I Carri polacchi in marcia verso Castelferretti, al bivio di Casteld'Emilio, sotto Paterno 18 lugli

I Carri polacchi in marcia verso Castelferretti, al bivio di Casteld'Emilio, sotto Paterno 18 lugli
Bivio per Casteld'Emilio, sotto Paterno: La popolazione civile, in maggioranza femminile in quanto gli uomini erano nascosti applaude al passaggio dei carri polacchi

martedì 22 marzo 2011

Il contributo degli Alpini alla guerra di Liberazione


PAGINE DI DIARIO


Sergio Pivetta
Martedì 21 marzo 1944.
Abbiamo di fronte reparti di fanteria e di Gebirjager della Divisione Edelweiss. Con la popolazione si sono comportati bene. Davano pane ai bambini. Costringevano gli uomini a lavorare, ma rispettavano le donne. Poi, sono arrivate le cavallette. I marocchini. Non hanno rispettato nulla. Vandali, perdoni, non si sono accontentati di devastare, rompere, rubare, sfondare mura, tetti, pavimenti, mobili, per cercare merce da asportare; hanno violentato donne, giovani e vecchie, saccheggiato perfino le  chiese. Uno di loro è rimasto ucciso sotto la statua di San Antonio, mentre tentava di muoverla. La popolazione, che dico mai, quei poveri esseri umani sparuti e macilenti che ancora vagano per i casolari in rovina, fanno una pena incredibile. Vivono di quello che offriamo loro, perché più nulla è rimasto di quel poco che avevano. I bambini, poveri pastorelli ricoperti di miseri stracci, sono sempre tra noi. Tra una carezza ed un “Boia fauss” qualcuno porge loro del pane, qualche altro offre dei biscotti…. Molti miei Alpini hanno dei figli, in Val d’Aosta o nella Valtellina. Sono quasi tutti valligiani piemontesi e lombardi; c’è anche qualche friulano, reduce dall’Albania.

Mercoledì  22 marzo 1944.

Un istante fa Mazzuchelli ha lasciato partire inavvertitamente un colpo di mitra. Bianco come un cencio mi fa “Ti ho preso?”. Ed io di rimando “Aspetta un momento, non lo so?”. Poi dopo essermi stirato cautamente, mi sono convinto d’essere rimasto illeso. La pallottola mi aveva sfiorato mentre fortunatamente mi stavo girando; se non mi fossi mosso, mi avrebbe colpito in pieno. Si era conficcata alle mie spalle, nel muro, all’altezza del cuore.
……
Aerei tedeschi……la contraerea apre un fuco micidiale.

Giovedì 23 marzo 1944.

Nevica. Don Pera ha celebrata la Messa. Un semplice rustico altare da campo, in una suggestiva cornice di nevischio. Sullo sfondo le rocciose pareti di Monte Marrone. Attorno, muri di Alpini.[1]

Venerdi 24 marzo 1944

Siamo alla base di partenza. La zona è ben defilata al tiro. In giuro, qualche mina, qualche cadavere insepolto.Sotto un mucchietto di sassi, spuntano i resti di un piede divorato da centinaia di vermi.[2]

Sabato 25 marzo 1944.

Nevica.Probabilmente lassù ci arà tormenta. Quaggiù, a valle, fa piuttosto fresco…….E’ una cosa divertentissima vedere gli Alpini alle prese con lo scatolame americano….”L’uma mai magè tant roba parei”…..”Aiè ‘na jepp mac par on di nui”….. E con fanciullesca curiosità cominciano a trafficare attorno alle scatolette ed ai pacchetti, ognuno dei quali ci riserva una sorpresa.

Domenica  26 marzo 1944.

Siamo a mille metri circa. La temperatura oscilla tra gli 8 e i 10 gradi sotto zero. Ieri Sera e tutta stanotte ha imperversato la tormenta. Tra i pini, il vento sibilava rabbioso. Stamane, sotto le tende, ci siamo svegliati con le coperte bianche di neve, una candida coltre di due.tre centimetri, filtrava tra le fessure. Don Pera celebra nel pomeriggio la S. Messa.

Lunedì 27 marzo 1944.

Il tempo è ristabilito. La squadra esploratori, equipaggiata con materiale artico americano, sale a metà costa per stabilirvi una piccola base che, per il momento, funge da posto avanzato. Tra qualche giorno attaccheremo la parete di Monte Marrone. Uno strapiombo di 600-700 metri. Dovremo salire fino a quota 1700-1800 superando passaggi di secondo grado. Con ghiaccio e neve. Con zaino, armi, viveri e munizioni.

Martedì 28 marzo 1944.

Stanotte è nevicato. Stamane i plotoni che debbono attaccare sono stati equipaggiati. Presto agiremo. Il cannone tuona di continuo. Sono in numeri bocche da fuoco che, dalle vallate, gettano i loro proiettili sulle immediate retrovie della prima linea nemica. Attorno c’è un po’ di tutto. Munizioni, elemetti, oggetti di vestiario, bombe, casse, mine….materiale abbandonato d’ogni genere. Ci sono anche….porca miseria, ne ho ammazzati cinque, cinque bei pidocchietti, vacca naja!

Mercoledì  29 marzo 1944.

I tedeschi tirano su un paesotto, San Pietro. Rispondono le artiglierie alleate In particolar modo le batterie elettriche che sparano a raffica. Un finimondo!


Giovedì 30 marzo 1944.

Un colpo di mortaio a 100 metri. Stanotte hanno tirato molto sulle nostre posizioni. Domani mattina, attacchiamo. Vado, mamma. Lassù con i miei Alpini. Tra quelle bianche cime che ho sempre amato. Avrei preferito battermi contro gli Alleati. Non conta. Porto le fiamme verdi. Qui si tratta dell’onore degli Alpini d’Italia. Quale destino mi attenda non so. Ma ho fede in Dio. Un bacio a te, babbo. Un bacio alle mie sorelle, Leda e Mary. Veglia tu. Mamma, sul tuo Alpino.

Venerdì 31 marzo 1944

Ed eccoci qua. Senza aver sparato un colpo solo. Monte Marrone è nostro. Di tedeschi nemmeno l’ombra. Preceduti dalla squadra esploratori, siamo giunti quassù con una marcia di tre ore. Con il Sottotenente Parodi e con la squadra ho fornita la punta alla Compagnia e..e ho anche rischiato di ruzzolare a valle, più di una volta. Abbiamo dovuto attraversare diversi nevai rapidissimi, e siamo stati anche costretti a superare qualche costone roccioso. Alla nostra sinistra, i Bersaglieri tengono le Mainarde. Alle nostre spalle su Monte Castelnuovo vi sono l’osservatorio e la nostra batteria. Davanti a noi Monte Mare, minaccioso sperone. Là il nemico……Tutto così semplice. Si, per la cronaca. No, almeno per quello che mi riguarda. E’ andata così. Pochi minuti prima che ci muovessimo, stamane, mi chiama il Sottotenente Parodi: “ Sergente, tu va in testa con la tua squadra. Viene con te anche il Sottotenente Guarnirei”. Si parte. Un’ora di avvicinamento, nella boscaglia, poi sbuchiamo all’aperto. Neve, bianco, dappertutto. Attraversiamo cautamente un ripidissimo, pericoloso nevaio. Il Sottotrenenete Guarnirei fa fernare la squadra, fa piazzare il fucile mitragliatore “Bon, adesso andremo avanti…” .. “Signorsì, avanti ragazzi!”….”No, no lori no, mi e ti”….”Noialtri due? Mi e lu soli?.. no saria mejo..” ….No, no, per cossa vustu risciar la pelle dei to omini?..”

Avanziamo con cautela, per un centinaio di metri: “Vidustu qualcosa?”….”No, sior Tenente”…”Sentistu ruomore?”….”Mi no, gnente.”…”Alora ciama i tosati”. Un cenno e la squadra mi raggiunge. Ma il Tenente non mi da nemmeno il tempo di tirarmi su. “Avanti, andremo”….”Signorsì avanti ragazzi.” “ Fermeve, voialtri, ste boni, coverzene le spalle, andremo noialtri due.”.. ”Soli, sior Tenente?” “Soli, soli, dai, movete!”. Altri cinquanta metri, cento metri. Non si sente nulla. “Posso ciamarli, sior Tenente?”….”Adesso sì”….I miei Alpini si avvicinano…così va meglio. “Sergente, andemo”. Faccio piazzare nuovamente il fucile mitragliatore e lo seguo, ormai rassegnato….”Che Dio ne la mandi bona…”
D’improvviso, mi par di sentir qualcosa. Mi fermo. Il Tenente mi fa un cenno. Mi avvicino…”Sentistu gnente?”…”Mi sembra de si, i pararia dei colpi, xe qualchedun che batte”…”Risento anche mi”…”Alora, sior Tenente, li ciamemo? No saria mejo ciamar tutti gli altri?”….”No no, prima andremo a veder…mi me par che i vegna de lassù, mi vado su dritto a destra, se vedemo de sora, ma sta atento, sastu, bocia!”
Quatto quatto, strisciando, passo sotto il roccione, mi inerpico cautamente… trascorrono più o meno dieci minuti…sono quasi sul ciglio…..mi affaccio, trattenendo il fiato, su di un pianoro deserto.. “Adesso mi beccano”…ma  non succede niente…mi guardo intorno.. al centro del pianoro un tronco d’albero..ed i colpi, quei maledetti colpi che adesso si sentono ancora più distintntamente.
“Sacr…” qualcosa si muove. Proprio di fronte a me, dall’altra parte. Afferro il mitra, prendo la mira.. 2Adesso te fasso secco…ma…cosa xelo?” Aguzzo gli occhi…una penna nera spunta piano piano dall’altra parte, la segue un capello e sotto il capello la testa del Sottotenente Guarnirei che mi fa “Sestu ti, Sergente?”.. Mi alzo in piedi. 2Son mi sì, sior Tenente..salo che stavo per tirarghe?….se no gera pere quella penna…”
“Tirarme?” a mi? Ah benon..” Ci guardammo inotnro. Non c’è anima viva. Solo il solito rumore. 2Ma sti colpi, da dove vienli?” “De la, sior Tenente, da quel tronco d’albero” Ci avviciniamo. Dietro il tronco, un picchio.

Sabato 1  aprile 1944. “… la guerra è bella, ma scomoda…”

A parte il federo circa 20 sotto zero, fino ad ora è andata fin troppo bene! Un’escursione, una…prima invernale, una esercitazione ben riuscita, e va là. La cosa più divertente è stato l’ascoltare i resoconti tedesco ed alleato sulla “conquista di Monte Marrone”..” le nostre valorose truppe, dopo aver inferto gravi perdite al nemico, sono state costrette da preponderanti forze nemiche a ripiegare su posizioni prestabilite….” “… le valorose truppe alpine del Corpo Italiano di Liberazione, presa d’assalto, dopo arditissima scalata notturna, la cima di Monte Marrone, hanno travolto l’accanita resistenza nemica, attestandosi saldamente sulla vetta..”

Domenica  2 aprile 1944.

Ieri notte ho avuto freddo.Per forza!Con la tenda piazzata sopra tre o quattro metri di neve! Stanotte è andata un po’ meglio. Ieri sera, però, c’era vento gelido e rabbioso, da far temere che ci portasse via, con la tenda e tutto……si odono raffiche di armi automatiche. Pochi metri sopra le nostre teste fischiano di continuo proiettili di artiglieria e bombe dei nostri mortai. Tirano su Monte Mare. Stamae è venuto a farmi visita Stortoni. Sono stato veramente lieti di vederlo. E’ stato decorato di medaglia di bronzo a Monte Lungo. E’ della famosa 2° Compagnia Bersaglieri: quella che non tornò. MONTE LUNGO! Un nome da ricordare. Un Battaglione di studenti universitari allievi-Ufficiali, trecento ragazzi di ventun anni mandati al macello. ……Da domani ci rifonirà la sussistenza inglese. Va male, si profila un addio all’abbondanza!……Il Generale Utili è salito a farci visita, assieme ad un Ufficiale polacco….Bellissimo pomeriggio, oggi. Fa persino quasi caldo! Ne approfitto per andare a defilar e meglio la tenda…Ma prima…un pensiero a te, mamma, cui forse il cuore dice che tuo figlio è quassù. Sorrdi, mamma, sii sempre serena. La Madonna degli Alpini mi protegge. Ritornerò. E ritornerò s testa alta, perché stò compiendo il mio dovere di Italiano, anche se oggi combatto contro quelle idee che ieri professavo. Non so se questo sia giusto. So soltanto che forse questo contribuirà a far si che domani ci venga lasciato un tozzo di pane per vivere.


Lunedì 3 aprile 1944.

Una pattuglia tedesca di otto uomini è stata sorpresa dalla 1° Compagnia. Due prigionieri, un morto, vari feriti

Martedì 4 aprile 1944

Stamane  mi sono svegliato alle dieci. Sto facendo una “prima linea” alquanto originale.O, perlomeno, alquanto comoda. Giornata primaverile, oggi meravigliosa. Si sta quasi bene a torso nudo. No ho approfittato per sferrare un deciso attacco contro i……carri armati che si stanno annidando tra le pieghe della  mia uniforme. No ho distrutti…16. Beh, cosa sta succdendo? I mortai tirano a tutto spiano su Monte Mare.

Mercoledì 5 aprile 1944.

…con tutto lo scatolame che ci danno, quanta nostalgia di un abuona pastasciutta e di una insalatina….Ieri sera durante il mio turno di sentinella, ho assistito ad uno spettacolo mirabile. Da quassù le vampe delle ocche da fuoco creano una fantasmagoria di luci nella notte. A sinistra, a Montecassino, è un lampeggiante continuo di bagliori rossastr. Tutta la notte il fronte è in rumoreggiare ininterrotto. Secche frustate di colpi in partenza, schianto e boati di proiettili in arrivo. Fiammate, rimbombi…..Tu, S…. tu sei al sicuro, il destino ti ha portato lontano dal fronte. Tu non sai cos’è la guerra. Tu non vedi la guerra. Non puoi capire. Ma non ti invidio. Perché qui, dove tuona il cannone, quassù tra le cime ove adesso sorrido, ed un colpo improvviso potrebbe troncare la mia giovinezza, qui, S…. si indossa la toga virile

Venerdi 7 aprile 1944

Questa notte una nostra pattuglia si è spinta sino a Monte Mare senza incontrare anima viva…. Nella foschia del mattino spazio con lo sguardo sulle vallate sottostanti, seminascoste dalle nubi e sulle catene montuose che si stendono a perdita d’occhi..ed il mio pensiero vola a te, o mamma. Forse volgendo lo sguardo alle montagne, a quei nostri monti che tanto amo, senti battere il cuore. Su altri  monti, meno conosciuti ma non meno suggestivi , su cime non meno belle e non meno aspre, vive Sergio, il tuo Alpino. ..e un motivo, caro tante mamme, un motivo che tu mi cantavi quand’ero ancora bimbo mi ritorna nel cuore, quasi portato dalla lieve brezza che mi lambisce il volto: “Lassù nella casetta sperduta sul confin….viveva una vecchietta, la madre di un Alpin…”…
Ma adesso, allegra, mamma, vado a prendere un po’ di acqua e mi preparo un bel minestrone ( tu lo chiameresti “pasticcio” e ti metteresti le mani nei capelli) Poi prenderò il tè o il caffè, e mi coricherò pensando a te. Più tardi verrà un Alpino a svegliarmi. 2Sergent, a l’è l’ora”. E monterò di sentinella, a vegliare sul sonno tranquillo dei miei compagni. Fa un po’ fresco, di notte, ma quattro ore passano presto, e poi arriva il cambio.

Sabato 8  aprile 1944
Un aereo forse un Macchi, ci ha sorvolato lungamente. L’hanno accolto con un fuoco di contraerea spaventoso. Un bel fegato, quel pilota!…. Aerei americani hanno bombardato Cassino[3] Quando passano, oscurano il cielo, tanto sono numerosi.Penso a quel Macchi solitario, tento di contare i bombardieri americani che, a centinaia, vanno a distruggere le nostre case, le nostre città del Nord, e mi ritrovo sulle labbra un motivetto “Vincere, Vincere, Vincere, e vinceremo in cielo, in terra , in mare.”

Lunedì di Pasqua 10  aprile 1944
E’ il mio turno di guardia. Nel gelo della notte, tengo gli occhi ben aperti. Improvviso un colpo di mitra. Guardo l’orologio: le 3,15. Un altro colpo. Una raffica. Un crescendo di colpi. Appostato tra due rocce, stringo nervosamente il mio mitra, scruto nel buio, ed aspetto. “Se qualcuno mi si para dinanzi, qui “trova lunga” accidenti a loro, proprio questa notte dovevano attaccare?” borbotto con me stesso. Risvegliati bruscamente, arrivano mugugnando, a darmi coraggio, tutti gli altri. Sparano, sulla destra. Sembra vicino. Stanno attaccando la 1° Compagnia. Isolati sul nostro caposaldo da un serie di pareti strapiombanti sul altrettanti precipizi, non possiamo far altro che aspettare. I nostri mortai iniziano un infernale fuoco di sbarramento. I proiettili fischiano che è un piacere. A valle le batterie polacche ed italiane si ridestano. Ha inizio un concerto terrificante di esplosioni. Le artiglierie tedesche rispondono. I nostri c’è la mettano tutta…accidenti, cosa fanno? Stanno sparando troppo basso, tirano addosso a noi..sulle tende, via via al riparo, oltre la cresta, allo scoperto, proprio nel settore del quale stiamo aspettando l’attacco. Ma non viene nessuna. Il fuoco rallenta, diminuisce, poi cessa. Alla 1° Compagnia un caduto, il Sergente Maggiore Falubba. Poi vari feriti. Alcuni morti tra i tedeschi, ritiratesi abbandonando molte armi…..Anche sulle Mainarde un attacco tedesco di diversione. Respinto. Qualche caduto tra i paracadutisti del 184° “Nembo”

Martedì 11  aprile 1944
Mi è caro, oggi, ricordare questa data. 11 aprile: 19° compleanno di mia sorella. Povera cara Leda!….Chissa con quale tristezza, lontana dal babbo prigioniero in Etiopia e dla fratello di cui sicuramente non hai notizie, forse anche del tuo ragazzo, Alpino come me, trascorrerai questa data che un tempo era giorno di festa! Coraggio, verranno giorni migliori, ritorneremo tutti, forse, ci ritroveremo per dimenticare, nella gioia di quel momento, l’amarezza di questi durissimi mesi….E tu? Quante volte rispenso a quell’adagio che tu ben conosci: “La lontananza è per l’amore ciò che il vento è per la fiamma; spegne un piccolo fuoco ravviva un grande incendio”.

Venerdì 14  aprile 1944
La 2° Compagnia, scesa da Monte Marrone, caposaldo di sinistra, il 12, dopo aver avuto il cambio dai bersaglieri, è risalita ieri a dare il cambio alla 1°, al centro dello schieramento, dove è avvenuto l’attacco del Lunedì di pasqua. La 3° Compagnia, che con i suoi arditi era corsa a rinforzare la 1°, contrattaccando a bombe a mano il nemico mettendolo in fuga, è sempre al suo posto, sulla destra, nel bosco. Avrà a sua volta il cambio dalla 1° fra otto giorni.


[1] Nello stesso giorno, alle ore 14 circa a Roma, si svolgevano gli avvenimenti in via Rasella, con l’attacco dei GAP Romani ad una formazione di altoatesini inquadrati in un Battaglione di Polizia in servizio a Roma. (Nota della Redazione)
[2] Alle fosse Ardeatine, la Polizia Tedesca al comando del ten. col. Kappler compie la Rappresaglia per l’attentato in via Rasella, dove sono stati uccisi 33 soldati tedeschi. Sono uccisi 335 italiani, 10 Italiani per un soldato tedesco ucciso. Per i 5 uccisi in più Kappler nel dopoguerra sarà condannato all’ergastolo. ( Nota della redazione)
[3] Il primo bombardamento della Abbazia di Montecassino è del 15 Febbraio 1944.

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