I Carri polacchi in marcia verso Castelferretti, al bivio di Casteld'Emilio, sotto Paterno 18 lugli

I Carri polacchi in marcia verso Castelferretti, al bivio di Casteld'Emilio, sotto Paterno 18 lugli
Bivio per Casteld'Emilio, sotto Paterno: La popolazione civile, in maggioranza femminile in quanto gli uomini erano nascosti applaude al passaggio dei carri polacchi

sabato 15 agosto 2015

La caserma Villarey nella Storia di Ancona.

VILLAREY, 26 MAGGIO 2015

Discorso di Apertura in occasione ella celebrazione della data centenaria del 24 maggio 1915

Gen. Rosario Silvestro Moschella

MAGNIFICO RETTORE, SIGNOR PREFETTO, AUTORITA’, PROFESSORI, STUDENTI, GENTILI OSPITI BUONGIORNO. INNANZITUTTO, PROF. LONGHI, UN SENTITO GRAZIE PER AVER ENTUSIASTICAMENTE ADERITO E FATTIVAMENTE COLLABORATO A QUESTA INIZIATIVA  INTRAPRESA MESI ORSONO,  NONCHE’ PER AVER MESSO A DISPOSIZIONE LA SEDE DELLA FACOLTA’ DI ECONOMIA, QUALE SPLENDIDA ED IDEALE CORNICE ALL’ODIERNO E SIGNIFICATIVO EVENTO CULTURALE.
SONO PARTICOLARMENTE LIETO DI TROVARMI QUI QUEST’OGGI IN QUESTO STORICO EDIFICIO, LA CUI DENOMINAZIONE -“CASERMA VILLAREY”- CAMPEGGIA ANCORA IN ALTO AL SUO INGRESSO, PER UNA SERIE DI MOTIVI:
-   IL PRIMO DEI QUALI E’ RAPPRESENTATO DAL FATTO CHE QUESTA INFRASTRUTTURA, ESEMPIO MIRABILE DI ARCHITETTURA MILITARE, PROGETTATA DA GIUSEPPE MORANDO (EX UFFICIALE, DI ORIGINI PIEMONTESI, DEL GENIO MILITARE) E COSTRUITA ALLA FINE DEL XIX SECOLO, SUBITO DOPO L’UNITA’ D’ITALIA, HA OSPITATO, DA ALLORA E FINO AGLI ANNI SETTANTA DEL SECOLO SCORSO, REPARTI DELL’ESERCITO ITALIANO, PREVALENTEMENTE DELL’ARMA DI FANTERIA;
-   NON SOLO, A TESTIMONIANZA E A RICORDO DEL VALORE DEI FANTI ITALIANI, PRESSO VILLAREY ESISTE LA STATUA BRONZEA DEL FANTE DELLA 1^ GUERRA MONDIALE, OPERA DEL CELEBRE SCULTORE ANCONETANO VITTORIO MORELLI. E IL 24 MAGGIO OLTRE AD ESSERE IL GIORNO IN CUI, 100 ANNI FA, L’ITALIA ENTRO’ NELLA GRANDE GUERRA, RAPPRESENTA ANCHE LA RICORRENZA DELLA FESTA DELLA FANTERIA, ARMA CUI MI ONORO DI APPARTENERE;
-   INFINE, PROPRIO QUESTO EDIFICIO, DAI PRIMI ANNI DEL 1900, FU LA SEDE DELL’ALLORA 93° RGT FANTERIA “MESSINA” E DEL COMANDO DELL’OMONIMA BRIGATA. IL REGGIMENTO, PENSATE, RAGGIUNSE IL FRONTE IL 26 MAGGIO DEL 1915. ED ANCORA , UN’ANNOTAZIONE CHE RITENGO INTERESSANTE: DURANTE IL PRECEDENTE CONFLITTO, QUELLO ITALO-TURCO, IL 93° FU POSTO AGLI ORDINI DELL’ALLORA COL. ARMANDO DIAZ, IL FUTURO “DUCA DELLA VITTORIA”, ARTEFICE DELLA SCONFITTA DELL’ESERCITO AUSTROUNGARICO.
EBBENE, TUTTI QUESTI MOTIVI MI HANNO INDOTTO, TEMPO FA, AD INTRAPRENDERE L’INIZIATIVA ODIERNA IN COLLABORAZIONE CON L’ATENEO DI ANCONA, IMPORTANTE REALTA’ LOCALE, D’INTESA CON IL COMITATO STORICO-SCIENTIFICO ISTITUITO PRESSO LA PREFETTURA DI ANCONA PER LE CELEBRAZIONI DEL
CENTENARIO DELLA 1^ GUERRA MONDIALE SU TUTTO IL TERRITORIO DELLA PROVINCIA.
INIZIATIVA CHE BEN SI COLLOCA NEL QUADRO DI UN PIU’ AMPIO PROGETTO, DA TEMPO AVVIATO DALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, PER PIANIFICARE, COORDINARE ED ORGANIZZARE UNA SERIE DI EVENTI CELEBRATIVI, SU TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE, ALLO SCOPO DI DARE IL GIUSTO E DOVEROSO RISALTO STORICO-EVOCATIVO A QUEL CONFLITTO QUALE FONDAMENTALE PASSAGGIO DELLA STORIA NAZIONALE ED EUROPEA.
NEL CITATO PROGETTO, INFATTI, TRA I VARI ENTI COINVOLTI SPICCANO I DICASTERI DEGLI INTERNI, DELLA DIFESA, DELL’ UNIVERSITA’, ORGANISMI DI RICERCA NONCHE’ ASSOCIAZIONI COMBATTENTISTICHE E D’ARMA. IN PARTICOLARE, I VARI COMANDI ED ENTI DELLA F.A., SULLA BASE DI SPECIFICHE DIRETTIVE ELABORATE DALL’UFFICIO STORICO DELLO STATO MAGGIORE
DELL’ESERCITO, COLLABORANO ALLE VARIE INIZIATIVE CHE LOCALMENTE VENGONO E CONTINUERANNO AD ESSERE INTRAPRESE, SVILUPPANDO, CONTESTUALMENTE, UNA SERIE DI MANIFESTAZIONI AUTONOME E DIFFUSE IN TUTTE LE REGIONI. EVENTI, QUEST’ULTIMI CHE, IN BUONA SOSTANZA, FACCIANO CONOSCERE L’INDISCUSSO, DETERMINANTE ED ENORME CONTRIBUTO DATO DALL’ESERCITO ITALIANO NEL CORSO DI QUEL PARTICOLARE MOMENTO STORICO CHE, A RAGIONE, IN MOLTI RIGUARDANO COME L’ULTIMA FASE DEL RISORGIMENTO NAZIONALE.
IL MIO COMANDO, IN TALE SOLCO, CON IL SIGNIFICATIVO APPORTO DI STUDIOSI E DOCENTI MILITARI, QUALI APPUNTO IL GEN. COLTRINARI, HA OPERATO FINO AD OGGI PER ORGANIZZARE E CONDURRE OVVERO CONTRIBUIRE, IN SINERGIA CON TUTTE LE PREFETTURE MARCHIGIANE,  AD EVENTI QUALE QUELLO CUI STIAMO PER DARE INIZIO.   TRA LE FINALITA’ DEL PROGETTO,
INOLTRE, RISULTA DI FONDAMENTALE RILIEVO QUELLA  DI VALORIZZARE IL LEGAME TERRITORIO-REPARTO ED IL CONTRIBUTO DATO ALLO SFORZO BELLICO. L’APPROCCIO, QUINDI, CON CUI SI INTENDE CELEBRARE E RICORDARE LA GRANDE GUERRA NON E’ SOLTANTO UN APPROCCIO GENERALE, MA ANCHE E SOPRATTUTTO QUELLO DELL’OTTICA DI REGIONE, OVVERO LE MARCHE E LA 1^ GUERRA MONDIALE.
     E NELLA CIRCOSTANZA ODIERNA, IL TEMA DELL’INTERVENTO DEI NOSTRI CONFERENZIERI, ANCORCHE’ AFFRONTATO SOTTO OTTICHE DIVERSE MA COMPLEMENTARI,  E’ PIENAMENTE ADERENTE A QUESTO OBIETTIVO. OLTRETUTTO IN UNA SEDE QUALE QUELLA DI ANCONA E DELLA SUA FACOLTA’ DI ECONOMIA. ANCONA CON IL SUO PORTO, OGGETTO DELLE PRIME ATTENZIONI DELL’AVVERSARIO PROPRIO IL 24 MAGGIO 1915, LA CASERMA VILLAREY CON I SUOI REPARTI DI FANTERIA CHE, CON IL MOTTO “IMPETUOSA MESSANENSIS LEGIO” –
 CONIATO DAL FAMOSO VATE ABRUZZESE, COMBATTERONO IN TUTTE LE PIU’ SIGNIFICATIVE BATTAGLIE SUL FRONTE ORIENTALE.
     CHIUDO QUI IL MIO INTERVENTO PER NON SOTTRARRE ULTERIORE TEMPO ALLA CONFERENZA DI OGGI E, RINGRAZIANDOVI PER L’ATTENZIONE PRESTATAMI, CEDO ORA LA PAROLA AL PROF. GIULIANELLI.
RINGRAZIO IL GEN. MASSIMO COLTRINARI ED IL PROF. ROBERTO GIULIANELLI PER L’ESAUSTIVITA’ E L’INTERESSE STORICO DELLA DISAMINA DEL QUADRO DI SITUAZIONE CHE CARATTERIZZAVA L’ITALIA AL SUO INGRESSO NEL 1° CONFLITTO MONDIALE.
VORREI SOLTANTO CONCLUDERE QUESTA GIORNATA SOTTOLINEANDO, IN LINEA CON QUELL’APPROCCIO REGIONALE DI CUI PARLAVO NEL MIO INTERVENTO INTRODUTTIVO, UNO  DEGLI ASPETTI TRATTATI DAL GENERALE COLTRINARI NELLA SUA RELAZIONE.

GLI AUSTRIACI OLTRE AL PORTO DI ANCONA ATTACCARONO ANCHE LA POPOLAZIONE, CON IL PRECISO OBIETTIVO DI ALIENARE IL SOSTEGNO DEL FRONTE INTERNO DALLO SFORZO CHE LO STRUMENTO MILITARE NAZIONALE SI ACCINGEVA A COMPIERE.
OBIETTIVO CHE, COME ABBIAMO VISTO, FALLI’ PERCHE’, COME EBBI IL PRIVILEGIO E L’OPPORTUNITA’ DI EVIDENZIARE NEL CORSO DELLA PRESENTAZIONE -L’ANNO SCORSO- DEL CALENDARIO DELLA MIA F.A. “LA GRANDE GUERRA…UN POPOLO IN ARMI”, TUTTA LA SOCIETA’ CIVILE DEL PERIODO, QUELLA DI ANCONA E DELLE MARCHE COMPRESA, SI MOBILITO’.  UNA SOCIETA’ FATTA DI CONTADINI, OPERAI, INTELLETTUALI, ARTISTI CHE VISSERO CON E NELL’ESERCITO IL PRIMO GRANDE MOMENTO DI UNITA’ NAZIONALE. ED ABBIAMO VISTO COME IL 93° FANTERIA FOSSE LEGATO AD ANCONA E VICEVERSA.
LA GUERRA INIZIATA PER L’ITALIA NEL 1915 HA AVUTO UNA PORTATA DEVASTANTE SI’ MA HA ANCHE RIVELATO
L’INTIMA COMMISTIONE FRA SOCIETA’ ED ESERCITO IN QUELLO CHE, RAGIONEVOLMENTE, PUO’ ESSERE DEFINITO IL PRIMO EVENTO COLLETTIVO DEL POPOLO ITALIANO. ED IRONIA DELLA SORTE, QUELLA TRAGICA CIRCOSTANZA MENTRE HA CONTRIBUITO A FAR COMPRENDERE AL SICILIANO, AL CALABRESE, AL MARCHIGIANO, AL PIEMONTESE, AL TRENTINO ED AL FRIULANO L’APPARTENENZA AL POPOLO DI UNA STESSA NAZIONE, NELLO STESSO TEMPO HA ACCELERATO IL DISFACIMENTO DEGLI IMPERI CENTRALI, CARATTERIZZATI DA UNA MISCELLANEA DI ETNIE, POPOLI E CREDI RELIGIOSI.

MA NON SIAMO QUI  OGGI PER CELEBRARE LA GUERRA, BENSI’ PER COMMEMORARE L’INGRESSO DEL NOSTRO PAESE IN UN CONFLITTO GLOBALE CHE, A DISTANZA DI UN SECOLO, CON IL SACRIFICIO DI MILIONI DI VITE UMANE, OFFRE UNO DEI PRINCIPALI SPUNTI DI RIFLESSIONE PER EVOCARE L’IMPORTANZA DELLA PACE TRA I POPOLI. 

Il testo sarà pubblicato nel Volume, in preparazione, dedciato alle marche e la Prima Guerra Mondiale. Info: www.ancona.lastoria.blogspot.com per i contenuti; per la edizione:www.storiainlaboratoiro.blogspot.com
Massimo Coltrinari   (massimo.coltrinari@libero.it)

giovedì 13 agosto 2015

Immagini celebrazioni del 70° Anniversario del Passaggio del fronte 1944


CASTELFERRETTI 20 LUGLIO 2014



AGUGLIANO 19 LUGLIO 2014





POLVERIGI  17 LUGLIO 2014






I TRE PAESI  SI TROVANO LUNGO LA STRADA CHE DA CASENUOVE PORTA A FALCONARA

UTILIZZATA DAL 2 CORPO POLACCO 
PER LA MANOVRA DI AGGIRAMENTO ATTUATA PER LA CONQUISTA DI ANCONA IL 17-18 LUGLIO 1944

lunedì 3 agosto 2015

Dopo la conquista di Jesi: nuovi compiti per il Corpo Italiano di Liberazione

La conclusione della battaglia di Ancona (1-20 luglio 1944) ha portato il Corpo Italiano di Liberazione oltre il fiume Esino. Da qui i nuovi compiti che sono riportati dall'ordine del 22 luglio da parte del gen Anders.


Comando del II Corpo Polacco
Ufficio Operazioni
22 luglio 1944, ore 13,15

Ordine particolare per il Comandante del Corpo Italiano di Liberazione

Reparti distaccati de Corpo Polacco stanno combattendo per la conquista del crinale Ostra (334475) – Madriola (375565)
Dopo aver raggiunto il fiume Misa ambedue i reparti  distaccati, nel caso il nemico intenda fare resistenza, si sistemeranno a difesa assicurando il possesso dei propri punti di osservazione chiudendo le direzioni principali nonchè mantenendo il contatto col nemico ed eseguendo ricognizioni a mezzo pattuglie. Il movimento continua nel caso il nemico si allontani

Compito del Corpo Italiano di Liberazione
Raggiungere il fiume Misa nel tratto di competenza tra il limite con il Corpo Polacco e C. Monteforte (235420) dove, in caso si debba riscontrare resistenza da parte del nemico, occorre organizzarsi in difensiva assicurando il possesso dei punti di osservazione e chiudendo le direzioni principali. Con pattuglie eseguire ricognizioni e mantenere il contatto con il nemico. Il movimento continua nel caso il nemico si debba allontanare

Il Comandante il II Corpo Polacco
Gen. Di Div. Anders


venerdì 10 luglio 2015

Un bel fuori programma: La liberazione di Ancona nel luglio 1944

Locandina
                                                          ANCONA NELLA
                                                          GRANDE GUERRA
                        


Fuori programma: 
domenica 19 a partire dalle 18
 (in occasione del 71° anniversario della liberazione di Ancona), 
si parlerà della liberazione di Ancona nella Seconda guerra mondiale. Questo il programma, organizzato in collaborazione con il Consolato onorario polacco:
- Un ricordo dello studioso Giuseppe Campana, 
scomparso lo scorso aprile (a cura di Mario Fratesi).

- Anteprima del numero 169 della rivista quadrimestrale britannica 
"After the battle", dedicato alla Battaglia di Ancona;
- Presentazione e anteprima del filmato inedito "I senza terra", 
sul II Corpo d'armata polacco, a cura della facoltà di Storia contemporanea dell'Università di Bologna. Saranno presenti gli autori. 


Mostra aperta sabato pomeriggio, domenica, e durante gli eventi.  
Seguiteci su facebook:  la polveriera - Ancona    

dott. Sergio Sparapani 
Settore Beni e Attività Culturali, Biblioteche,Turismo
 tel. 071-222.3125 fax 071-222.5015 mob: 338.70191

martedì 30 giugno 2015

Testimonianze e Ricerche. Passaggio del fronte. Marche 1944

Riceviamo e volentieri pubblichiamo, nella speranza che altri possano integrare queste notizie:


Il sottoscritto nato nel 1932 è stato sfollato con la famiglia a Castel D'Emilio dal 42 alla fine del 44, pertanto è stato testimone anche delle vicende verificatesi al passaggio del fronte.
Avendo avuto in dono il suo pregevole libro da parte dell'amico Piero Romagnoli ingegnere informatico in Arcore e figlio del Generale Romagnoli (che forse lei conosce), prima di iniziare la sistematica lettura sono subito corso a leggere le pagine riguardanti Castel D'Emilio e ho notato alcune inesattezze e omissioni:
- la notte precedente il passaggio del fronte ci fu un intenso fuoco di artiglieria diretto alle spalle di   Castel D'Emilio. Nella notte sentivamo fischiare i proiettili e pur con una certa paura ci rendemmo conto che i proiettili andavano ad esplodere lontano dal nostro paese. La mattina successiva trovammo il paese tappezzato di manifestini scritti in una lingua sconosciuta che solo a cose fatte imparano essere un invito alle truppe polacche a disertare. Nel contempo notavamo la ritirata delle truppe tedesche stranamente fatta in maniera caotica infatti oltre agli autocarri e alle motocarrozzette si univano cavalli e biciclette. Noi (e quando dico noi intendo o la famiglia o i ragazzetti della banda) avevamo un cavallo che mio padre aveva acquistato per i vari spostamenti. Per paura che i tedeschi ce lo prendessero lo andammo a nascondere nella cantina di un paesano che si chiamava Ciccià!!!
Nel contempo con il binocolo in direzione Offagna cominciavamo ad intravvedere i mezzi corazzati delle truppe alleate che stavano lentamente avanzando e che noi credevamo inglesi.
- La mattina seguente arrivarono tre carri armati tedeschi (non Tigre ma carrarmati leggeri) (per la cronaca il sottoscritto ha prestato servizio nel centunesimo BTG Cavi di Verona dove a tempo erano in uso gli M.26 se non vado errato reduci della guerra di Corea) che si fermarono nella strada alla fine della discesa che porta alla Piazza del paese due proseguirono in direzione opposta alla strada di Ancona il terzo invece cominciò ad effettuare spostamenti dalla Piazza del paese e il cimitero cominciando a sparare colpi verso il fronte alleato. Degli spostamenti non sono sicurissimo ma ricordo benissimo che- come dicevano i più grandi- il carro voleva dare l'impressione di non essere da solo.
Nel frattempo noi ci eravamo rifugiati nella cantina di Barigelletti che era antistante al portone del palazzotto e alla quale si accedeva mediante ad una porta a bilancia e pertanto sollevandola si poteva intravvedere i vari spostamenti del carro armato. Fortunatamente gli alleati non risposero al fuoco del carro armato tedesco e dopo circa un paio d'ore questo prese la via della fuga prendendo la strada scoscesa nel retro del paese. In questa manovra il carro si rovesciò e i tre occupanti si dettero alla fuga.
Nel frattempo poco dopo arrivarono gli alleati e io ricordo ancora il carro Sherman che si inerpicò per la salita che portava alla piazzetta e al giovane biondo che uscì dalla torretta con noi festanti ai lati.
Nel pomeriggio scoprimmo che i tre tedeschi scappati erano invece polacchi ed erano stati fucilati non appena catturati. Li ricordo ancora distesi per terra con dei magnifici stivaletti che il giorno dopo scomparvero. Dopo tre giorni visto che i cadaveri restavano sul campo in fondo al paese senza che nessuno facesse niente, il parroco andò a prelevarli con un carro di buoi e li seppellì nel cimitero.
Pertanto l'operazione non fu fatta dall'asina dell'amico Lucconi di cui figli io ero amico in particolare di Guerrino che era possessore di una magnifica di una BSA la cui bellezza mi faceva emozionare.

-Preciso che eravamo sfollati presso la famiglia del fabbro Rosi e che sono il cugino di Marcella Emmett il cui marito vivo- morto recentemente - era stato ufficiale degli alpini prigioniero in Russia e poi protagonista nel processo di D'Onofrio.




Le notizie raccolte vanno ad integrare la stesura de volume
 "Il Corpo Italiano di Liberazione e il Montefeltro"
agosto 1944
 in fase di preparazione

per contatti utilizzare questa email:
"studentiecultori2009@libero.it
 

Camerino 28 giugno 2015 Riunione Annuale Club Ufficiali Marchigiani





Carissimi Amici e Soci del Club Ufficiali Marchigiani (CUM),
come a molti già noto, il consueto
 Incontro estivo
 del Club Ufficiali Marchigiani questo anno e stato  a Camerino (MC) 
nei giorni  27 e 28 giugno 2015.

Il programma dell’Incontro, comunque, è stato il seguente:
Sabato 27 giugno:
- 11.00 - 15.00:  arrivo, sistemazione in Hotel “ I Duchi” e pranzo libero;
- 15.00 - 15.15: ritrovo presso parcheggio di Via E. Betti;
- 15.15 - 17.00  visita al Convento di Renacavata ;
     - 17.00 - 19.30  Assemblea Ordinaria dei Soci presso una sala del Comune di Camerino.
Al termine breve presentazione da parte del Magg. Gen. Massimo Coltrinari (del Comitato Scientifico del CUM) del libro “Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Giugno-Luglio 1944”.
Per le Signore e per tutti coloro non interessati all’Assemblea dei Soci, visita guidata al Centro di Camerino;
- 20.30  cena presso l’Agriturismo “Arcate di Sant’Angelo”.

Domenica 28 giugno:
- 09.00 - 10.15 : ritrovo  e Visita il Palazzo/Castello di Borgo Lanciano;
- 10.15 - 13.00  visita guidata alla Città di Camerino tra cui i musei civici e la pinacoteca nei locali del Convento di San Domenico;
- 13.30 -15.50 pranzo presso ristorante dell’Hotel “I Duchi” con ringraziamenti;
- 16.00 saluto ai convenuti.





lunedì 4 maggio 2015

La Liberazione di Osimo. Conferenza Sabato 9 maggio 2015 ore 17,30



OSIMO
SABATO 9 MAGGIO 2915 ORE 17,30
GALLERIA DEL FIGURINO STORICO

CONFERENZA

LA LIBERAZIONE DI OSIMO
 E LA FINE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

La conferenza, che ha anche lo scopo di sensibilizzare autorità,associazioni, e cittadini sulla necessità di dotare il Monumento di Casenuova di pannelli esplicativi dei fatti del 1944, illustrerà i giorni difficili della liberazione di Osimo, attraverso alcuni punti come la situazione del giugno 1944 quando Osimo era diventata il capoluogo delle Marche per via della paralisi di Ancona dovuta ai bombardamenti, la fuga delle autirtà della Repubblica Sociale e la "vacazio" dello Stato ove i cittadini erano in balia di loro stessi, l'arrivo degli Alleati il 6 luglio per effetto dell'arretramento della linea di resistenza tedesca, Osimo in prima linea, nella terra di nessuno, il paventato bombardamento alleato, la paura che ritorna, i gironi tremendi della quarta fase della battaglia di Ancona, ed infine la sospirata vera liberazione il 18 luglio 1944.

Di seguito sei post con l'esplicazione di questi punti per una documentazione più ampia

La Conferenza, organizzata dalla
 Accademia di Oplologia e Militaria, si inquadra nelle iniziative per la celebrazione dei 70° anniversario della liberazione e della seconda guerra mondiale

informazioni: accademiadioplologiaemilitaria@yaooh.it

La Liberazione di Osimo. I Osimo capoluogo delle Marche

                   Osimo: 
il baricentro degli avvenimenti visti con il diario di Francesca.

Ancona, nel 1944, aveva mantenuto tutto il suo valore strategico potenziale: per gli Alleati rappresentava un punto logistico essenziale per l’attacco al nord Italia, per i Tedeschi, un punto vitale per la difesa del centro Italia. Entrambi le parti, quindi, miravano ad avere e mantenere il controllo della città e del territorio circostante. Nella realtà Ancona nel 1944 era una città fantasma: con oltre il 97% delle costruzioni o erano distrutte o danneggiate più o meno seriamente, con tutti i servizi paralizzati o inesistenti, con oltre il 75% della popolazione sfollata, causa i bombardamenti aerei, aveva visto traslare e decentrare tutti i suoi poteri: politico, amministrativo, economico e, in pratica, azzerarsi tutte le sue funzioni di capoluogo della Provincia e delle Marche.
Osimo era stata la località ove quasi tutto era stato decentrato, ritenuta più sicura e al riparo da bombardamenti. A questa situazione politico-amministrativa, nel giugno 1944, Osimo aveva via visto crescere il suo ruolo militare, che divenne sempre più importante agli occhi dei contendenti: era diventato il perno della difesa esterna manovrata della piazzaforte di Ancona. Aveva assunto, quasi inconsapevolmente per la sua posizione orografica, il centro della linea di resistenza tedesca per la difesa di Ancona, che si materializzò sul piano tattico, con il rafforzamento delle sue alture circostanti, prima fra tutti quota 360, chiamata anche Monte della Crescia. Dal 6 luglio, quando i Polacchi occuparono Osimo sgombrata dai tedeschi al 16 luglio, Osimo visse giorni terribili, sospesa tra un ritorno offensivo dei Tedeschi che fu tentato varie volte e che i Polacchi a stento riuscirono a impedire e le predisposizioni tattiche per la  manovra su Ancona. Un ritorno offensivo reale, che significò che Osimo era in prima linea, che il fronte non era passato, che gran parte della sua popolazione dovette sfollare, che un eventuale successo tedesco avrebbe significato un quasi sicuro bombardamento aereo alleato, con altri lutti ed altre tragedie. Sono giorni difficili e terribili, che furono pagati, tra l’altro, con la strage degli amministratori riuniti in Municipio del 13 luglio e con ulteriori lutti e devastazioni. La occupazione polacca del 6 luglio di Osimo non significò, quindi, che il fronte fosse passato.
Nel descrivere, pertanto, il passaggio del fronte nell’anconetano messo in relazione alle azioni svolte da Alleati e Tedeschi per la conquista di Ancona, Osimo è centrale in questi avvenimenti; noi li seguiremo attraverso un Diario[1], scritto in quei giorni da Francesca Bonci[2], di Osimo, che con la sua vivacità di giovane, ci ha tramandato situazioni, emozioni, impressioni e valutazioni a caldo di quei giorni tragici, difficili, ma anche in parte esaltanti, momenti di vigilia della riconquista libertà di vivere. Righe che fanno giustizia, anche se involontaria, di tanti stereotipi oggi esistenti: basti pensare ad Osimo e alla azione delle spie e dei collaboratori dei Tedeschi dopo il 6 luglio, che tanto preoccupò il Comando polacco e che intaccò non poco i rapporti con la popolazione; cosa che sta a denunciare la difficile situazione politico-ideologica che anticipava il dopoguerra, profondamente variegata. Spie e collaboratori conosciuti da tutti e che nel diario vengono definiti con un aggettivo molto pesante “il famigerato….” Con l’indicazione del nome noto a tutta Osimo.[3] E che Francesca Bonci, per carità di patria e per l’altissimo senso di pace e di tolleranza che l’animava, pregò di non citare nel testo del diario reso pubblico. Alimentare divisioni non è il compito né del Testimone ne dello Storico, che si devono limitare a riportare la realtà acquisita come testimonianza e dai documenti, che a volte è più rivoluzionaria di ogni commento.
 Pagine, quindi, di attualità e di riferimento di giorni difficili che danno lo spunto di farci riflettere e di farci meditare su quello che si è passato e che potrebbe ritornare, se si fanno gli stessi errori di allora; lo utilizzeranno come un filo rosso per descrive il passaggio del fronte del 1944.



      [1] Il diario è stato pubblicato, con il consenso di Francesca Bonci nel 2004 sulla Rivista “Il Secondo Risorgimento d’Italia”, nel numero speciale dedicato al passaggio del fronte nelle Marche nel 60° anniversario 1944-2004. Cfr. Bonci F., Diario 1944. Il passaggio del Fronte ad Osimo, in, “Il Secondo Risorgimento d’Italia”, Anno XIV, n.1, 2004.
[2] Francesca Bonci, nata a Sesto San Giovani il 22 giugno 1912, morta ad Osimo il 12 marzo 1995. Si impegnò a fondo nel sociale ad Osimo. Si ricorda, tra l’altro la sua intensa e proficua attività di volontaria e di donatrice in seno all’AVIS, Associazione Volontari Donatori del Sangue.
[3] Il pensiero qui va alle vittime, a coloro che furono uccisi, deportati, torturati e seviziati in conseguenza di questa attività spionistica, che significò anche un crescente odio per i Tedeschi e loro collaboratori, che si macchiarono di efferati delitti che nulla avevano a che fare con la guerra vera e propria.
Ma che significò anche una affermazione ed un rafforzamento della Resistenza intesa a tutto tondo. Riprenderemo più avanti questi argomenti parlando del comportamento delle truppe tedesche, in quello che abbiamo definito “il tempo del lardo rosso”, in cui la popolazione era in balia di se stessa, abbandonata e in potere di truppe che consideravano l’Italia un territorio di occupazione, delegittimando ancor più la Repubblica Sociale Italiana ed i loro esponenti.

La Liberazione di Osimo. II Non vi è più lo Stato

La fuga delle autorità della Repubblica Sociale Italiana.

Osimo 10 Giugno 1944.
 Sono esattamente quattro anni che siamo in guerra! Chi di noi avrebbe immaginato che fosse così lunga?

La caduta del fronte di Cassino e la conquista di Roma, il 4 giugno 1944, mettono in movimento tutto il fronte italiano. Gli Alleati, che la popolazione comune chiama “I Liberatori”, risalgono, seppure molto lentamente, la penisola. Il 6 giugno, con lo sbarco in Normandia, si apre il tanto atteso secondo fronte in Francia[1]: per la Germania le prospettive di vincere la guerra incominciavano palesemente a divenire sempre più oscure. In Osimo la situazione generale comincia a farsi preoccupante: prima la guerra la si era seguita solo sui giornali ed alla radio, ora ci sono concrete possibilità che possa arrivare direttamente in casa. Le varie ristrettezze della vita quotidiana vengono viste, oramai, come cose sopportabili: quello che preoccupa è l’incerto futuro.

Il primo dato allarmante è la fuga di tutte le autorità della Repubblica Sociale Italiana, il “nuovo fascio” repubblichino si mette in salvo, abbandonando la provincia in mani tedesche.[2] L’autorità massima italiana nei vari paesi e città diviene il parroco o l’ecclesiastico. Ad Osimo è Don Iginio Ciavattini, un sacerdote, che ha dalla sua solo l’autorità morale, come altri sacerdoti che via via si nomineranno quanto si tratterà degli eventi del loro paese. Tale è stato il degrado morale della Repubblica Sociale Italiana che, all’avvicinarsi del pericolo, i suoi esponenti non hanno pensato ad altro che a mettersi in salvo, abbandonando la popolazione alla mercé dell’occupatore tedesco, loro alleato. Altro che difensori della Italianità, morale e materiale, come da alcuni si vuole oggi far passare la Repubblica Sociale Italiana ed i loro esponenti nei confronti dell’occupatore tedesco.
E proprio il comportamento tedesco è uno dei tratti salienti del fatto che la guerra ormai è arrivata: ad Osimo prima vengono fatti saltare in aria i Mulini, poi si inizia con le filande, mentre tutto quello che ha un valore militare, viene minato, per distruggerlo, al momento della ritirata. Le perquisizioni delle case alla ricerca di elementi ostili ed armi, non sono altro che il pretesto per delle razzie sistematiche, a cui si aggiungono le prime esecuzioni di inermi cittadini, uccisi per futili motivi, a corredo di rappresaglie che già dal 1939 Europa sotto dominio tedesco, conosce.

Non vi sono reparti delle Forze Armate della Repubblica Sociale Italiana ne formazioni armate del Partito Fascista Repubblicano presenti nella difesa di Ancona accanto ai Tedeschi, mentre nella pare degli Alleati vi è, a livello di divisione, il Corpo Italiano di Liberazione.[3]
Il Corpo di Liberazione Italiano era attestato, nella prima decade di giugno, al di qua del fiume Pescara, in Abruzzo. Venivano raccolte le notizie sul nemico tedesco che si sarebbe incontrato nel settore Adriatico. Si trattava della 278a Divisione di fanteria composta dal 992°, 993° e 994° reggimento di fanteria, dal 278° battaglione da ricognizione e di artiglierie in numero che il Comando del Corpo Italiano di Liberazione non sapeva quantificare, più i servizi divisionali. Disertori e prigionieri concordavano tutti che i Tedeschi erano in ripiegamento generale verso nord. Iniziano a giungere le prime notizie  di “una nuova linea lontana”, organizzata tra Pisa e Rimini, che sembra di chiami “Linea dei Goti”. Tutta la situazione era in movimento nell’Italia centrale.

In questo contesto Francesca Bonci inizia a scrivere il suo Diario, sotto la data, estremamente significativa, anniversaria della entrata in guerra dell’Italia.

 “Osimo 10 Giugno 1944.
 Sono esattamente quattro anni che siamo in guerra! Chi di noi avrebbe immaginato che fosse così lunga? E quale speranza abbiamo che presto finisca con tutti gli avvenimenti accaduti, naturalmente sempre a scapito di noi poveri Italiani, malmenati, vilipesi, traditi?
Io non sono all’altezza di giudicare profondamente politicamente i responsabili di questa immane e non voluta guerra[4], però nella mia piccola intelligenza, accuso quei capi che, per smisurata ambizione e prepotenza, che per non lasciarsi sfuggirsi “un seggio” hanno mandato alla deriva questa nostra tanto amata e bella Italia! Come tutte le nostre migliori città sono continuamente bombardate ferocemente, anche la nostra Ancona subisce continui mitragliamenti e bombardamenti in centro della città ed alla periferia (Falconara, Aspio, Varano, Stazione Loreto ecc.) La parte meridionale che da Piazza delle Muse va al Porto e continua per via XXIX settembre, sino alla Stazione, e la parte del Duomo, è tutta una maceria!
Naturalmente la popolazione più povera fugge all’ultimo momento, quando uscita dai rifugi, non trova che un ammasso di macerie della loro casa, o in tali condizioni da essere inabitabile!. E’ una visuale straziante vedere  questa gente venire chi a piedi, chi con cavalli, affamati e sporchi, con poche masserizie salvate a chiedere ospitalità!
Noi qui in Osimo abbiamo quindicimila sfollati, sparsi in campagna ed in città, non solo di Ancona, Roma e Milano, precedentemente venuti, ma anche quelli di Foggia e Palermo da più di un anno e mezzo! I locali delle scuole elementari, dell’Istituto tecnico, del Ginnasio e del Liceo, sono gremiti da famiglie e così come sopra detto in case di campagna dei contadini e qui in città. Naturalmente con tutta questa affluenza di popolo, i viveri incominciano a scarseggiare ed è da prevedersi giorni peggiori! La tensione nervosa è un po’ in tutti. A parte la scarsità di viveri, le snevanti file per poter comprare un po’ di roba, ci si sente anormali! Ad ogni bombardamento di Ancona o sulla costa marittima sotto Loreto, qui ad Osimo tremano le case e si sente il boato delle bombe! Il nostro timore è che potrebbero venire da noi, dato il continuo passaggio di colonne tedesche che si dirigono verso Iesi e la permanenza di camion Tedeschi proprio entro la città. In più i maggiori uffici di Ancona, come la Prefettura, la Questura e tanti altri, sono sfollati qui e quindi potrebbero essere questi presi di mira come obiettivo. Man mano che il tempo passa, i Tedeschi diventano sempre più cattivi! Vogliono illudersi, ma sanno che purtroppo la guerra l’hanno perduta e nella ritirata diventano feroci!
Si sa da fonte sicura che nel fuggire dai luoghi occupati dagli Alleati, fanno razzia di ogni cosa che a loro può far comodo. Naturalmente questi atti vandalici indignano e spaventano le popolazioni che, indifese, debbono subire ogni sorta di vessazioni materiali e qualche volta più o meno morali!
Che ironia l’alleanza Italo-Tedesca!
E quando mai noi Italiani siamo stati amici di questo popolo? Ma non ricordiamo la guerra del 1914-18 che ancora dopo 25 anni abbiamo le ferite aperte? E la Storia non parla di questo teutonico popolo nemico millenario dell’Italia nostra? Solo un pazzo poteva gridare ai quattro venti e formare un’alleanza non sentita nell’animo degli Italiani. Verrà il giorno che la Germania sarà schiacciata! E’ il suo destino da che è mondo. Con le sue barbarie arriva a una grande potenza, non fatalità! Poco importa! E’ caduta nel passato e cadrà![5]

Ad Osimo la situazione era difficile come in tutto il resto dell’Italia[6]. I mesi precedenti non erano stati semplici e spiegano in gran parte il sentimento antitedesco. 
Mons. Grillantini[7] riguardo la situazione a metà del giugno 1944, quando Francesca Bonci inizia a scrivere il suo diario, sottolinea l’abbandono al suo destino della popolazione.

“12 giugno. Scappano gerarchi (tra i primi il Prefetto, il Questore, il Preside della Provincia), militi, questurini, borghesi iscritti o simpatizzanti del Fascio repubblicano. Ne approfittano i Patrioti che invadono la Questura e ne riportano armi e carte. Un magazzino vestiario militare, in Via Oppia, è stato preso d’assalto, e si fa a chi piglia piglia. A mantenere l’ordine, dopo questo episodio, si danno da fare gli iscritti al Partito d’Azione (il primo Partito che si fa pubblicamente vivo). Come primo atto hanno disarmano il Segretario politico. I Tedeschi continuano a far man bassa di tutto, prendono cavalli, carrozzini, roba da mangiare, biancheria ecc. e se ne vanno con ogni mezzo. E’ passato un carro a quattro ruote, trainato da cavalli e da un bovino, guidato dai Tedeschi”[8]

Si avverte in molti che le cose stanno andando verso il peggio, e si vuole lasciare memoria di questi giorni che già sembrano difficili, poco o nulla rispetto a quelli che verranno. Francesca Bonci decide, avvertita anch’essa l’importanza degli avvenimenti, insieme alla sorella, di lasciare traccia di questa situazione.

“18 giugno 1944. Abbiamo deciso con Lina di scrivere memorie riguardanti la situazione politica che stiamo attraversando, mettendo su questi fogli i fatti salienti che accadono e che accadranno, perché per quanto finora tutto sembra calmo nella nostra cittadina, pure lo stato d’animo di noi Osimani non è naturale. Troppe chiacchiere circolano…. E quindi ci promettiamo di segnare ogni cosa che accadrà” [9]

Come in molti Osimani, anche in Francesca Bonci colpisce la fuga delle Autorità statuali repubblichine che fino ad allora, dall’23 settembre 1943, si erano autonominate Stato:

“20 giugno 1944. Questa notte, sono fuggiti alla chetichella, con la loro famiglia, i maggiori esponenti del fascio repubblicano. Infatti l’aria politica si è molto offuscata in questi ultimi giorni! Le truppe alleate combattono nell’Ascolano e questi nostri…coraggiosi concittadini per amor patrio…scappano!! Famiglia, M…..Alberto con la famiglia, le signorine ……. con la mamma, il famigerato ….. (nel diario viene indicato il nome. Ma l’autrice ha espressamente chiesto che non venisse indicato n.d.a) con moglie, figlio e tre sorelle, I….con la moglie ed altri a cui sfugge il nome.
Intanto noi Osimani siano “come color che son sospesi”.
E’ un mese e più che si parla e si dice che gli Alleati sono arrivati qui vicino, che fra pochi giorni, anzi fra poche ore per gli ottimisti, occuperanno Ancona con uno sbarco, e noi come cittadina a sud di quest’ultima città, con Loreto, Castelfidardo, Recanati e dintorni, saremo occupati senza il passaggio della truppa. Certo si prevede che la conquista di Ancona non sia tanto facile, perché molte forze tedesche occupano quella zona sino a Jesi e sicuramente gli Alleati troveranno resistenza. Auguriamoci e preghiamo Dio che dalle nostre parti non passi il furore del combattimento”

Occorre riflettere su queste testimonianze, sia orali che documentali riportate, per metterle in relazione all’azione del Corpo Italiano di Liberazione. La Repubblica Sociale Italiana, nata da una riunione alla Rocca delle Caminate tenuta da Mussolini con esponenti del vecchio regime che aveva potuto radunare, il 23 settembre 1943, è stata in gran parte accreditata dal fatto che rappresentò un freno e una diga alle esigenze e razzie tedesche. L’Italia non divenne la Polonia o la Cecoslovacchia, e gli Italiani dovrebbero essere memori di questo agli uomini che aderirono, ai fedeli della vecchia alleanza nazifascista. Una giustificazione di perdenti.
In realtà i Tedeschi a tutti i livelli, dall’8 settembre alla fine della guerra si comportarono in Italia come si sono comportati in Polonia in Cecoslovacchia e nel resto dell’Europa: da feroci invasori. Nessuno li ostacolò: prevalse sempre il loro interesse a scapito dell’Italia e degli Italiani; in più trattarono i “repubblichini” come dei “servi infidi”, da cui guardarsi bene. Ne è riprova, se tutto questo non fosse abbastanza evidente dall’atteggiamento delle gerarchie della Repubblica di Salò, crollato il fronte di Cassino, caduta Roma il 4 giugno 1944, ormai era chiaro che gli Alleati sarebbero arrivati prima o poi alla cosiddetta linea gotica: tutto quello che era a meridione di questa linea non era più o non sarebbe stato più sotto controllo tedesco. La decisione fu subitanea: occorreva mettersi in salvo, andare al riparo della linea Gotica. Ed infatti tutti scapparono alla più gran carriera, incuranti di lasciare la popolazione e l’Italia in balia degli eventi, senza alcuna protezione.
La domanda che ci si pone è questa: dove era l’Esercito della Repubblica Sociale Italia del Maresciallo Graziani? Perché non presidiava le posizioni minacciate e difendeva dagli invasori Angloamericani le città ed il territorio italiano accanto ai Tedeschi? Perché non erano lì a disapprovare il comportamento ed impedire violenze e razzie della truppa tedesca, a difendere la popolazione inerme?
Il dibattito su una memoria condivisa, memoria che non sia una maschera per riportare in auge i temi cari alla propaganda repubblichina, come spesso capita di osservare, passano da risposte oneste a queste domande.

 Osimo, in pratica era abbandonata a se stessa. La deligittimazione della Repubblica Sociale Italiana e dei fascisti in generale nasce da qui e da qui parte il potere ed il valore e la legittimazione della Resistenza.
Nelle sue note, Francesca Bonci, riporta che le truppe alleate combattono nell’ascolano e la notizia era esatta, ma  per Alleate si devono intendere le truppe del Corpo d’Armata Polacco, che, con uniformi inglesi, avevano assunto il compito di avanzare nelle Marche, insieme alle unità del Corpo Italiano di Liberazione.




[1] Per primo fronte si intenda il fronte Russo-tedesco ad Oriente. Per tutto il 1943-1944 Stalin chiese con insistenza l’apertura del “Secondo Fronte”, per evidenti ragioni.
[2] Il fenomeno non è solo nella provincia di Ancona, ma anche in quella di Pesaro. Vale la pena di vedere come questa fuga si sia attuata attraverso i documenti di fonte fascista, dai rapporti del colonnello della G.N.R. Marino Fattori, il quale scrive: “purtroppo si sono lamentate numerose defezioni di legionari: gli ex carabinieri, ufficiali, sottufficiali e truppa, hanno, tranne singole eccezioni, defezionato in massa. Pertanto si deve ritenere per certo che essi siano rimasti sino ad ora in servizio unicamente per ragioni di contingente opportunismo economico..” Per un più ampio approfondimento cfr. Bertolo G., L’ora della Liberazione, in Pesaro contro il fascismo, Urbino, Argalia, 1972, pagg. 171 e segg.
[3] Questo dato avrà pure un significato. Perche i Tedeschi non consentirono ad unità repubblichine di partecipare ai combattimenti contro coloro che chiamavano “invasori”? La risposta si può facilmente cogliere anche leggendo le grosse e perduranti difficoltà che il Comando Supremo Italiano aveva con gli Alleati per aumentare il contingente di unità combattenti: non si voleva pegni per il dopoguerra a vittoria ottenuta. I Tedeschi, convinti della vittoria, nei loro piani del dopoguerra avevano relegato la Repubblica Sociale Italiana a poca cosa; altri loro piani prevedevano l’incorporazione del Reich del nord Italia, riedizione del vecchio impero austro-ungarico. Avvisaglia di questi piani era l’attuata annessione al Reich del Trentino Alto Adige e del Friuli Venezia Giulia già all’indomani della proclamazione dell’Armistizio italiano con gli Alleati, proclamate queste annessioni il 12 settembre 1943.
[4] Nel sentimento popolare coevo emergeva molto forte il desiderio di chiamare a rispondere delle loro decisioni i vertici politico-militari del Regno d’Italia per le decisioni prese e per la responsabilità della situazione creata da una guerra che si era dimostrata non solo lunga, ma cruenta e terribile. E’ il nodo centrale della mancanza di una “Norimberga in Italia”. I vertici politico-militari della Germania e del Giappone, che insieme all’Italia ebbero la responsabilità dello scatenarsi del conflitto mondiale, furono chiamati a rispondere delle loro azioni. In Italia questo non avvenne e per il nostro Paese fu un ulteriore errore, di cui ancora oggi paghiamo le conseguenze (n.d.a).
[5] Cfr. Bonci F., Diario 1944. Il passaggio del Fronte ad Osimo, in, “Il Secondo Risorgimento d’Italia”, cit.
[6] Una felice sintesi, a cui si rimanda, degli avvenimenti è stata riporta da Mons. Carlo Grillantini nella sua Storia di Osimo. Cfr. Grillantini C., Storia di Osimo, Osimo. Fondazione “Don Carlo”, 2006, Vol. I, II,  pag. 389 e segg.
[7] Ad Osimo e nelle Marche è ben conosciuta questa figura di sacerdote e studioso. Mons. Grillantini è stato un protagonista del passaggio del fronte al pari di tutto il clero marchigiano per la sua attività di assistenza in tutte le versioni alla popolazione. Una figura di riferimento morale e scientifico, a cui L’Autore è legato anche per l’attività di ricerca storica e confronto svolta in comune.
[8] Ibidem, pag. 403.
[9] Cfr. Bonci F., Diario 1944. Il passaggio del Fronte ad Osimo, in, “Il Secondo Risorgimento d’Italia”, cit. Il Diario consta di 89 pagine. Il testo originale a matita è stato riportato successivamente (1984) in fogli dattiloscritti e rilegato. E’ organizzato per data e va dal 10 giugno al 18 luglio 1944. Non riporteremo, d’ora in avanti,  in nota i riferimenti per ogni singolo giorno del diario, ritenendoli lapalissiani ed anche per non appesantire il volume, dando per scontato il riferimento stesso e rinviandolo alla bibliografia ed alle note precedenti.