I Carri polacchi in marcia verso Castelferretti, al bivio di Casteld'Emilio, sotto Paterno 18 lugli

I Carri polacchi in marcia verso Castelferretti, al bivio di Casteld'Emilio, sotto Paterno 18 lugli
Bivio per Casteld'Emilio, sotto Paterno: La popolazione civile, in maggioranza femminile in quanto gli uomini erano nascosti applaude al passaggio dei carri polacchi

lunedì 10 ottobre 2022

51a Sezione di Sanità. Sul Lago di Bracciano ed in Chianti

 

 

“I giorni e la fiamma

d’ogni libertà son da presso”

(D’Annunzio – Maia)

 

Riprendiamo a ritroso la via Casilina ed attraversiamo Roma che ci segue con un’ondata di simpatia. Per la via Cassia giungiamo in vista di Bracciano che si affaccia sul suo lago e lo domina colla torva mole del suo castello il quale vide già le prepotenze degli Orsini e la tragedia dei Cenci.

Sosta di un mese a Manziana a continuare l’addestramento, non prima però di avere dedicato appassionati preparativi alla celebrazione del Natale.

E' uno dei tanti Natali di guerra: chi ne conta quattro, chi sei e chi anche di più; ma ognuno ha nel cuore la certezza che sarà l’ultimo.

L'anno precedente, dopo le tremende giornate di Monte Lungo, il Natale fu celebrato in linea al   cento per   cento, là al bivio di Presenzano.  Giorno di sconforto morale, cui anche la impossibilità di recare ai soldati un qualche diversivo rendeva più grigio ed uniforme. Ci fu allora il tradizionale pensiero materno della Regina d’Italia, che per mezzo del Principe di Piemonte mandò dei pacchi e doni ai feriti; per gli altri soldati in linea i comandi fecero distribuire dei sacchetti di fichi secchi opportunamente mescolati   a   del tabacco da pipa, che servirono se non altro a sollevare fra i più scanzonati un'ondata di buon umore.

 Ma quest’anno, perbacco! sarebbe stato colpevole non pensarci in tempo, epperciò, pur col pericolo di guastare tutto a causa del trasferimento avvenuto proprio nella settimana natalizia, non si perse tempo appena giunti a Manziana.

Chi trasportava tavoli e panche, chi racimolava bandiere e rami di pino e apprestava scritte augurali, chi faceva il punto alla illuminazione: il Cappellano si moltiplicava dalla Chiesa al salone del teatro, dalle prove corali, all'orchestrina, alla cucina.

E ne venne fuori un Natale coi fiocchi, quasi di famiglia, celebrato in serenità, in bontà, in umana comprensione dei desideri e delle aspirazioni di tutti, nel ricordo dei legami familiari, degli affetti lontani e nel rinsaldarsi della presente fraternità nata sotto le armi.

Ci fu a mezzanotte la Messa, eppoi, nel salone del palazzo Tittoni, un trattenimento con musiche, pacchi dono, abbondanti rinfreschi; ci fu un lauto pranzo natalizio, a cui i trecento e più convitati, a dire il vero disciplinatissimi ed ordinati davano la impressione della compattezza del reparto. Non mancò il generale Utili di venire a portare il suo augurio ai soldati riuniti a mensa e vi sedette un poco, insieme all' Arcivescovo castrense, Mons. Ferrero   di Cavallerleone.

L'Ordinario Militare ritornò dopo qualche giorno ad amministrare la Cresima e ad intrattenersi ancora benevolmente coi soldati della Sezione Sanità nella loro sala convegno.

Le giornate di Manziana furono allora un po’ le “giornate romane” della Sezione Sanità e degli altri elementi del gruppo “Legnano”.

Non fu tralasciata la visita al Pontefice, la prima per la maggior parte dei soldati, e, nella folla di militari alleati delle più svariate nazionalità che gremivano la sala Clementina, fo sottolineata con simpatia una particolare attenzione per gli italiani, quelli del “Legnano”.

Introdotti nello spazio precluso dalla balaustrata, i soldati della liberazione furono oggetto di amorevole interessamento, di calde parole augurali, e di un dolce paterno sguardo che insieme alle commoventi parole ed al gesto benedicente, li accompagnò fuori dal Vaticano, fuori di Roma, per il resto del loro percorso attraverso l’Italia.

 

* * *

 

Un'alba livida in un cielo di neve. In Manziana, assopita ancora fra i boschi spogli, è un incrociarsi di luminarie di fari, di fragore di motori, di richiami, di comandi. Le ombre persistenti e le vie saponate di neve motosa provocano piccoli incidenti, battibecchi, manovre e contromanovre. Finalmente l’autocolonna si snoda fra deviazioni ed interruzioni alla ricerca della via Flaminia.

Ecco Civita Castellana dagli alti ponti, ecco l’aerea Narni intatta, tutta fasciata dall’orpello di manifesti politici e di scritte murali, ecco Terni straziata. I motori ansimanti attaccano la “Somma” e si slanciano, per la stretta dell’“alta Spoleto” tutta agghindata nel placido vespro, sulla magnifica piana di Assisi. Costeggiate le Fonti del Clitumno e Trevi che “siede in vista limpida e serena” si arriva, col cadere della notte a Foligno, piuttosto malconcia.

Si dorme, se così si può dire, sugli automezzi nella diruta e fangosa caserma dell’Artiglieria.

Il primo mattino ci vede di nuovo in via.

Fra un piovasco e l’altro ci sorride la nota Madonnina d'oro di S. Maria degli Angeli, mentre Assisi dorme il suo sonno mistico fra veli di nebbia. Arranchiamo verso l’“augusta Perugia”. In alto svetta l'agile campanile di S. Pietro. Si lambisce la città etrusca e ci si getta per gli ampi tornanti che portano al Trasimeno.

Lo storico lago ci presenta una grinta grigia   e piatta.

Ai piedi di Cortona festante di ulivi, consumiamo i viveri a secco e via di nuovo tra i roggi vigneti stecchiti.

Volano via rapide infinite borgate. Su Arezzo semidistrutta piange un'acquerugiola insistente. E' difficile ritrovare fra tante macerie la strada   giusta.  Dopo una   breve   caracollata fra buche e ponti di fortuna entriamo nella Val d'Arno attraverso le rovine di Levane.

A Montevarchi, lacerata qua e là, un moviere ci indirizza per una via di campagna che si snoda, in dolce salita fra ulivi e cipressi. Sali, sali... terminano le vigne e gli uliveti.... Comincia la selva... si sale ancora... ecco le abetaie intirizzite nella tramontana ... si sale ancora, ma dove si va?... Ci riceve una augusta e solitaria Badia adagiata tra boschi neri.

Siamo a Coltibuono in Chianti. In basso si apre la Val d'Arno, in alto troneggia, fra nuvole e nevi, il Pratomagno. Riverita la castellana, si scaricano le macchine, si impiantano le cucine e si invade la casa del buon Prevosto che ci offre castagne e vino presso l'ampio focolare.

Tre giorni appena dura la sosta. Si abbandona la Badia per un posto più ampio. Attraverso Radda e Gajole, ricche d i generose cantine, risaliamo al Castello di Meleto dei Baroni Ricasoli, che per cinquanta magnifici giorni sarà la nostra sede.

 

O Toscana, o Toscana

Dolce tu sei ne’ tuoi orti

che lo spino ti chiude

e il cipresso ti guarda;

dolce tu sei nelle tue colline che il ruscello ti riga

e l’ulivo t' inghirlanda

(D'Annunzio - Alcyone)

 

 

Presto si fa amicizia con le buone popolazioni di San Piero, di Vertine, di Rietine, di Gajole, di Castagnoli, con i Prevosti, con i fattori, con i padroni   del luogo.   Ci si sente come in casa nostra, in questo felice angolo della Toscana.

I portaferiti si sistemano a San Piero, il Comando ed il II Reparto nel Castello di Meleto, il I Reparto a Rietine, la Farmacia al Molinaccio. Ben presto tutti i soldati imparano la via delle cantine più riposte, delle case più accoglienti, dei paesi più festaìuoli. E mentre si aprono nel cielo raddolcito le prime timide fioriture di mandorlo, molti cuori tenerelli sentono il messaggio della primavera ed intessono i tradizionali romanzetti d'amore fra il tenero verzicare dei grani.

 


venerdì 30 settembre 2022

51a Sezione di Sanità. 8 dicembre 1944, Dopo un anno

 


GRUPPO DI COMBATTIMENTO “LEGNANO”

C O M A N D O

 

 8 Dicembre 1944

 

ORDINE DEL GIORNO N. 24

 

… ciascuno di voi levi ed arresti un istante il pensiero a quella piccola ma dura e ostile cresta rocciosa di Monte Lungo, a quelle tombe modeste e silenziose, così lontane dalla terra natale e dal pietoso calore d’affetti delle famiglie colpite.

            Ricordate, se possibile, ricordate sempre nella vostra vita.

            Il primo seme della rinascita, a cui ostinatamente crediamo, anche se sarà lenta e penosa e difficile, fu irrorato da quell'umile sangue generoso.

Quei Caduti sono i nostri prigionieri spirituali.

 

IL GENERALE COMANDANTE

Umberto Utili

 

 

Dopo un anno

Per l'occasione la 51a Sezione di Sanità, già impostata sui nuovi organici, schiva di grandi cerimonie ufficiali, che già si annunciavano, chiese ed ottenne il permesso di recarsi a Mignano a commemorare con una cerimonia intima la data del suo battesimo di fuoco.

Ad un anno di distanza tornammo a rivedere il teatro del nostro primo glorioso e doloroso passo verso la redenzione. Tornammo a visitare i tre cimiteri di guerra di Colle S. Giacomo, di Monte Lungo e di Valle Lauro.

Con occhio velato e con cuore trepido abbiamo raccolto il monito di quelle tombe spoglie:

 

“Quando era per i fratelli smarriti vanità sperare, follia combattere, primizia di credenti, noi soli quassù accorremmo, invitti, per Te cadendo, Italia. Se più della vita ti amammo, il monte della nostra fede, dove sepolti eloquenti restiamo, affida tu con i nostri nomi ai fratelli rinati per sempre.”

“Prendi l'arma, fà quello che non posso fare io, spara che ti senta sparare. Quando la mia mitragliatrice canterà dormirò contento. Signore, salva l'anima mia! Mamma!”

 

“Il cuor gittammo con le bombe a mano.”

 * * *

 

Sotto i Roccioni di Valle Lauro, fra i soldati muti d'attorno, il Cappellano celebra la messa.

Il Comandante, con voce commossa, esalta il sacrificio di coloro che generosamente hanno gettato la suprema posta “al giuoco sacro e tremendo di una guerra in cui bisognava prima di tutto rialzare il nome italiano, riconquistare non tanto la terra quanto il diritto di guardare in faccia amici e nemici.”

             “Oggi - egli diceva - in questo Cimitero la commemorazione dei Caduti di Mignano non può essere fatta di discorsi, di vane parole, mentre il nemico si aggrappa ancora alle nostre montagne, occupa le fiorenti città del settentrione, semina distruzioni e rovine senza pari.

Ma in un domani non lontano correrà il grido di liberazione da un capo all'altro della Penisola, tornerà la voce ai campanili muti, risorgeranno le case dalle macerie, rifiorirà il lavoro nei campi deserti. Allora quando riprenderà il fervore della ricostruzione della Patria, voi direte nelle città e nei villaggi rinati alla pace: “anch'io ci fui!”. Direte che avete raccolto una bandiera dalle mani di questi fratelli Caduti e l'avete portata alta, vittoriosa, onorata.

E quando si scriverà la storia della Liberazione, tutta l'Italia dovrà inchinarsi davanti alle tombe dei Caduti di Mignano, davanti a questi eroi che piccoli, poveri e pochi affrontarono un destino più grande di loro e ci ridonarono la dignità di cittadini del mondo libero.”

 

* * *

 

Il 23 dicembre 1944 la Sezione si trasferiva a Manziana, presso il Lago di Bracciano, ad ultimare con tutto il Gruppo "Legnano” i preparativi per la fase conclusiva della lotta,

martedì 20 settembre 2022

51a Sezione di Sanità. Trasformazione

 Trasformazione

Se, come fu detto e ripetuto, il maggior concorso bellico consentito dagli Alleati al rinato Esercito Italiano, era merito delle prove fornite e dei risultati raggiunti dal I° Raggruppamento Motorizzato e dal C.I.L. noi non avevamo che da sentirci lusingati; e per mantenere il nuovo Gruppo "Legnano” all'altezza del passato valoroso ci applicavamo al lavoro di preparazione con lena costante.

Al nostro Gruppo rimasero quasi tutte le magnifiche truppe che avevano costituito il I° Raggruppamento: il 68° Fanteria, il IX Reparto d'assalto, i Bersaglieri, gli Alpini, l’XI° Reggimento Artiglieria ed i vecchi elementi del Genio e dei Servizi. La famiglia si ritrovava unita sotto l'insegna augurale del Carroccio e nel nome fatidico di Alberto da Giussano. Gli auspici facevano sperare che non sarebbe stato vano il vaticinio Carducciano volto alla totale liberazione del suolo della Patria dal secolare invasore.

Dal severo Palazzo dei Gaetani, dove sembrava uscire dalle vecchie tele la figura di Papa Bonifacio VIII° che si ritrovava ogni tanto per gli androni e per le grandi sale, il “Rear” (Comando-Servizi) mandava cumuli di istruzioni e di disposizioni nuove, mentre i soldati alternavano gli addestramenti alle “corvées”.

Anche il Comando della 51a Sezione di Sanità ebbe la sua abbondante porzione di lavoro.

La povera e lacera divisa italiana, ridotta per alcuni ad un paio di pantaloncini e ad una camicia sbrindellata, aveva ceduto il posto alla divisa inglese. Restarono, note variopinte, il cappello alpino, il piumetto dei Bersaglieri, il basco degli Arditi. Con molta buona volontà e col reciso rifiuto di più di una spedizione di capi di vestiario usati e rappezzati che urtavano anche la nostra onorata povertà, si giunse ben presto ad una soddisfacente uniformità nel vestire.

Arrivarono gli automezzi; i materiali (per la Sezione di Sanità fin troppi) non si fecero attendere. Si parlava già di trasferimento a nord, in zona vicina a quella delle Armate. Giunse anche il momento di un glorioso anniversario: 8 dicembre, battaglia di Monte Lungo.

 

 

sabato 10 settembre 2022

51a Sezione di Sanità. Ai Piedi del Matese

 

“Discende da Maltese la Molisana

la Molisana . . . “

 

La canzone del Matese tutti l’avevano nell'orecchio già da molti mesi e ripresero a fischiettarla con nostalgico sentimento quando si accorsero che anche a Piedimonte d'Alife non si stava tanto male. E senza attendere che discendesse dai monti “la bella Molisana” nè tampoco preoccuparsi se “Don Giacinto” lo sapesse o meno, tutti i soldati del C.I.L. trovarono da sollazzarsi parecchio in quei cento giorni di sosta nella pianura Alifana. Di “Rose” belle o brutte ne venne fuori un passeraio, con grande gioia dei Cappellani (!) che si arrabattavano ad arginare la valanga sentimentale ed a sventare matrimoni che volevano nascere quà e là come i funghi dopo una notte di pioggia.

Furono i giorni della trasformazione, del riposo dell'addestramento alle nuove armi.

Lo Stato Maggiore Italiano, d'accordo coi comandi Alleati, aveva deciso lo scioglimento del C.I.L. e la sua trasformazione in due gruppi di combattimento, nel quadro della costituzione di sei di tali Grandi Unità.

Un ordine del giorno del Generale Comandante in data 24 settembre diceva: “sotto la data di oggi il C.I.L. si scioglie per necessità superiori... Sciogliendosi il C.I.L. darà vita a due nuove Grandi Unità: la “Legnano” e la “Folgore”. Il nostro augurio ed il nostro impegno deve essere quello che esse risultino le più compatte, le più ardenti, le più salde al servizio della Patria, come discende naturalmente dal loro diritto di primogenitura.”

Non è dato a noi di giudicare, anche alla luce degli avvenimenti ulteriori, se fu bene o male sciogliere il C.I.L.; è parso a più d'uno che il tenere in linea sulle basi del C.I.L. una vera Armata, avrebbe avuto delle possibilità di più vaste realizzazioni. Una cosa è certa: che a tutti quelli che alla formazione del Corpo Italiano avevano portato la pietra del loro sacrificio, e specie ai pionieri del I° Raggruppamento Motorizzato, il suo scioglimento recava una tristezza senza pari ed un dolore simile a quello della perdita di persona cara.

 

* * *

 

Sin dal primo giorno del nostro arrivo a Piedimonte sembrò che tutte le cateratte del cielo si fossero spalancate. La pioggia insistente obbligò in breve giro di tempo quasi tutti i Reparti attendati a cercare un accantonamento in paese o nelle borgate viciniori. Il Matese imbronciato si manteneva nascosto in una cortina di nuvoloni neri. Il Torano, dalla caratteristica sorgente che erompe rumorosa dalla roccia viva ai piedi di un pauroso strapiombo, allagava le campagne e travolgeva ad uno ad uno gli instabili ponticelli di fortuna gettati sulle rovine di quelli distrutti dai tedeschi in fuga.

Il colore dell'ambiente e della stagione rjnfocolava la nostra tristezza. L'unica medicina contro questo patema progressivo consisteva nel dedicarsi attivamente al lavoro di riordinamento e di equipaggiamento secondo i nuovi schemi, e nel prepararsi ad entrare con un adeguato livello addestrativo nell'ingranaggio dell'organica e della logistica delle Grandi Unità Alleate.

 

 


mercoledì 31 agosto 2022

51a Sezione di Sanità.

 UFFICIALI DI ALTRI REPARTI CHE HANNO

PRESTATO SERVIZIO IN COMBATTIMENTO

ALLA 51a SEZIONE DI SANITÀ

 

 

Tenente medico Runco Antonio -   del 34° Nucleo

 

Chirurgico, dal 7-5-44 al 20-5-44

 

S. Tenente medico Neri Luigi - dell'Ospedale da

 

Campo 866, dal 15-5-44 al 31-5-44

 

Tenente Cappellano don Luigi Brumana - del Quartier

 

Generale del C.I.L. dal 10-8-44 al 18-8-44

 

  

 


sabato 20 agosto 2022

51a Sezione di Sanità. La Marcia si Arresta

Che tristezza profonda! Ognuno ha cullato in sè la speranza e la sicurezza che la marcia iniziata fosse quella definitiva, che l'Appennino stesse per essere superato e che la liberazione fosse totale ...

Ma così non la pensava il Comando Alleato che prevedeva una nuova resistenza invernale e intendeva intensificare su altri scacchieri del continente europeo il suo maggior sforzo offensivo.

Ed un graduale pacato ragionamento convinse, coll'ausilio della stanchezza delle membra fiaccate da lunghi mesi di linea, i cuori più focosi e ribelli; e rintuzzò ancora una volta le ardite speranze degli animi protesi verso la casa. Il pensiero di un ritorno nell'Italia Meridionale trovò gli uomini della 51a Sezione di Sanità, disciplinati e sottomessi, anche se non del tutto rassegnati.

 * * *

 La riunione di tutto il nostro Reparto alla Stazione delle Pole, nei primi giorni di settembre, diede l'occasione alla benedizione di un artistico labaro.

Era stato confezionato dalle Infermiere Crocerossine dell'Ospedale Principessa di Piemonte di Napoli, e S. E. il Marchese Carlo Maresca, Priore in Napoli del Sovrano Militare Ordine di Malta, l'aveva offerto alla Sezione come pegno d'onore per le eroiche giornate della liberazione.

Da un lato, in campo amaranto, il fregio della Sanità Militare; dall'altro, legati dallo scudo Sabaudo i colori d'Italia e gli emblemi delle Associazioni di soccorso: la Croce Rossa di Ginevra e la bianca Croce di Malta, i segni dell'amore e del dolore presenti su tutti i campi di battaglia.

Una sorella di Croce Rossa ne fu la madrina: l'acqua lustra le scendeva su quel vessillo e scendevano nel profondo del cuore di tutti le parole del Comandante: “Possa questa bandiera - possa in un giorno non lontano sventolare nell'aria rinnovata di una Italia libera dal nemico. Possa sventolare davanti a questo sole che è la più grande ricchezza della nostra terra, che darà a tutti i suoi figli la forza di rinascere, di redimersi, di ricostruire dalle macerie.”

 

* * *

 Un chiaro mattino domenicale. S. Maria degli Angeli. Brilla la Madonnina della grande Basilica Francescana.  Si tuffa con armonioso slancio nell' azzurro e “la cupola bella del Vignola.”

Stipati con tutte le masserizie nei vagoni ferroviari riprendiamo la via del ritorno verso il Lazio e la Campania.

Nella stretta di Mignano ricerchiamo ansiosi nella terra sconvolta, i tre piccoli Cimiteri solitari dove riposano i nostri fratelli di fede, i più generosi. Un pensiero doloroso, un ritorno di inafferrabili nostalgie... e via .... Ecco i roccioni di Valle Lauro e la Casetta rossa! Ecco il Bivio di Presenzano ed il prato dell'Osteria di Ponte Nuovo. Non sono ancora cancellate del tutto le tracce dell'attendamento del 244° Ospedale da Campo e del 34° Nucleo Chirurgico. Eccoci al Bivio di Caianello ed alla Stazione di Vairano. Bisogna scendere, scaricare per la ennesima volta casse e fagotti, ricaricare, partire...

Non canti, non risa gioconde ... l’entusiasmo è svanito. È la fine del Corpo italiano di Liberazione.

 

 


mercoledì 10 agosto 2022

51a Sezione di Sanità. Sassoferrato Il Metauro

 

SASSOFERRATO - IL METAURO - IL FOGLIA

 

 

”... ruinò col Metauro in tortuosa

corsa pei greppi verso l'Adria giallo

pei borri della Marca montuosa.”

 

(Marradi – Rapsodie garibaldine)

 

 

 

Ridiscendere a Jesi brulicante di macchine alleate, percorrere la statale verso Fabriano incrociando migliaia di mezzi delle colonne motocorazzate, scorgere il fondo valle popolarsi di parcheggi e di accampamenti, veder spiegarsi grandi ospedali di sgombero: il tutto dà l'impressione precisa che, affacciatesi sulla pianura verso l'Adriatico, le agguerrite Divisioni dell'8a Armata stiano preparando un colpo grosso, contro le difese della linea gotica.

Il Corpo Italiano di Liberazione, alleggerito di alcune Unità, si schiera a protezione del fianco sinistro su di un settore montano, ove, benché la pressione alleata sia stata meno forte, il nemico si è man mano sganciato, in seguito alla ritirata del grosso delle sue forze verso il mare.

Si tratta di riprendere il contatto col tedesco, stabilire l'andamento del suo fronte, la consistenza dei suoi apprestamenti difensivi, leggere le sue intenzioni. Si tratta insomma di svolgere quel lavoro di ricognizione e di pattugliamento in cui i nostri sono maestri, per poi attaccare il nemico con decisione senza dargli tregua.

Il Comando tattico del C.I.L. si è stabilito a Sassoferrato; noi un poco più oltre, col II° Reparto a Castiglioni, ed il I° a Catobaglie.

Dopo un periodo di azioni assillanti con rapidi spostamenti motorizzati, i portaferiti, debbono ora nuovamente affrontare lunghe marcie di montagna. La zona ha una rete stradale discreta, ma le interruzioni operate dal nemico limitano assai l'impiego degli automezzi.

Il 20 Agosto è il giorno dell'azione su Pergola, occupata dallo Squadrone Cavalleggeri, incorporato nel IX° Reparto d'Assalto. Il nostro I° Reparto nell'imminenza dell'azione si è trasferito a Coldimaggio, mentre il II° si è fatto più sotto a Serra S. Abbondio.

 

Fenigli

 

Il giorno successivo è la volta di Fenigli. Dura resistenza oppongono i tedeschi agli Arditi incalzanti. Si sono asserragliati nelle case, sparano dalle finestre, fanno cantare le loro artiglierie, ma debbono cedere all'irruenza dei nostri, che registrano purtroppo dolorose perdite.

Il Comandante del IX° Reparto d'Assalto aveva chiesto una robusta squadra di portaferiti al seguito. Essi iniziano la dura marcia, e la continuano per diversi giorni. Lo sgombero dei feriti era previsto sul II° Reparto a Serra S. Abbondio; fu invece spostato sul I°, chè, dopo la occupazione di Pergola le ambulanze ebbero la possibilità di spingersi fin sotto Fenigli e più oltre. Lente coppie di buoi affiancarono in quei momenti nel lavoro di trasporto i nostri, che fecero il resto senza tregua, correndo col cuore in bocca, sotto le barelle cariche, per le mulattiere scabrose, per ore ed ore, col viatico di qualche cannonata, che arrivava a variare l'uniformità di quel paesaggio collinoso.

Ed i feriti di Fenigli furono salvi perché all'incredibile fu spinto lo spirito di sacrificio di quegli uomini della Sezione di Sanità, e come un Ufficiale alleato rimaneva estatico nell'assistere da un osservatorio all'avanzata degli Arditi, così la sera di Fenigli furono proprio il Generale Comandante e l'Ufficiale Inglese di collegamento che, preoccupati dalle difficoltà dello sgombero dei feriti e ricevendo assicurazione che già tutti erano stati recuperati e ricoverati in Ospedale, si congratulavano col Comandante della Sezione ed avevano parole di ammirazione per i portaferiti “gli oscuri, gli umili, gli eroi partecipi di ogni combattimento.”

 

* * *

 

Seguire con una descrizione la difficile avanzata degli Arditi a Molleone, al Monte Paganuccio, al Monte Pietralata, è altrettanto arduo quanto deve esser stato pesante per gli uomini della Sezione di Sanità tener loro dietro scavalcando crinali, scivolando nelle valli e risalendo quote elevate.

Più a sinistra l'azione si sviluppa pure in senso favorevole: l'occupazione di Cagli avviene per il duplice intervento delle truppe attestate su Frontone e di una colonna di Bersaglieri venuta dalla direzione di Scheggia.

Cagli, isolata fra due fiumi, diventa la sede del Comando Tattico del C.I.L.: vi si trova già dal 27 agosto il II° Reparto nostro proveniente dal Bivio di Cupe.

Il Comando della 51a Sezione di Sanità, trascinandosi dietro il suo attendamento, dalla Stazione di Monterosso, dove si è trasferito il 22 agosto, si porta a Frontone, indi alla Stazione delle Pole (29 agosto); il I° Reparto, da Pergola a Molleone e poi alla Stazione delle Pole, sorpasserà il Metauro alla Stazione di Urbania e sarà la punta più avanzata della nostra Sezione verso la linea gotica.

Mentre Bersaglieri e Marinai rimangono sulle posizioni conquistate, ed il IX° Reparto d'Assalto da Urbania spinge le sue pattuglie fino al fiume Foglia, arriva l'ordine decisivo di fermarsi...

Tutto il C.I.L. dovrà interrompere la sua marcia vittoriosa e ridiscendere in zona di riordinamento.

 


domenica 31 luglio 2022

51a Sezione di Sanità. Da Belvedere Ostrense a Corinaldo

 



“…non mai più fervente rossore

Veduto avean gli occhi miei”

(D’Annunzio – Alcyone)

 

Il Reggimento San Marco accusa nuove gravi perdite a Belvedere Ostrense: tutte le nostre macchine disponibili, tutti gli uomini si concentrano sul posto. I carichi cruenti vengono avviati continuamente su Jesi nella serata. C’è lavoro per tutti: per i portaferiti, che sulla collina di Belvedere possono a mala pena ripararsi dalle cannonate tedesche nell’accorrere alle grida di soccorso: c’è lavoro anche per la popolazione di Jesi, che affolla i margini delle strade imbandierate e che in affettuosa collaborazione aiuta i soldati a scaricare le barelle perchè le ambulanze possano tornare immediatamente sulla linea del fuoco; c’è molto lavoro per il 244 Ospedale da Campo, che giungendo a Jesi nella tarda sera del 21 luglio, trova già ad aspettarlo un centinaio di feriti su barelle allineate nell’ androne del palazzo in cui si spiega. Lo affiancano il giorno successivo l’866 Ospedale da Campo ed il 34° Nucleo Chirurgico.

Il 22 Luglio è ancora una giornata di sangue e la 51a Sezione di Sanità paga il suo doloroso scotto alla causa comune.

Un colpo di mortaio tedesco colpisce in pieno una nostra autoambulanza a Belvedere Ostrense. mentre è quasi ultimato il carico e due squadre di portaferiti si affrettano d’attorno o giungono da poco lungi con altre barelle.

Il carico di feriti si trasforma in carico di morti: il sangue gagliardo dei giovani marinai del San Marco si mescola con quello non meno generoso degli uomini della Sezione di Sanità. che viene citata all’ordine del giorno. Ben nove restano feriti più o meno gravemente in quella occasione; fra di essi il Tenente Piero D’Ercole comandante del Plotone.

Colpito ad un braccio, al capo, al collo ed al ventre, ha ancora la forza di scendere da solo dalla macchina che lo trasporta alla sua Sezione. “Oh fossi morto sul campo da vero ufficiale di Fanteria, con l’arma in pugno in testa ai miei uomini!” mormora premendosi con la mano la ferita mortale.

La sua spoglia viene calata nella fossa qualche giorno dopo dai suoi stessi soldati muti e pensosi... la sua croce si allinea alle altre numerose croci bianche che vegliano il sonno degli eroi del San Marco, che egli ha tentato di salvare spingendosi il più avanti possibile coi suoi uomini e le sue macchine. Sul fresco tumulo posa una corona di fiori con la scritta: “a nome della tua mamma”, della tua mamma che bai avuto sul labbro e nel cuore fino all’ultimo istante e che ora nella casa deserta, appende al tuo ritratto la medaglia d’argento.

“Comandante di un plotone portaferiti al seguito di Re, parti avanzanti, dava ripetute prove di coraggio e di sereno sprezzo del pericolo.

Durante un violento attacco contro munite posizioni tedesche sistemate a difesa di un importante corso d’ acqua, si portava audacemente al seguito di elementi esploranti sulla sponda nemica, nel generoso tentativo di trarre in salvo un soldato gravemente ferito. Successivamente, incurante del pericolo, si spingeva ripetutamente fino alle immediate adiacenze dello schieramento avversario, prodigandosi nel soccorrere numerosi feriti. Colpito a morte dalla violenta reazione avversaria, rivolgeva nel trapasso eroico , parole di fede e di incitamento ai propri uomini”.

Le tombe modestissime, scavate e adornate dai nostri portaferiti fra una pausa e l’altra della cruenta lotta, si allineano in ranghi rigidi e serrati nei cimiteri di Jesi, di Belvedere Ostrense, di Acqualagna.

Giovani saldi e belli venuti dal mare, agili nel correre le vie della Liberazione, come piccole lucide prore guizzanti a minaccia tra le ondate delle dolci colline marchigiane, dormono e sognano orizzonti senza confini, snelle paranze veleggianti nell’immenso azzurro, ansimi possenti di motori, alberi lanciati fra cielo e mare, rombi e vampe di battaglia!

Non si spegne la tradizione eroica della nostra Marina; i marinai si trasformano in fanti e gettano la gagliardia dei loro vent’anni a rinsanguare le vene esauste della patria in rovina. Che importa se la loro tomba non sarà l’abisso marino ma il seno della terra che raccoglierà i loro sogni spezzati?

Quello che importa è che la Patria viva. Ricordino gli Italiani!

 

* * *

Il nemico si attarda sulle sue posizioni per permettere al grosso delle forze di ripiegare sulla linea dei Goti, ma i nostri non gli danno tregua; ed è come la fiera inseguita e già ferita, che man mano si rivolta all’indietro, vibrando colpi d’artiglio.

I due reparti della Sezione di Sanità che sono il 23 luglio a S. Marcello e in contrada Paradiso, si spostano rispettivamente il I° a Madonna del sole (28 luglio) ed il II° il 29 luglio a Montesecco. Oltrepassato Vaccarile essi si trovano, il mattino del 6 agosto sulle sponde del fiume Misa, insieme col Comando tattico della Sezione, che dispone rapidamente la sua attrezzatura chirurgica nella villa del conte Ferraris. Di qui ha sloggiato da poche ore il comando tedesco, lasciando ancora sulla mensa gli avanzi della cena.

Tutti i servizi sono in funzione dopo qualche ora. L’azione non tende ad estinguersi oltre le alture di Ostravetere, chè i marinai del S. Marco si spingono sempre più innanzi, troppo innanzi mentre il nemico non vuole ancora mollare a Corinaldo.

È tarda sera: ancora un tramonto di sangue chiude la giornata. Nei solchi infuocati, insieme ad altri eroi è caduto il Sottotenente Alfonso Casati, che trae dalla sua posizione di figlio del Ministro della Guerra un solo privilegio: quello di muovere in testa ai suoi uomini, incontro alla morte.

L’avevamo visto qualche giorno prima, bello ed aitante, a fianco del Padre, presso i lettini dei feriti, a ricercare i suoi compagni di lotta, i suoi marinai segnati dal fuoco. Unico fiore della sua nobile stirpe che lascia i suoi vecchi genitori per offrirsi in olocausto alla Patria, nel colmo delle sue sciagure!

Dopo qualche giorno, cauta, si avanzerà in terra di nessuno una autoambulanza della Sezione... . I nostri portaferiti, eludendo l’occhiuta vigilanza del nemico, raccoglieranno le preziose spoglie per offrire al Padre il solo conforto rimastogli: di accompagnarlo al sepolcro.

 

* * *

Masseria Franchetti (6 agosto), Mulino Nevola (11 agosto) costituiscono le ultime tappe del I° reparto, mentre il II° da casa Federici si sposta il 12 agosto a Casa del Piano.

Barbara è superata ed è già sede della Ia Brigata che ha proiettato in avanti i suoi battaglioni; la IIa Brigata è ad Ostravetere, Corinaldo è in saldo possesso del Reggimento S. Marco.

Il crinale Castelleone di Suasa, Croce del Termine, casa Giovanninetti, Corinaldo è tenuto dai nostri, che già spingono pattuglie sul Cesano; dall’altra parte del fiume il nemico fa sentire la voce delle sue artiglierie.

Si parla di spostamento, di riposo per le truppe. Per tutte? No, per una sola brigata. E la Sezione? Mentre il Direttore Generale del Corpo di Sanità Militare viene a fare una ispezione al C. I. L. ed in verità non è molto soddisfatto della regolarità con cui i soldati prendono (o meglio non prendono) le pastiglie antimalariche, il comandante la Sezione, parte rapidamente in jeep a fare la ricognizione nel settore di Sassoferrato, il nuovo fronte del Corpo Italiano di Liberazione.

 

mercoledì 20 luglio 2022

51a Sezione di Sanità. La Battaglia del Musone e della Valle Esina

 CORPO ITALIANO DI LIBERAZIONE

Comando

 

ORDINE DEL GIORNO N. 41

 

Durante i più recenti combattimenti i portaferiti della 51^ Sezione di Sanità e gli autieri della 61° Sezione di autoambulanze hanno dato prova incontestabile di elevata abnegazione e di sereno sprezzo del pericolo nell’assolvimento della loro missione. Sotto l’intenso bombardamento di artiglierie e di mortai le autoambulanze si sono spinte letteralmente sulla linea del fuoco. Questa gente ha così salvato molte vite, in ripetuti casi, a prezzo della propria.

E’ giusto dire che tale è il loro dovere, umano e militare; ma è anche giusto riconoscere con quale spirito lo hanno assolto.

Io, comandante, collettivamente li encomio e li addito alla riconoscenza dei loro camerati.

 

IL GENERALE COMANDANTE

                                                                              Umberto Utili




 

 

domenica 10 luglio 2022

51a Sezione di Sanità. La Battaglia del Volturno e della Valle Esina

 La notte degli Eroi

 

Alla giornata di sangue  la notte segue con un epilogo di colore tragico; i feriti si raccolgono e si riversano a decine, centinaia sulla Sezione di Sanità, il cui lavoro non ha soste: il fiume è ovunque costellato di mine e nel trasporto dei feriti la strage continua; gli uomini si sottopongono a miracolosi sforzi di braccia e di gambe; gli autieri delle ambulanze fanno compiere alle loro traballanti carcasse prodigi di equilibrio e di resistenza; sul fiume insidioso c’è sosta obbligata ma si vede persino un autiere che nell’attesa del carico, anziché rifugiarsi in una buca ad aspettare, corre anch’egli al di là dello stretto guado a dare una mano a portare le barelle.

Ed a notte inoltrata c’è ancora una voce che chiama dal terreno minato dove s’aggirano elementi nemici sbandati ma duri a cedere; è un soldato gravemente ferito, l’ardito Fonzodituri Oronzo, che da qualche tempo insieme al compagno Carlucci Salvatore, della 51^ Sezione di Sanità è passato al IX Reparto d’Assalto. Lo riconosce alla voce il suo vecchio Comandante di Plotone che accorre a ricercarlo nell’oscurità, lo solleva e se lo porta a braccia al di qua del fiume: l’altro, il Carlucci è già morto……. Sono due Arditi, sono ancora due soldati di Sanità che hanno ambito  di fregiarsi delle fiamme azzurre e di imbracciare il mitra, che si ritrovano ora sul campo dell’onore con il loro Comandante e con i vecchi compagni; l’uno giace falciato dalle raffiche avversarie, l’altro soccomberà poco dopo all’Ospedale da Campo, in seguito alle gravi ferite; prima che si conchiuda l’azione iniziatasi al Musone, il Comandante del I° Plotone Portaferiti li raggiungerà nei cieli degli eroi e ripeterà loro forse quanto aveva detto al momento in cui lasciavano il Reparto: “perché andate via? anche qui si fa la guerra….anche qui si muore....

 

*********

 

“Così - continua il Generale Utili nel suo ordine del giorno - abbiamo visto il Musone; il 68° martellando ostinato, il IX spezzando fulmineo,”

“Pari nel merito, i morti degli uni e degli altri distesi sull’erba guadagnavano le stelle senza vederle più…..”

 

*********

 

Il fiume dalle rive erbose non cela più ormai mortai e mitragliatrici acquattati; soltanto le mine, la feroce ed inumana arma di difesa che il nemico fuggente lascia dietro di sé. I valorosi pionieri della 51° Compagnia Artieri si affrettano a bonificare il terreno, a disattivare gli ordigni micidiali ed a gettarli ormai innocui ai margini delle strade.

Il fiume rimane presto alle spalle delle colonne avanzanti; esso continua indifferente il suo corso verso la foce mentre il suo nome resta inciso, fra le tappe gloriose della Liberazione.

Le Brigate puntano verso l’Esino. I due Reparti della Sezione si sono portati fin sotto S. Maria Nova, in Contrada Monti il I° ed in Regione Collina il II° proprio in tempo per raccogliere i frutti dolorosi che, nel tardo pomeriggio del 19 luglio il violento cannoneggiamento tedesco miete generosamente fra i baldi ragazzi del Reggimento San Marco.

La loro prima entrata in linea (per quelli del Battaglione Baffile è un ritorno, avendo già combattuto duramente sul fronte di Cassino) si inizia con gravi perdite. Ambulanze a pieno carico si riversano sulla Sezione che si è portata a nord di Filottrano, in direzione di S. Maria Nova, e da questa sull’866  Ospedale da Campo e sul 34° Nucleo Chirurgico, attendati presso Villa Santini, a sud del Fiumicello, sottoponendo i due Reparti ad una mole di lavoro duro, senza respiro.

Il giorno successivo, guadato l’Esino, le truppe entrano in Jesi, ancora attonita per la improvvisa fuga dell’oppressore. Due ambulanze al seguito dei Battaglioni si avventurano nel guado, ma ahimè…...l’acqua è alta e rimangono semiaffondate. Tutti i mezzi sono buoni al traghetto, non esclusi i pesanti carri tirati dai buoi,

I Battaglioni entrano finalmente in città e passano oltre. Anche la Sezione di Sanità serra sotto a Case Nuove (20 luglio) ed è ancora in movimento il giorno successivo raggiungendo Jesi con entrambi i suoi due Reparti avanzanti.

Gli uomini sono affranti dalla fatica e dalla tensione di nervi. Non c’è riposo sufficiente: ci sono, ogni giorno più, nuovi compiti, nuove difficoltà. Le perdite ed il frazionamento del fronte impongono una immediata immissione di complementi che giungono da Chieti; gli Ufficiali Medici non bastano perché il loro lavoro non ha tregua.

Si vedrà un giovane sottotenente ferito poche settimane prima ad Orsogna, rimettersi al lavoro con un arto inferiore immobilizzato per aiutare i colleghi, e seguire zoppicando la Sezione in tutte le sue tappe fino al Metauro.

 

 


giovedì 30 giugno 2022

51a Sezione di Sanità La Battaglia del Musone e della Valle Esina III Parte I Quadri

 Si iniziava l’azione con la rottura da parte dei carri del Corpo d’Armata Polacco, mentre le nostre fanterie dovevano estendere l’azione a sinistra. Non possiamo che riprendere le parole del Comandante stesso del C.I.L. per sintetizzare l’andamento di quella sanguinosa battaglia:

QUADRI DELLA 51° SEZIONE DI SANITA’

DURANTE LA BATTAGLIA DEL MUSONE

 

COMANDO

 

COMANDANTE

Capitano Medico Giuseppe Gerosa

 

AIUTANTE MAGGIORE

S. Tenente Medico Franco Gasparro Rocca

 

ADDETTO

S. Tenente Medico Franco Castelli

 

UFFICIALE DI AMMINISTRAZIONE

Ten. di Amm. Ferdinando Movalli

 

CAPPELLANO

Ten. Capp. Don Costantino Carnevale

__________________________________



 

 

1° REPARTO DI SANITA'                                                         2 ° REPARTO DI SANITA'

    AUTOCARREGGIATO                                                               AUTOCARREGGIATO

       COMANDANTE                                                                            COMANDANTE

        S. Ten. Medico                                                                             S. Ten. Medico          

      Mario Valente                                                                        Roberto Dalcanton

 

                   1°                                                                                                  2°

PLOTONE PORTAFERITI                                                              PLOTONE PORTAFERITI

         COMANDANTE                                                                              COMANDANTE   

               Tenente                                                                                        S. Tenente

        Piero D’Ercole                                                                     Antonio Forino

 

“Il guado è facile ma su di esso il nemico aveva un eccellente campo di tiro. Per raggiungere il guado bisognava discendere un ripido ciglione in generale scopertissimo; solo in un piccolo tratto era alberato e si doveva obbligatoriamente sboccare di lì.

Il I° Battaglione del 68° Fanteria scattò alle 7,15 e passò in buona parte; sulla destra i carri passarono, deviarono, non si videro più; da noi il combattimento si spezzò in lotte accanite di piccoli gruppi, tra le insidie dei canneti, delle siepi, delle coltivazioni; si progrediva molto lentamente con troppe perdite.

Allora si cercò di aggirare da destra, dove ci attendeva una scottante sorpresa; il cuneo dei carri era penetrato senza sforzo, ma alle sue spalle la breccia si era richiusa; i tedeschi tornarono alle loro buche raso terra: ci falciavano di fianco con fuochi micidiali.

Si dovette insistere nell’azione frontale; battutissimo era il guado da cannoni e da mortai, e tra le salve fitte piccoli gruppi kaki si avventurarono correndo, sostavano ansanti sull’altra sponda, sparivano nel verde.

Così passò il resto del I° Battaglione, così passò il II° per ore, incredibilmente lente nel sole torrido; più avanti le squadre, i plotoni, le compagnie, s’aprivano a ventaglio, si insinuavano strisciando nelle maglie dei fuochi della difesa, rade, puntiformi inidentificabili, efficacissime; logoravano inesorabilmente questa rete, ma insieme ne erano lungamente logorate”

*********


Quanti tragitti avete compiuto o portaferiti del I° Plotone, in quella dura giornate del 17 Luglio? Neppure voi li avete contati perché non ne avete avuto il tempo, perché la tensione dei nervi e dello spirito superava qualsiasi precedente, perché l’alterna vicenda di quel combattimento impegnava tutti a fondo dal primo ufficiale all’ultimo soldato, dall’alba alla notte, mentre i fanti erano esausti e l’obiettivo doveva ad ogni costo essere raggiunto.

Il IX Reparto d’Assalto, che ha compiuto la brillante azione di Cingoli e di Villastrada, si è attestato in terzo scaglione nella zona di Fonte ed a sera riceve l’ordine di scavalcare.

Sono ancora parole del generale Comandante: “passò come un’ala oltre il fiume. Irruppe come una molla compressa, spezzò, travolse le resistenze ancora ostinate, ma già vacillanti per lo sforzo accanito di un’intera giornata. Su per i dossi, nell’aria che imbruniva, incalzò il gregge dei fuggenti come una muta latrante con le gole del mitra.

Ed alle 10 di sera, da Rustico, si affacciò sul crinale conquistato”.

 


lunedì 20 giugno 2022

51a Sezione di Sanità. La Battaglia del Musone e della Valle Esina 17 luglio 1944

 17 Luglio

 

Ancora prima che fosse spenta l'eco del grido di guerra che aveva portato i baldi giovani della “Nembo” ad immolarsi sulla collina di Filottrano, altre gesta eroiche si andavano preparando. Si delinea il forzamento del passaggio del fiume Musone, sulla cui riva sinistra i tedeschi organizzano una dura resistenza: il peso preponderante del dell'azione è affidato alla II^ Brigata e specificatamente al 68° Reggimento Fanteria, che il mattino del 17 luglio, in azione combinata con elementi polacchi, attacca sotto Villa Spada.

La 51^ Sezione di Sanità ha un compito ben definito: impiantarsi in località avanzata, spingere i suoi due Reparti alle calcagna delle due Brigate, prepararsi a sostenere il lavoro di raccolta e di sgombero dei feriti che si presumono numerosi.

A sera del 16 luglio, la Sessione che ha lasciato la sua pesante base a Macerata, si è già impiantata sotto Filottrano in località Santa Maria. Il II° Reparto funzionante a Taverna è pronto a muovere al primo scatto delle truppe della I^ Brigata mentre il I° Reparto someggiato, alle ore 21, si accorda al I° Battaglione del 68° Fanteria per raggiungere Contrada Marinuccia; ma la reazione dei mortai nemici durante la notte è tremenda e disturba il movimento. Allora, mentre il Reparto si impianta in zona un po' più arretrata a nord di Centofinestre, il I° Plotone Portaferiti prosegue solo per non perdere il contatto con le truppe attaccanti.

Il passaggio del Rio Troscione è inibito a tutte le macchine, ma le ambulanze devono passare ad ogni costo. Mentre imperversa la furia dei tiri avversari, i soldati di Sanità trasformatisi in artieri, portano pietre, imposte, tavole ed infissi divelti dalle case circostanti dalle artiglierie nemiche.

 

*********

 

Il transito alle autoambulanze è assicurato ed ora avanti! avanti insieme alle truppe di Fanteria fino a Villa Spada, avanti, soldati senza fucile, fino alle sponde del fiume conteso.

Ci sono tra di voi i più alti, i più forti, perché forse ci sarà da portare la barella al guado del fiume. Ma il coraggio è in tutti: il più piccolo attraverso l'acqua si trascinerà da solo un ferito sulle spalle e si meriterà una Medaglia di Bronzo sul “campo”.

Avanti ragazzi! Il vostro comandante di Plotone, il Tenente Piero d'Ercole, non ha un momento di esitazione, non vi manda soli nell'impresa rischiosa, ma viene con voi, vi precede, vi trascina.......

E qualche giorno dopo la morte lo coglierà……. lo prenderà consapevole perché ha visto largamente morire intorno a sé. Non ha sfuggito la morte: le è andato incontro con tutta la spregiudicatezza della gioventù; è andato a cercarla sul campo, nel nobile intento di trarre in salvo gli altri, nella serena immolazione di se stesso, per non sopravvivere alle sventure della Patria!

 

*********