elettricisti
     .. 5° Parco materiali logistici
     .. 5° Corte Marziale (Tribunale militare divisionale)
     .. Servizi divisionali

. II Brigata Corazzata
            .. 4° Reggimento corazzato “Scorpione”
            .. 1° Reggimento corazzato “Lancieri di Krechowce”
            .. 6° Reggimento corazzato “Bambini di Lwow”
  .. 9a Ambulanza da campo
            .. 9a Compagnia Trasporti
  .. 9a Officina meccanici elettricisti
  .. 9° Parco materiali
  .. 9° Squadrone Trasmissioni
  .. Polizia Militare
  .. Corte Marziale (Tribunale militare)
  .. Servizi[1] 



[1] L’organigramma è tratto da Campana G., 1943-1947. Il II Corpo d’Armata Polacco in Italia.,Ancona, Regione Marche, Museo della Liberazione di Ancona, Istituto Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione nelle Marche, Quaderni del Museo della Liberazione di Ancona n. 1  2009

martedì 14 aprile 2020

Le forze Polacche in Italia 1


In Italia è presente il II Corpo d’Armata Placco, inquadrato nella VIII Armata Britannica, che insieme alla 5 Armata Statunitense, compone il XIV Gruppo di Armate al comando del Maresciallo Harold Alexander. Politicamente il Corpo Polacco è una grande unità di un Paese alleato alla Gran Bretagna ed agli Stati Uniti, che combatte il comune nemico, la Germania, Germania che aveva aggredito la Polonia il 1 settembre 1939, dando origine alla Seconda Guerra Mondiale.
Il Corpo d’Arma Polacco, proveniente dall’Egitto, e sbarcato a Taranto, viene inizialmente impiegato sul fronte di Cassino ove conduce l’attacco finale alle posizioni tedesche. L’attacco polacco inizia l’11 e il 12 maggio 1944, in simultanea con tutte le altre forze alleate ( quarta battaglia di cassino) che si conclude il 25 maggio con la conquista di Monte Cairo e di Piedimonte. Il giorno prima, il 24 maggio, i Polacchi piatano la loro bandiera sulle rovine della Abbazia di Montecassino, distrutta da un bombardamento alleato il 15 febbraio 1944.
Dopo aver subito pesanti perdite, il Corpo d’Arma polacco è ritirato dal fronte per riordinarsi. Ma il riposo è breve in quanto il 17 giugno, spostato nel settore adriatico,  sostituisce il I Corpo d’Armata britannico, ricevendo l’ordine di progredire lungo la via adriatica e conquistare Ancona. In questo periodo i polacchi hanno in organico oltre 43.000 soldati, ordinato su due divisioni, la 3° “Fucilieri dei Carpazi” e la 5a “Kresowa”, unità di artiglieria, unità esploranti e servizi. Equipaggiamento ed armi sono di fabbricazione britannica. I polacchi hanno aggregato un reggimento esplorante-corazzato, il 7° Ussari Britannico, una unità di “partigiani” italiani, la Brigata “Patrioti della Maiella” che nell’aprile del 1944 è sulle 400 unità che poi via via crescerà fino a raggiungere il migliaio, e il Corpo Italiano di Liberazione, di circa 25.000 uomini, privo di mezzi corazzati, e quindi dotato solo di fanteria e di artiglieria. Nel Corpo d’Armata Polacco opera anche la 111 Compagnia Protezione Ponti”[1] , unità composta da volontari italiani al comando di ufficiali polacchi, con compiti di esplorazione e “commando”  ( continua con post in data 21 aprile 2020


[1] Per questa particolare Unità vds. Tasselli S., 111a Compagna Protezione Ponti, in  “Storia e Battaglie”, n. 63, novembre 2006, e dello stesso autore,  Ancora sulla 111a Compagnia Protezione Ponti in “Storia e Battaglie”, n. 65, gennaio 2007,

sabato 28 marzo 2020

La seconda battaglia per la conquista di Ancona 2


Sulla base di questo piano i compiti assegnati alle unità dipendenti risultarono i seguenti.
Il II Corpo d’Armata Polacco doveva conquistare il Porto di Ancona, l’aeroporto e la raffineria di Falconara, inteso questo polo  come “città di Ancona”, il cui possesso era indispensabile per rifornire le truppe alleate impegnate nell’offensiva contro i tedeschi che si stavano attestando su quella che poi sarà definita la linea gotica. E’ importante sottolineare che il compito del Corpo d’Armata polacco non si limitava solo alla conquista di Ancona, ma anche alla conquista della Raffineria di Falconara e dell’Aeroporto di Jesi. Se si nota questo si vede che il compito del C.I.L. non è proprio secondario: infatti la conquista di Jesi mette in sicurezza le conquiste polacche di Falconara sia come raffineria sia come aeroporto. La presa del polo di Ancona era estremamente necessaria, e questo era noto a tutti, per affiancare, se non sostituire,  la capacità logistica del porto di Bari e di Taranto, ormai troppo distanti.
Questo compito è fissato nel piano d’operazione n. 5 in modo lapidario e chiaro:
Il II Corpo d’Armata polacco deve conquistare la città di Ancona ed annientare la 278a divisione tedesca.[1] I reparti del II corpo dovevano:
. La 5a Divisione”Kresowa” e la II Brigata corazzata polacca avrebbero dovuto condurre l’attacco principale.
. La 3a divisione “Carpatica”, rinforzata da alcuni battaglioni delle altre divisioni, avrebbe dovuto condurre lo sforzo secondario eseguendo una manovra diversiva e dimostrativa sul lato destro dello schieramento.
. L’artiglieria dell’intero Corpo d’Armata Polacco e del Corpo Italiano di Liberazione doveva inizialmente concentrare la maggior parte del fuoco sulla direttrice di avanzata della 5a Divisione fino alla conquista del Monte della Crescia e successivamente in appoggio all’avanzata della II brigata Corazzata.
. Il Corpo Italiano di Liberazione doveva forzare il Musone, conquistare la posizione di Rustico e coprire il fianco sinistro delle formazioni polacche impegnate nella manovra di aggiramento. Al raggiungimento dell’obiettivo, compiere forti puntate nella direzione di Santa Maria Nuova e Casa Cappanera.


[1] Come vedremo, ancorchè di sfuggita non essendo il tema di questo volume, il II Corpo d’Armata Polacco riesce a conquistare il Polo di Ancona, ma non riesce a distruggere la 278a divisione tedesca, che riesce a salvare gran parte del personale e del materiale. Al riguardo di questo insuccesso i Polacchi parole molto dure verso  il Comandante del Corpo Italiano di Liberazione e del suo comandante.

sabato 21 marzo 2020

La seconda battaglia per Ancona


Il piano predisposto dal gen. Anders per quella che poi venne chiamata la “Seconda  Battaglia di Ancona” nasce dalla constatazione che i tedeschi si aspettavano una replica dell’attacco portato durante la prima battaglia di Ancona, ovvero lungo la direttrice adriatica, lungo la statale 16. Era la via più breve e più facile per conquistare Ancona. In particolare il nemico si aspettava un attacco della 3a Divisione Carpatica, ovvero il classi attacco “ a botta dritta”.
Facendo leva su questa convinzione del nemico e mettendo in essere azioni tali da confermare questa convinzione, il gen. Anders decise che l’attacco principale avrebbe dovuto essere portato dall’ala sinistra dello schieramento del II Corpo d’Armata, nel mentre che la 3a divisione Carpatica doveva svolgere azione di fissaggio delle forze tedesche contrapposte, svolgendo una manovra diversiva rispetto a quella principale.
Osservato il terreno ed i movimenti del nemico si riconobbe nel Monte della Crescia, ad ovest di Osimo, il perno della difesa tedesca. Pertanto il piano elaborato prevedeva che lo sforzo principale del II Corpo d’Armata Polacco fosse esercitato proprio in direzione del Monte della Crescia, sulla direttrice Monte della Crescia-Polverigi-Agugliano con due attacchi pressoché simultanei: uno affidato alla fanteria appoggiata da carri armati, che doveva partire da Villa Simonetti verso il Monte della Crescia ed uno condotto da carri armati che doveva partire da Santa Margherita- Regione Montoro, verso Casenuove- Croce san Vincenzo.
Dopo la conquista del Monte della Crescia, che dominava tutto il terreno della battaglia e operato lo sfondamento dei mezzi corazzati, il Corpo d’Armata Polacco avrebbe dovuto proseguire sulle direttrice, Offagna,  Cassero-Castelferretti, per raggiungere Torrette, raggiungendo il mare, e Falconara- Chiaravalle, chiudendo ogni via di fuga la guarnigione tedesca di Ancona.
 Al tempo stesso, mentre queste operazioni sarebbero state in svolgimento, doveva essere messa in atto la manovra diversiva che sarebbe stata svolta dalla 3a divisione Carpatica volta a far credere ai tedeschi che l’attacco principale sarebbe avvenuto lungo la strada statale 16 a sud di Ancona e lungo le strade costiere. Compito accessorio affidato alla 3a divisione Carpatica era quello che appena constatato che i tedeschi iniziavano il movimento di ritirata li avrebbe dovuto pressare da vicino d’iniziativa, inseguendoli fino a conseguire l’annientamento.
Il concetto di azione per conquistare Ancona era, dunque, quello di impegnare i tedeschi sulla destra dello schieramento con una diversione e manovrare invece a fondo sulla sinistra, in un area dal terreno collinoso, ristretta, con una viabilità non eccellente, in modo da sorprenderli e, tagliando le linee di ripiegamento, intrappolarli in una sacca. Per i tedeschi Ancona doveva divenire una sorta di piccola Stalingrado.
Il Corpo Italiano di Liberazione aveva il compito di assicurare la protezione del fianco sinistro dello schieramento e quindi permettere di sviluppare lo sforzo principale, assecondare l’azione delle formazioni polacche, e svolgere azione attiva forzando il fiume Musone, e conquistare prima Rustico e poi con convergenza verso ovest prima Santa Maria Nuova, poi nel prosieguo delle operazioni raggiungere l’Esino e conquistare Jesi. ( continua con post in data 28 marzo 2020)