I Carri polacchi in marcia verso Castelferretti, al bivio di Casteld'Emilio, sotto Paterno 18 lugli

I Carri polacchi in marcia verso Castelferretti, al bivio di Casteld'Emilio, sotto Paterno 18 lugli
Bivio per Casteld'Emilio, sotto Paterno: La popolazione civile, in maggioranza femminile in quanto gli uomini erano nascosti applaude al passaggio dei carri polacchi

lunedì 4 maggio 2015

La Liberazione di Osimo III. La guerra è in casa

. La guerra in Osimo.
5 luglio 1944. Nottata completamente bianca passata in cantina! 

Mercoledì 5 Luglio 1944 è una giornata difficile per Osimo: la guerra era arrivata in tutta la sua gravità. Osimo era diventata, per i Tedeschi, la posizione principale da difendere per tenere il fronte. Gli uomini del 992° Reggimento assolsero questo compito in modo encomiabile.
Secondo fonti tedesche, l’attacco fu portato ad Osimo da oltre 60 carri armati, con appoggio pesante dell’artiglieria. Inizialmente i Polacchi riuscirono ad annientare la quasi totalità della difesa controcarro tedesca, ma i ripetuti contrattacchi della fanteria tedesca, munita solo di armi leggere, li respinsero. Alle ore 16 del 5 luglio i Tedeschi erano ancora padroni di Osimo, ma stremati.
 Secondo Hoppe, tre volte Osimo era stata perduta e tre volte riconquistata dai Tedeschi che, con feroce determinazione, si erano slanciati contro le ondate successive dei carri polacchi, sostenute da fanteria ed anche da elementi locali, i tanto temuti “partigiani”. In questa strenua resistenza erano stati gettati tutti gli uomini disponibili: ciclisti, personale degli osservatori di artiglieria, radiotelegrafisti e staffette. Alle ore 14 entrò in combattimento anche il battaglione composto da elementi Russi al comando del capitano Marxeither, che venne impiegato per la conquista di quota 217, nel settore nord-orientale. I Russi, sempre secondo quando scrive Hoppe, conquistarono l’altura e la tennero per tutto il pomeriggio, ma a sera cedettero sotto l’impeto di un attacco di mezzi corazzati. Hoppe non mostra grande stima per questi suoi soldati “slavi”, imputando la perdita della quota al cedimento morale dei Russi, che “non erano avvezzi alla guerra”.
Avvezzi o non avvezzi alla guerra, i soldati Tedeschi sono stremati. Alle 18 del 5 luglio entrano in azione le forze partigiane, a quel tempo definite “ribellistiche”. Entrate in Osimo dal 3 luglio, gli uomini del distaccamento “Riccio” e del GAP “Fabrizi” iniziano i combattimenti contro i Tedeschi in via Roma ed in via delle Scalette; queste azioni si svolgono sotto il fuoco delle artiglierie alleate, che interpretando in modo non corretto un segnale aprono un fuoco pesante: quattro partigiani sono feriti.
La perdita di quota 217 da parte dei Russi la sera del 5 luglio, e lo stato fisico delle truppe, che erano al limite della efficienza operativa,  convinse il Comando Divisione tedesco a rettificare il fronte. Sembrava necessario arretrarlo per sottrarre ad un ulteriore azione di fuoco le truppe, con il rischio del loro annientamento e, soprattutto, per evitare una penetrazione nemica tra le posizioni  del 992° e 993° Reggimento granatieri che, se attuata, avrebbe inflitto altre perdite. Fu presa la decisione di rettificare all’indietro il fronte e furono diramati ordini che prescrivevano di tenere saldamente i caposaldi di Filottrano e della Stazione di Osimo; la linea di difesa doveva essere arretrata, nella notte tra il 5 ed il 6 luglio, sull’allineamento Casenove-quota 360 (Monte della Crescia)-San Paterniano-Santo Stefano. Su questa linea, denominata “Albert II”, la 278a Divisione doveva essere ricomposta.
Il bilancio della giornata era pesante. Le fonti tedesche parlano di 49 carri polacchi, di cui 31 colpiti da “Ofenhor” e “Faustpatrone”, ( armi controcarro individuali per la fanteria) 5 autoblindo e molti veicoli distrutti. Alla sera  del 5 luglio, la Divisione lasciò, su ordine superiore, le posizioni di Osimo, ma i Tedeschi erano convinti di aver raggiunto una vittoria difensiva di rispetto. La Divisione fu citata nel Bollettino di Guerra del 6 luglio 1944 con questa nota “La 278a Divisione al comando del tenente generale Hoppe ha combattuto valorosamente in continue e dure azioni difensive contro un nemico superiore, infliggendogli pesanti perdite. Tutti i tentativi del nemico di sfondamento sono falliti di fronte alle fermezza della divisione”. 

Il Diario di Francesca Bonci riporta con gli occhi di una ragazza questi avvenimenti:

“5 luglio 1944. Nottata completamente bianca passata in cantina! Stavamo con la speranza che Castelfidardo fosse stata occupata nella serata di ieri, ed invece questa mattina sappiamo con sicurezza che è solo circondata.
Ore 10,30. Noi tutti siamo in movimento dalle ore 4 a San Marco hanno piantato i cannoni sulle mura, e nelle vie adiacenti alla Porta Grande, le mitragliatrici, queste sono anche, dato l’assordante martellamento, sulle Ripe di Boccanera, da immaginarsi il panico! Da quelle parti molti fuggono verso di noi, città alta. La battaglia è accanita a San Sabino e di logica si sposta verso di noi; vediamo con il cannocchiale carri armati alleati.

Ore 16. Dalle 10.40 alle 13 abbiamo subito un forte bombardamento però ad intervalli. Continuo ed ininterrotto dalla 11 e ¼ alle 13.10 Le pene di queste tremende ore sono da immaginare! Eravamo tutti in un magazzino molto riparato, ma credevamo che la casa ci crollasse addosso. Non so se era effetto ottico di nervoso, o realtà, ma a me pareva che i travi del soffitto si spostassero come un soffietto! Infatti calmata poi la bufera, ci siamo accorti che la famosa strada è saltata. Ecco quindi la ragione oltre al tremendo bombardamento, dello schianto e spostamento d’aria che abbiamo subito. Come si è ridotta! La terra laggiù è arrivata sin nelle camere del piano di sopra, rompendo naturalmente tutti i vetri delle finestre.
Cessato precariamente il bombardamento, proviamo a metterci a tavola, se non ché, appena cominciato, dobbiamo prendere piatti ed altro occorrente e fuggire in cantina perché si ricomincia…Una granata colpisce il tetto basso della casa di Sgardi che da sul cortile della sig.ra Gisella terrorizzandoci poiché siamo a pochi metri di distanza. Ci accorgiamo poi che le schegge entrate dalla finestra del magazzino dove le Signore avevano attrezzato alla meglio per dormire, vanno a forare coperte, lenzuola o materassi!. Rimaniamo in cantina sino alle ore 23.45 naturalmente finendo di mangiare  laggiù. Si tenta di ritornare a letto ( noi dormiamo sui materassi, ma per terra in una stanza che è veramente l’esemplare del caos ma è impossibile, tanto che alle ore due siamo di ritorno in cantina, la quale non sembrando per il momento più sicura, viene lasciata e ci rifugiamo in grotta e ci rimaniamo fino alle quattro. Il totale delle ore trascorse sotto lo snevante infuriare dell’artiglieria e di quattro ore!”

Giovedì 6 Luglio 1944 Osimo è liberata dal nemico. Una liberazione dovuta all’arretramento delle posizioni tedesche, ma che ancora ha tutte le potenziali premesse per un eventuale ritorno e rioccupazione della cittadina.
A seguito di questo arretramento la linea di combattimento decisa dal gen. Hoppe la sera prima, determinava uno schieramento tedesco così  composto, tenendo presente che il caposaldo di Filottrano era stato ceduto alla 71a Divisione, che lasciava libero il I battaglione del 994° reggimento, spostato nella sponda sinistra del Musone; lo sostituiva il I battaglione del 211° Reggimento della predetta 71a Divisione, che si schierava nella zona Filottrano-Sant’Ignazio:
 - a destra il II battaglione del 994° Reggimento ed il CCLXXVIII battaglione fino da Filottrano (escluso) a Casenuove (incluse)
- al centro sulla destra il 992° Reggimento con i suoi due battaglioni  ed il III battaglione del 755° Reggimento a quota 360 ( Monte della Crescia); sulla sinistra il I battaglione del 994° Reggimento ed il II battaglione del 993° Reggimento sino alla Stazione d’Osimo.
- a sinistra la guarnigione di Ancona, con il 993° battaglione da fortezza ed il DCLXXVI (676°) battaglione di sicurezza, che unitamente a gruppo di combattimento Weinreich arrivava fino  a Numana.
- Riserva divisionale era il I battaglione del 993° Reggimento, duramente provato, in riposo dietro la parte centrale sinistra dello schieramento.


La Liberazione di Osimo. IV. Il Tempo del Lardo Rosso

Testimonianze raccolte sul campo
 Era prassi che i Tedeschi, armi spianate, entrando nelle case die nostri contadini, chiedevano 
"Il Lardo Rosso"
 che altro non era che il prosciutto

Il passaggio del fronte non è stata una esperienza positiva per tutta la popolazione italiana. In pratica la popolazione si è trovata in prima linea ed ha visto con i propri occhi che cosa fosse la guerra. Al contrario della Prima Guerra Mondiale, quando vi era un fronte ben stabilito e circoscritto a determinate regioni geografiche, e solo le popolazioni di quelle regioni ne furono coinvolte (in pratica le popolazioni venete al momento della ritirata di Caporetto) per il resto le zone d’operazioni ove si conduceva quotidianamente la guerra, erano esclusiva pertinenza dei militari.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, le popolazioni dell’Italia Centrale e Settentrionale furono coinvolte dal “passaggio del fronte”. La durata di questo “passaggio” varia a seconda della situazione operativa. Osimo fu coinvolto per circa 18 giorni, dall’inizio della cosiddetta Prima battaglia per Ancona, 1-8 luglio, fino alla conclusione della Liberazione di Ancona il 18 luglio successivo, così come tutti i paesi dell’anconetano.
La popolazione toccò con mano che cosa significasse. Ancora è viva nelle nostre campagne e nelle città questa esperienza in coloro che la fecero negli anni della adolescenza, essendo ormai scomparsi tutti coloro che avevano una età adulta. [1]
Nell’area del basso Musone, attorno a Casenuove di Osimo, i ricordi ancora oggi sono vivi.

Armando Catozzo, classe 1930, di Casenuove, aveva 14 anni al passaggio del fronte; ricorda che i Tedeschi erano severi, dai toni buschi, molto autoritari. Chiedevano sempre da mangiare e da bere; se lo si offriva, soprattutto il vino, prima facevano bere a chi lo porgeva, poi bevevano loro.

Gino Benigni, classe 1934, ricorda molto bene quei giorni del passaggio del fronte. Con tutta la sua famiglia era rimasto nella casa colonica di famiglia. I Tedeschi stavano facendo, nelle vicinanze, delle piazzole e postazioni e fortificavano tutta la zona; un giorno, pochi giorni prima della battaglia del 17 luglio, di mattina, il padre perentoriamente fu preso e portato poche centinaia di metri distante per lavorare a questi apprestamenti. In famiglia, soprattutto la moglie, non vedendolo tornare almeno per mangiare, entrarono subito in agitazione; si sapeva che i Tedeschi rastrellavano gli uomini, e spesso li uccidevano dopo averli fatti lavorare, oppure li inviavano in Germania. Furono ore di estrema trepidazione, passate per lo più a pregare perché i Tedeschi lo rilasciassero; dopo circa sette-otto ore, trascorse lavorando sodo, il padre ritornò a casa.

 Un altro episodio gli è rimasto nella memoria. Una ambulanza della sanità tedesca, sempre prima del 17 luglio, rimase in panne al guado del Musone, vicino alla loro casa. Il marito della sorella della madre, di nome Capitani, fu costretto con modi energici, a predisporre e portare soccorso con un paio di buoi alla ambulanza ferma e cercare di portarla fuori dal Musone. Giunto sul posto, nel corso delle predisposizioni per cercare di soccorre questa ambulanza, fu colpito in pieno da una granata di artiglieria ed ucciso. Il Corpo fu recuperato dai famigliari, e messo in una cassa di legno improvvisata; senza particolari cerimonie, ma nel dolore di tutti, fu seppellito vicino casa. Ma per il povero Capitani la guerra gli riservava ancora qualcosa. Alcuni giorno dopo un carro armato polacco, passato il Musone, non trovò altra strada che passare sopra la tomba di Capitani, facendone scempio.

Anche durante la guerra i contadini, come ricorda ancora Gino Benigni, dovevano continuare il loro lavoro: membri della sua famiglia, mentre tagliavano il grano, furono avvertiti da due Tedeschi che il ponte vicino al campo era stato minato e che a breve sarebbe saltato in aria; si allontanassero, per evitare di essere investiti dall’esplosione; poche ore dopo il ponte fu fatto saltare e non ci furono vittime.

Non è il compito di questa opera quello di approfondire il tema delle sofferenze della popolazione, ma un cenno occorreva farlo, per la Memoria. Accanto a tanti episodi degni di nota, anche altri poco edificanti, in una umanità che non smentisce mai se stessa.
I Tedeschi erano alla costante ricerca di cibo: quando entravano nelle case dei contadini e dei centri abitati era la prima cosa che cercavano; poi passavo al sequestro di tutto quello che loro serviva. Chiedevano anche braccia per lavorare, per le loro postazioni, e non davano nessun compenso; molti, dopo aver lavorato sodo sotto la minaccia delle armi, venivano lasciati liberi; parecchi furono fucilati sul posto, con vari pretesti. Il passaggio del fronte è anche questo, aspetto che viene poco ricordato e che ha procurato inenarrabili sofferenze e lutti. I Tedeschi ambivano ad avere il “lardo rosso”, ovvero il “prosciutto” sempre presente nelle case dei contadini dell’anconetano: per loro era una prelibatezza e lo chiedevano insistentemente. Per molti testimoni, questa espressione non è altro che il ricordo di tempi tristi e tragici, per noi segna un momento della nostra storia locale.






[1] Testimonianze raccolte domenica 25 giugno 2013 alla Cappellina di casa Cangini, Casenuove di Osimo.

La Liberazione di Osimo. V. 14 Luglio 1944 Ritorna la Paura

Ore 18. Altra giornata più brutta come oggi 
non la potevamo trascorrere sino a questo momento. 

L’analisi della situazione tattica, come visto nel capitolo precedente, rileva che i Polacchi temevano grandemente un ritorno offensivo tedesco, che proprio per questa prospettiva si erano ritirati da Osimo, al fine di raggruppare le forze, e quindi ritornare e cercare di non solo riprendere Osimo, ma di rigettare indietro le linee polacche il più possibile. E’ il concetto di difesa elastica di tipo classico; se attuata secondo le intenzioni tedesche, le linee di difesa di Ancona sarebbero state portate più a sud e si sarebbero allontanata da parte tedesca la perdita di Ancona non solo di qualche giorno, ma addirittura di settimane.
Da questa situazione tattica appare, come più volte detto, che Osimo ed i paesi dell’anconetano interessati al passaggio del fronte, erano ancora in prima linea e sotto minaccia tedesca. Era evidente che Osimo, in particolare, occupata dalle truppe polacche il 6 luglio, non era stata liberata dalla minaccia tedesca diretta.
Le ripercussioni sono drammatiche. Osimo doveva essere evacuata e la popolazione sfollata il più presto possibile, per evitare che questa si trovasse coinvolta nel pieno dei combattimenti.
Le possibilità che aveva il Comando polacco di fronteggiare la situazione erano due: o dare battaglia ai tedeschi casa per casa, ad Osimo, e poi cercare di annientarle per logoramento, oppure ritirate le proprie truppe, sgombrare Osimo (come avevano fatto i tedeschi il 5 luglio) attestarsi su linee migliori di difesa e poi dare battaglia, includendo anche bombardamenti aerei della città, divenuta prima linea tedesca. In questo caso Osimo avrebbe potuto essere bombardata non solo con l’artiglieria ma anche con il mezzo aereo.
Fra la popolazione si sparse quasi subito la voce di questa ipotesi, quella del bombardamento tattico, sicuramente distruttivo, che terrorizzava tutti. Due ipotesi sul tappeto, reali, che erano una minaccia per Osimo, appese al fatto che i Polacchi stavano valutando se difendere o meno la cittadina. Gli stessi soldati polacchi, a conoscenza della situazione, consigliavano tutti a lasciare Osimo. “Se voi avere possibilità casa lontano, andare, meglio andare” disse uno di loro a Francesca Bonci, in tono molto preoccupato
La conseguenza immediata fu che quasi immediatamente ci si organizzò per l’evacuazione della popolazione e presto si formarono lunghe file, scortate dai Carabinieri, per allontanarsi dal pericolo, sotto la guida e l’organizzazione dell’unica autorità presente, quella ecclesiastica. 
La situazione in Osimo è critica. Si sgombra la popolazione per paura di un ritorno tedesco. I Polacchi potrebbero non avere le forze per tenere Osimo, o manovrare su posizioni arretrate migliori. Il diario di Francesca Bonci non può non riportare questi momenti drammatici:

“14 luglio 1944. Anche questa notte non abbiamo trovato pace. Come al solito siamo da ieri sera dalle ore 19 circa in cantina sino a tutt’ora 7.30. Naturalmente ieri sera abbiamo mangiato quaggiù, patate sapientemente e coraggiosamente cotte da Maria L. in cucina.

Ore 18. Altra giornata più brutta come oggi non la potevamo trascorrere sino a questo momento. Poi…..
Verso le 8 di questa mattina, io, come faccio da diversi gironi sono stata a casa nostra per lavarmi (dato che ho a mia disposizione un bel bidone di acqua e trattenermi un po’. Per prima cosa ho visto Peter che scopava le scale facendo una tale polvere... orgoglioso di fare “tutto bono tutto bono…”
Mi reco in camera mia (altro caos di disordine perché buona parte del mobilio della sala e dello studio si è dovuta mettere in questa camera e polvere in quantità) per assestarmi, quando contemporaneamente sento una voce ben nota, quella di Monsignor Carlo Grillantini, che dalla strada corre gridando, con un manifesto in mano “Si deve sfollare!!!”
Io mi sono sentita gelare…..morire….pensando che si doveva sfollare voleva dire che i Tedeschi ci hanno nuovamente circondati al Borgo San Giacomo o prepareranno una forte offensiva!
La famiglia Cardinali
A casa troviamo i soldati in grande da fare. Infatti sono tutti ai telefoni ed alle radio. Il maggiore dà ordini. Io mi faccio coraggio e chiamo Ludwig (sono tutti cordiali e rispettosi, ma diventano riservatissimi quando si parla di azioni belliche) e gli chiedo se veramente c’è pericolo perché abbiamo avuto l’invito di sfollare!
   Ludwig mi risponde “Se voi avere possibile casa lontano Osimo, andare, meglio andare!”
la sig.ra Gisella. Sarà
la sig.ra Gisella


La Liberazione di Osimo. VI. 16 luglio 1944 Questa notte è stata un inferno...!


 Lo dicevo io che fino a ieri era andata troppo bene!!!
Osimo in piena battaglia

Francesca Bonci, all’oscuro di tutto quello che sta realmente succedendo, annota che la notte tra il 16 ed il 17 è stata un inferno; le artiglierie tedesche hanno cannoneggiato con una intensità senza pari, con la relativa risposta delle artiglierie alleate. Ancora una volta emerge il fatto che la sospirata liberazione non era ancora giunta. Si era in prima linea e in prima linea si restava. Con lo spuntare dell’alba, la quiete: mentre Francesca non si dà una spiegazione di questa calma, nella realtà è l’ora dell’attacco, dello scatto delle fanterie, che naturalmente necessitano di una azione dell’artiglieria diversa. E per tutta la mattinata non si hanno spiegazioni; nemmeno chiedendo ai soldati Polacchi, che naturalmente sapendo dell’attacco in corso, o non parlano oppure non sanno come è l’andamento della situazione e quindi si trincerano dietro il segreto militare. Con lo sviluppo della situazione, nel pomeriggio, le prime notizie. Dopo le fantasticherie che i Tedeschi si sono ritirati oltre Montemarciano, giungono le notizie più concrete e serie. L’attacco sembra riuscire ed i Tedeschi si allontanano da Osimo. Prova ne sta che i Polacchi, per aderenza alla situazione, si stanno preparando a muovere e quindi lasciare Osimo.

“17 luglio 1944. Lo dicevo io che fino a ieri era andata troppo bene!!! Questa notte è stato un inferno!... I Tedeschi ci hanno bombardato per ben quattro ore senza interruzione con bombe di tutti i calibri. L’artiglieria Polacca ha contrattaccato continuamente: si pensi come sono state snervanti quelle ore… Da questa mattina dalle ore 5 sino in questo momento ore 8, c’è più calma da ambo le parti. Sarà preludio di peggiori ore migliori? Tutti dicono la sua. Chi, che i Tedeschi si sono ritirati sopra Falconara e Montemarciano, chi invece dice che si prepareranno per una nuove forte offensiva, insomma una tale baraonda di chiacchiere e previsioni belle e brutte, da snervarci ancora più di quelle che già siamo!
Ore 10. Sono stata a casa contrariamente agli altri giorni, ho trovato solamente Jacob. Alla domanda dove erano tutti gli altri, mi risponde “Tutto fronto, tutto guerra!”
Chi ci capisce è bravo! Gli ho chiesto se andranno via, ma non mi ha risposto a tono, non so se perché non mi ha capito, oppure per - segreto militare – come dicono loro.
Attendiamo gli eventi.
Ore 16 Sono ritornata nuovamente a casa. Pare che i Tedeschi si siano ritirati dalla zona di Osimo. Infatti Ludwig mi ha detto che questa sera tardi partiranno e se noi vogliano ritornare a casa non c’è pericolo. Abbiamo deciso io e Lina con Lucidio verremmo a dormire qui.”

Il fronte lasciava Osimo e investiva nel modo più violento Santo Stefano, San Paterniano, Montoro, La Villa, Casenuove di Osimo, tutti sulla linea di avanzata delle forze attaccanti polacche.


domenica 26 aprile 2015

70° della Liberazione

70° ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE D'ITALIA

AL “ROSSELLI” DI APRILIA LE TESTIMONIANZE DIRETTE DI INTERNATI MILITARI NEI CAMPI NAZISTI E DI TESTIMONI OCULARI DELLA BATTAGLIA DI APRILIA

L'iniziativa ha ottenuto la concessione del logo ufficiale delle celebrazioni del 70° Anniversario della Resistenza e della Guerra di Liberazione

Nella mattinata di venerdì 24 aprile in prossimità del 25 aprile, 70° anniversario della Liberazione Nazionale dall'occupazione nazi-fascista, presso l'Auditorium dell'Istituto di Istruzione Superiore “Carlo e Nello Rosselli” di Aprilia, si è tenuta la manifestazione “ 600.000 “NO!” - La resistenza dei nostri militari internati nei lager nazisti” organizzata dall'Associazione “Un ricordo per la pace”.
Nel corso dell'evento è stata possibile una visita pubblica all'esposizione bellica permanente denominata “Un ricordo per la pace” sul tema “Aprilia in guerra : la battaglia di Aprilia”.
L'iniziativa ha ottenuto la concessione del logo ufficiale delle celebrazioni del 70° Anniversario della Resistenza e della Guerra di Liberazione che  la accredita quale progetto rientrante nel Programma ufficiale delle celebrazioni del 70° Anniversario della Resistenza e della Guerra di Liberazione a cura della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Struttura di Missione per gli Anniversari di interesse nazionale.
Durante la manifestazione, che è stata realizzata con l'approvazione della Dirigente d'Istituto Prof.ssa Viviana Bombonati, sono stati proiettati alcuni documentari realizzati dall'Associazione “Un ricordo per la pace” tra cui il video-documentario “SCHEGGE DI MEMORIA”, realizzato in occasione della cerimonia organizzata dalla Prefettura di Latina  per la giornata della Memoria del 27 gennaio scorso . Nei filmati le testimonianze di ex Imi di Aprilia e della Provincia di Latina che hanno ricevuto recentemente la medaglia d'onore.
La vice-preside Prof.ssa Aurora Scopelliti ha fatto gli onori di casa in vece della Dirigente, assente per pregressi impegni, complimentandosi con gli organizzatori per l'iniziativa e accogliendo cordialmente i gentili ospiti.
Hanno partecipato gli ex internati militari Aldo Boccabella e Domenico Fusco, residenti ad Aprilia, che hanno ricevuto recentemente la medaglia d'onore e Fernando Vitali e Franco Tantari  di Aprilia che hanno ricevuto recentemente l'onorificenza del Governo Italiano in qualità di eredi dei genitori rispettivamente Guido Vitali e Sante Tantari  militari deportati nei campi nazisti dopo l' 8 settembre 1943.
Relatori Elisa Bonacini e il Generale Dott. Massimo Coltrinari che da anni collabora come consulente storico  nei progetti culturali dell'Associazione “Un ricordo per la pace”.
La manifestazione è stata onorata dalla presenza dell'Arma dei Carabinieri: è intervenuto il Comandante dei Carabinieri del Reparto Territoriale di Aprilia Tenente Colonnello Andrea Mommo; ha partecipato il Comandante della Stazione Carabinieri di Aprilia Maresciallo Michele Piccione.
Dopo le toccanti testimonianze dirette degli ex deportati di Aprilia è seguito il racconto di Armando Fiorini, ancora residente in località Crocetta di Carano ad Aprilia, testimone dei tragici combattimenti nel territorio apriliano nei quali perse la vita nel febbraio 1944 la sorella Giuseppina di soli 18 anni. Costretti a fuggire per l'incalzare dei bombardamenti dovettero abbandonarne il corpo che non venne più ritrovato. La famiglia Fiorini, come ha sottolineato con commozione nel suo intervento il Sig. Armando “ha pagato davvero un caro prezzo” nella guerra. Alla tragedia della povera sorella si aggiunse la morte del fratello Alfio anch'egli deportato come militare in Germania. Alfio non ebbe la fortuna di ritornare, rimanendo vittima di un bombardamento alleato sul suo campo di lavoro. Nell'immediato dopoguerra la famiglia Fiorini dovette affrontare incredibilmente un nuovo dramma: la morte del capofamiglia a causa dell'esplosione di un ordigno rinvenuto nel terreno.
Si è passati poi alla visita all'esposizione dei reperti storici “Un ricordo per la pace” sul tema “Aprilia in guerra : la battaglia di Aprilia” : inaugurata esattamente due anni fa il 23 aprile 2013 con patrocinio del Comune di Aprilia accoglie uniformi ed equipaggiamento dell'Italia e degli eserciti che hanno combattuto dal gennaio 1944 al 28 maggio 1944 nel territorio di Aprilia, sulla strada per la liberazione di Roma che avvenne l'8 giugno 1944. Curata da Elisa Bonacini e dall'Associazione “Un ricordo per la pace”, L'esposizione è composta da circa 300 pezzi provenienti dalla raccolta storica di Ostilio Bonacini ed un esiguo numero di reperti bellici e documentazioni provenienti da altri cittadini di Aprilia.
A chiusura della manifestazione un momento commemorativo con la deposizione di un omaggio floreale dell'Associazione “Un ricordo per la pace” al monumento in memoria di Eric Fletcher Waters e dei caduti dispersi della battaglia di Aprilia ubicato nel piazzale dell'Istituto, anche a nome di Harry Shindler, rappresentante in Italia della “Italy Star Association 1943-1945”.

L''Associazione “Un ricordo per la pace” ed Harry Shindler sono stati i promotori dell'iniziativa del memoriale realizzato dal Comune di Aprilia ed inaugurato nella cerimonia del 18 febbraio 2014, cui partecipò il cantante Roger Waters.

venerdì 20 marzo 2015

Ricerca di documetazione sul Passaggio del fronte nell'urbinate e nel pesarese

Riportiamo l'annuncio inviato alla Direzione del Giornale "Il Cenacolo Marchigiano"
l'esigenza in titolo per

ALLA RICERCA DI “DOBRO”
Ricerca di testimonianze e notizie sul passaggio del fronte nelle Marche nel 1944

di Massimo Coltrinari


Dopo la brillante serata di metà marzo scorso durante la quale è stato presentato il volume “Il Corpo Italiano di Liberazione e Ancona”, volume che narra il passaggio del fronte nelle Marche nelle provincie di Ascoli ed Ancona (luglio1944), le ricerche per documentare il passaggio del fronte nel nord delle Marche, nel pesarese e nell’urbinate sono in atto e proseguono volte alla pubblicazione del volume “Il Corpo Italiano di Liberazione a Urbino e Pesaro. Il passaggio del fronte: agosto 1944”. Tramite il “Cenacolo” si rivolge un accorato appello a tutti i lettori, simpatizzanti ed amici in possesso di documenti, ricordi, aneddoti, notizie, diari, fotografie ed ogni altra documentazione di prendere contatto con il sottoscritto, oppure con la Direzione di questo giornale per mettere a disposizione tale materiale. Si assicura che tutto il materiale in originale dopo essere copiato sarà restituito.
IL volume descriverà le giornate di fine luglio dopo la conquista di Ancona e la marcia del Corpo Italiano di Liberazione verso Corinaldo ed Ostra per poi puntare nell’Urbinate, mentre il Corpo Polacco avanzava lungo la litoranea. Si prevede di pubblicare il volume nella primavera del 2016.
Si  ringrazia sentitamente della collaborazione che si vorrà dare.
Contatti: Massimo Coltrinari   emailmassimo.coltrinari@libero.it
Cenacolo Marchigiano: cenacolomarchigiano@alice.it
Per documentazione si può consultare:
www. corpoitalianodiliberazione. blogspot.com

www. coltrinarimarche1944.blogspot.com

mercoledì 14 gennaio 2015

Si farà il volume II del Volume "Il Corpo Italiano di Liberazione"



Richiesta di documentazione e testimonianze. Corpo Italiano di Liberazione luglio agosto 1944

Dopo una pausa dovuta per il gran lavoro svolto da maggio a novembre, sono riprese le sessione di lavoro presso il "Gruppo Studenti e Cultori" (www.studentiecultori.blogspot.com"
riguardante la raccolta dei materiali per la stesura del volume:
 "Il Corpo di Liberazione Italiano e Pesaro ed Urbino 
 20 luglio - 30 agosto 1944"

Il volume in preparazione è la naturale prosecuzione di quello pubblicato nel 2014 
" Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona"
edito nel 2014
(info: www.storia in laboratorio.blogspot.com)

ed ha avuto la sponsorizzazione del Club Ufficiali Marchigiani e
 della Accademia di Oplologia e Militaria di Ancona.

Ha lo scopo di descrivere le operazioni del Corpo Italiano di Liberazione dalla presa di Jesi fino al suo ritiro dalla linea di combattimento, 20 luglio - 30 agosto 1944
Gli autori sono: Massimo Coltrinari e Riccardo Dalla Valle.
In particolare Riccardo Dalla Valle sta conducendo ricerche approfondite sulle operazioni di alcuni reparti del C.I.L., della Brigata Maiella che con essi cooperava, della 111a Compagna Ponti e delle formazioni partigiane via via incontrate.

Gli autori intendo dedicare il Volume alla memoria gen. Luigi Poli, che degli avvenimenti descritti fu protagonista

Con questa nota:
si chiede a chi avesse documentazione o materiali utili, o siano interessati a questa iniziativa e pensano di dare il proprio contributo di ricerca e documentazione
 di prendere contatto con gli autori
per uno scambio di idee ed informazioni.

utilizzare preferibilmente le email:

risorgimento23@libero.it, per invio di materiali e documenti
studentiecultori2009@libero.it, per contatti vari

L'Accademia di Oplologia e Militaria di Ancona
è a disposizione per ogni altra evenienza
(consultare il sito
 www.oplon.jimbo.com 
contatti: 
accademiadioplologiaemilitaria@yahoo.it)


Il Volume sarà disponibile nel corso del 2015


giovedì 30 ottobre 2014

Agugliano 22 novembre 2014. La Guerra di Liberazione ed i Carabinieri

                                                                                         
COMUNE DI AGUGLIANO 
CENTRO STUI DI AGUGLIANO E CASTEL D'EMILIO

 manifestazioni celebrative dei 200 ANNI DELL'ARMA DEI CARABINIERI 
                Agugliano (AN) dal 22 al 29 novembre 2014
                                 con il seguente programma:

Ore 17,30 – Sala Consiliare Via Oberdan - Agugliano
Presentazione del volume di Massimo Coltrinari in omaggio al bicentenario dell’Arma “ Il Corpo di Liberazione Italiano e Ancona” con particolare riguardo al ruolo dei Carabinieri nel 1943-1945.

Ore 18,30 – Biblioteca Comunale Via N. Sauro, 1
Inaugurazione della mostra dedicata all’Arma dei Carabinieri per il bicentenario. La mostra resterà aperta tutti i giorni sino al 29 novembre con orario 17- 19,45 . Ingresso libero.

Per la cortesia del.
Presidente Massimo Ossidi

mercoledì 29 ottobre 2014

Il Valore dei Soldati Marchigiani.

Grazie alla disponibilità del Cap. Roberto della Valle e della sua innata signorilità si è potuto consultare questo volume praticamente introvabile, nel quadro delle ricerche avviate per tracciare un quadro in merito al valore dei soldati marchigiani nella Prima e nella Seconda Guerra Mondiale
Chi avesse i volumi, o potrebbe dare utili indicazioni, per gli "AZZURRI" delle provincie di Pesaro, Macerata, Ascoli Piceno è pregato di prendere contatto con noi utilizzando la email
57sessione@libero.it

martedì 16 settembre 2014

La battaglia di Ancona. Fase Finale 17-20 luglio 1944


Schieramento delle forze contrapposte alla data del 17 luglio 1944
Conquista di Croce San Vincenzo, Monte Bogo e Monte della Crescia


Sviluppo della manovra di rottura  con la conquista del Monte della Crescia, Offagna, di Agugliano il 18 luglio 1944



Sfruttamento del successo. Azione sulla parte destra dello schieramento ed avanzata lungo la litoranea
Sviluppo della manovra per Agugliano, Bivio, Castel d'Emilio, Castelferretti e sbocco in pianura
 19 luglio 1944


Conclusone della manovra. Conquista delle foci dell'Esino, della raffineria e dell'Aeroporto di Falconara
 20 luglio 1944

Per approfondimenti, vds
 Massimo Coltrinari, Il Corpo Italiano di Liberazione e Ancona, Roma, Università La Sapienza - Società Editrice Nuova Cultura, 2014, pag. 365, e.26 ill

per info: www.storiainlaboratorio.blogspot.com
email: cervinocause@libero.it



martedì 9 settembre 2014

1944: La Battaglia di Ancona. 1-20 luglio 1944





AREA DELL'AZIONE POLACCA PER LA CONQUISTA, DOPO LORETO, DI CASTELFIDARDO ED OSIMO. 1-6 LUGLIO 1944
LA DIFESA TEDESCA REPUTò NON REMUNERATIVA LA DIFESA AD OLTRANZA DI OSIMO CHE FU SGOMBRATA NELLA NOTTE TRA IL 5 E 6 LUGLIO 1944



AREA DELL'AZIONE DEL CORPO ITALIANO DI LIBERAZIONE SULLA RIVA DESTRA DEL FIUME MUSONE. L'OBIETTIVO DEGLI ITALIANI ERA LA CONQUISTA, IL 17 LUGLIO 1944, DI RUSTICO, PER PROTEGGERE IL FIANCO SINISTRO DELLE FORZE POLACCHE CHE STAVANO ATTUANDO LA MANOVRA DI ROTTURA





mercoledì 3 settembre 2014

Buona Lettura

Riprende l'inserimento dei post dopo la pausa estiva. A tutti i nostri lettori un augurio di un felice rientro dalle vacanze. MC

martedì 1 luglio 2014

Le Marche: il 70° Anniversario del passaggio del fronte

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Le foto sono state tratte dal volume di
 
 
Massimo Coltrinari,
IL CORPO ITALIANO DI LIBERAZIONE E ANCONA.
 Il tempo delle oche verdi e e del lardo rosso. Il passaggio del fronte: giugno-luglio 1944,
Roma, Università La Sapienza,
Casa Editrice Nuova Cultura,
2014, pag. 350, Euro 25,  ISBN 9788868123222
info: www.storiainlaboratorio.blogspot.com             email. ricerca23@libero.it.
 
 
 
 
 
 
 

sabato 31 maggio 2014

Agugliano: il passaggio del fronte. Luglio 1944

Visto il progredire delle forze polacche da Polverigi, nella notte tra il 17 ed il 18 luglio:


“Il presidio tedesco di Agugliano distrugge i cannoni delle due batterie e si ritira, lasciando via libera alla colonna di carri armati polacchi che si attesta la sera stessa nelle alture di Monte Varino nei pressi del C. Raffaeli.
Il 18 luglio i polacchi iniziano il rastrellamento dell’abitato di Agugliano, ma dei soldati tedeschi nessuna traccia: la popolazione civile esce dai rifugi e festeggia i liberatori che transitano sui loro carri armati in direzione Castel d’Emilio, Borgo Ruffini e Camerata Picena.
 Sembra che l’incubo della battaglia sia finito, ma non è così: durante la ritirata un gruppo di tedeschi con armi leggere ed un mortaio si nasconde sul colle del Cimitero di Agugliano.
Il vice Parroco Don Anselmi indica ad un’autoblindo polacca i tedeschi che sono lì asserragliati, i quali vistisi scoperti aprono il fuoco con una mitragliatrice e feriscono il sacerdote.
Si riaccende la battaglia: i tedeschi sparano alcuni colpi di mortaio che cadono nei pressi dell’attuale casa Montesi, mentre un altro colpo cade tra la fine di via Oberdan e via Nazzario Sauro colpendo le persone che ivi stavano festeggiando le truppe polacche, con un bilancio di 6 civili uccisi e 4 soldati feriti.
E’ un inferno di spari con i polacchi che bersagliano la collinetta del Cimitero, mentre un carro polacco nella concitazione della battaglia colpisce con la canna del cannone la figuretta della Madonna posta all’incrocio per Camerata Picena, distruggendola.
Il tutto dura pochi minuti: la postazione tedesca viene annientata ed i polacchi proseguono la loro marcia verso Camerata Picena.”[1]

Ancora Giuliano Evangelisti, con il concorso di Massimo Ossidi, riporta questa ricostruzione di un episodio del passaggio del fronte.

“Nelle prime ore del pomeriggio del 18 luglio, al Bivio di Agugliano, sotto la Figuretta, per la vallata delle Noci, davanti a casa Castruccio, a circa 50 metri, un carro armato polacco, è stato colpito in pieno da un colpo tedesco che gli asportava di netto la torretta, provocando la morte di tutto l’equipaggio. L’azione è stata condotta da un cacciacarro tedesco armato da un cannone da 88 mm, che era posizionato nell’area a ridosso delle Scuole, sotto Camerana Picena, che ha sparato questo colpo da oltre 1500 metri” [2]

Dal volume di prossima pubblicazione: 
Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona
Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. Il passaggio del fronte giugno-luglio 1944
Roma, Società Editrice Nuova Cultura, 2014





[1] Evangelisti G., Agugliano: la Liberazione - 18 luglio 1944, Agugliano, Centro Studi Storici di Agugliano e Casteld’Emilio, 2010.
[2]  Testimonianza raccolta il 26 maggio 2014, al Centro Studi di Agugliano, Biblioteca Comunale.

mercoledì 21 maggio 2014

5. Bernard Welburn.Un soldato inglese ad Agugliano. Luglio 1944. Reperto. Bombardamento della Santa Casa Loreto 5 luglio 1944


Gognometro trovato da Bernard Welburn nei resti di un aereo tedesco caduto nei dintorni di Loreto il 5 luglio 1944 di
Opo aver bombardato Loreto e la Basilica della Santa Casa.



Un bombardamento inspuegabile

"Nella notte tra il 5 ed il 6 luglio verso le 21,30 di quella terribile notte nella cittadina si ode un fortissimo boato: era stato bombardato da parte tedesca il deposito munizioni all’aria aperta alleato sito nei pressi della Stazione Ferroviaria. Un improvviso incendio interessa la campagna circostante Loreto. Poi iniziano incursioni della aviazione tedesca, fortemente contrastate dalla contraerea alleata. La popolazione, che aveva creduto, anche qui,  che con la liberazione tutto fosse passato, di fronte a questi avvenimenti cede quasi subito al panico e non trova altra soluzione che rifugiarsi nei sotterranei dei palazzi e nelle cantine. Cadono spezzoni incendiari sulla Basilica, nella piazza del Santuario; viene colpito il Palazzo delle scuole elementari. Nel vicino sottopassaggio si registrano una decina di morti anche tra i soldati polacchi oltre che tra i civili.
Nella seconda incursione un aereo tedesco è colpito e secondo alcune testimonianze va a schiantarsi sulle falde del Monte Conero. Alle 3,45 una ulteriore incursione porta danni veramente gravi: una bomba colpisce il Santuario della Madonna in particolare la Cupola del Sangallo: va distrutto il ciclo pittorico di  Cesare Maccari, da Siena, con danni ancor più gravi all’altare della Cappella del Seiz dedicata, ironia del destino, alla Germania. La bomba incendiaria appiccò il fuoco che, per essere domato, occorsero 10 ore. Ben presto si formarono lunghe catene umane per passare l’acqua e furono chiamati da volenterosi anche i pompieri di Recanati, che accorsero prontamente. Andarono perduti, per l’incendio, candelabri e gli arredi sacri. L’incursione durò ben cinque ore.

E’ difficile trovare delle spiegazioni a questa incursione aerea germanica. Molto probabilmente si tratto di errori di lancio. Nell’obiettivo di attaccare posizioni alleate, le bombe furono sganciate con poca cura finirono nella città e sulla Basilica: la notte e la reazione contraerea alleata potrebbero essere le sole plausibili giustificazioni di questi danni. " 
Testo tratto da:
 Massimo Coltirnari, Il Corpo Italiano di Liberazione e Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. Il passaggio del fronte -giugno-luglio1944., Roma. Edizione nuova Cultura, 2014, 
Il volume sarà presentato il 12 luglio alla biblioteca L Radoni di Casteferreti, all'innaugurazione della Mostra "Il tempo delle oche verdi"


Post realizzato grazie alla disponIbibilità di

MASSIMO OSSIDI

CENTRO STUDI DI AGUSLIANO E CASTELD'EMILIO

4. Bernard Welburn: un soldato inglese ad Agugliano. Volantini per la popolazione italiana




COPERTINA DEL GIORNALE DELL'UNITA INGLESE
SETTEMBRE 1944

3. Bernard Welburn: un soldato inglese ad Agugliano. Documenti tedeschi e traduzione







2. Berdanrd Welburn. Un soldato inglese ad Agugliano. Documenti Luglio 1944



Bernard Welburn 1915-1922




DocumeNtazione trovata addosso ad un Caduto tedesco raccolta ad Agugliano il 18 luglio 1944
 DAL CARRISTA WELBURN






FONTE
MASSIMO OSSIDI
CENTRO STUDI DI AGUISLIANO E CASTEL D'EMILIO