I Carri polacchi in marcia verso Castelferretti, al bivio di Casteld'Emilio, sotto Paterno 18 lugli

I Carri polacchi in marcia verso Castelferretti, al bivio di Casteld'Emilio, sotto Paterno 18 lugli
Bivio per Casteld'Emilio, sotto Paterno: La popolazione civile, in maggioranza femminile in quanto gli uomini erano nascosti applaude al passaggio dei carri polacchi

domenica 25 ottobre 2020

Dizionario minimo della Guerra di Liberazione. Compendio 1943 Indice

 Indice Presentazione Prefazione Ringraziamenti Nota degli Autori Premessa 

Introduzione.

 La calda estate del 19431 

1. Lo sbarco in Sicilia 2. La caduta di Mussolini 3. I 45 giorni del governo Badoglio 4. L’armistizio 5. La Campagna d’Italia 6. La bugia del “Tutti a casa” 7. L’opposizione armata al tedesco invasore 8. La costituzione dei fronti della Guerra di Liberazione 9. La costituzione del fronte nemico 

Capitolo 1 - Il Primo Fronte. Il fronte del sud 1.1. La reazione spontanea 1.2 La dichiarazione di guerra alla Germania. 13 ottobre 1943 1.3. Alla ricerca di credibilità 1.4. Montelungo. Si entra in linea 

Capitolo 2 - Il Secondo Fronte Il fronte del nord 2.1. Le quattro giornate di Napoli 2.2. I primi nuclei armati 2.3. Un difficile inizio 2.4. Il cambio di mentalità 

Capitolo 3 - Il Terzo Fronte. Il fronte dell’Internamento 3.1. La formazione del fronte 3.2. Il disarmo nell’Italia centro-settentrionale 3.3. Il disarmo nell’Italia meridionale 3.4. Il disarmo dei soldati italiani all’estero 3.5. L’ultima vittoria della Wermacht

 Capitolo 4 - Il Quarto fronte. Il fronte della Resistenza all’Estero 4.1. Francia Meridionale. Una mancata resistenza 4.2. Corsica. Una resistenza vittoriosa 4.3. Jugoslavia. Il caso Gambara 4.4. Albania. Il Comando Italiano Truppe alla Montagna 4.5. Grecia continentale. Tra tedeschi e partigiani 4.6. Grecia. Isole dello Jonio. Cefalonia 4.7. Grecia. Isole dell’Egeo. Lero 

Capitolo 5 - Il Quinto fronte Il fronte della Prigionia 5.1. Il prigioniero di guerra .2. La consistenza dei prigionieri di guerra a settembre 1943 5.3. Il quadro temporale del contributo dei prigionieri alla Guerra di Liberazione 5.4. Lo status dei prigionieri militari italiani in mano statunitense e britannica 5.5. Il dramma della cobelligeranza 

Capitolo 6 - Il fronte nemico 6.1. Gli Ex alleati. La Germania 6.2. La coalizione hitleriana. La Repubblica Sociale Italiana 6.2.1. La nascita 6.2.2. Il dualismo tra Graziani e Pavolini 6.2.3. Il congresso di Verona 6.3. Gli ex nemici. Le Nazioni Unite

 Conclusione Abbreviazioni Documenti Bibliografia


 Indice dei nomi propri Indice dei nomi geografici Indice de dei Corpi, Unità e Reparti militari 

Indice delle Illustrazioni

 I Libri del Nastro Azzurro 4

domenica 4 ottobre 2020

Ad un anno dalla fine della Guerra 18 luglio 1944

 

“Osimo si salva dalla distruzione”

San Giuseppe da Copertino e la preghiera della Liberazione

18 luglio 1944 -18 luglio 1945

 Di Massimo Coltrinari*

L’ultima pagina del Diario di guerra di Francesca Bonci porta la data del 19 luglio 1944. Ormai il fronte è passato. Le truppe polacche il giorno prima alle 17,30 erano entrate in Ancona, mentre il Corpo Italiano di Liberazione, in quel 19 luglio, stava avanzando da Rustico, per Santa Maria Nuova, ed aveva come obiettivo Jesi, che avrebbe occupato l’indomani 20 luglio.

Osimo era ormai diventato retrovia, e la popolazione iniziava a riprendersi e ad uscire dai rifugi, scoprendo una realtà in parte immaginata:


Franscesca Bonci così la descrive:

“La nostra cittadina ha un aspetto desolante! Ora che ci è permesso di uscire senza incubo….possiamo osservare con meraviglia  come è conciata! Case completamente distrutte non c’è ne sono, ma ovunque macerie su macerie, strade ingombre di ogni sorta di roba distrutta, grovigli di fili elettrici e telefonici, vetri ed altro!”

 

Non solo Osimo aveva ricevuto danni, ma anche, ad esempio, l’Abbadia di Osimo[1] aveva subito lutti e danni:

 

“Ci racconta poi la mamma che laggiù è un vero disastro! La loro casa e la chiesa semi-distrutte, altre case sono molto colpite ed in più molti morti tra persone amiche e conoscenti ed una gran quantità di esplosivi sparsi da per tutto.”

 

Ad Osimo la vita inizia a riprendere:

 

“Noi siamo tutti ritornati nella nostra casa! Povera casetta nostra!

Non è stata colpita gravemente (per quanto i Tedeschi sapevano dove erano i Comandi e quindi il maggior numero di bombe erano dirette sulla nostra casa e quella del dott. Boccanera) ma è molto in disordine e sporca e ci vorrà del bello e del buono per poterla farla ritornare normale! Gianna ci va via, ed è naturale con tutto quello che è successo!!! E noi rimaniamo senza aiuto ed in più non abbiamo acqua.

Coraggio! Il brutto è passato! Con buona volontà li metteremo a posto!

Dia sia ringraziato che nessuno della nostra famiglia è stato colpito! Siamogli riconoscenti e preghiamo per i nostri parenti lontani affinchè loro non subiscano pene, tribolazioni ed affanni, come noi, ma la pace venga presto in tutti e su tutta l’Italia intera!

Noi Osimani crediamo fermamente che la mano di Dio abbia posato su noi tutti della città, per intercessione di San Giuseppe da Copertino, patrono di Osimo! Infatti i buoni Frati Conventuali, appena incominciata la battaglia sulla nostra zona, hanno messo le reliquie del Santo nella Cupola e Lui ci ha protetto da peggiori disastri e da bombardamenti aerei!

 

Anche se non lo sapeva Francesca Bonci era molto vicino alla realtà quando asserisce che Osimo fu protetta da Dominedio. Senza l’intervento del gen. Utili, come abbiamo visto, Anders ed i suoi ufficiali avevano ormai deciso di raderlo al suolo mediante uno o più bombardamenti aerei. Questa consapevolezza di essere stati protetti fa si che, un anno dopo, nel celebrare il primo anniversario della liberazione, viene stampato e distribuito alla popolazione, durante le funzioni di ringraziamento, un “Santino” che Francesca Bonci ha conservato nel frontespizio del suo “Diario di Guerra.

La preghiera è così composta:

 

Basilica di Sam Giuseppe da Copertino, Osimo- 18 luglio 1945

Primo Annuale della Liberazione della Città

 

“Benedetto Iddio. Padre del Signor Nostro Gesù Cristo delle Misericordie e di ogni consolazione. Il quale ci consola in ogni tribolazione nostra. (Cor. I,3-4)

Benedetta Tu, O Maria Vergine Madre di Dio dal Signor Dio Altissimo che per mezzo tuo è venuto in soccorso del suo popolo” (Iud.)

Io sono Giuseppe il fratello vostro per la vostra salvezza

il Signore mi ha mandato avanti a voi (Gen 45, 4-5)

S. Giuseppe da Copertino, Santi e Sante di Dio, Spiriti Beati del Cielo, pregate per noi, per gli afflitti ed i prigionieri, per quelli che hanno combattuto per noi, per tutti i vivi ed i defunti, affinchè siano fatti degni delle promesse di Cristo. Cosi Sia

 

 

Lo riproduciamo integralmente, accanto ad un bozzetto in cui Elmo Capannari ritrae le macerie di San Marco, sottolineando quanto sia forte il legame tra Osimo ed il suo Santo protettore, San Giuseppe da Copertino.

 

Santino. Fronte (7x12) S. Giuseppe da Copertino (1603-1663) Patrono di Osino e della Gioventù Studiosa.[2] Il disegno è quanto mai interessante: Tra due croci già infisse nel terreno, il Santo si libra nell’aria e tiene fortemente una croce; sembra in procinto di piantarla nel terreno in una buca precedentemente scavata dalla popolazione, in laceri vesti, plaudente e venerante. La pala, o la vanga disegnata in basso fa supporre questo. Poi è riportata la dizione Cart. Tip. Bottega dello Scolaro – Osimo.

Santino Retro. E’ riportato il titolo “Basilica di San Giuseppe da Copertino – Osimo, la data anniversaria, 18 luglio 1945, e la preghiera. Interessante il passaggio di detta preghiera  che recita “per quelli che hanno combattuto per noi” che apre a molte interpretazioni sulla situazione politico-militare del tempo. Infine il Santino riporta che esce “con approvazione ecclesiastica”

 

 

Bozzetto n. 7 Elmo Capannari, (24x30) B/n ritrae la scena di una casa distrutta nel rione San Marco, proprio sotto il campanile. In alto a destra accanto al Campanile, la dicitura “casa distrutta nel Rione San Marco – Luglio 1944”, in inchiostro nero. In fondo a destra, la firma, Cappannari’44.

 

 

 

*centrostudicesvam



[1] All’Abbadia era parroco da oltre trenta anni lo zio di Francesca Bonci, Don Vincenzo Scarponi.

[2] In famiglia è rimasto il ricordo dei tempi di scuola. Se andavi male, era colpa tua che non studiavi; se andavi bene e prendevi un buon voto, era merito di San Giuseppe. Da sottolineare che il santino riporta la dizione “protettore della gioventù studiosa”, non come comunemente asserito, “protettore degli studenti”. Vi è una fondamentale differenza..

giovedì 24 settembre 2020

Fonti. Il Passaggio del fronte Luglio 1944


il volume può essere chiesto a
 ordini@nuovacultura.it
 oppure
 a centrostudicevam@istitutonastroazzurro.org
 

lunedì 21 settembre 2020

Osimo Passaggio del fronte una strage annunziata



La provocata strage in municipio

13 luglio 1944 ore 18,30

Elmo Cappannari ritrae i palazzi colpiti in tre bozzetti

Massimo Coltrinari*

Questa seconda nota dedicata a Elmo Cappannari ed ai suoi bozzetti di Osimo ferita dalla guerra, si incentra sui giorni 12 e 13 luglio. Osimo era stata una prima volta liberata il 6 luglio, dopo la I Battaglia per Ancona (1- 6 luglio) condotta dal II Corpo Polacco che si risolse in una sostanziale fallimento. Attaccare con due divisioni su un fronte di un Corpo d’Armata fidando sulla superiorità in termini di forze corazzate ed artiglieria fu un atto di presunzione da parte di Anders. Occorreva una terza divisione che fu presto trovata nel C.I.L. (Corpo Italiano di Liberazione) che fu trasportato a ridosso della linea il 7 luglio e l’8 attaccò Filottrano, e, conquistala, aprì la via per un attacco sistematico ad Ancona. Nel frattempo Osimo era in una situazione veramente difficile

Nel diario di Francesca Bonci, sotto quella data si legge:

“12 luglio 1944. Oggi la giornata è stata pessima. Appena svegliata mi sono recata a casa nostra per rimanere sino a mezzogiorno e ritornare nel pomeriggio, affinchè la presenza di uno di noi desse l’impressione che la nostra casa non fosse completamente disabitata dai proprietari: L’andirivieni dei militari è continuo e numeroso. Ma questo non sarebbe niente se non fossimo stati tartassati per quasi tutto il giorno dall’artiglieria tedesca che in certi momenti è addirittura feroce!. Infatti per ben due volte ci siamo dovuti rifugiare nella nostra piccola cantina insieme ai polacchi, però ho notato che anche con l’infuriare del fuoco nemico la sentinella rimane al suo posto”

La situazione in Osimo non era poi tanto sicura ed ogni giorno diventava sempre più difficile.

Nel diario di Francesca Bonci si legge, alla data del giorno successivo, il 13 luglio, giornata passata sotto i cannoneggiamenti di artiglieria  (che abbiamo descritto nella nota precedente):

“Ore 20. circa. In questo momento veniamo a sapere due fatti uno più sensazionale dell’altro!. Nella notte passata i tedeschi  hanno tentato di rientrare in Osimo! Erano già arrivati sul ponte San Valentino alle porte della cosiddetta via della Gattara al Borgo San Giacomo!. E’ vero che li hanno respinti, ma si pensa quali conseguenze potevano avere se i Polacchi non li respingevano?!. Oggi avremo avuto il bombardamento aereo come sul Monte della Crescia con la differenza che lassù è terreno disabitato qui invece è un paese!!! Al solo pensiero viene i brividi.”[1] In Osimo molti speravano in un ritorno dei tedeschi, e alcuni avevano ragguagliato il Comando tedesco sulle difese polacche.

 

“La seconda è questa: che l’artiglieria tedesca ha colpito nella furia delle ore 17 il Municipio, dove in quell’ora c’è stata una riunione di tutti gli amministratori Agricoli, per parlare e mettersi d’accordo in aiuto della popolazione che soffre la fame, discutendo per approntare i viveri ed altro e lì hanno trovato la morte istantanea il dott. Ravaglia amministratore della casa Briganti Bellini, il fornaio Mengarelli (uno dei gemelli) ed altra persona che non ricordo il nome. Feriti gravemente sono il sig. Giuseppe Petrini amministratore della casa Baldeschi Baleani, sig. Buglioni Edoardo, Conte Sinibaldi Giulio, sig. Giulio Badialetti, Marchese Zucconi ed altri. Dio mio. Non se ne può più. Quando finirà questa tragedia?

Mons. Carlo Grillantini, che era presente alla riunione, ma dalla sala comunale era uscito 10 minuti prima che la stessa fosse colpita dalle granate, non esista ad affermare che era opinione comune che i tiri dell’artiglieria tedesca sul Municipio fossero frutto di precisi intenti e quindi di spionaggio pro-tedeschi.[2] Massimo Morroni aggiunge: “ a quel tempo odi feroci contrapponevano gli Osimani per quella guerra che aveva ridotto la popolazione ad una condizione tanto disgraziata.”[3]  In effetti aprire il fuoco da parte tedesca con tiro mirato contro il Municipio aveva il solo scopo di effettuare una rappresaglia, non un intervento tattico a favore della propria fanteria.[4]  I giorni ad Osimo erano veramente difficili. Testimonianza di quelle vicende, che si auspicano non abbiano più a verificarsi, Elmo Cappannari subito dopo il fronte a disegnato questi tre bozzetti dandoci immagini di Osimo veramente significative, che si sono ormai perse nella nostra memoria.

 

Il Bozzetto 4 (24x30), matita, b/n ritrae un palazzo a sinistra con due palazzi sullo sfondo. Il primo palazzo risulta dal disegno colpito al terzo piano nella facciata da una granata con evidenti danni. E’ riportata la nota di Cappannari ad inchiostro nero Palazzo B. Bellini, che sta per Briganti Bellini. Sono anche apposte due frecce che indicano la finestra che dà sul balcone ad angolo. Una terza freccia è posta in alto che indica un punto, cerchiato con inchiostro nero, sul tetto, il cui significato rimane ignoto. A matita in fondo a destra vi è la dicitura Palazzo Bellini e quindi a destra la firma, Cappannari. Il Palazzo ritratto è posto ad angolo tra via Lionetta e Via Antica Rocca. Peraltro la indicazione della Farmacia è un segno inequivocabile che questo sia il Palazzo Briganti Bellini

 

Il Bozzetto 5, (24x30), matita, b/n riprende i palazzi di via Cinque Torri; molto probabilmente questo bozzetto è stato ripreso dalla terrazza di Casa Scarponi, Non riporta indicazioni, ma solo i punti dove i palazzi sono stati colpiti. A sinistra l’indicazione “Via Cinque Torri” e a destra sempre in basso la firma Cappannari. Non vi sono scritte ad inchiostro.

  

Il Bozzetto 6 (24x30), matita, b/n ritrae una casa completamente distrutta nel rione San Marco, mancante completamente del tetto e con i soli muri perimetrali in piedi, con ai lati case anch’esse distrutte. Vi è l’indicazione generica “Casa distrutta nel Rione San Marco” e la data “Luglio1944” riportata con inchiostro nero; la stessa dicitura è riportata in basso a matita, si presume, dallo stesso Cappannari, che pone la sua firma in basso a destra

 

In base agli schieramenti di artiglieria sia tedeschi che polacchi, nel Bozzetto 4 Palazzo Briganti Bellini è molo verosimile che sia stato colpito dall’artiglieria polacca, in quanto è impossibile colpire questa parte dalle posizioni tedesche. Anche nel Bozzetto 5 è molto probabile che le granate siano di provenienza polacca, essendo via Cinque Torri abbastanza defilata rispetto alle fonti di fuoco tedesche. Mentre nel Bozzetto 6 le ipotesi sono tutte valide: i danni possono essere stati arrecati sia da artigliere polacche, che tedesche o da entrambe essendo il rione San Marco il più esposto, rispetto all’iniziale confronto degli opposti schieramenti.

Ovviamente il pericolo di essere colpiti in Osimo dal tiro delle artiglierie era reale. Gli opposti osservatori avevano chiari gli obbiettivi in Osimo e, date le distanze, risultavano estremante facili da colpire, come dimostra quelli effettuati sul Municipio il 13 luglio 1944.

 

·       centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

Questa nota è stata pubblicata su La Meridiana Osimo  nell'agosto 2020

[1] Bonci F., Diario 1944. Il passaggio del fronte ad Osimo, 13 luglio 1944, Roma, “Il Secondo Risorgimento d’Italia, n.3, 2004

[2] Grillantini C, Diario di guerra dal Novembre 1943 all’Agosto1945, Come furono viste le cose da un Osimano, Camerano 2001, ( a cura di) F. Toccaceli.

[3] Morroni M, Passa Il fronte nella valle del Musone, Osimo, s.c.ed., 2014 pag. 122

[4] Hoppe H., Die 278 Infanterie- Division in Italinem, 1944-1945, Bad Nauheim, Hans-Henning Podzum Verlag, 1953 (Vi è anche la traduzione in Italiano a cura di Cesare Jacomini)


domenica 13 settembre 2020

Osimo 13 luglio 1944. Un Vero Miracolo


Il Passaggio del Fronte  1944


 

“Un vero miracolo”

Elmo Cappannari ritrae un episodio straordinario di Osimo in guerra

13 luglio 1944

 Di Massimo Coltrinari*

 Guglielmo (Elmo) Cappannari nell’ultima decade del luglio 1944, nei giorni immediatamente seguenti il passaggio del fronte, disegnò dei bozzetti di palazzi danneggiati di Osimo fissando su carta quei momenti terribili. Amico di Filippo Scarponi, si era diplomato l’anno prima nel 1943, e dati i tempi, si può presumere che fu costretto, come tutti gli italiani a cercare di sopravvivere in quei mesi difficili. Di questi bozzetti ne sono rimasti nove, conservati in famiglia Scarponi e Bonci,  che intendiamo pubblicare in quanto è da presumere che sono se non i primissimi, sono i primi passi di una carriera di un artista che ha dato lustro ad Osimo. Francesca Bonci, nipote di Filippo Scarponi, li ha conservati, anche a corredo iconografico del suo Diario tenuto dal 10 giugno al 18 luglio 1944. Qui ne presentiamo tre di questi bozzetti, che si  riferiscono ad un episodio che poteva diventare una tragedia. Così Francesca Bonci lo riporta nel suo Diario:

 

“13 luglio 1944. La nottata è passata bianca. Naturalmente molte ore le abbiamo trascorse in grotta, perché le bombe erano una dietro l’altra senza tregua! Oltre al rombo continuo dei cannoni polacchi che naturalmente rispondono e che sono sotto le mura, al sibilo delle granate tedesche che penetra nelle carni, in grotta c’è una tale umidità così fredda che io non resisto e non facendo altro che andare e venire da laggiù e quassù la cantina. Verso la mattina abbiamo potuto dormire pochino perché calmata la furia! Ma sempre nei nostri giacigli. Il povero zio sempre in poltrona! Sino a mezzogiorno è andata benino. Io sono stata anche a casa e da Ludwig ho avuto una tazza di tè che mi ha rimesso al mondo, ed un bel piatto di albicocche che ho portato anche qui dalla sig.ra Gisella. Abbiamo tutti bisogno di tanta calma per poter rimettere a posto i nervi, ma ancora non c'è un principio! I feriti ed i morti aumentano sempre, diverse case sono inabitabili, nel nostro vicolo ci si passa appena per un cumolo di calcinacci, vetri, automobili polacche e fili del telefono. Anche la nostra Cattedrale è stata colpita, così pure San Francesco, il convento di S. Niccolò senza contare tutti i danni che saranno avvenuti in campagna e che noi ancora non conosciamo. Signore buono, fa che termini questa tragedia. Non solo per noi di Osimo, ma per tutta la nostra Italia intera!

Pomeriggio. Terribile. Aerei alleati hanno bombardato il Monte detto della Crescia. Il boato delle bombe o spezzoni da un tale spostamento d’aria che pure in cantina passa tra noi come il vento. I Tedeschi, di rimando, non attendono troppo per contrattaccare e circa le ore 17,30 siamo sotto ad un fuoco d’artiglieria della stessa intensità e fragore, che a me da l’impressione di un bombardamento aereo!! Calmata la situazione dopo più di un’ora, s’immagini come io sia fuggita da casa nostra, per ritornare dalla sig.ra Gisella, con il timore che qui fosse accaduto qualcosa. Infatti o trovato tutti agitatissimi e mi raccontano: “E’ stata colpita la Cappellina e lì c’erano gli zii”.

Ubicamente è posta in un vicolo molto stretto e tutto si poteva pensare che quel posto potesse essere colpito. Appena incominciato il bombardamento tutti si sono rifugiati in cantina, ma lo zio stanco non ha voluto nuovamente recarsi laggiù (erano pochi minuti che era ritornato di sopra) e con la zia si rifugiarono nella Cappellina sicuri di non correre pericolo, tanto più che la notte precedente per alcune ore la sig.ra Gisella con la sig.ra Lucia ci avevano dormito. Si erano messi, lo zio seduto su una seggiola a fianco dell’altare, e la zia in piedi davanti allo zio.

In un dato momento una granata della medesima di uno spessore di circa cm 80, tutta la parte a fianco, il soffitto ed il pavimento! La stessa rimbalzando colpisce poi altra finestra e muro della casa del sig. Pascucci. Gli altri di sotto sentito tutto questo schianto e fragore, ed accortesi della mancanza degli zii, si sono ancora più spaventati e così che Lucidio ed il dott. Cardinali sono corsi di sopra, ma non li trovavano perché la casa era piena di polvere e solo chiamandoli hanno potuto rintracciarli. Immediatamente hanno preso lo zio e, facendo la sedia, cosi detta del papa, lo hanno portato giù sotto con lo zio dentro. Questo è davvero un miracolo! Non hanno subito alcuna scalfittura. Lo spavento tanto, ma se si pensa che potevano trovare la morte, ci viene a tutti i brividi di disperazione. Tutt’ora Lucidio[1] ed il dott. Cardinali[2] hanno tra i capelli pezzetti di vetro che hanno preso su le scale che danno sotto la finestra in parola”.[3]

 

I tre bozzetti pubblicati ritraggono questo episodio che Raffaella Bonci definisce “un miracolo”.

 

Il Bozzetto 1 (24x30), matita, b/n ritrae la scena dove si svolse l’episodio sopra descritto con a sinistra l’altare della Cappellina; sono indicati esattamente ii punti con una XX e una X dove erano seduti “Cesare” e “Stamira”; a seguire la data, 13 luglio 1944. Al centro la dicitura “squarcio di bomba”, che in realtà era una granata di artiglieria di medio calibro, altrimenti la casa sarebbe stata spazzata via.

 

Il Bozzetto 2, (24x30), matita, b/n riprende due palazzi dalla terrazza Scarponi, riportando due indicazioni n. 1 (1) Finestra e n, 2 (2) Gabinetto esterno  palazzo Petrini attiguo a quello Scarponi. Il alto la data, “Luglio 1944” ed in basso il punto da cui si disegnò la scena, la Terrazza Scarponi.

  

 Il Bozzetto 3 (24x30), matita, b/n composto da una abitazione a fianco del terrazzo Scarponi Si ritrae il palazzo ove agli ultimi piani vi erano (e sono descritte nel bozzetto) le abitazioni Graziosi e Canapa. Vi è l’indicazione “balcone Graziosi, e “balcone Canapa” A destra la scritta “terrazzo Scarponi”  Il Bozzetto ritrae i punti del Palazzo colpiti dalle granate.

 

Nel Bozzetto 1 compare, in basso a sinistra la firma (Cappannari) e l’anno (’44). Nel Bozzetto 2 compare sempre in basso a sinistra la firma (Cappannari) e la data (Luglio 1944) è scritta  all’interno in alto a destra del bozzetto. Nel Bozzetto 3, invece non vi è né firma né data, ma si presume che sia stato il terzo di tre e quindi ritenuto inutile firmare e datare per non essere ripetitivi. Cosa questa che fa presumere i tre bozzetti siano un tutt’uno.

 

*centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org


[1] Lucidio Pasquini, reduce dalla Campagna di Russia, ove fu decorato di Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Svolse le funzioni di “fattore” delle tenute Torlonia, i cui racconti di guerra nei nostri incontri a Roma ancora riverberano nei ricordi la sua grande simpatia ed umanità.

[2]  Nelle pagine precedenti del Diario è riportato il dato che nella cantina-rifugio vi era la famiglia del Dott. Ubaldo Cardinali e quella della sorella proff.ssa Adinolfi in quanto la loro abitazione al Borgo San Giacomo era completamente inabitabile.

[3] Da Coltrinari M., Il Corpo di Liberazione Italiano e Ancona. Il tempo delle oche versi e del lardo rosso”, Roma, Università La Sapienza, Edizioni Nuova Cultura, 2014. Il volume è reperibile presso la Edicola di Luca, sotto le logge in piazza. Edicola posta in un locale che peraltro ospita una pregevolissima opera di Elmo Cappannari, La Storia di Osimo, dipinta nel 1982.

sabato 5 settembre 2020

Passaggio del fronte nelle Marche 1944. Testimonianza Renato Lodi 2




Renato Lodi cosi ricorda:
“Dopo Filottrano la Nembo, la nostra fanteria, fu ritirata per le perdite che aveva avuto, allo scopo di riordinarsi, dopo i combattimenti sostenuti. L’artiglieria no! L’artiglieria proseguì e mi capitò una grande avventura. Fui mandato con la mia pattuglia O.C. ( osservazione e collegamento) presso il ten. col. Boschetti col IX Reparto d’assalto, per il forzamento del fiume Musone. Il Musone è un rigagnolo da quattro soldi, si potrebbe chiamare una “lisciatina” come dicono in Toscana. Comunque sul versante successivo a tale fiume i tedeschi avevano organizzato quello che, dopo anni, appresi, alla Scuola di Guerra, essere un campo minato d’arresto, molto fitto. Con dentro postazioni di armi individuale di reparto, mitragliatrici ecc. Era un osso durissimo, ci si erano già scornati reparti di un reggimento fanteria ( mi pare il 68<à reggimento), quando fu mandato avanti il battaglione Boschetti. Io avevo solo due chilometri circa di filo telefonico francese che avevo trovato abbandonato dai tedeschi, utilissimo perché molto leggero, che si stendeva poi si abbandonava. Allora andai dal mio Comandante di gruppo e gli dissi che il filo telefonico poteva arrivare al massimo fino al Musone.
“Ma è semplice – mi disse il ten.col. Cangini –tu lasci là un telefonista, poi prendi questo grande fazzoletto bianco ( me lo fissò sulle spalle con quattro spille) e vai avanti, mai più lontano di 50 metri dall’assaltatore più avanzato di Boschetti”
Così dall’osservatorio poteva vedere ove arrivavamo e regolare il fuoco dell’artiglieria.
La cosa è presto detta, ma a farla io ho avuto la paura più terribile della mia vita. Ho passato due ore d’inferno perché tutti sparavano intorno a me e lanciavano bombe a mano. Io cercavo di andare più sotto possibile, ma non potevo stare in piedi, camminando un po’ con le ginocchia e cercavo di orientarmi con le spalle verso l’osservatorio. Ma che fatica per quel povero Sottotenente con tutti quegli scatenati, da una parte e dall’altra, che si ammazzavano anche a pugnalate! Ebbi solo paura che alla fine, quando l’azione fu terminata, mi accorsi che per tutto il combattimento io non avevo neppure estratto la pistola dalla fondina! Ma fu quella la prima e l’ultima volta che ricevetti gli elogi dal mio comandante di Gruppo.
Mi scrisse un biglietto “Bravo Lodi, adesso puoi andare a riposare con la pattuglia. Avevo già avuto due morti nella mia pattuglia, uno era il capp. Magg. Hribar, campione italiano di nuovo a rana…Certo avevamo un grande spirito di corpo e ce la mettevamo sempre tutta e, quando si è così, potete essere sicuri che la c’è disciplina, ordine e voglia di fare. La riprova? Non avremmo mai mancanze disciplinari durante tutto il periodo di combattimento del C.I.L.”

Il saldo spirito e il morale alto erano la diretta azione di comando del Col. Giaccone, uno dei protagonisti delle convulse giornate armistiziali a Roma nel settembre precedente, possono essere dedotte dal discorso che al momento della costituzione del Reggimento Giaccone fece ai suoi ufficiali

“Signori, ricordatevi che finché sarò il vostro colonnello non mi farò promotore di ricompense al valore nei vostri confronti di nessuno di voi, qualsiasi cosa facciate. Però vi chiedo di dare il massimo durante le operazioni al fine di guadagnare alla nostra Bandiera ( al nostro Stendardo) una ricompensa al valor  militare”

Riporta ancora il gen. Lodi:
 “Fine del discorso. Noi fummo tutti convinti della validità di questo discorso. Anche io, ricordando che le motivazioni delle medaglie al Valor Militare di mio padre nella 1a guerra mondiale erano di due righe e quella della 2a guerra mondiale erano di pagine intere. Retorica!. Si era un po’ esagerato, siamo onesti”





domenica 30 agosto 2020

Passaggio del fronte nelle Marche 1944. Testimonianza Renato Lodi 1.


La giornata del 17 luglio rimase impressa al s.ten Renato Lodi In più di una occasione ha narrato le vicende che lo videro protagonista durante la guerra di liberazione. 





Renato Lodi ha terminato la sua carriera militare con il grado di Generale di Corpo d’Armata. Dopo il collegio militare Nunziatella (1938-1940) entra nella regia Accademia di Artiglieria e Genio di Torino e ne esce sottotenente il 27 marzo 1943. L’8 settembre è a Spalato,mentre cerca di raggiungere il proprio reggimento, il 155° alle Bocche di Cattaro. Rientrato a Bari, si presenta volontario col suo sottocomandante di batteria e 25 artiglieri a Surbo per la costituzione del 184° Reggimento artiglieria. Partecipa a tutte le operazioni del C.I.L. e del Gruppo di Combattimento Folgore. Terminata la guerra, nella sua carriera è stato per ben 29 anni al Comando di Unità. Mentre comandava la Scuola di Guerra è stato chiamato a Comandare la Guardia di Finanza, ultimo suo incarico in servizio attivo. L’autore ricorda il gen. Lodi con grande affetto e ammirazione, per averlo conosciuto proprio alla Scuola di Guerra di Civitavecchia, in cui le sue doti umane e la sua capacita di comando furono apprezzate da tutti noi Frequentatori.
Da citare anche un interessante intervento di Renato Lodi:
Lodi R., L’artiglieria del Corpo Italiano di Liberazione (C.I.L.). Ricordo di Leandro Giaccone. in Atti del Convegno di Studi, Corinaldo 22.23.24 Giugno 1994, Sala Grande del Comune, Roma, Centro Studi e Ricerche sulla Guerra di Liberazione, Scena Illustrata Editrice, 1996


giovedì 20 agosto 2020

Passaggio del fronte nelle Marche 1944 La giornata del 15 luglio


15 luglio 1944. Del camioncino che doveva trasportare lo zio e gli altri, non si è saputo più nulla! Temiamo che qualcosa sia accaduto. La nottata l’abbiamo trascorsa come al solito in cantina, ma non è stata tanto nera..come si prevedeva. L’artiglieria polacca è stata in continuo movimento, ma poche le risposte dei tedeschi. Le sig.ine Blasi sono molto più paurose di noi, tanto che sono sempre in grotta…
Io e Lina ogni tanto facciamo delle sfuggitine a asa nostra. L’andirivieni è continuo e numeroso. Ci intratteniamo con gli ospiti ed abbiamo imparato alcune paorle in polacco (Buongiorno:gendobri, buona sera: dobrevieciur; buona notte: dorano; piccola: malenka; come state?: iak cen pan ma?; molto bene, grazie: barzo dobbrge, genkuie; arrivederci: dovienia; cosa?: zo-zo si: tac; no: gne; non è vero: gne prava; ecc.
Naturalmente gli spropositi da ambo le parti sono infiniti e grossissimi. Per noi la loro lingua è complitatissima, loro parlano tutto all’infinito e con gli accenti spostati. Da immaginarsi le risate che ne seguono da tutte le parti. Essi ci dicono: “bono parlare popolski, gne difficile …italiano si!!!” Nelle conversazioni quando non riusciamo a capirci aiutiao con i disegni ed i gesti! Oggi poi  c’è stata la piccola nota amena! L’autista valerio si adatta come lui dice, anche il cuciniero in privato. In fatti si è presentato con un’oca in mano (gkensc) e dopo aver molto parlato nel suo idioma, come se noi l’avessimo capito perfettamente, abbiamo compreso che voleva pelarla in un posto senza sporcare la cucina. Fatta questa funzione dopo una buona ora che già l’oca bolliva in pentola, mi chiese: Io volere quello coso…Che cosa? Rispondo io, quello coso.. e guardava attorno alla cucina. Allora io ho aperto tutti cassetti, la credenza ed infine la madia. Un  “oh..” di esclamazione uscì dalla sua bocca e indicando il mattarello mi disse: “quello coso, si bono…” Infatti si è messo a fare la pasta con grande maestria, non solo, ma poi quando fu tutto cotto ci volle offrite un piatto di minestra. In verità era buona ed ai nostri complimenti, lui tutto orgoglioso andava dicendo “tutto bono, molto bono..” uniche parole che lui sa dir ein italiano!

Ore 21. In questo momento ci vediamo apparire Federico Confalonieri e ci racconta che non è potuto venire ieri sera all’ora stabilita perché gli è capitato un incidente durante il tragitto, non solo ma il camioncino è rimasto là a Recanati e lui è vento a piedi. In considerazione che la nottata passata e la giornata di oggi  sono state discrete (delle pillole sono venute, ma non sono state, tanto cattive….) si è deciso che nessuno di noi partirà. Fosse questo un buon auguri che ci facciamo.” [1]


[1] Bonci F., Diario 1944. Il passaggio del fronte ad Osimo 15 luglio 1944, cit.

lunedì 10 agosto 2020

La conquista di Ancona da parte del II Corpo Polacco


 Azione del 18-20 luglio 1944

Passaggio del fronte nelle Marche 1944. La giornata del 14 luglio


“14 luglio 1944. Anche questa notte non abbiamo trovato pace. Come al solito siamo da ieri sera dalle ore 19 circa in cantina sino a tutt’ora 7.30. Naturalmente  ieri sera abbiamo mangiato quaggiù, patate sapientemente e coraggiosamente cotte da Maria L. in cucina.
Ore 18. Altra giornata più brutta come oggi non la potevamo trascorrere sino a questo momento. Poi…..
Verso le 8 di questa mattina, io, come faccio da diversi gironi sono stata a casa nostra per lavarmi (dato che ho a mia disposizione un bel bidone di acqua e trattenermi un po’. Per prima cosa ho visto Peter che scopava le scale facendo una tale polvere.. orgoglioso di fare “tutto bono tutto bono…”
Mi reco in camera mia ( altro caos di disordine perché buona parte del mobilio della sala e dello studio si è dovuta mettere in questa camera e polvere in quantità) per assestarmi, quando contemporaneamente sento una voce ben nota, quella di Monsignor Carlo Grillantini, che dalla strada corre gridando, con un manifesto in mano “Si deve sfollare!!!”
Io mi sono sentita gelare….morire….pensando che si doveva sfollare voleva dire che i tedeschi ci hanno nuovamente circondati al Borgo San Giacomo o prepareranno una forte offensiva!
Fuggo in casa come mi trovo, vengo qua dalla Sig. Gisella e già loro sapevano di quanto accadeva. Immediatamente si decide con il dott. Cardinali di sfollare, non tutti, ma una parte di noi. Però non abbiamo il mezzo….Dopo circa un’ora, il trasporto avviene. E ‘ caminocino di Confalonieri Federico, ma io non so, causa la grande confusione, se è stato chiamato, o se è venuto lui espressamente data l’amicizia che abbiamo con questo Signore. La famiglia cardinali compresa la Signora che è uscita dall’ospedale, è andata a Recanati da amici la famiglia Adinolfi è partita a piedi per Montefano, al ritorno del camioncino da Recanati partiranno lo zio, Lina, Gianna, zia Fiorenzina e zia Stamira. Quest’ultima, però, decide di non partire più. Intanto noi ricorriamo a casa per preparare un po’ di biancheria  viveri. . L’itinerario è di andare dal contadino Angeletti che sta verso Recanati.
A casa troviamo i soldati in grande da fare. Infatti sono tutti ai telefoni ed alle radio. Il maggiore da ordini. I mi faccio coraggio e chiamo Ludwig (sono tuti cordiali e rispettosi, ma diventano riservatissimi quando si parla di azioni belliche) e gli chiedo se veramente c’è pericolo perché abbiamo avuto l’invito di sfollare!
   Ludwig mi risponde “Se voi avere possibile casa lontano Osimo, andare, meglio andare!
In ogni modo io con la zia e Benilde non lasciamo Osimo, continuiamo a stare con la sig.ra Gisella. Sarà quello che io vuole! Che pena!.... Uomini, donne vecchi e bambini tutti in piedi, con fagotti, cappotti e fa un caldo soffocante! La fila è lunghissima ed è scortata dai carabinieri! Nessuno è calmo, ma in tutti traspare lo spavento… Noi assistiamo a questa scena da ben otto ore ed è uno strazio… Riflettiamo pensando a quando leggevamo e vedevamo al cinematografo quelle scene lugubri di fuggiaschi con pochissimi effetti personali e viveri per pochi giorni; ed ora che ci troviamo di fronte alla cruda realtà, lo strazio è immenso e ci fa male al cuore.   …e  se dovessimo per forza fuggire tutti, cosa sarà di noi? Dovremo lasciare tutto e la nostra casa, e dove andremo, saremo sicuri!?
Dono le ore 19 ed il camioncino non arriva. Come  snervante l’attesa! In questo momento viene tutta la famiglia dell’avv. Aldo Blasi chiedendoci l’ospitalità. Loro non vanno via, ma temono che il loro rifugio non sia molto sicuro in previsione di altre brutte ore. Pregano la sig.ra Gisella di accoglierli. E’ superfluo dire come la sig.ra Gisela acconsenta, anzi ci faranno compagnia, perché se lo zio, con Lina e Gianna andranno via, noi rimarremo in pochi”[1]



[1] Bonci F., Diario 1944. Il passaggio del fronte ad Osimo 14 luglio 1944,.

lunedì 27 luglio 2020

Il Passaggio del fronte nelle Marche 1944 Testimonianza


Corrado Fiorini ricorda: "Arrivati a Jesi e conquistata, ottengo dieci giorni di licenza per recarmi in Ancona. E’ con me il serg.magg. Ezio Buzzo, abitante al Poggio, una frazione di Ancona, emigrato poi in Argentina. Non vi erano mezzi di trasporto. Da buoni bersaglieri entrambi pensammo: “abbiamo fatto tante marce inutili nel corso del nostro servizio militare, almeno questa ci porta a casa a riabbracciare i nostri cari che da oltre un anno non hanno nostre notizie" e ci mettemmo in cammino a piedi alla volta di Ancona, per la precisione verso la frazione delle Tavernelle distante circa 50 chilometri."

lunedì 20 luglio 2020

Discorso del bersagliere Corrado Fiorini il 20 luglio 2014. Caduta di Jesi


70° ANNIVERSARIO LIBERAZIONE DI JESI
20 Luglio 1944 – 20 Luglio 2014

Oratore ufficiale: Corrado Fiorini (Reduce IV° Rgt Bers)

Desidero anzitutto porgere saluti bersagliereschi e ringraziamenti al Sindaco dott. Bacci che ha autorizzato questa meravigliosa manifestazione riguardante il 70° anniversario della liberazione di Jesi. Saluti bersagliereschi alle altre autorità presenti, la loro presenza onora sensibilmente il vero significato di questa bella manifestazione. Saluti bersagliereschi anche al Presidente della sezione bersaglieri di Jesi bersagliere Ivo Vincenzetti e al bersagliere Omero Bezzeccheri per la buona riuscita di questa cerimonia. Saluti bersagliereschi anche a tutti i presenti.
Io sono un reduce, uno dei pochi rimasti ancora in vita.
Negli anni 1943/44/45 ho partecipato alla guerra contro la Germania, dichiarata dal Generale Pietro Badoglio,nella qualità di capo del governo del Sud.
L’ Italia era divisa in due parti.
Io facevo parte del LI° btg bers AUC e con me c’ era l’ indimenticabile caro amico Giorgio Barletta che come a Voi noto è stato il Presidente Regionale Marche della Associazione Bersaglieri e Consigliere Nazionale della medesima associazione.
Il LI° btg bers. fu l’ antesignano della rinascita morale e materiale del nuovo Esercito Italiano che per primo iniziò il 9 settembre 1943, giorno dopo del doloroso armistizio, con la difesa di Bari dai tedeschi quella marcia di dolore e di gloria verso il nord “A RICERCARE LA PATRIA SMARRITA” per salvare il salvabile che purtroppo non ho ancora ritrovato, considerata la deludente situazione politica ed economica in cui si dibatte la nostra Italia da molti anni.
Primo episodio bellico
La battaglia dell’ 8 e del 16 dicembre 1943 a Monte Lungo con il “Primo Raggruppamento Motorizzato” lo scontro fu molto duro ed il LI°btg fu molto provato subendo perdite molto gravi. Comunque Monte Lungo, forte caposaldo tedesco prima di Cassino, fu liberato. In quella battaglia fu gravemente ferito il carissimo amico Giorgio Barletta, ferita che lo ha tormentato tutta la vita fino alla morte avvenuta qualche anno fa. In suo onore il Comune di Ancona ha intestato a suo nome, in considerazione delle sue ottime doti culturali e quale combattente di Monte Lungo, una via cittadina. Dopo questo primo successo si costituì un gruppo di combattimento molto più forte il “C.I.L. Corpo Italiano di Liberazione” composto dal 68° Rgt Fanteria, un btg Alpini “Piemonte”, un btg Paracadutisti “Nembo”, un btg di Arditi, il IV° Rgt bers. Composto dai btg XXIX e XXXIII nei quali fummo inseriti rispettivamente noi del LI° btg bers, reparti del Genio e della Sanità.
Fu una lunga primavera di guerra di posizione sugli Appennini Abruzzesi, catena delle Mainarde, Monte Mare e Monte Marrone. I primi di giugno i tedeschi si sganciarono per ritirarsi verso Nord e noi a seguirli sempre da vicino con marce forzate e scambi di artiglieria. Noi non avevamo mezzi di locomozione per il trasporto di viveri, armi pesanti e quant’ altro necessario e quindi la nostra fatica fu enorme. Finalmente riuscimmo a trovare dei carri agricoli tirati da buoi i cosiddetti “birocci” e quindi l’ avanzata fu facilitata.
Ai primi di luglio arivammo a sud della Marche, Arquata del Tronto, Tolentino, San Severino e poi verso Jesi Collina, Santa Maria Nuova, Filottrano. Qui a Filottrano il gruppo di combattimento riordinò le file e ci fu segnalato che Jesi era saldamente in mano tedesca per cui bisognava organizzare un attacco adeguato. I due btg. Bers hanno così avuto l’ ordine di andare avanti verso Jesi con tutte le cautele del caso e quindi arrivammo sulle colline adiacenti alla Valle dell’ Esino.
Il XXIX btg bers era nella zona di Montegranale e noi del XXXIII eravamo leggermente più in basso. Improvvisamente i tedeschi fecero un furioso, furibondo e cattivo attacco con mortai e tiri di mitragliatrice nella zona di Montegranale. Il XXIX subì lo scontro e si trovò in difficoltà subendo la eroica morte del serg. magg. Giuseppe Riccardi e quindi noi del XXXIII avemmo l’ ordine di farci sotto per tamponare la situazione e così fu fatto ben assistiti dal nostro plotone mortai e con il XXIX che nel frattempo si era ripreso colpimmo ripetutamente le posizioni tedesche ed a lungo andare scoprimmo che i tedeschi non davano più segni di vita.
Grande sorpresa, ma in guerra le sorprese sono molto pericolose perché il nemico lascia le sue posizioni per ritrovarlo poi inspiegabilmente in una altra posizione con tutte le conseguenze negative. Stando così le cose assumemmo un atteggiamento di prudenza e restammo sulle nostre posizioni in attesa di chiarimenti sulla situazione.
Come su detto il serg.magg. Riccardi fu ucciso. Questo valoroso giovane prima che l’ Italia entrasse in guerra era emigrato in Svizzera , poi venuto a conoscenza degli eventi bellici rientrò immediatamente, per amor di Patria, si arruolù volontario nel corpo dei bersaglieri immolandosi in terra jesina. Fu decorato con medaglia d’ oro al V.M. e promosso sten. per meriti di guerra. E’ da tutti ricordato come figura tipica di grande bersagliere patriota ed il suo nome Jesi lo ricorda su di un cippo agli Orti Pace. Nello scontro suddetto lodevole fu il comportamento degli allievi del già LI° btg bers AUC.
Oltre alla situazione dei tedeschi che non si sapeva ove erano finiti, altro impedimento per andare avanti verso Jesi era il Fiume Esino che doveva essere necessariamente attraversato. Fu dato questo ordine con tutte le cautele necessarie, ma come al solito non avevamo mezzi adeguati per poterlo fare facilmente. Io con la mia squadra eravamo sulla sponda pianeggiante del fiume e decidemmo di farlo a guado, e così fu fatto armi sulle spalle iniziammo la traversata. Quando fui nel mezzo del fiume l’ acqua mi arrivava sul petto e provai una piacevole sensazione di freschezza, l’ acqua era fredda mentre fuori faceva molto caldo. Continuammo la traversata con molta attenzione perché c’ era il pericolo di cadere dal momento che in qualche punto il fondo del fiume presentava delle buche. Con buona volontà arrivammo sull’ altra sponda e lì piazzammo le nostre armi in attesa di ricevere ordini precisi sul da farsi. Mentre eravamo sulle posizioni con i nostri pensieri e le preoccupazioni vedemmo da lontano venire avanti a ridosso di un canneto, che arrivava fino al fiume, un uomo gobbo gobbo con qualcosa in mano. Subito pensai “questo farà un brutta fine” perché di fronte alle situazioni dubbiose in guerra era molto facile sparare. Fortunatamente nessuno lo fece e questi giunto a pochi metri di distanza a voce alta gridò “bersaglieri i tedeschi hanno lasciato Jesi” chi era costui che con tanta sicurezza e determinazione faceva questa affermazione? Sorge il dilemma crederci o non crederci, ma nel dubbio rimanemmo impavidi sulle nostre posizioni in attesa di ordini precisi dal nostro comando. Poco dopo infatti ci fu segnalato che effettivamente i tedeschi avevano lasciato Jesi e si erano ritirati verso Barbara. La notizia fu presa con grande gioia da tutti. Quell’ uomo aveva detto la verità e quella cosa che aveva in mano era un fiasco di vino. Cogliemmo l’ occasione per berlo tutto tutti quanti. Credetemi in quel momento eravamo molto provati sia fisicamente che mentalmente e quella bevuta di vino “sapemmo poi che era Verdicchio”fu per noi un tocca sana che diede immediatamente quella vitalità tipica bersaglieresca.
Era il giorno 20 Luglio 1944
Jesi fu liberata.
Viva l’ Italia viva il glorioso Corpo dei Bersaglieri, sempre pronto a intervenire in ogni occasione con successo a difesa della Patria.
                                                                                                          Bers Corrado Fiorini