I Carri polacchi in marcia verso Castelferretti, al bivio di Casteld'Emilio, sotto Paterno 18 lugli

I Carri polacchi in marcia verso Castelferretti, al bivio di Casteld'Emilio, sotto Paterno 18 lugli
Bivio per Casteld'Emilio, sotto Paterno: La popolazione civile, in maggioranza femminile in quanto gli uomini erano nascosti applaude al passaggio dei carri polacchi

venerdì 30 giugno 2023

La Guerra di LIberazione nelle Marche Luglio 1944

 La difesa avanzata tedesca del porto di Ancona. Osimo - Monte della Crescia



 I tedeschi avevano creato una linea avanzata per la difesa del porto di Ancona presidiando Osimo e incentrando sul Monte della Crescia il perno della difesa: questa linea. era diventata, per i Tedeschi, la posizione principale da difendere per tenere il fronte. Gli uomini del 992° Reggimento assolsero questo compito in modo encomiabile. Secondo fonti tedesche, l’attacco fu portato ad Osimo da oltre 60 carri armati, con appoggio pesante dell’artiglieria. Inizialmente i Polacchi riuscirono ad annientare la quasi totalità della difesa controcarro tedesca, ma i ripetuti contrattacchi della fanteria tedesca, munita solo di armi leggere, li respinsero. Alle ore 16 del 5 luglio i Tedeschi erano ancora padroni di Osimo, ma stremati. Secondo Hoppe, tre volte Osimo era stata perduta e tre volte riconquistata dai Tedeschi che, con feroce determinazione, si erano lanciati contro le ondate successive dei carri polacchi, sostenute da fanteria e anche da elementi locali, i tanto temuti “partigiani”. In questa strenua resistenza erano stati gettati tutti gli uomini disponibili: ciclisti, personale degli osservatori di artiglieria, radiotelegrafisti e staffette. Alle ore 14 entrò in combattimento anche il battaglione composto da elementi Russi al comando del capitano Marxeither, che venne impiegato per la conquista di quota 217, nel settore nord-orientale. I Russi, sempre secondo quando scrive Hoppe, conquistarono l’altura e la tennero per tutto il pomeriggio, ma a sera cedettero sotto l’impeto di un attacco di mezzi corazzati. Hoppe non mostra grande stima per questi suoi soldati “slavi”, imputando la perdita della quota al cedimento morale dei Russi, che “non erano avvezzi alla guerra”. Avvezzi o non avvezzi alla guerra, i soldati Tedeschi sono stremati. Alle 18 del 5 luglio entrano in azione le forze partigiane, a quel tempo definite “ribellistiche”. Entrate in Osimo dal 3 luglio, gli uomini del distaccamento “Riccio” e del GAP “Fabrizi” iniziano i combattimenti contro i Tedeschi in via Roma e in via delle Scalette; queste azioni si svolgono sotto il fuoco delle artiglierie alleate, che, interpretando in modo non corretto un segnale, aprono un fuoco pesante: quattro partigiani sono feriti. La perdita di quota 217 da parte dei Russi la sera del 5 luglio e lo stato fisico delle truppe, che erano al limite della efficienza operativa, convinse il Comando Divisione tedesco a rettificare il fronte. Sembrava necessario arretrarlo per sottrarre ad un ulteriore azione di fuoco le truppe, con il rischio del loro annientamento e, soprattutto, per evitare una penetrazione nemica tra le posizioni del 992° e 993° Reggimento granatieri che, se attuata, avrebbe inflitto altre perdite. Fu presa la decisione di rettificare 42 all’indietro il fronte e furono diramati ordini che prescrivevano di tenere saldamente i caposaldi di Filottrano e della Stazione di Osimo; la linea di difesa doveva essere arretrata, nella notte tra il 5 e il 6 luglio, sull’allineamento Casenove-quota 360 (Monte della Crescia)-San Paterniano-Santo Stefano. Su questa linea, denominata “Albert II”, la 278a Divisione doveva essere ricomposta. Il bilancio della giornata era pesante. Le fonti tedesche parlano di 49 carri polacchi, di cui 31 colpiti da “Ofenhor” e “Faustpatrone”, (armi controcarro individuali per la fanteria) 5 autoblindo e molti veicoli distrutti. Alla sera del 5 luglio, la Divisione lasciò, su ordine superiore, le posizioni di Osimo, ma i Tedeschi erano convinti di aver raggiunto una vittoria difensiva di rispetto. La Divisione fu citata nel Bollettino di Guerra del 6 luglio 1944 con questa nota: “La 278a Divisione al comando del tenente generale Hoppe ha combattuto valorosamente in continue e dure azioni difensive contro un nemico superiore, infliggendogli pesanti perdite. Tutti i tentativi del nemico di sfondamento sono falliti di fronte alla fermezza della divisione”. Giovedì 6 luglio 1944 Osimo è liberata dal nemico. Una liberazione dovuta all’arretramento delle posizioni tedesche, ma che ancora ha tutte le potenziali premesse per un eventuale ritorno e rioccupazione della cittadina. A seguito di questo arretramento, la linea di combattimento decisa dal gen. Hoppe la sera prima, determinava uno schieramento tedesco così composto, tenendo presente che il caposaldo di Filottrano era stato ceduto alla 71a Divisione, che lasciava libero il I battaglione del 994° reggimento, spostato nella sponda sinistra del Musone; lo sostituiva il I battaglione del 211° Reggimento della predetta 71a Divisione, che si schierava nella zona Filottrano-Sant’Ignazio: - a destra il II battaglione del 994° Reggimento ed il CCLXXVIII battaglione fino da Filottrano (escluso) a Casenuove (incluse) - al centro sulla destra il 992° Reggimento con i suoi due battaglioni ed il III battaglione del 755° Reggimento a quota 360 (Monte della Crescia); sulla sinistra il I battaglione del 994° Reggimento ed il II battaglione del 993° Reggimento sino alla Stazione d’Osimo. - a sinistra la guarnigione di Ancona, con il 993° battaglione da fortezza ed il DCLXXVI (676°) battaglione di sicurezza, che unitamente a gruppo di combattimento Weinreich arrivava fino a Numana. - Riserva divisionale era il I battaglione del 993° Reggimento, duramente provato, in riposo dietro la parte centrale sinistra dello schieramento. Con l’arretramento tedesco svoltosi ordinatamente durante la notte, Osimo ha presenti solo elementi Tedeschi ritardatari. Tutte le forze partigiane sono in azione e alle 8 circa i partigiani procedono alla occupazione totale di Osimo, precedendo di qualche ora i Polacchi, dando vita ad un rastrellamento per mettere in sicurezza il paese. Vengono catturati diversi soldati tedeschi e molto materiale bellico. A metà mattinata, su due file, giungono i soldati Polacchi, seguiti da mezzi di ogni tipo. Osimo non solo era il capoluogo provvisorio delle Marche secondo la giurisdizione della Repubblica Sociale Italiana, ma era anche il perno centrale della difesa tedesca imbastita per proteggere il porto di Ancona. A rigore di logica, caduta Osimo, doveva cadere tutto il fronte tedesco. Se questo non avvenne lo fu in virtù del fatto che il Comando tedesco, con opportune rettifiche, era riuscito a tenere unito il fronte di combattimento in modo organico. Osimo era sì liberata, ma rimaneva in primissima 43 linea, e questo dato rimaneva sconosciuto alla popolazione, tutta convinta che la liberazione fosse ormai cosa assodata e ogni pericolo allontanato.

martedì 20 giugno 2023

II Fronte Guerra di LIberazioe Le Forze partigiane operanti nelle Marche Luglio 1944

 


Elementi della Brigata Pesaro

Organigramma delle Forze Partigiane


 Nel febbraio 1944 si costituisce la V Brigata Garibaldi al comando dell’ing. Gino Tommasi, con Vice Comandante Vero Canderalesi (Luciano) e Commissario Politico Ruggero Giannini (Franco). 

In seguito il territorio di operazioni venne diviso come segue: 

 Zona A: Provincia di Macerata, meno Cingoli, Apiro, Elcito. Comando: Giorgio Gatti 

 Zona B: Provincia di Ancona, più Cingoli, Apiro, Elcito. 

 Comando: Gino Tommasi V Brigata Ancona sui seguenti distaccamenti: - Gruppo “Mario”: operante nella zona di San Severino, Stigliano, Rotti, Valdiola, Chingiano, Elcito; - Gruppo “Agostino”: operante nella zona di Castelletta, San Giovanni, Porcarella, Val di Castro, Frontale e Poggio San Vicino; - Gruppo “Fabriano” su: 123 AA.VV. La Resistenza nell’Anconetano. 

 distaccamento “Tigre”, operante a Collemato distaccamento “Tana”, operante a San Donato, Cancelli - Gruppo “Sasso ferrato”, operante nella zona di Monte Strega - Gruppo “Polli”, operante nella zona di Monte San Angelo di Arcevia. Zona C: Provincia di Pesaro. Comando: Ottavio Ricci (Nicola)

sabato 10 giugno 2023

Corpo Italiano di Liberazione. Ordinamento al maggio 1944

  Documento 3 



Organigramma del Corpo Italiano di Liberazione


 1° Comando del Corpo Italiano di Liberazione (C.I.L.) Uffici Comando Comando Artiglieria Comando Genio Quartier Generale Carabinieri Reali (CC.RR.) 2° Truppe direttamente dipendenti dal Comando C.I.L Tramite Comando Artiglieria C.I.L. - 11° reggimento artiglieria su: I gruppo da 105/28 II gruppo da 100/22 III gruppo da 75/10 IV gruppo da 75/18 Gruppo controcarro da 57/50 Gruppo dal 149/19 (alla data del 20 giugno in arrivo) Tramite Comando Genio C.I.L. - LI battaglione misto genio su: 51a compagnia artieri 51a compagnia collegamenti 3° Divisione Nembo Comando - 183° reggimento fanteria su: XV battaglione XVI battaglione - 184° reggimento fanteria su: XIII battaglione XIV battaglione - 184° reggimento artiglieria su: I gruppi da 75/27 120 132 II gruppo da 100/22 184a batteria da 20 mm - CLXXXIV battaglione guastatori - 184a compagnia motociclisti - 184a compagnia mortai da 81mm 184a compagnia minatori artieri 184a compagnia collegamenti servizi divisionali 4° I Brigata di Fanteria Comando - 4° reggimento bersaglieri su: XXIX battaglione XXXIII battaglione - 3° reggimento alpini su: battaglione “Piemonte” battaglione “Monte Granero” - 185° reparto arditi paracadutisti “Nembo” - IV gruppo someggiato da 75/13 5° II Brigata di Fanteria Comando - 68° reggimento fanteria su: I battaglioni II battaglione - Battaglione Regia Marina “Bafile” - IX reparto d’assalto - V gruppo someggiato da 75/13 - Sanità 51a sezione sanità 244° ospedale da campo 332° ospedale da campo 470° ospedale da campo 866° ospedale da campo 34° nucleo chirurgico 29° ambulanza radiologica - Commissariato 51° sezione sussistenza 35° squadra panettieri - Artiglieria - posto avviamento munizioni - Genio (tramite Comando genio C.I.L.) - posto avviamento materiali genio - 17a officina collegamenti - Trasporti CCL autogruppo misto CCL reparto salmerie 133 - Postale Ufficio postale militare 155

mercoledì 31 maggio 2023

Volume Il Copro Italiano di Liberazione. Da Monte Marrone alle Mainarde . IV di Copertina



Elementi del Corpo Italiano di LIberazione entrano a Tolentino



 Il volume descrive le operazioni condotte dal Corpo Italiano di Liberazione dall’aprile al settembre 1944, dalla impresa di Monte Marrone, che decretò definitivamente la sua sopravvivenza come unità combattente, alle operazioni nel Montefeltro e nell’Urbinate, passando per l’epica giornata di Filottrano e la partecipazione essenziale voluta dai Comandanti polacchi alla conquista di Ancona e del suo porto. Una delle tre unità di corpo d’armata, permise la manovra al 2° Corpo Polacco lungo la litoranea adriatica, garantendo sempre il proprio fianco avanzante, avente come obiettivo la conquista del porto di Ancona. Il Corpo Italiano di Liberazione, della forza passata via via da 25000 a 65000 uomini, avanzò lungo la linea interna liberando l’Aquila, Teramo, Ascoli Piceno, Macerata Tolentino e Jesi per poi concludere il suo ciclo operativo liberando Sassoferrato e Gubbio. Il valore militare, la capacita la abnegazione e la stima conquista sul campo si impose alla ammirazione dei soldati e dei Comandanti Polacchi ed alla attenzione di Statunitensi e Britannici. Questo fu una delle ragioni per cui, nel quadro della campagna d’Italia, gli Alleati decisero di porlo come base per formare entità di grado superiore, ovvero i Gruppi di Combattimento. Un segno di fiducia e stima da parte dei Comandi Alleati nelle forze combattenti italiane, dopo le pesanti incertezze nutrite all’indomani della Battaglia di Montelungo e le vicissitudini che seguirono in cui si palesò anche l’ipotesi di ritirare dal fronte ogni forza combattente italiana.

Il volume copre, come limite di tempo, il periodo che va dal marzo 1944, in cui il I Raggruppamento Motorizzato formalmente si trasforma in Corpo Italiano di Liberazione con l’immissione di nuove unità e reparti, alla fine di settembre, quando il Corpo Italiano di Liberazione è ritirato dalla raggiunta linea del Metauro e inviato nelle retrovie per essere disponibile alla trasformazione ordinativa nei Gruppi di Combattimento.  Come limite di spazio, il volume copre le regioni degli Abruzzi, del Molise e delle Marche, nell’Italia centro meridionale, con gravitazione verso il versante adriatico.

Il volume è anche espressione di un progetto, intitolato appunto “Il Corpo Italiano di Liberazione: dalle Mainarde al Metauro” che, presentato al Ministero della Difesa, è stato da questi approvato.

mercoledì 10 maggio 2023

Albo d'Oro Nazionale dei Decorati al Valor Militare Italiani e Stranieri dal 1792 ad Oggi I Fronte della Guerra di Liberazione

 

 

DOCUMENTO DI INPIANTO

 

Si indicano i campi che saranno esplicati nella GUIDA PER LA ALIMETAZIONE, LA IMPLEMENTAZIONE, LA CORREZIONE, E LA VERIFICA dell’ALBO D’ORO NAZIONALE  DEI DECORATI ITALIANI E STRANIERI DAL 1792 AD OGGI.

 

La Maschera di inserimento che si può anche definire “Cruscotto” riporta le seguenti indicazioni:

 

Home Page: Decorazioni Individuali e Decorazioni Collettive:

 

Decorato singolo:

- I Passo Inserimento: ANAGRAFICA DEL DECORATO SINGOLO

                                       Tabella Anagrafica – Anagrafica Decorato

- II  Passo Inserimento:  ASSEGNAZIONE DATI REFERENTI AL DECORATO

                                       Tabella Anagrafica  - Assegnazione Decorazione

 

Decorato Collettivo:

- I Passo Inserimento: ANAGRAFICA DEL DECORATO COLLETTIVO

                                      Tabella Anagrafica -  Anagrafica Decorato Collettivo                                 

-II Passo Inserimento: ASSEGNAZIONE DATI REFERENTE   AL DECORATO 

                                      Tabella Anagrafica Assegnazione Decorazione

 

 

Decorato Singolo;

ANAGRAFICA DEL DECORATO SINGOLO

I Campi sono 10:

Nome, Cognome, Genere (M)(F) , Militare o Civile, Nazionalità , Classe di Leva, Data di Nascita, Luogo di Nascita, Provincia di Nascita, (Regione di Nascita), Utente/Operatore.

 

ASSEGNAZIONE DATI AFFERENTI AL DECORATO

I Campi sono 10 :

Cognome e Nome, Grado Militare (o qualifica Civile), Forza Armata, (Arma/ Corpo), Specialità, Decorazione, Modalità di assegnazione Data (Ciclo di operazioni) dell’evento, Periodo storico (luogo e data di assegnazione), Motivazione, Luogo (Regione Stato) ove si è svolto il fatto , Riferimenti di legge , Fonti, Utente/Operatore

 

 L’Albo d’Oro Nazionale non riporta le Medaglie “Al Merito di Guerra”, al “Merito di Servizio”, Le Medaglie Commemorative,

Ogni altri tipo di Decorazione e di Onorificenza, sia Italiane che Straniere Uno studio particolare sarà fatto per indicare quale tipo

IL Data Base è predisposto per inserire le Medaglie al Merito dell’Esercito, Aeronautica, Marina, Carabinieri, Guardia di Finanza nelle loro varie classi, al momento escluse,

 

Decorato Collettivo

ANAGRAFICA DEL DECORATO COLLETTIVO

I Campi sono 8  :

Denominazione Decorato Collettivo, Soggetto Militare/Civile, Tipologia (Bandiera, Labaro, Stendardo, Gonfalone), Forza Armata, Arma/Corpo, Servizio/Specialità, Periodo storico (luogo e data di assegnazione della decorazione), Comune/Città,          (Submit)

 

ASSEGNAZIONE DATI AFFERENTI AL DECORATO

I Campi sono 11

Denominazione Decorato Collettivo, Decorazione, Data/Ciclo Operativo (da…a) Periodo Storico, Motivazione, Luogo ove fu svolto il fatto di valore, Riferimento di legge, Fonte, Note, Utente/operatore

 

 

I Campi sopra indicati, combinati fra loro, permetteranno di avere risposte a domande di ricerca, tutte incentrate sul Valore Militare.

 

LINK DI RIFERIMENTO E CONSULTAZIONE

 

La maschera di inserimento, detta anche “Cruscotto” riporta alcuni Link di rinvio che sono stati messi per completare il quadro di ricerca. Essi sono:

 

ARCHIVIO DIGITALE

L’Albo d’Oro Nazionale è la diretta estensione dell’ARCHIVIO DIGITALE DEI DECORATI AL VALOR MILITARE, voluto dal Presidente Zanardi (2012) e ne rappresenta la naturale evoluzione ed implementazione. L’ARCHIVIO DIVITALE per prassi deve essere sempre consultato prioritariamente quanto vi sono elementi ulteriori da ricercare.

 

CESVAM – PIATTAFORMA del Centro Studi sul Valore Militare

 

Sito ISTITUTO DEL NASTRO AZZURRO

 

Inoltre vi è una particolare voce definita che allarga la base delle indicazioni definita

 

INFORMAZIONI.

 

GUIDA ALL’INSERIMENTO. E’ stato utilizzato il blog  www.associazionismomilitare.blogspot.com, già attivo dal 2008, in cui sono state riportate le schede di tutte le provincie italiane in cui sono inseriti, a cadenza trimestrale, lo stato di avanzamento dell’inserimento dedicato alla predetta provincia. Inoltre riporta l’ANNESSO al INFOCESVAM, bollettino di informazioni del centro studi sul valore militare, bimestrale, che con il sistema twitter aggiorna lo stato avanzamento lavori nella costruzione dell’Albo d’Oro

 

QUADERNI ON LINE, espressione on line della rivista QUADERNI del Nastro Azzurro, trimestrale, che in una sua rubrica dal n. 1 del 2023, (Notizie CESVAM) riporta indicazioni e notizie sulla costruzione ed implementazione dell’Albo d’Oro. Via via QUADERNI ON LINE  ospiterà indicazioni

 

PUBBLICAZIONI è stato utilizzato il preesistente blog www.storiainlaboratorio.blogspot.com in cui saranno indicate anche tutte le fonti edite dall’Istituto del Nastro Azzurro (dal 1923 al 2023 e anni seguenti) che potrebbero essere utili per la costruzione e la implementazione dell’Albo d’Oro Nazionale e i luoghi ove tali fonti possono essere reperiti, oltre alla Emeroteca/Biblioteca dell’Istituto del Nastro Azzurro. Allo stato attuale detto blog deve essere implementato

 

Inoltre è allo studio l’ipotesi di utilizzare il blog www. Biblioteche.FondoColtrinari.blogspot.com al fine di inserire in un circuito bibliotecario già esistenze tutte le eventuali pubblicazioni reperite o da reperire che potrebbero essere utili come fonti per la creazione ed implementazione dell’albo doro nazionale in relazione alla esplicazione informatica di quello che si intende al momento come ALBO  D’ORO NAZIONALE DECORATI ITALIANI E ESTERI DAL 1792 AD OGGI – RACCOLTA DI TUTTE LE PUBBLICAZIONI CONCERNENTI I DECORATI AL VALORE MILITARE che nel linguaggio di lavro ha assunto al denominazione di ALBO D’ORO SU CARTA

 

Il progetto è incentrato sulla Decorazione (OMS/OMI – Ordine Militare di Savora/Ordine Militare d’Italia. Medaglie al Valore Militare) e sulla relativa Motivazione, con sullo sfondo il Decorato sia individuale che collettivo.

 

 Da qui discendono campi che dovranno permettere di svolgere ricerche a tutto tondo. Ovvero una Data Base a sostegno di tesi di laurea, ricerche avanzate e campagne di studio per archivi/documentazione, superando l’aspetto geografico (provincie ed aree) a sostegno dell’approccio del Valore Militare come fattore immateriale di ogni strategia.

 

Versione 30 settembre 2022 Pen Drive Orioli

domenica 30 aprile 2023

Gli altri italiani impiegati dai Polacchi. La Brigata "Maiella" Luglio 1944

 

Gli altri Italiani impiegati dai Polacchi: La brigata “Maiella”. 

 

La situazione sul terreno merita una ulteriore annotazione, che introduce indirettamente il tema delle partecipazione delle formazioni partigiane alle operazioni.

I Britannici, ed in particolare i Polacchi avevano accettato nelle loro fila una “Brigata” partigiana, la “Brigata Maiella”, che aveva la caratteristica di essere apolitica ed avulsa da qualsiasi collegamento con i partiti politici. Fino a Filottrano questa unità italiana, non dipendente dallo Stato Maggiore Esercito, ma autonoma ed aveva avuto più credito e considerazione del Corpo Italiano di Liberazione

Sul fianco sinistro del Corpo Italiano di Liberazione, ove operava, al comando[1] dell’avv. Ettore Troilo, la Brigata “Patrioti della Maiella”[2] la situazione era alquanto fluida.[3] Questa formazione aveva di fronte forze tedesche stimate in 3-4 battaglioni con altrettante batterie e la sua consistenza organica si aggirava sui 900/1000 uomini con diverso armamento.

Era questo il pericolo che il Comando Polacco paventava quanto cercava di mettere in sicurezza il fianco sinistro. Occorre non lasciarsi fuorviare dai numeri: l’entità delle forze tedesche qui considerate ammontava ad 1/5 di tutte quelle che difendevano Ancona.

Per fronteggiare la situazione “il Lewiki in breve tempo assume il comando di tutti i gruppi partigiani della zona. Contemporaneamente la “Maiella”,procede al disarmo ed allo scioglimento di alcuni di tali gruppi che avevano scopi ben diversi da quelli di combattere i Tedeschi. Cosicchè il ten. col. Lewiki dispone in quel tempo, oltre alla Brigata “Maiella” di alcune formazioni partigiane dalla complessiva forza di circa 1500 uomini, dotati di fucili mitragliatori e pistole automatiche. Parte dei partigiani viene incorporata nella “Maiella”, il resto viene utilizzato per servizi di presidio, o comunicazioni secondarie…”

 

A rinforzare tali forze, dal 3 al 7 luglio 1944 prese posizione nel settore affidato alla “Maiella” un reparto inglese, molto caratteristico, che poi opererà con i Gruppi di Combattimento, composto da 50 uomini trasportato da 12 jeep armate di mitragliatrici pesanti, al comando del maggiore Popski. Accogliendo la richiesta del ten. col. Lewiki appoggio per ben due volte le operazioni della Maiella. Il 7 luglio una jeep riuscì a portarsi a 700 metri da un posto avanzato tedesco a sud di Cingoli. Al fuoco della mitragliatrice il nemico fu costretto a ritirarsi, abbandonando una posizione importante ai fini della raccolta delle informazioni. L’intenso fuoco dell’artiglieria tedesca impediva qualsiasi azione offensiva. Ma ben presto questo ritmo di fuoco non potè essere mantenuto dai Tedeschi e la situazione ritornò calma. Pertanto il 10 luglio riprese l’attività di pattuglia e la Brigata procedette alla occupazione di Cingoli.

Scrive Domenico Di Napoli:

 

“I Tedeschi, che da giorni subivano gravi perdite in seguito alle costanti infiltrazioni partigiane preferirono abbandonare il paese ( di Cingoli, n.d.a) ritirandosi su Apiro. Il Comandante Lewiki si recò immediatamente sul posto con alcuni uomini, cercando di organizzare le forze locali, in attesa dell’arrivo di due plotoni. L’azione non ebbe successo perché il nemico, conosciuta la esiguità delle forze italiane, riprese il comune dopo aver impedito ad un reparto della Maiella di raggiungere Cingoli”[4]

 

La incapacità da parte delle forze della Brigata Maiella di tenere le posizioni di Cingoli non poteva non essere presa in considerazione sia dal Comando del II Corpo Polacco sia dal Comando del Corpo Italiano di Liberazione.

In vista della azione per la conquista del Polo di Ancona, occorreva che il fianco sinistro dello schieramento fosse totalmente messo in sicurezza. Allo scopo di potenziare, quindi, il fianco sinistro dello schieramento del Corpo Italiano di Liberazione, il comando del II Corpo Polacco dispose che il 12° Reggimento Ulani, a partire dal 9 luglio, passasse alle dipendenze del comando del Corpo Italiano di Liberazione operando ad ovest della I brigata. Questa cessione di unità sta a dimostrare la nuova considerazione che il Corpo Italiano di Liberazione aveva ora assunto presso il Comando Polacco.

 

 

 



[1] Ettore Troilo era stato volontario, a soli 18 anni, nella prima guerra mondiale, al termine della quale si trasferì a Milano, dove venne a contato con ambienti socialisti, in particolar modo con quello di Filippo Turati ed Anna Balabanoff; partecipò alle attività della rivista “La critica Sociale”. Tornato in Abruzzo, sua terra natale, svolse una intensa attività a favore del Partito Socialista. Successivamente si trasferì a Roma dove svolse la professione forense; di pari tempo divenne segretario dell’On. Giacomo Matteotti. Nel settembre 1943, quando i Tedeschi occuparono Roma, si trasferì in Abruzzo, tra i suoi compaesani

[2] La Brigata “Patrioti della Maiella” nasce dalla iniziativa dell’Avv. Troilo ed una quindicina di suoi concittadini che, per impedire la distruzione del loro paese, Torricella Peligna, decisa da parte del Comando Tedesco cercarono di raggiungere i Comandi Alleati. Espressa la volontà di combattere a fianco degli Alleati, dopo una serie di avventure e superata la diffidenza dei comandanti locali, grazie ai buoni ufficio del magg. Wingram, amante dell’Italia, profondo conoscitore della nostra storia e dei suoi abitanti, avendo ricevuto dal Comando del V Corpo inglese l’incaricato di organizzare gruppi di volontari italiani, Ettore Troilo ottenne l’autorizzazione a formare una unità di combattenti italiani a cui diede il nome di “Patrioti della Maiella”. Tale unità aveva queste caratteristiche: assoluta apoliticità, volontà di combattere ed assoluta fedeltà all’Italia. Gli Inglesi si riservavano la zona d’operazioni per la brigata, a cui avrebbero assicurato il vettovagliamento e le armi, nonché il diritto di modificare gli organici o addirittura sciogliere la formazione. Fino alla sua morte, avvenuta nell’occupazione di Pizzo Ferrato, l’unità fu al comando del magg. Wingram, poi, una volta passata alle dipendenze del II Corpo Polacco nel settore adriatico, al ten. col. Lewicki. Nel momento in cui operava nelle Marche dagli iniziali 200-300 uomini la Brigata raggiunse la forza di 900/100 uomini. La Brigata “Patrioti della Maiella” non dipendeva in nessun modo da autorità italiane e quindi non faceva parte del Corpo Italiano di Liberazione.

Cfr. Diario Storico del IX Corpo d’Armata. Allegato 3. Rapporto del Gen. Properzj a Comando del IX Corpo d’Armata. 18 febbraio 1944., Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico, Cartella 2917. Vds. Inoltre.

[3] Domenico di Napoli scrive  “Il seguito al ritiro delle truppe tedesche lungo il fiume Chienti, il Comandante del II Corpo Polacco ordinò l’inseguimento del nemico. Tuttavia, dovendo coinvolgere l’attività operativa verso Ancona, fu costretto a rallentare le operazioni per consentire al Corpo Italiano di Liberazione di serrare sotto, coprendo in tal modo il lato ovest dello schieramento. Data la esiguità delle forze germaniche il Comandante della Brigata Maiella decise di non attendere l’arrivo della Nembo e di proseguire verso il nord. Il due luglio la Brigata occupava Tolentino e San Severino. Il giorno successivo all’impatto con la consistente linea di difesa nemica la costringeva ad assumere un nuovo dispositivo: una aliquota della brigata espugnava Serralta per impedire la via verso Cingoli, mentre altri reparti occupavano Liforni bloccano la strada  verso Frontale. La Maiella prese contatto con il 12° Lancieri polacco lungo la strada di San Severino-Castel Raimondo, e con il Corpo Italiano di Liberazione lungo la San Severino-Tolentino. Mantenere il controllo del settore sorvegliato significava subire il fuoco dell’artiglieria e dei mortai tedeschi, potendo rispondere soltanto con armi di piccolo calibro. Perciò tutte le operazioni della Brigata dovettero essere condotte nelle ore notturne o mediante rapide azioni di sorpresa.

[4] De Napoli D., I “Patrioti” della Maiella, in Dalle Mainarde al Metauro. Il Corpo Italiano di Liberazione (C.I.L.) 1944. in Atti del Convegno di Studi, Corinaldo 22.23.24 Giugno 1994, Sala Grande del Comune, Roma, Centro Studi e Ricerche sulla Guerra di Liberazione, Scena Illustrata Editrice, 1996, pag. 261

 

giovedì 20 aprile 2023

La battaglia di Filottrano 8 luglio 1944. Valutazione delle fonti polacche coeve.

 

artiglieria polacca in azione

Nelle fonti polacche[1] non si dà molta rilevanza alla battaglia di Filottrano. Nel “Rapporto” si legge:

“Poiché le nostre truppe erano esauste per i combattimenti ed il Corpo Italiano di Liberazione non aveva preso parte ad alcuno scontro maggiore, il compito di prendere questa città (Filottrano n.d.a.) di spingersi verso il fiume e di dare qui il cambio alla VI Brigata “Lwow” fu affidato al Gruppo Italiano “Nembo”, formato da cinque battaglioni. L’attacco contro Filottrano da parte di questo Gruppo sostenuto da vicino dall’artiglieria della 5a Divisione Kresowa e da alcuni carri armati del 4° Reggimento corazzato, cominciò l’8 luglio ed andò incontro a mutevole fortuna. Al crepuscolo vennero conquistati alcuni edifici ed un cimitero, ma furono abbandonati dalle unità italiane. Nelle prime ore del 9 luglio fu confermato che il nemico si era ritirato dalla città. Il Gruppo “Nembo” che nel frattempo era stato raggiunto dalla II Brigata italiana e dal Quartier Generale del Corpo Italiano, cominciò ad avanzare lentamente ed il 10 luglio raggiunse il fiume Musone dove rilevò la VI Brigata “Lwow” ed anche un battaglione della V Brigata “Wilno” a sud del fiume. Il 9 luglio il 12° Reggimento esplorante “Lancieri di Podolia” passò sotto il comando del Corpo Italiano allo scopo di proteggere il fianco sinistro”[2]

Da osservare che dal 1 al 5 luglio il II Corpo Polacco attacco le difese esterne di Ancona  (Loreto, Castelfidardo, Osimo) e nei combattimenti persero oltre 50 carri armati dei 200 disponibili non riuscendo ad avere ragione della difesa tedesca. 

Il Comando del II Corpo Polacco, su questa linea, non diede rilevanza al combattimento di Filottrano. Nel loro rapporto ne fanno cenno solo in modo superficiale. La ragione di questo approccio, secondo Giuseppe Campana, è da individuarsi nel fatto che l’obiettivo dei Polacchi era la conquista del Porto di Ancona, dell’aeroporto e della raffineria di Falconara, un polo, quello anconetano di estrema importanza dal punto di vista tattico-logistico. Tutto quello che era intorno a questo obiettivo perdeva di rilevanza.

Scrive Campana:

 “Da qui lo scarso spazio dato nel “Rapporto” a quello che sarà conosciuta come la “Battaglia di Filottrano”. Filottrano è un punto chiave nel dispositivo di difesa tedesco, ma la sua conquista, per i Polacchi, è solo un episodio da inquadrare nelle “battaglie per Ancona”. Le fonti storiche sia polacche sia tedesche concordano nei fatti nel definire Prima Battaglia per Ancona (o battaglia preliminare di Ancona) la presa di Filottrano e gli scontri che si svolgono dal 2 al 9 luglio 1944 e Seconda Battaglia per Ancona (o battaglia principale per Ancona) i combattimenti svoltesi dal 17 al 19 luglio 1944. Inserire l’episodio di Filottrano nel più ampio contesto delle battaglie di Ancona ha un’unica funzione di chiarezza storiografica e nulla toglie, ovviamente, al valore dei soldati del C.I.L. (Corpo Italiano di Liberazione, n.d.a)”. [1]



[1] Campana G. (a cura di), Rapporto sulle operazioni del II Corpo Polacco nel settore adriatico. Giugno-Settembre 1944, la guerra nelle Marche. Le battaglie di Ancona, Loreto, del Metauro, della Linea Gotica in un documento del P.R.O., Ancona, Istituto Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione nelle Marche, 1999, pag. 32 e segg. Al riguardo, si rimanda alla nota 00 

(Massimo Coltrinari)



[1] Campana G. (a cura di) , Rapporto sulle operazioni del II Corpo Polacco nel settore adriatico. Giugno-settembre 1944. La guerra nelle Marche: le battaglie di Ancona, di Loreto, del Metauro, della Linea Gotica in un documento del Public Record Office britannico, Ancona, Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nelle Marche, 1999

[2] Ibidem

lunedì 10 aprile 2023

Il Corpo Italiano di LIberazione dopo Filottrano Considerazioni Luglio 1944

 

Hoppe, comandante delle forze tedesche alla difesa di Ancona, traccia, alla sera dell’8 luglio 1944, un quadro generale delle operazioni iniziate il 1 luglio. La sua 278a Divisione aveva superato la prova a cui era stata sottoposta riuscendo a sostenere l’urto del II Corpo Polacco al comando del generale Anders, costituito da truppe fresche e riposate. Il Corpo d’Armata Polacco aveva attaccato con l’appoggio di notevoli forze aeree con la 3a e la 5a divisione ed almeno una brigata corazzata forte di oltre 200 carri armati. Hoppe sottolinea che erano stati distrutti 49 carri armati e 5 autoblindo oltre a vari veicoli; 31 carri armati erano stati distrutti da elementi Tedeschi in combattimenti ravvicinati con Panzerfaust e Ofenrohr.

 

Allineandosi con i nemici che combatteva, sia Britannici, meno i Polacchi, anche il tedesco Hoppe non dedica alcuna considerazione agli Italiani del Corpo Italiano di Liberazione. Per lui il II Corpo Polacco è composto solo da Polacchi, come se i 25.000 Italiani che operavano sulla sinistra del Corpo agli ordini di Anders, Comandante del Corpo d’Armata, non esistessero. Eppure nelle giornate del 7-8 luglio gli Italiani, senza forze corazzate, avevano distrutto il suo II battaglione del 994° Reggimento a Filottrano e costretto a far retrocedere l’ala destra dello schieramento tedesco dietro il Musone. Non mette nel bilancio che i Polacchi, con il loro attacco, avevano conquistato Loreto, Castelfidardo, Osimo, mentre gli Italiani, senza carri armati, essenziali in questi scontri, avevano conquistato Filottrano. Non è lo spirito nazionalistico che spinge a sottolineare questo aspetto, ma sostanzialmente solo note di carattere oggettivo. Una corretta ed imparziale valutazione dei fatti succedutosi sul terreno non può non prenderla in considerazione. Nel 1944 gli Italiani erano “traditori” per i Tedeschi, dei “vinti” per i Britannici, dei “compagni di ventura” o “di sventura” per i Polacchi, anche loro abbandonati dai Franco-Britannici nel 1939 e non certo ben trattati dal grande alleato Sovietico, dissanguati a Monte Cassino, ove pagarono tantissimi errori del Comando Alleato. Da qui atteggiamento di sufficienza con punte di disprezzo per gli Italiani dai primi, i Tedeschi, e dai secondi, i Britannici, comprensione dai terzi, I Polacchi. Senza anticipare conclusioni, è bene iniziare a sottolineare questi aspetti.  





 (Massimo Coltrinari)

venerdì 31 marzo 2023

1944. Azione partigiana a sostegno dell'azione di Filottrano

 

Liberata Osimo, il 6 luglio, le forze partigiane svogono azioni concorrenti. Così esse sono riportate nella memorialistica

“Il 6 luglio il distaccamento “Riccio”, trasferito all’interno della città ed il GAP Fabrizi, che operava nella zona circostante, attaccano i Tedeschi e li costringono ad abbandonare le loro posizioni Alle prime ore del 7 luglio Osimo è liberata e la popolazione saluta festante i partigiani” continua con una quasi requisitoria nei confronti dei Polacchi.”Nella stessa giornata arrivano i Polacchi del generale Anders che hanno rinunciato al loro piano di bombardare la città grazie all’intervento tempestivo dei partigiani. A nome del comando di divisione prendo contatto con il comando polacco il quale non mi vuole riconoscere, ma ordina ai partigiani e a tutti i cittadini di non muoversi da Osimo senza il loro permesso. Buona parte degli ufficiali apparteneva a quella nobiltà polacca che aveva saputo nel passato battersi nel passato per l’indipendenza del suo paese, ma che adesso era preoccupata soltanto di riconquistare il suo potere e di riprendere le sue immense proprietà fondiarie. Per questo dicevano apertamente di avere fretta di finire la guerra in Italia e ricominciarla subito contro l’Unione Sovietica. Nei nostri confronti il loro comportamento fu altezzoso e provocatorio, proprio da veri rampolli della nobiltà terriera; ma furono anche volgari e rozzi al punto di chiedere ai nostri partigiani, come fossero dei mezzani, di procurare loro le signorine”. 


Cfr. Vaia A., Da Galeotto a Partigiano, Milano, Teti, pag.1977. 209-11.

lunedì 20 marzo 2023

Una scritta di troppo. Ancona 18 maggio 1946

 

In occasione del II anniversario della Battaglia di Montecassino, il 18 maggio 1946, si tenne allo Stadio Dorico di Ancona una celebrazione  a cui parteciparono la maggiori autorità Alleate e locali. Ancona ancora era "off limits, e molti sfollati non avevano ricevuto il permesso di rientrare. Le tapparelle del palazzo sullo sfondo ancora sono tutte abbassate, segno evidente che non era abitato.

 Nell'occasione fu scalpellata all'ingresso dello Stadio ( che riporta la scritta in inglese "Stadium Sport Entrance", la scritta "Littorio" che ad un anno dalla fine della guerra ancora campeggiava sul frontespizio della porta accanto alla scritta originale che era "Stadio Dorico del Littorio" (Massimo Coltrinari)


Fonte: La foto è tratta da "Campana G., Orsetti R ( a cura di).1944 1946 Fotografie Il II Corpo d'Armata Polacco nelle Marche , Ancona Regione Marche,  2005

venerdì 10 marzo 2023

La battaglia per Ancona. Una battaglia in cinque fasi Ipotesi di studio.

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Soldato polacco in addestramento su un mortaio italiano
Marche, luglio 1944

L'Attacco polacco ad Ancona. Luglio 1944.

Durante le lezioni del 9° Corso ISSMI, ripreso poi in seguito, nel descrivere le operazioni nel settore adriatico, si elaborò l’assunto, dissertando sulla battaglia di Ancona, in cui questa fu vista in cinque fasi. Si diceva allora:

“Per comprendere quello che è successo dal 1 al 20 luglio, le suddivisioni attuali partono dal punto di vista Polacco, ove il Corpo Italiano di Liberazione non è minimamente preso in considerazione. Un approccio che esclude gli Italiani da ogni ruolo partecipativo. Nostro intento è inserire tutti i protagonisti della Battaglia di Ancona e quindi, dobbiamo ipotizzare più fasi in questa battaglia.

Tenendo nella dovuta considerazione il Corpo Italiano di Liberazione e le sue azioni nel contesto degli avvenimenti, abbiamo avanzato l’ipotesi di articolare questo avvenimento in cinque fasi: la prima, detta anche battaglia di Loreto, dal 1-6 luglio 1944, che termina con l’occupazione di Osimo, a cui segue l’azione del Corpo Italiano di Liberazione, dal 7 al 9 luglio con la conquista di Filottrano, che si usa chiamare nel suo complesso, prima battaglia di Ancona; segue un momento di riflessione ed assestamento e riordino dei reparti, dal 10 al 16 luglio, in cui il Corpo Italiano di Liberazione assicura ulteriormente il fianco sinistro del Corpo d’Armata Polacco, riuscendo ad occupare Cingoli; terminata questa terza fase, inizia l’attacco principale, per aggiramento, ad  Ancona il 17-18 luglio 1944, con infine i giorni conclusivi quelli dello sfruttamento del successo, quinta fase, del 19-20, con la conquista di Jesi e con le forze tedesche costrette a retrocedere oltre linea dell’Esino, che comunemente è detta seconda battaglia di Ancona.”

Non è che sia di rilievo questa articolazione per la realtà storica: ma queste fasi, puramente teoriche, hanno nella loro accezione il preciso significato di segnalare e prendere in considerazione da parte di memorialisti e di storici e di altri che a vario titolo si interessano di questi argomenti, anche il Corpo Italiano Liberazione, che nella suddivisione fino ad ora proposta lo escluse, prendendo solo in considerazione l’azione del II Corpo Polacco. Da rilevare, infine, che proprio su queste riflessioni nacque l’idea di scrivere questo volume.  (massimo Coltrinari)

martedì 28 febbraio 2023

51a Sezione di Sanità Attraverso il PO

ATTRAVERSO IL PO

 

E non fu indarno, o Patria, ne il

sangue né il morir.

(Cavalotti – Marcia di Leonida)

 

Osteria di Longara. Un gruppetto di case sparse ai margini di una delle infinite strade che fanno della Pianura Padana un’immensa scacchiera. Per arrivarvi e per uscirne bisogna guadare il Reno. Ogni tanto qualche macchina si pianta al centro della tranquilla corrente insensibile al fuoco di fila di moccoli dei conducenti.

Sole e pioggia si alternano sulle file dei gelsi e sulle mareggiate di frumento. I portaferiti, accampati sulle sponde del fiume, si sottopongono con rassegnata compiacenza a quelle irrorazioni. Da tanto tempo non pioveva più ... E appena il sole vince di nuovo la greve nuvolaglia, si gettano a capofitto a bagnarsi nel fiume malgrado le acque ancora molto fredde.

La radio porta notizie altisonanti che non possono lasciarci indifferenti; si seguono con attenzione e con ansia gli avvenimenti del Nord. Milano, Torino, Genova e tutte le altre città in attesa dell’arrivo delle truppe Alleate, hanno proclamato l’insurrezione. C’è lo sfaldamento generale di tutta l’Armata tedesca d’Italia, a cui la irresistibile puntata offensiva delle truppe motocorazzate britanniche ed americane da Bologna verso il cuore della Valle Padana, ha dato il colpo di grazia.

Abbiamo scelto bene il 25 aprile come giorno della riunione oramai tradizionale dei Reparti della Sezione, e lo abbiamo dichiarato, per decreto collettivo, giorno festivo, ringraziando Dio colla immancabile Messa al campo.

Poi è la volta di uno di quei ranci coi fiocchi che alla Sezione hanno fatto epoca: il sacrificio del vitello; le tagliatelle a cui lavorano con lena tutte le buone massaie di Longara, impareggiabili nella loro bravura bolognese; i fiaschi originali di vino di Meleto, ricordo di antichi tempi: infine i balli più o meno clandestini (con buona pace del Cappellano, che non vede o non vuol vedere) fino a tarda ora.

 

***

 

Il giorno dopo però il senso di ebbrezza che ci danno l’ampio respiro della pianura, l’odore dei campi, il riposo, le giterelle nei cascinali circostanti, ha una subitanea sospensione. Che si fa qui? Perché non si continua?

I “si dice” cominciano a correre con insistenza. Sembra che gli Alleati intendano lasciarci a presidiare Bologna. Si va a spiare al Comando di Gruppo, ma, ahimè! morale in ribasso. Il Generale è impenetrabile. Si sa che sta dandosi da fare per dare le ali ai suoi ed ai nostri desideri, ma non compare nulla di nuovo.

Pare che gli Alleati considerino insufficienti i nostri mezzi ad una rapida corsa di inseguimento del nemico… Si dice…si dice…

Tutta la bella gioia di qualche giorno prima resta mortificata e compressa. Ricominciano le perplessità, le incertezze, e l’animo vorrebbe quasi ribellarsi.

Nel cortile di Longara, fra l’andirivieni dei carri di buoi e le oche e le anatre starnazzanti, una   visitina del Generale Comandante che non tradisce mai la sua fiducia, messa a dura prova in occasioni ben   più tristi, ai soldati muti ed ansiosi infonde un po’ di speranza.

E non si tratta solo del sacrosanto egoismo dei settentrionali che vogliono giungere a casa ad ogni costo; ci sono anche moltissimi meridionali, ed è una vera passione la loro, che ardono di continuare la marcia e di andare in su.

Il Generale Utili non si fa sorprendere dagli avvenimenti ha ottenuto di dare il via alla nuova corsa non appena è riuscito a riunire le membra sparse della Divisione, non appena ha sufficientemente serrato sotto con tutti i mezzi ed i servizi indispensabili.

Il 28 aprile, improvviso come un fulmine, arriva l’ordine di partenza per il giorno successivo.

È vero? Dove si va? A Mantova, per poi puntare su Isola della Scala. No, si prende la direzione di Brescia. Non si sta a perder tempo a vedere chi ha ragione (e c’ è stato un momento in cui avevano ragione gli uni e gli altri); ciò che importa è muoversi purché si passi il Po; poi da cosa nasce cosa. Per tutta la notte ognuno si affanna a preparare fagotti, a smontare 1e tende; ognuno suda e lavora a caricare senza brontolii dì sorta… Al mattino non c’è bisogno di sveglia. Si parte sotto un cielo imbronciato, ma non ci si bada perché nel cuore dilaga la luce delle più belle speranze.

 

 Brescia la bella    

 

La colonna si apre faticosamente la via tra le macerie e le distruzioni della periferia di Bologna; ma appena giunta sulla via Emilia, accelera la sua andatura. Anche il cielo ha spianato il suo broncio e ci ritorna il bel sole di aprile fra le campagne fiorite. Non ci par vero rivedere le vaste coltivazioni senza i crateri delle bombe, senza i tronconi informi degli alberi mutilati.

Ai margini delle vie accorrono le popolazioni a farci festa. Giriamo alla periferia di Modena, lasciandoci indietro a guardarci dall’alto la Ghirlandina. Ecco S. Benedetto Po. Mao mano che ci avviciniamo al fiume notiamo che aumentano le rovine; vi si sono messi a gara gli alleati per impedire la ritirata dei tedeschi, i tedeschi per ritardare l’inseguimento degli Alleati.

Gli argini sono letteralmente sconvolti, tutti i ponti, per tutta la loro lunghezza, sono stati fatti saltare.

Passiamo sul ponte a chiatte gettato con destrezza e rapidità dagli Americani, attraversiamo Mantova anch’essa gravemente ferita nei suoi tesori storici ed artistici, mentre i laghetti formati dal Mincio sembrano aggiungere alla loro abituale aria tranquilla, una nota di tristezza.

Ecco Goito. Intorno un panorama   stupendo in   cui si inquadrano i luoghi famosi ove i patrioti   del Risorgimento santificarono col sangue l’ideale dell’Unità Italiana. Da lontano fa cenno la torre coronata di S. Martino della Battaglia, a cui fa riscontro   quella quadrata dell’ossario di Solferino.

 Incomincia a farsi sentire un po' di stanchezza e col desiderio siamo già a Brescia. Lunghe colonne di prigionieri a piedi e su autocarri dicono che la massa delle formazioni tedesche ha già ceduto le armi; ci sono però molti nuclei randagi: prima di entrare a Montichiari una sparatoria parte dalle finestre di una villa che domina la strada. La colonna si ferma. Un gruppo di Arditi non pone tempo in mezzo ad eliminare quel focolaio di resistenza.

Sul fare della sera si entra in Brescia. Impossibile trovare da accantonarsi; anzi la prudenza consiglia di stare riuniti intorno alle macchine poiché la persistente sparatoria denuncia che la situazione non è ancora molto chiara.

Il sonno non si fa pregare a sorprenderci, mentre alla mente ritorna ancora nel verso Carducciano, l’invocazione ad una Vittoria d’altri tempi, l’alata Vittoria di Brescia:

“Vorrei vederti sull’Alpi, splendida

   fra le tempeste, bandir nei secoli:

   O popoli, Italia qui giunse

   vendicando il suo nome e il diritto”.

 

 

Gli ultimi Eroi

 

Qualcuno è già giunto a tiro di casa propria; ed in verità disciplina integrale da parte di tutti ed attenzione e premura da parte del Comando hanno fatto sì che, senza mettere in crisi il Reparto, tutti potessero fare un volo di ricognizione a casa. Gli altri si danno a gironzolare, a fare acquisti; le macchine sono sottoposte ad una pressione inusitata per trasportare con ripetuti viaggi le nostre impedimenta lasciate a Longara.

Mentre il movimento è in corso arrivano dei contrordini: autocarri in arrivo a pieno carico non vengono fermati: si fanno proseguire fino a Bergamo. Si raccoglie tutto il resto e si continua. Sarà l’ultima nostra tappa, quella definitiva.

Non già però per i veloci battaglioni che hanno fatto puntate a Milano, a Como, a Torino, ed il loro ingresso nelle città è salutato con entusiasmo. È stato un sogno da lungo vagheggiato, è stato un riconoscimento che doveva toccare proprio a quelli del “Legnano”, perché (perdonino gli altri Gruppi le parole presuntuose e concedano le comprensibili ataviche parzialità al primogenito) il “Legnano” è il più bel Gruppo di Combattimento.

E tutti i soldati ne sono tronfi e vanno pettoruti per le strade e raccontano, raccontano…

Ma un fragore di armi si ode ancora sulla strada che abbiamo già percorsa.

È un manipolo di arditi che, in marcia di trasferimento accorre a dare man forte contro una compagnia tedesca che si difende asserragliata in località Monte Casale.

Con lotta feroce si lanciano all’attacco annientano la resistenza nemica.

Sulla strada asfaltata che dalle rive del Garda porta a Brescia, fila veloce un autocarro su cui, tra uomini   ancora affannati dalla foga del combattimento, sono deposti i cinque morti Arditi.

Sono gli ultimi Caduti del “Legnano”, Caduti ai piedi d elle Alpi, epilogo del valore della marcia iniziata in Puglia. Sono gli ultimi cavalieri dell’ideale che restano sulla breccia e non potranno domani lasciare il grido di una Vittoria di cui sono partecipi, non ne udranno il suono che si diffonderà da invisibili trombe d' argento.

MINISTERO DELLA GUERRA

GABINETTO

 

 

ORDINE DEL GIORNO

 

 

 

 

 

SOLDATI ITALIANI!

La Patria vi affidò il suo onore: con onore voi avete conclusa la guerra di liberazione.

In venti mesi di prove durissime, voi soldati dei Gruppi di Combattimento, dei reparti ausiliari e di tutte le unità dell’Esercito, voi Volontari della Libertà, a prezzo di sangue, di oscuri sacrifici e di sublimi eroismi, avete riscattato la Patria.

In questo giorno di esultanza il nostro pensiero si volge commosso a Coloro che caddero tingendo di vermiglio la terra nostra e segnando di purissima luce di gloria la nostra ascesa.

Ad Essi, a tutti voi, che accanto ai valorosi Eserciti Alleati avete concorso alla Vittoria, la Patria è grata.

VIVA L’ITALIA!

 

                                                                                                                               IL MINISTRO

Casati

Roma, 2 maggio 1945