I Carri polacchi in marcia verso Castelferretti, al bivio di Casteld'Emilio, sotto Paterno 18 lugli

I Carri polacchi in marcia verso Castelferretti, al bivio di Casteld'Emilio, sotto Paterno 18 lugli
Bivio per Casteld'Emilio, sotto Paterno: La popolazione civile, in maggioranza femminile in quanto gli uomini erano nascosti applaude al passaggio dei carri polacchi

mercoledì 26 luglio 2017

Accademia di Oplologia e Militaria. Comunicato

Cari amici e Soci,
è in fase finale di preparazione un nuovo appuntamento per ricordare la Battaglia di Filottrano e dintorni del luglio 1944; un appuntamento che vede a supporto la nostra Accademia ed i suoi rievocatori della Compagnia Veicoli Storici Militari che invito a dare la propria adesione.
Si tratta di una manifestazione cicloturistica con 2 percorsi che si snodano principalmente lungo la bassa e l'alta valle del Musone, teatro delle dure battaglie nell'estate del 1944 in cui i reparti del Corpo Italiano di Liberazione (C.I.L.), le forze partigiane e le unità polacche del 2° Corpo d'Armata comandate dal Generale Wladislaw Anders riuscirono a scacciare i tedeschi dai centri di Filottrano, Castelfidardo e Osimo, aprendosi la strada per Ancona, obiettivo strategico fondamentale per il suo porto, la cui liberazione era divenuta ormai imprescindibile in quanto consentiva un accorciamento delle linee di rifornimento per le unità alleate sul lato adriatico della penisola italiana.


Il percorso ciclistico si snoda nei luoghi storici di quelle battaglie che, contemporaneamente all'impegno sportivo, invita ad una profonda riflessione sull'importanza e la drammaticità di quei giorni, come pure ad una rivalutazione della memoria di quegli eventi oggi pressoché sconosciuti, o comunque, quando conosciuti, dati troppo spesso per scontati. Il tutto mentre la fatica fisica che si fa per percorrere in bicicletta questi luoghi e la lentezza con cui l'occhio riesce a contemplare un paesaggio dalle linee dolci nello stesso istante in cui le gambe misurano la dura avversità di saliscendi, erte e crinali, crea un'esperienza unica e indimenticabile che difficilmente può essere raccontata, ma deve essere vissuta in prima persona.
Per ulteriori informazioni Vi invitiamo a visitare il sito 

venerdì 25 novembre 2016

C48 Storia delle marche in età monarchica

Il Corso si sviluppa approfondo momenti topici delle storia delle Marche dal 1861 al 1945, tra cui il passaggio del fronte nel luglio 1944. Il Blog sarà di riferimento per il Syllabus n. 6

a Lato i blog di riferimento ed i testi per le altri parti del corso


Cimitero Militare Polacco di Loreto

lunedì 21 novembre 2016

.Universita 5 Castelli, Corsa di Storia C48


E' stato attivato per l'anno Accademico 2016-2017 
il corso C48

Storia delle Marche in età monarchica
1860-1946

SI PREFIGGE DI PORRE L'ACCENTO SUI MOMENTI FOCALI DELLA STORIA DELLA REGIONE
DAL PASSAGGIO DELLE MARCHE
DALLO STATO PREUNITARIO ALLO STATO NAZIONALE
FINO ALLA PRIMA GUERRA MONDIALE QUANDO LA REGION E DU NELLA TRINCEAMARITTINA IN PRIMA LINEA
ED ALLA SECONDA GUERRA MONDAILE OVE NEL LUGLIO 1944 VIDE IL PASSAGGIO DEL FRONTE FINO AL REFERENDUM ISTITUZIONALE DEL 1946

giovedì 29 settembre 2016

Madonna degli Angeli Cerimonia





ESERCITO ITALIANO AL SACELLO MILITARE MADONNA DEGLI ANGELI A SULMONA (AQ)

L’AQUILA, 2 novembre 2016
Oggi 2 novembre 2016, il Gen. B. Rino DE VITO, Comandante Militare dell’Esercito per l’Abruzzo, su invito dell’Istituto Nazionale per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon, ha partecipato alla solenne cerimonia commemorativa in suffragio dei caduti di tutte le guerre e su tutti i fronti presso il Sacello militare Madonna degli Angeli sito in Badia, frazione di Sulmona (AQ).

Le Autorità militari, civili e religiose intervenute hanno potuto visitare il Sacello e successivamente hanno partecipato alla cerimonia iniziata con le note dell’Inno Nazionale e con l’ alzabandiera, proseguita con la deposizione di una corona d’alloro sulle note della Leggenda del Piave e con il Silenzio per concludersi con la celebrazione della Santa Messa officiata dal Parroco Don Andrea Accivile.





lunedì 26 settembre 2016

Brigata Maiella Parte V. Operazioni sul Cesano

(nota redazionale a cura di Federico Mammarella)

d) SLOGGIAMENTO DEL NEMICO DALLA RIVA MERIDIONALE

DEL FIUME CESANO
(14 - 19 agosto)

Il 13 agosto il C. I. L. viene trasferito sulla linea di Fabriano mentre il settore viene presidiato da un nuovo gruppo di cavalleria composto di tre reggimenti da ricognizione, nonché dal H.C.R. e dalla Brigata “Maiella” tutti sotto il comando del generale Bohusz-Szyszko.

Primo compito affidato alla “Maiella” entro la nuova formazione fu quello di assumere una parte del settore fino allora tenuto dal C. I. L. (183° reggimento fanteria) e di continuare la sorveglianza del proprio settore. Ciò ha nuova mente esteso il settore di competenza a 20 chilometri.
La sostituzione del C.I.L con la “Maiella” si effettua con l’assunzione, da parte di un plotone della Brigata di appena 40 uomini, del settore già affidato al 183° reggimento fanteria appoggiato da un gruppo di artiglieria, ciò perché il reggimento non aveva avuto contatto diretto col nemico essendo stata svolta l’attività di [39] operazioni soltanto dalle opposte artiglierie.

Resosi edotto della nuova situazione, il Comandante della Brigata lascia sulla direzione di Pergola una pattuglia di osservazione, mentre concentra il grosso della “Maiella” nella direzione Piticchio (170394) - San Lorenzo(150465).

Il 14 agosto le formazioni della “Maiella” sloggiano dalla dorsale Loretello(149428) - San Pietro (136425) le forze di copertura del nemico e prendono contatto col nemico fortemente piazzato sulla dorsale Monte secco [rectiusz Montesecco} (110430) - Mezzanotte (080418) a sud del fiume Cesano.
Contemporaneamente pattuglie della Brigata giungono sul fiume riconoscendone i passaggi e individuando le posizioni nemiche sulla riva settentrionale.

Correlativamente alla predisposta operazione del gruppo di cavalleria sul fiume Metauro, la “Maiella” riceve l’incarico di respingere il nemico nel proprio settore sulla riva nord del fiume, predisponendone i passaggi e le teste di ponte.

Per rendere possibile l’esecuzione di tale incarico il tenente colonnello Lewicki concentra ogni sforzo della Brigata al fine di occupare la dorsale di Montesecco che costituisce il principale punto di resistenza nemica a sud del fiume. L’operazione è condotta concentricamente da 3 parti, ovest, sud ed est.
Contemporaneamente pattuglie vengono appostate durante la notte dal 17 al 18 agosto a settentrione di Montesecco, cosicché quando l’ultimo {40] reparto nemico si ritira dalla città esso viene preso sotto il fuoco delle nostre mitragliatrici, subendo notevoli perdite.

Già nello stesso giorno la zona a sud del fiume Cesano viene rastrellata mentre pattuglie della “Maiella” inviate a nord riescono ad individuare le posizioni nemiche.

Malgrado il ripiegamento effettuato al di là del fiume, i tedeschi profittano dello sparso dislocamento della Brigata nella zona e conducono attive ricognizioni notturne al fine - secondo dichiarazioni rese da prigionieri catturati dalle pattuglie - di riconoscere l’entità delle nostre forze nel settore e soprattutto di constatare l’entità degli spostamenti sulle principali vie di comunicazione.


Una di tali pattuglie, utilizzando i servizi resi da un fascista del luogo, cerca di assaltare nella notte dal 19 al 20 agosto la sede del Comando della Brigata “Maiella” nella città di Piticchio. Grazie alla efficiente vigilanza dell’apposito corpo di guardia l’assalto viene sventato e il nemico e costretto a ripiegare oltre il fiume con notevoli perdite in morti e feriti.

domenica 25 settembre 2016

Testimonianze. 1944.

Di Federico Mammarella

Ricerca: Il Corpo Italiano di Liberazione da Jesi al Metauro
Oggetto: Intervista a Franco Del Baldo (Ad Mandinel)

Granarola (Gradara), Lunedì 2 Maggio 2016


 

“La mia famiglia aveva 20 ettari di terra, tutta la vallata sotto al monte di Granarola; alla fine della guerra, quando i tedeschi si ritirarono contammo ben 133 granate cadute sulla nostra proprietà, con voragini di 5-6 metri l’una e profonde 2-3 metri. Noi stavamo qui, in questa casa, ma a fine agosto un gruppo di tedeschi ci mandò via e vi si insediò, piazzando anche un cannone di contraerea. Noi dovemmo quindi sfollare sul monte, nelle grotte sopra via San Savino, vicino alla vecchia casa dei Mauri. 

Tutte le famiglie di questa parte (nord-est) del paese sfollarono in queste grotte, mentre quelle verso la chiesa si rifugiarono nelle grotte sotto al castello, dal lato verso Cattolica.
Quando cominciarono i bombardamenti alleati sulla zona, noi eravamo già sfollati, lasciando quindi campo libero alle truppe tedesche che potevano così controllare l’intera zona fino verso Tavullia-Borgo Santa Maria[1].

Essendo sul finire dell’estate, avevamo preparato i covoni del grano e aspettavamo il momento adatto per trebbiarli, ma l’avanzata del fronte alleato e la ritirata sulla linea difensiva dei tedeschi ci impedì di completare i lavori, cosicché tutti i covoni rimasero lì. 

Quando ricevemmo l’ordine di sfollare, ci raggiunsero nelle grotte anche un nostro zio di Gabicce ed un amico, pescatore, di Cattolica: mio zio portò con se la sua Fiat Balilla ed una motocicletta, mentre il pescatore portò 10 quintali di tonno come scorta. Si decise di nascondere tutto sotto ai covoni, ai quali aggiungemmo due cassoni di farina e, vicino, posizionammo anche i gabbioni dei conigli, con circa 50-60 animali dentro.

Nelle grotte eravamo al sicuro dai bombardamenti, essendo in aperta campagna e completamente invisibili dall’alto, mentre rimanere nelle case sarebbe stato più pericoloso, anche cercando di rispettare il coprifuoco, dal momento che una minima fiammella poteva diventare un facile bersaglio per i bombardieri inglesi. Ma, anche se eravamo al sicuro dalle bombe che piovevano dal cielo, non eravamo al sicuro dai tedeschi: infatti questi rastrellavano continuamente la zona in cerca di uomini adulti da arruolare nelle fila della Todt[2] e inviarli sul fiume Foglia per scavare le trincee anticarro e fortificare le difese. 

Con noi c’erano circa una ventina di uomini, e i tedeschi in qualche modo vennero a saperlo. Un giorno vedemmo salire verso la grotta una pattuglia di soldati, che puntavano verso di noi, sicuramente in cerca di questi uomini. Per salvarli, le donne escogitarono il seguente piano: fecero stendere tutti gli uomini sul fondo della grotta, e sopra vi posizionarono delle coperte e dei tappeti, sulle quali esse si sedettero, mettendosi a fare i loro lavori da massaia. Quando i tedeschi soldati arrivarono, cercarono dappertutto, ma non riuscendo a trovarli, se ne andarono senza successo.
Vicino casa, giù nella vallata, il cannone di contraerea intanto continuava a sparare. Un giorno riuscì a colpire un velivolo alleato che cadde poi nella zona di Santa Maria delle Fabbrecce (Pesaro).  

Nella galleria del treno (la tratta Ancona-Bologna), invece, i fascisti avevano nascosto armi e munizioni. I bombardieri inglesi, avendo intuito la cosa, cominciarono a bersagliare continuamente la galleria, ma essendo abbastanza ben protetta dallo strato superiore di terra, non riuscirono a farla saltare: gli aerei arrivavano in picchiata dal lato nord (lato Gradara); a circa 1,5 Km sganciavano gli ordigni, che arrivavano a colpire le immediate vicinanze della galleria per forza d’inerzia: vennero ritrovate traversine e pezzi di binari fino a circa 1 Km di distanza a causa delle esplosioni, ma le polveri e le munizioni non furono mai colpite.

Il bivio per Santo Stefano era presidiato da un carro armato tedesco: un giorno esso venne cetrato in pieno dall’aviazione inglese e l’equipaggio cercò dia mettersi in salvo ma uno di loro non vi riuscì. Quando quella sera scendemmo dal monte per andare a vedere da vicino cosa fosse successo, vidi la scena più brutta di tutta la mia vita: a tredici anni mi trovai davanti il corpo di quel soldato tedesco, bruciato vivo, morto tra le fiamme scaturite dall’esplosione. Non ho mai più dimenticato quella scena, e ancora oggi me la ricordo come fosse ieri.

Finalmente, tra il I e il 2 settembre, gli alleati riuscirono a sfondare la Linea a quota 204, nei pressi di Pozzo Alto, arrivando sul Conca il 2 stesso, facendo ritirare i tedeschi al di là del fiume, dove si trincerarono: Granarola era ormai fuori dai combattimenti diretti. Ma, prima di ritirarsi, i tedeschi compirono le ultime “eroiche” gesta: quel giorno, spirava un forte vento di maestrale, così i soldati in ritirata pensarono bene di appiccare il fuoco ai primi covoni al margine della proprietà, che con il vento a favore, ben presto si propagò a tutti gli altri, scatenando un inferno di fuoco e fiamme, bruciando ogni cosa e tutto ciò che vi avevamo nascosto: tonno, Balilla, motocicletta… i covoni bruciarono tutto il giorno, e la mattina successiva, quando scendemmo per controllare l’entità dei danni, i  midul ( il bastone centrale del covone) bruciavano ancora, e girando per quell’inferno, ritrovammo anche i gabbioni dei conigli, che purtroppo non erano riusciti a salvarsi, chiusi dalla rete metallica…

Quando sfollammo, avevamo con noi anche una cavalla con la sua puledrina, che portammo con noi su alle grotte. Ma i tedeschi, in ritirata, ci sequestrarono la cavalla, lasciandoci la puledra. Qualche anno dopo, a guerra finita, andammo alla Fiera di San Gregorio a Morciano di Romagna, l’antica fiera degli animali, e portammo con noi la puledra, che nel frattempo era diventata una bella cavalla; all’improvviso la cavalla si imbizzarrì e sparì. La ritrovammo più tardi assieme ad un’altra vecchia cavalla: sua madre. Quei soldati che la portarono via, probabilmente poi la persero durante i frenetici giorni della ritirata, e i due animali, annusandosi, si riconobbero subito, nonostante gli anni passati e non fu più possibile separarle, tanto che dovemmo ricomprare la nostra vecchia cavalla”
Ecco la storia di Franco.


Finito di raccontare, l’ho ringraziato, tendendogli la mano e lui me la strinse con forza, dicendomi: «Sono io che ringrazio te. E’ bello vedere un giovane come te che si interessa alla storia di noi anziani e alla storia del nostro paese! Tu devi sapere che la mia generazione ha vissuto un periodo di cambiamento estremo, che io definisco RIVOLUZIONE. Quando ero piccolo, ho arato questa terra con l’aratro in legno, lo stesso attrezzo usato fin dai tempi di Cristo, sempre uguale, senza innovazioni. Quando arrivò il primo aratro in ferro, con il vomere e le ruote, sembrò un cambiamento epocale. Ora abbiamo da poco comprato la nuova vendemmiatrice elettronica. Dimmi tu se questa non è una rivoluzione?»




[1] Dopo la presa di Montecassino (17 maggio 1944) e l'ingresso a Roma (4 giugno) da parte degli alleati, le armate tedesche in Italia si ritirano verso nord per attestarsi lungo la "Grüne Linie" (Linea Verde), più conosciuta col nome di "Linea Gotica": una fitta rete di fortificazioni che corre dal Tirreno (Grosseto) all'Adriatico (Pesaro) tagliando in due l'Italia, basata sul concetto di "difesa in profondità", che terrà fermo il fronte italiano per otto mesi. Fonti: http://www.lineagotica.eu/news.php?idk=9
[2] L'Organizzazione Todt (OT) fu una grande impresa di costruzioni che operò, dapprima nella Germania nazista, e poi in tutti i paesi occupati dalla Wehrmacht impiegando il lavoro coatto di più di 1.500.000 uomini e ragazzi. Creata da Fritz Todt, Reichsminister für Rüstung- und Kriegsproduktion (Ministro degli Armamenti e degli Approvvigionamenti), l'organizzazione operò in stretta sinergia con gli alti comandi militari durante tutta la Seconda guerra mondiale. Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Organizzazione_Todt

venerdì 23 settembre 2016

Una testimonianza

Comm. Giovanni Corvino
Via Marchianò n°16
71121 Foggia
Tel. 0881-636341 – 32897770368



Egr. dr. Coltrinari,
            conoscendo la Sua passione ed interessi per le vicende militari, ritenendo di farLe cosa grata, Le accludo copia del ruolino ricostituito del mio 1° plotone della 3^ compagnia del Battaglione Alpini “Piemonte”, con delle precisazioni a conferma di quanto Lei già conosce, provenienti da chi le ha realmente vissute.
            Come Lei sa il plotone ha partecipato alla conquista di Monte Marrone sul lato destro la notte del 31 marzo 1944, e come risulta dagli atti ufficiali, compresi quelli del Generale Utili, l’intervento degli uomini della 3^ compagnia (trattasi del 1° plotone) fu determinante nel respingere l’attacco tedesco nella notte di Pasqua del 9-10 aprile 1944.
            A fine di maggio la terza compagnia, passata dal Capitano Campanella, infortunatosi in una ricognizione, al Capitano Barbieri, con in testa il 1° plotone conquistò Colle dell’Altare ed il giorno successivo attraverso il Balzo della Cicogna scese alla Madonna del Canneto, ove fu uno scontro con i tedeschi in ritirata per proseguire il giorno dopo sul sentiero che portava ad Opi (fui decorato di Medaglia di Bronzo sul campo).
            Ma ormai la strada per Roma era aperta. Per cui il Battaglione Alpini “Piemonte” tornò alla base di Monte Marrone per essere trasferito con tutto il C.I.L. su settore Adriatico alle dipendenze dell’8^ Armata inglese, per l’avanzata sul settore Adriatico, Orsogna, Guardiangrele, Torre dei Passeri, l’Aquila, Ascoli Piceno, fiume Musone, incontrando anche grosse difficoltà e resistenze. La sera del 19 luglio, sul fiume Esino la 1^ e la 2^ compagnia del Battaglione Piemonte ebbero degli scontri con i tedeschi a Case Guglielmi, mentre il mattino del 20 luglio alle ore 7, con il mio plotone ho attraversato l’Esino e sono entrato a Jesi.
            Egregio dr. Coltrinari, io, nonostante la mia giovane età, solo 22 anni, avevo già maturata una grossa esperienza nella campagna di Russia, facevo parte, sempre come comandante di plotone fucilieri, del Battaglione “Val Cismon” del 9° alpini della Divisione Julia. Ero rientrato in  Italia nel gennaio 1943, perché ferito in combattimento da pallottola di parabellum a quota 205.6 del famoso quadrivio di Seleny Yar-Deserowka (fui decorato di Medaglia di Bronzo, anche se la proposta era per Medaglia d’Argento sul campo non andata in porto per i noti eventi della ritirata).
            L?8 settembre ero nell’Alta Val d’Isonzo, precisamente a Voschia (zona slava), dopo aver raggiunto il nostro Centro di Mobilitazione di Feltre e consegnato quanto eravamo riusciti a recuperare, fui ospite a casa del Tenente medico della mia compagnia, dr. Salvatore Vergani, a Montebelluna e dopo qualche giorno di valutazione per quale decisione prendere, fui catturato il 15 settembre, ad Ancona dai tedeschi e trascorsi 15 giorni, come prigioniero nella Caserma Cialdini. Prevedendo di essere internato, riusci a liberarmi ed il 13 ottobre 1943 attraversai la linea Gustav tra Guglionesi e Montenero di Bisaccia (Termoli).
            Una volta al Sud, dal Distretto Militare di Foggia fui inviato prima a Bari al Comando Tappa n.8 e poi a Lecce al Comando Tappa n.10 per essere poi destinato a Bari presso il costituente Reparto Esplorante Alpini (forza una compagni mista tra alpini ed artiglieri alpini) comandata dal Capitano Renato Maiorca. Il Reparto fu trasferito ad Alberobello per iniziare la preparazione e successivamente a Nardò ove si erano radunati altri alpini e fu costituito un Battaglione di Alpini ed una Batteria di Artiglieria Alpina denominato priam Battaglione Alpini Taurinense, poi Battaglione Alpini Piemonte. Per vari motivi il Battaglione fu trasferito a Cisternino per completare l’addestramento.
            Il Battaglione Alpini Piemonte entrò a far parte del 1° Raggruppamento Motorizzato, che già l’8 dicembre era stato impiegato a Montelungo, per cui nei primi di marzo il Battaglione fu trasportato nella zone delle Mainarde (Colli al Volturno-Scapoli-Castelnuovo al Volturno) per poi essere  impiegato nella conquista di Monte Marrone.
            Del periodo 5 anni, trascorsi con l divisa grigio-verde, sono soddisfatto, ho sempre fatto al meglio il mio dovere e ne rimango grato, perché partito volontario a 18 anni, come un bambino, sono fortunato, perché ho riportato a casa il mio telaio, con tanta esperienza e maturità, capace di affrontare le gioie ed i dolori che la vita ci offre.

            Mi scusi per la lunga chiacchierata e per il tempo che le ho rubato e cordialmente La saluto.

mercoledì 31 agosto 2016

Un progetto in avvio

Si riceve e volentieri si pubblica, per dare inizio ad una fattiva collaborazione la seguente lettera:

"Sono Giampieri Michele, l'organizzatore della manifestazione di ricostruzione storica "La battaglia di Filottrano" che quest'anno ha avuto la sua seconda edizione. Le scrivo questa mail per informarla che ho felicemente concluso il mio percorso di studi con esito positivo di 110/110 e che ho deciso di intraprendere il percorso del Dottorato di Ricerca, incentrando un progetto relativamente al periodo storico che ci appassiona, ovvero la seconda guerra mondiale. Il mio progetto prevede una ricostruzione generale, prendendo in esame alcuni comuni, dall'ascolano al pesarese, del passaggio del fronte nelle Marche, in un'ottica non solo bellica ma anche antropologica, sociale, politica e di territorio. Un lavoro corposo. Al fine di ciò, gradirei, se possibile, avere un incontro con lei quando si troverà in regione, allo scopo di avere un suo parere, un suo consiglio e discutere in merito alla direzione più adatta da prendere. Colgo anche l'occasione per aver modo di ringraziarla personalmente in seguito ai testi citati per la tesi specialistica e discutere in merito alle ultime novità. Da quasi un anno sono presidente di un'associazione storico-culturale che si occupa di organizzare "La battaglia di Filottrano", curare la rievocazione, aiutare Gianni Santarelli con il museo e raccogliere la memoria storica del nostro paese. Avrò modo di parlargliene quando ci incontreremo. Ho deciso di intraprendere la carriera di Storico e mi auguro di portarla a buon fine e alla luce di ciò, spero di poter beneficiare dei consigli e le dritte di persone esperte nel campo come lei. Spero di avere il piacere di poterla rivedere e discutere di progetti futuri e passare un bel momento. In attesa di un riscontro le auguro una buona giornata."

Ci metteremo al lavoro e speriamo che i risultati scientifici siano degni di nota
mc.

lunedì 22 agosto 2016

Brigata Maiella. Parte V Metauro

(nota redazionale di Federico Mammarella)

e) COPERTURA DELLA LINEA DAL FIUME CESANO AL FIUME

METAURO
(20 - 25 agosto)

Nei combattimenti per l’accesso al fiume Metauro, al gruppo della cavalleria viene affidato il compito [41] di inchiodare il nemico nel settore. La brigata“Maiella” doveva limitarsi ad assicurare il passaggio del fiume Cesano e successivamente a coprire l’ala sinistra (ad ovest) del gruppo di cavalleria occupando gradualmente Montalfoglio (1247) - Fratte Rosa (1150) e di qui poi operare su Isola di Fano (0752) - Monte Raggio (0454).

Avendo già individuato i passaggi del fiume e le posizioni nemiche, la “Maiella” sin dall’alba del 21 agosto inizia due azioni: con un gruppo in dire- zione di San Vito sul Cesano (1045), con l’altro su Montalfoglio. Con quest’ultimo opera strettamente uno squadrone del reggimento Ulani dei Carpazi. Il nemico oppone debole resistenza e circa alle ore 15 ambedue le località vengono occupate.

Il 22 agosto il reparto di Montalfoglio della “Maiella” senza incontrare seria opposizione nemica, occupa Fratte Rosa, mentre altro reparto che muove da SanVito sul Cesano occupa Monte Vecchio [recttiusz Montevecchio] (0848); pattuglie della Brigata raggiungono nella stessa giornata il fiume Metauro.

La giornata del 23 agosto, mentre si effettua l’avvicinamento al fiume degli altri reparti della “Maiella” viene impiegata nell’apprestamento della difesa di tutti i passaggi e nella sorveglianza del nuovo settore, descritto dallo schizzo n.7. Compito della Brigata “Maiella” continua ad essere quello di coprire l’ala occidentale del Gruppo Cavalleria, ma dal 23 agosto essa assume l’incarico supplementare di riconoscere i passaggi del Metauro e di coprire l’avvicinamento del V Corpo Britannico che doveva [42] eseguire un attacco in grande stile.

Nei giorni dal 24 al 26 agosto la “Maiella” conduce intensamente azioni ricognitive dei passaggi del Metauro e dello schieramento difensivo del nemico a nord del fiume. Contemporaneamente la Brigata “Maiella” consegna il suo settore al V Corpo Britannico, che il 26 agosto rimpiazza così il raggruppamento “Lew”.

Già la sola circostanza che tutto l’intero Corpo Britannico presidia il settore tenuto dalla “Maiella” sta a dimostrare che quest’ultima formazione, malgrado le scarse forze, e riuscita a riempire il vuoto abbastanza grave che si era creato fra lo schieramento delle forze alleate.

In questo periodo lo stato fisico delle truppe della “Maiella” era pessimo. Mentre i reparti regolari venivano cambiati nella prima linea entro determinati brevi periodi non superiori ad una ventina di giorni, quelli della “Maiella” restavano in azioni di linea senza venir cambiati anche per più di due mesi e ciò in condizioni fisiche molto difficili. L’estensione del settore da sorvegliare affidato ad un esiguo numero di uomini faceva sì che i singoli reparti della Brigata erano costretti ad operare a distanza di alcuni chilometri gli uni dagli altri senza collegamento tattico e tecnico. In caso di assalto nemico ciascuno di tali reparti doveva contare unicamente sulle proprie forze senza Speranza di qualsiasi aiuto.
Conseguentemente tutti i reparti della “Maiella” dovevano stare sempre in [43] allarme -letteralmente tenere sempre le armi in mano - e ciò non solo per i reparti avanzati ma anche per quelli di riserva e del comando. Questi ultimi benché raggruppati nelle retrovie, erano ugualmente esposti alle forti azioni di pattugliamento e di sortita del nemico a causa dei notevoli spazi vuoti fra i gruppi di prima linea. Le sortite nemiche avevano luogo di continuo: il Comando della Brigata venne per ben due volte direttamente attaccato, una volta ad Arcevia nella notte dal 9 al 10 agosto e l’altra a Piticchio nei giorni 19 e 20 agosto. In più i tedeschi eseguirono una serie di sortite su gruppi avanzati di partigiani.

In conseguenza di questo costante stato di allarme nonché dell’enorme sforzo fisico (la “Maiella” operò sempre su terreno montuoso) gli uomini sono esausti; la mancanza di sapone e di tempo per il bagno provoca a circa il 75% di essi delle irritazioni cutanee, molti hanno i piedi pieni di vesciche e ulcerati. Il pro messo riposo viene revocato all’ultimo momento e per due volte. Dopo l’arrivo al fiume Metauro il riposo sperato viene sostituito dall’ordine di trasferimento immediato sul settore marittimo per le ulteriori attività.

Tale circostanza provoca in un primo tempo un notevole declino del morale del soldato e financo rimostranze per l’ingiustizia e lo sfruttamento cui sarebbe stata fatta segno la Brigata.

Tuttavia, allorché dopo qualche giorno la “Maiella” [44] entra nuovamente in azione, gli umori e le doglianze cessano e tutti si dedicano al lavoro e al combattimento con ardore e spirito di sacrifici

martedì 12 luglio 2016

Il C.I.L. da Jesi al Metauro

AVANZATA SUL METAURO - LIBERAZIONE Dl URBINO (28 AGOSTO), Dl URBANIA (29 AGOSTO) E Dl PEGLIO (30 AGOSTO).
 Allo scopo di garantire, fronte ad ovest, il fianco sinistro della 4a divisione indiana impegnata in attacco nella direzione di Urbino, le truppe del C. I. L. attuarono, nella giornata del 27 agosto, lo schieramento previsto (Schizzo n. 21):
— comando tattico del C. I. L. a Cagli;
— comando della II brigata a Smirra;
— XXIX battaglione bersaglieri sulle posizioni il Bufano - Monte Belvedere - la Serra;
— battaglione «Bafile» a Catonto - Cabaldo - S. Maria;
— battaglione alpini «Monte Granero» su Monte Borea, con una compagnia distaccata su Monte Pietralata; battaglione «Grado» nella zona di Acqualagna;
— IX reparto d'assalto in riserva a sud - est di Pelingo; compagnia bersaglieri motociclisti nella zona di Frontino Vecchio - l'Abbadia, sulla rotabile- Acqualagna -Piobbico, con elementi a Frontino di Naro (q. 457) e a q. 417;
— le artiglierie: IV gruppo someggiato da 75/13 nella zona a est di la Serra; IV gruppo motorizzato da 75/18 nella zona a est di Cabaldo -S. Maria; V sud di Monte l'Arce110 (zona di Acqualagna); gli altri gruppi in movimento per raggiungere: il I gruppo da 105/28 la zona de La Torraccia, il II gruppo da 100/22 la zona di C. Maestade, il CLXVI gruppo da 149/19 la zona ad est della stazione di Cagli.
Essendosi intanto venuto a conoscere che i tedeschi stavano ripiegando, oltre che ad est dove l'attacco della 42 divisione indiana proseguiva favorevolmente, anche dalle posizioni a nord -ovest di Acqualagna sia verso Urbania che verso Fermignano, il comandante del C. I. L. dispose che il 28 mattino:
— il reggimento «S. Marco» e il IX reparto d'assalto, col V gruppo someggiato da 75/13, muovessero oltre il Candigliano sulla displuviale tra il Candigliano e il Metauro; la compagnia bersaglieri motociclisti effettuasse delle puntate esplorative in direzione di Urbino, di Urbania e di Piobbico.
All'alba del 28, infatti, i due battaglioni del reggimento «S. Marco», il IX reparto d'assalto e il V gruppo someggiato iniziarono l'avanzata oltre il Candigliano, raggiungendo prima di sera la parte più settentrionale della displuviale — il tra « il Monte Candigliano Granero e » il e Metauro,il XXIX mentre gli altri due battaglioni bersaglieri — rimanendo in 2° scaglione, provvidero ad estendere e consolidare l'occupazione tra Cagli ed Acqualagna.
Contemporaneamente, sempre nella giornata del 28, la 1a compagnia bersaglieri motociclisti effettuava le previste puntate esplorative distaccando a ventaglio:
— un plotone ad Urbino dove entrò verso le ore 17, prendendo subito collegamento con uno squadrone autoblindo inglese giunto anch'esso da poco in città;
— un plotone verso Urbania il quale, raggiunta la periferia della città, rilevò le alture immediatamente a nord presidiate dal nemico le cui pattuglie si spingevano anche nell'abitato con molta frequenza (ogni 2-3 ore);
— un plotone a Piobbico dove entrò verso le ore 15,30, prendendo collegamento a sinistra con elementi del 270 reggimento lancieri inglese.
Dall'insieme delle notizie che si poterono raccogliere sul nemico, si potè riuscire a sapere che i tedeschi si erano ormai ritirati al di là sulla sinistra del Metauro tenendo occupate varie località a nord di Urbania, tra cui Case Nuove, e avendo una compagnia dislocata a Peglio; artiglierie avversarie furono segnalate su Monte Avorio.
Sulla base di tali notizie dei risultati conseguiti durante l'avanzata, il comandante del C. I. L. diede ordine ai reparti dipendenti di proseguire l'avanzata assegnando questi obiettivi:
— per il reggimento «S. Marco» : Monte di Cal Palmiere, a sud della rotabile n. 73 (est di S. Giovanni in Pozzuolo);
— per il IX reparto d'assalto: Urbania e il crocevia a nord - est di Urbania sul km. 25.
Il 29 agosto alle 7,30, la compagnia bersaglieri motociclisti occupò Urbania, distaccando anche pattuglie a Case Nuove e ai Cappuccini; l'indomani mattina 30, alle ore 7 circa, occupò Peglio che i tedeschi avevano sgombrata nella notte.
Nel frattempo, il giorno 29, nuove posizioni venivano raggiunte dagli altri reparti:
— il reggimento «S. Marco» si schierava col battaglione «Grado» a Monte di Cal Palmiere e, col battaglione « Bafile », a S. Giovanni in Pozzuolo (2 compagnie) e alla stazione di Urbania (I compagnia)
— il IX reparto d'assalto, che aveva raggiunto S. Cipriano, si spostava a sera verso Urbania;
— il XXIX battaglione bersaglieri e il battaglione alpini «Monte Granero» si stavano raccogliendo lungo la rotabile stazione di Cagli - stazione delle Pole;
— l'artiglieria si schierava col : IV gruppo someggiato da 75/ 13 a la Serra (nord -ovest di Cagli), V gruppo someggiato da 75/13 a Monte Santo (est di Urbania), I gruppo (dell'110 reggimento) da 105/28 a S. Maria in Ripuglie (sud - ovest di Fermignano), II gruppo da 100/22 a Camalacarne (sud -ovest di Fermignano), IV gruppo da 75/18 a S. Andrea (sud - est di Urbania), CLXVI gruppo da 149/ 19 nella zona della stazione delle Pole.
Con le ultime occupazioni il C. I. L. era pervenuto in vista degli avancorpi della «linea Gotica», verso il solco del Foglia, della quale si erano avute notizie da tempo[1],
Le difficoltà logistiche[2] si erano aggravate negli ultimi giorni a causa sia della deficienza di salmerie, sia del cattivo stato delle comunicazioni stradali. Per sopperire in qualche modo alla deficienza di salmerie, il comandante del C. I. L. aveva disposto che i muli del battaglione alpini «Monte Granero» venissero riuniti in salmerie e messi a disposizione del IX reparto d'assalto, e che lo stesso si facesse per i muli del IV gruppo someggiato da 75/13 mettendoli a disposizione del XXIX battaglione bersaglieri in previsione che questo dovesse presto essere impiegato in linea.
Ma il 30 agosto pervenne al C. I. L. l'ordine di sospendere ogni attività operativa e trasferirsi indietro.



[1] V.pag 81
[2] Elementi dei vari servizi si erano portati avanti per meglio assolvere il loro compito in vicinanza dei reparti operanti. Così il 28 agosto si erano dislocati a Cagli un nucleo della  51° sezione sussistenza, il 2°autoreparto e la sezione carburanti del CCL autogruppo misto; il 29 la 51° sez.sanità si era impiantata alla stazione di Pole; il 30 il 224° ospedale da campo si era trasferito a Cagli.

sabato 9 luglio 2016

Brigata Maiella Parte VI La Battaglia di Pesaro

(nota redazionale di Federico Mammarella)

VI - LA BATTAGLIA DI PESARO

(28 agosto - 5 settembre)

Alla Brigata “Maiella”, auto trasportata il 27 agosto nel settore marittimo, non vengono più conferiti compiti a sé stanti. Reparti di essa vengono aggregati al H.C.R., che opera lungo la strada 11. 16 ed altri al reggimento Ulani dei Carpazi, destinato ad occidente della detta strada. Il grosso della “Maiella” fa parte del gruppo di riserva del Comandante del Raggruppamento Cavalleria.

Ciascuno dei reparti della Brigata “Maiella” - della forza di una compagnia raggiunge il 28 agosto il proprio reggimento di assegnazione; ambedue vengono immediatamente utilizzati nelle operazioni insieme con gli squadroni di prima linea.

I giorni 29 e 30 agosto trascorrono in intense azioni di pattugliamento sul nuovo settore della zona di Pesaro, fortemente presidiata dal nemico.

Il 30 agosto gli squadroni d’avanguardia di tutti e due i reggimenti entrano nella città, ma devono ripiegare a causa di un forte contrattacco nemico.

Il 31 agosto, all’alba, i due reggimenti rinnovano l’operazione sulla città, rafforzando gli squadroni di prima schiera con i reparti della “Maiella”.

L’attacco del H.C.R. viene immediatamente contenuto al [45] limite sud della città; per contro quello sferrato dal reggimento Ulani dei Carpazi consegue una penetrazione nella periferia incontrando opposizione soltanto in vicinanza dei binari ferroviari.

A causa delle difficoltà in cui vengono a trovarsi le autoblindo nei combattimenti stradali, lo squadrone carpatico viene fatto ritirare. Il 31 agosto e il 1° settembre trascorrono tra forti azioni di pattugliamento rivolte al riconoscimento dei raggruppamenti nemici.

Nella notte dal 31 agosto al 1° settembre i reparti della “Maiella” operando insieme con le formazioni blindate, conducono forti sortite sulla città.

Una sortita effettuata dal reparto del tenente Troilo (aggregato al H.C.R.) lungo il mare sorprende e liquida un osservatorio dell’artiglieria nemica catturando tutto il materiale ottico e l’armamento. Invece una sortita del reparto del tenente Pilli ter { in corporato nel reggimento carpatico) dà luogo ad un combattimento stradale per il quale devono lamentarsi notevoli perdite: vi cadono il tenente Filliter e il tenente La Marco, comandante del nuovo plotone costituito ad Arcevia. Il comando del reparto viene assunto dal sergente Devalerio [rectius: Di Valerio, cfr. l’allegato n. 4], che, dopo aver provveduto all’evacuazione dei feriti, ripiega verso il reggimento carpatico.

Il 2 settembre, dopo breve ed aspra lotta, gli squadroni di ambo i reggimenti, che operano insieme con i reparti della “Maiella”, occupano Pesaro, assumendo posizione di difesa lungo il canale al limite nord della città. [46]

Nelle ore pomeridiane del 2 settembre il reparto della “Maiella” che opera con il reggimento Ulani dei Carpazi, riceve l’ordine di occupare la collina 166 a settentrione di Pesaro (ciò per l’impossibilità delle formazioni blindate di attraversare il canale). L’incarico viene eseguito e il reparto incontra solo debole resistenza di piccole pattuglie del nemico in ritirata. Verso le ore 15 le pattuglie del reparto prendono contatto col XII reggimento Ulani, che, operando ad occidente di Pesaro, ha raggiunto la strada n. 16 a nord della città.

Con la conquista di Pesaro e del colle 166 hanno termine le operazioni effettuate dalla Brigata “Maiella” in unione alle formazioni di cavalleria ed anche col II Corpo Polacco nel settore adriatico.

Il 5 settembre la “Maiella” insieme col Il Corpo passa nelle retrovie per il tanto meritato riposo.

Il 6 settembre si trasferisce a Recanati, ove resta sino a novembre.

La lunga sosta viene utilizzata per la riorganizzazione della Brigata completandone gli effettivi. Il capitano Troilo, inviato precedentemente in Abruzzo, vi procede all’arruolamento di nuovi volontari e di ufficiali.

Il Comandante della “Maiella” invia mezzi di trasporto per rilevarli e nello stesso tempo utilizza i mezzi stessi per far condurre i veterani della Brigata a rivedere le famiglie. Durante il periodo di riposo di Recanati a tutti i partigiani venne concessa una licenza di due settimane; le [47] licenze vennero organizzate in modo che a ciascun soldato fosse assicurato il trasporto.

Contemporaneamente il Comandante riceve per tutta la formazione una sufficiente dotazione di divise invernali, degli attrezzi e delle armi: 4 autoblinde, con mitragliatrici pesanti, e mortai.

Alla Brigata “Maiella”, in aggiunta agli effettivi nuovamente forniti dalla regione abruzzese, viene aggregata una compagnia di comando italiana. Il 1°novembre la consistenza della Brigata è di 37 ufficiali e di circa 1000 soldati ripartiti nelle seguenti 5 compagnie:

a) compagnia di comando (plotone comando, plotone dei trasporti, plotone di amministrazione);

b) 3 compagnie di linea;

e) compagnia armi appoggio.

I soldati della “Maiella” portano le divise inglesi e i berretti italiani.

Quale distintivo della formazione resta confermata la mostrina del tipo cavalleria dai colori nazionali italiani.


Ai primi di novembre il tenente colonnello Lewicki, trasferito al 15° reggimento Ulani, consegna il comando della Brigata al maggiore Josef (Giuseppe)Kopec, che lo tiene sino al termine delle operazioni belliche. [48]


giovedì 23 giugno 2016

Il C.I.L. da Jesi al Metauro

CAMBIAMENTO NELLA DIPENDENZA D'IMPIEGO
 A partire dal 25 agosto, ore 1, il C. I. L. cessò dall'operare agli ordini del II Corpo polacco e passò alle dipendenze del V Corpo britannico, ai cui ordini aveva ancora precedentemente operato nel giugno; per quanto concerneva le operazioni fu posto alle dipendenze della 4a divisione indiana.
In tale circostanza il comandante del Il Corpo polacco, gen. Anders, indirizzò al comandante del C. I. L. una lettera esprimendo il suo apprezzamento e la sua soddisfazione per l'efficace e generosa collaborazione avuta dalle truppe del C. I. L., pur attraverso difficoltà innumeri, durante la vittoriosa avanzata nel settore adriatico (All. 63).
Anche il gen. Leese, comandante dell'8a armata britannica, indirizzò al comandante del C. I. L. una lettera con espressioni augurali per le prossime operazioni, alle quali i reparti italiani avrebbero preso parte (All. 64).
Il comandante della 4a divisione indiana si affrettò intanto ad inviare le sue istruzioni di carattere operativo fissando, quale compito del C. I. L. , « quello di combattere sul suo fianco sinistro (all'ovest) e di proteggerlo », portarsi « verso l'ovest e verso il nord al più presto possibile in direzione approssimativa della strada stazione delle Pole - S. Bartolo », liberare infine Urbino (All. 65).
Di rimando il comandante del C. I. L. ritenne doveroso (All. 66) :
a) esporre per prima la situazione in atto nel settore tenuto dalle truppe del C. I. L. : nemico schierato sulla riva sinistra del Candigliano con mitragliatrici, mortai e artiglierie; sua continua pressione specie sulla testa di ponte di Acqualagna; insuccesso dei tentativi fatti per affermarsi, più ad oriente di Acqualagna, al di là sulla sinistra del fiume; sulle alture ad ovest fra il Candigliano e il Bosso, nemico vigile e appoggiato da artiglierie così da disturbare seriamente il fianco sinistro;
b) rappresentare che « per avanzare verso nord e nord - ovest », a meno che il nemico non si fosse sganciato volontariamente, sarebbe stato necessario « montare un'operazione offensiva con asse Acqualagna - Monte d'Arcello e Castel di Drago - Pelingo » e avvicinare perciò le artiglierie sormontando tutte le difficoltà derivanti dallo stato delle comunicazioni;
c) esprimere l'opinione, per quanto si riferiva ad una progettata occupazione di Monte Pietralata, che fosse « molto oneroso tentarla per azione diretta » e ancor più oneroso « mantenerla isolatamente », e che fosse invece conveniente « realizzarla per aggiramento » ; assicurare che la massa delle truppe sarebbe stata spostata sull'asse stazione di Cagli - stazione delle Pole - S. Bartolo, non appena però fosse stata prima sostituita sulle posizioni in atto, le quali non era prudente abbandonare senz'altro;
e) far presente infine che le truppe di fanteria erano «ininterrottamente in linea da mesi », in mezzo a gravi difficoltà logistiche, e che ora, nello « stato generale di stanchezza delle truppe non si disponeva neppure di salmerie sufficienti, atte a supplire al difetto, a causa delle frequenti interruzioni, di buone strade utilizzabili nel settore.