I Carri polacchi in marcia verso Castelferretti, al bivio di Casteld'Emilio, sotto Paterno 18 lugli

I Carri polacchi in marcia verso Castelferretti, al bivio di Casteld'Emilio, sotto Paterno 18 lugli
Bivio per Casteld'Emilio, sotto Paterno: La popolazione civile, in maggioranza femminile in quanto gli uomini erano nascosti applaude al passaggio dei carri polacchi

domenica 13 maggio 2018

Francesca Bonci Diario: Osimo 10 giugno 1944

Le Marche nel giugno 1944

Osimo 10 Giugno 1944.


 Sono esattamente quattro anni che siamo in guerra! Chi di noi avrebbe immaginato che fosse così lunga? E quale speranza abbiamo che presto finisca con tutti gli avvenimenti accaduti, naturalmente sempre a scapito di noi poveri Italiani, malmenati, vilipesi traditi?
Io non sono all’altezza di giudicare profondamente politicamente i responsabili di questa immane e non voluta guerra[1], però nella mia piccola intelligenza, accuso quei capi che, per smisurata ambizione e prepotenza, che per non lasciarsi sfuggirsi sfuggire “un seggio” hanno mandato alla deriva questa nostra tanto amata e bella Italia! Come tutte le nostre migliori città sono continuamente bombardate ferocemente, anche la nostra Ancona subisce continui mitragliamenti e bombardamenti in centro della città ed alla periferia (Falconara, Aspio, Varano, Stazione Loreto ecc.) La parte meridionale che da Piazza delle Muse va al Porto e continua per via XXIX settembre, sino alla Stazione, e la parte del Duomo, è tutta una maceria!

Naturalmente la popolazione più povera fugge all’ultimo momento, quando uscita dai rifugi, non trova che un ammasso di macerie della loro casa, o in tali condizioni da essere inabitabile!. E’ una visuale straziante vedere  questa gente venire chi a piedi, chi con cavalli, affamati e sporchi, con poche masserizie salvate a chiedere ospitalità!

Noi qui in Osimo abbiamo quindicimila sfollati, sparsi in campagna ed in città, non solo di  Ancona, Roma e Milano, precedentemente venuti, ma anche quelli di Foggia e Palermo da più di un anno e mezzo! I locali delle scuole elementari, dell’Istituto tecnico, del Ginnasio e del Liceo, sono gremiti da famiglie e così come sopra detto in case di campagna dei contadini e qui in città. Naturalmente con tutta questa affluenza di popolo, i viveri incominciano a scarseggiare ed è da prevedersi giorni peggiori! La tensione nervosa è un po’ in tutti. A parte la scarsità di viveri, le snevanti file per poter comprare un po’ di roba, ci si sente anormali! Ad ogni bombardamento di Ancona o sulla costa marittima sotto Loreto, qui ad Osimo tremano le case e si sente il boato delle bombe! Il nostro timore è che potrebbero venire da noi, dato il continuo passaggio di colonne tedesche che si dirigono verso Iesi e la permanenza di camion tedeschi proprio entro la città. In più i maggiori uffici di Ancona, come la Prefettura, la Questura e tanti altri, sono sfollati qui e quindi potrebbero essere questi presi di mira come obiettivo. Man mano che il tempo passa, i tedeschi diventano sempre più cattivi! Vogliono illudersi, ma sanno che purtroppo la guerra l’hanno perduta e nella ritirata diventano feroci!

Si sa che da fonte sicura che nel fuggire dai luoghi occupati dagli Alleati, fanno razzia di ogni cosa che a loro può far comodo. Naturalmente questi atti vandalici indignano e spaventano le popolazioni che, indifese, debbono subire ogni sorta di vessazioni materiali e qualche volta più o meno morali!

Che ironia l’alleanza Italo-Tedesca!
E quando mai noi Italiani siamo stati amici di questo popolo? Ma non ricordiamo la guerra del 1914-18 che ancora dopo 25 anni abbiamo le ferite aperte? E la Storia non parla di questo Teutonico popolo nemico millenario dell’Italia nostra? Solo un pazzo poteva gridare ai quattro venti e formare un alleanza non sentita nell’animo degli Italiani. Verrà il giorno che la Germania sarà schiacciata! E’ il suo destino da che è mondo. Con le sue barbarie arriva a una grande potenza, non fatalità! Poco impera! E’ caduta nel passato e cadrà!.



[1] Nel sentimento popolare coevo emergeva molto forte il desiderio di chiamare a rispondere delle loro decisioni i vertici politico-militari del Regno d’Italia per le decisioni prese e per la responsabilità della situazione creata da una guerra che si era dimostrata non solo lunga, ma cruenta e terribile. E’ il nodo centrale della mancanza di una “Norimberga in Italia”. I vertici politico-militari della Germania e del Giappone, che insieme all’Italia ebbero la responsabilità dello scatenarsi del conflitto mondiali, furono chiamati a rispondere delle loro azioni. In Italia questo non avvenne e per il nostro Paese fu un ulteriore errore, di cui ancora oggi paghiamo le conseguenze (n.d.a)


lunedì 7 maggio 2018

Le Marche nel Giugno 1944 II





Diploma di conferimento della Croce di ferro tedesca a firma del gen. Hoppe, generale che era al comando delle forze tedesche schierate nelle Marche.
L'Italia dal settembre 1943 era sotto occupazione tedesca e la popolazione viveva nelle ristrettezze imposte da quattro anni di guerra

 Nella data anniversaria della entrata in guerra dell'Italia nella Seconda Guerra Mondiale, Francesca Bonci abitante ad Osimo, inizia a scrivere il suo diario di guerra che terminerà il 18 luglio 1944 all'indomani della liberazione di Ancona da parte delle truppe del generale Andars, che inquadrava nel suo Corpo d'Armata il Corpo Italiano di Liberazione.

Osimo 10 Giugno 1944.
 Sono esattamente quattro anni che siamo in guerra! Chi di noi avrebbe immaginato che fosse così lunga? E quale speranza abbiamo che presto finisca con tutti gli avvenimenti accaduti, naturalmente sempre a scapito di noi poveri Italiani, malmenati, vilipesi traditi?
Io non sono all’altezza di giudicare profondamente politicamente i responsabili di questa immane e non voluta guerra[1], però nella mia piccola intelligenza, accuso quei capi che, per smisurata ambizione e prepotenza, che per non lasciarsi sfuggirsi sfuggire “un seggio” hanno mandato alla deriva questa nostra tanto amata e bella Italia! Come tutte le nostre migliori città sono continuamente bombardate ferocemente, anche la nostra Ancona subisce continui mitragliamenti e bombardamenti in centro della città ed alla periferia (Falconara, Aspio, Varano, Stazione Loreto ecc.) La parte meridionale che da Piazza delle Muse va al Porto e continua per via XXIX settembre, sino alla Stazione, e la parte del Duomo, è tutta una maceria!

Naturalmente la popolazione più povera fugge all’ultimo momento, quando uscita dai rifugi, non trova che un ammasso di macerie della loro casa, o in tali condizioni da essere inabitabile!. E’ una visuale straziante vedere  questa gente venire chi a piedi, chi con cavalli, affamati e sporchi, con poche masserizie salvate a chiedere ospitalità!

Noi qui in Osimo abbiamo quindicimila sfollati, sparsi in campagna ed in città, non solo di  Ancona, Roma e Milano, precedentemente venuti, ma anche quelli di Foggia e Palermo da più di un anno e mezzo! I locali delle scuole elementari, dell’Istituto tecnico, del Ginnasio e del Liceo, sono gremiti da famiglie e così come sopra detto in case di campagna dei contadini e qui in città. Naturalmente con tutta questa affluenza di popolo, i viveri incominciano a scarseggiare ed è da prevedersi giorni peggiori! La tensione nervosa è un po’ in tutti. A parte la scarsità di viveri, le snevanti file per poter comprare un po’ di roba, ci si sente anormali! Ad ogni bombardamento di Ancona o sulla costa marittima sotto Loreto, qui ad Osimo tremano le case e si sente il boato delle bombe! Il nostro timore è che potrebbero venire da noi, dato il continuo passaggio di colonne tedesche che si dirigono verso Iesi e la permanenza di camion tedeschi proprio entro la città. In più i maggiori uffici di Ancona, come la Prefettura, la Questura e tanti altri, sono sfollati qui e quindi potrebbero essere questi presi di mira come obiettivo. Man mano che il tempo passa, i tedeschi diventano sempre più cattivi! Vogliono illudersi, ma sanno che purtroppo la guerra l’hanno perduta e nella ritirata diventano feroci!

Si sa che da fonte sicura che nel fuggire dai luoghi occupati dagli Alleati, fanno razzia di ogni cosa che a loro può far comodo. Naturalmente questi atti vandalici indignano e spaventano le popolazioni che, indifese, debbono subire ogni sorta di vessazioni materiali e qualche volta più o meno morali!

Che ironia l’alleanza Italo-Tedesca!
E quando mai noi Italiani siamo stati amici di questo popolo? Ma non ricordiamo la guerra del 1914-18 che ancora dopo 25 anni abbiamo le ferite aperte? E la Storia non parla di questo Teutonico popolo nemico millenario dell’Italia nostra? Solo un pazzo poteva gridare ai quattro venti e formare un alleanza non sentita nell’animo degli Italiani. Verrà il giorno che la Germania sarà schiacciata! E’ il suo destino da che è mondo. Con le sue barbarie arriva a una grande potenza, non fatalità! Poco impera! E’ caduta nel passato e cadrà!.



[1] Nel sentimento popolare coevo emergeva molto forte il desiderio di chiamare a rispondere delle loro decisioni i vertici politico-militari del Regno d’Italia per le decisioni prese e per la responsabilità della situazione creata da una guerra che si era dimostrata non solo lunga, ma cruenta e terribile. E’ il nodo centrale della mancanza di una “Norimberga in Italia”. I vertici politico-militari della Germania e del Giappone, che insieme all’Italia ebbero la responsabilità dello scatenarsi del conflitto mondiali, furono chiamati a rispondere delle loro azioni. In Italia questo non avvenne e per il nostro Paese fu un ulteriore errore, di cui ancora oggi paghiamo le conseguenze (n.d.a)

sabato 5 maggio 2018

Le Marche nel Giugno del 1944


La fuga delle autorità della Repubblica Sociale Italiana.

La caduta del fronte di Cassino e la conquista di Roma, il 4 giugno 1944, mettono in movimento tutto il fronte italiano. Gli Alleati, che la popolazione comune chiama “I Liberatori”, risalgono, seppure molto lentamente la penisola. Il 6 giugno, con lo sbarco in Normandia, si apre il tanto atteso secondo fronte in Francia[1]: per la Germania le prospettive di vincere la guerra incomincia anche palesemente a farsi molto scarse. In Osimo la situazione generale comincia a farsi preoccupante: prima la guerra la si era seguita solo sui giornali ed alla radio, ora ci sono concrete possibilità che possa arrivare direttamente. Le varie ristrettezze della vita quotidiana vengono viste, oramai, come cose sopportabili: quello che preoccupa è l’incerto futuro. Il primo dato allarmate è la fuga di tutte le autorità della Repubblica Sociale Italiana, il “nuovo fascio” repubblichino si mette in salvo, abbandonando la provincia in mano tedesche.[2] L’autorità massima italiana è Don Iginio Ciavattini, un sacerdote, che ha dalla sua solo l’autorità morale. Tale è stato il degrado morale della Repubblica Sociale Italiana che, all’avvicinarsi del pericolo, i suoi esponenti non hanno pensato ad altro che a mettersi in salvo, abbandonando la popolazione alla mercé dell’occupatore tedesco, loro alleato. Altro che difensori della italianità, morale e materiale, come si vuole oggi far passare la Repubblica Sociale ed i loro esponenti nei confronti dell’occupatore tedesco, come si dirà più avanti.
E proprio il comportamento tedesco è uno dei tratti salienti del fatto che la guerra ormai è arrivata: ad Osimo prima vengono fatti saltar in aria i Molini, poi si inizia con le filande, mentre tutto quello che ha un valore militare, viene minato, per distruggerlo al momento della ritirata. Le perquisizioni delle case alla ricerca di elementi ostili, non sono altro che il pretesto per delle razzie sistematiche, a cui si aggiungono le prime esecuzioni di inermi cittadini, uccisi per futili motivi, a corredo di rappresaglie che già dal 1941 l’intera Europa sotto dominio tedesco conosce.

Il Corpo di Liberazione Italiano era attestato nella prima decade di giugno al di qua del fiume Pescara, in Abruzzo. Venivano raccolte le notizie sul nemico tedesco che si sarebbe incontrato nel settore Adriatico. Si trattava della 278° Divisione di fanteria composta dal 992°, 993°  e 994° reggimento di fanteria, dal 278 battaglione da ricognizione e di artiglierie in numero che il Comando del Corpo Italiano di Liberazione non sapeva quantitizzare più i servizi divisionali. Disertori e prigionieri concordavano tutti  che i Tedeschi erano in fase generale di ripiegamento generale verso nord. Giungono le prime notizie  di “una nuova linea lontana”, organizzata tra Pisa e Rimini, che sembra di chiami “Linea dei Goti”. Tutta la situazione era in movimento nell’Italia centrale.
In questo contesto Francesca Bonci inizia a scrivere il suo Diario, sotto la data, estremamente significativa, anniversaria della entrata in guerra dell’Italia.



[1] Per primo fronte si intendeva il fronte Russo-tedesco ad Oriente. Per tutto il 1943-1944 Stalin chiese con insistenza l’apertura del “Secondo Fronte”, per evidenti ragioni.
[2] Il fenomeno non è solo nella provincia di Ancona, ma anche in quella di Pesaro. Vale la pena di vedere come questa fuga si sia attuata attraverso i documenti di fonte fascista, dai rapporti del colonnello della G.N.R. Marino Fattori, il quale scrive: “purtroppo si sono lamentate numerose defezioni di legionari:gli ex carabinieri, ufficiali,sottufficiali e truppe, hanno, tranne singole eccezioni, defezionato in massa. Pertanto si deve ritenere per certo che essi siano rimasti sino ad ora in servizio unicamente per ragioni di contingente opportunismo economico..” Per un più ampio approfondimento cfr. Bertolo G., L’ora della Liberazione, in Pesaro contro il fascismo, Urbino, Argalia, 1972, pagg. 171 e segg.

Nota:  Contributo al "Dizionario Minimo della Guerra di Liberazione" in fase di preparazione presso il CESVAM Centro Studi sul Valore Militare. Istituto del Nastro Azzurro Roma
contatti: centrostudicesvam@istitutodelnastroazzurro.org.

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giovedì 4 gennaio 2018

RIVISTA DELL'ISTITUTO DEL NASTRO AZZURRO.

QUADERNI ON LINE
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SOMMARIO
ANNO LXXVII, Supplemento on line, III, n. 12
Dicembre 2017
Editoriale, Progressione geometrica verso il futuro
su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 19.12.2017

IL MONDO DA CUI VENIAMO: LA MEMORIA

APPROFONDIMENTI
Redazionale, Prigionia italiana nella Seconda Guerra Mondiale. Gran Bretagna
su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 3.12.2017
Redazionale, La guerra totale sottomarina 1917. La svolta tedesca per la vittoria
su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 7.12.2017
Redazionale, Il dramma ebraico nella seconda guerra mondiale
su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 9.12.2017
Redazionale, Non solo Caporetto. Le offensive tedesche in Francia nel 1918
su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 12.12.2017
Biasiolo Alessia, L'organizzazione della Repubblica Sociale Italiana
su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 14.12.2017
Redazionale, Prigionia negli stati Uniti II
su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 18.12.2017
Coltrinari, Massimo, Il teatro di guerra sul fronte orientale
su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 19.12.2017
Biasiolo Alessia, Hilter ed i “protocolli dei Saggi di Sion”
su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 22.12.2017
Coltrinari, Massimo, I primi sei mesi di guerra. Analisi I
su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 23.12.2017
Coltrinari, Massimo, Il fronte occidentale. Francia 1914
su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 23.12.2017

ARCHIVIO
Redazionale, Marinai in grigioverde. 1917-1918
su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 8.12.2017
Redazionale, Caimani del Piave. Operazioni dietro le linee nemiche
su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 15.12.2017
Redazionale, Affondamento del piroscafo “Re Umberto” 8 giugno 1916
su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 16.12.2017
Coltrinari, Massimo, Dottrina e procedimenti di impiego
su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 27.12.2017


DIBATTITI
Redazionale, Il Valore Militare nel 1915. I primi sei mesi di guerra
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Redazionale,, Nota. I segni del Valore
su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 20.12.2017

MUSEI,ARCHIVI,BIBLIOTECHE
Redazionale, ,Bibliografia. La Guerra di Liberazione su 5 fronti. Fronte Internamento
su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 21.12.2017

IL MONDO IN CUI VIVIAMO: LA REALTA' D'OGGI

UNA FINESTRA SUL MONDO
Redazionale, Moldova. Un paese ai margini
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Redazionale, Artico: le azioni di Putin e il ritorno della Russia
su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 11.12.2017

GEOPOLITICA DELLE PROSSIME SFIDE
Redazionale, Geopolitica
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SCENARI,REGIONI, QUADRANTI
Cognome, Nome Autore, titolo del articolo in corsivo
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CESVAM NOTIZIE

CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE
Redazionale, Indici
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Redazionale, Polverigi mediateca. Mostra sulla Grande Guerra
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Redazionale, Un attestato di credibilità
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Redazionale, CESVAM – Emeroteca. Lineamenti e collaborazioni
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Redazionale, Ferrara 13 Dicembre 2017
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Redazionale, Nota. Auguri di Buone Feste
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SEGNALAZIONI LIBRARIE
Redazionale, Prigionia negli Stati Uniti
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AUTORI


Numero chiuso in data 31 12 2017

domenica 5 novembre 2017

Il C.I.L. da Jesi al Metauro III

MOVIMENTI E TRASFERIMENTI Dl UNITÀ - RIDUZIONE DELLA FORZA OPERANTE DEL C. I. L.
 In conformità con le direttive generali emanate dall'8a armata britannica, il Corpo polacco mentre ancora le unità del C. I. L. stavano completando il loro schieramento nel nuovo settore — dispose che il C. I. L. si trasferisse a sud di Macerata, nella zona di Loro Piceno, «allo scopo di riorganizzarsi, rimettersi in efficienza e riposare », con questa avvertenza :
— che il settore di cui il C. I. L. aveva in atto la responsabilità, doveva essere tenuto da una brigata sulle direttrici generali Sassoferrato - Frontone - Cagli e Sassoferrato - Pergola, e da un battaglione sulla direttrice generale Pascelupo - Cagli;
— che la divisione «Nembo» sarebbe passata in riserva a disposizione delle forze di cavalleria polacche che agivano nel settore già tenuto, nella prima quindicina di agosto, dalle unità del C. I. L.; — che le rimanenti unità del C. I. L. dovevano essere ritirate nella zona predetta di Loro Piceno, tra il fiume Chienti e il parallelo di S. M. di Pieca, tenendo presente che il loro movimento doveva essere ultimato entro le ore 12 del 20 agosto.
Il comandante del C. I. L. diede in conseguenza i suoi ordini disponendo (All. 59) :
a) Nel settore Sassoferrato - Gubbio dovevano rimanere soltanto:
— comando tattico del C. I. L.
— comando II brigata con queste unità dipendenti: reggimento marina «S. Marco», battaglione alpini «Monte Granero» con relativa batteria alpina da 75/13, IX reparto d'assalto, IV e V gruppo da 75/13 someggiato, V gruppo cannoni da 57/50 controcarri meno una sezione, due compagnie salmerie del XXII gruppo;
— comando 4° reggimento bersaglieri col solo XXIX battaglione, rinforzato da una sezione cannoni da 57/50 controcarri, e con una compagnia salmerie del XXII gruppo a disposizione: alle dirette dipendenze del comando del C. I. L. ;
— I° compagnia motociclisti del reggimento bersaglieri: in riserva per il comando del C. I. L.  
— 11° reggimento artiglieria col I gruppo da 105/28, il II gruppo da 100/22 e il CLXVI gruppo da 149/ 19, alle dipendenze del comando del C. I. L. tramite comando artiglieria del C. I. L.;
— tutti gli elementi del genio tenendo presente che i plotoni telegrafisti della II brigata dovevano essere portati a due.
b) Quanto allo schieramento degli anzidetti reparti, su un totale di 5 battaglioni, 3 dovevano essere schierati in 1° scaglione e 2 in 2° scaglione, e precisamente, da destra a sinistra (Schizzo n. 19):
— il battaglione alpini «Monte Granero» sulle posizioni da q. 263 di fosso della Pera a q. 402 di C. Gilioni;
 — il battaglione «Bafile» da q. 388 di Piandigallo a q. 555 a nord di Monte Morcia;
— il XXIX battaglione bersaglieri sulle posizioni di Cantiano;
— il IX reparto d'assalto e il battaglione «Grado», in 2à scaglione, rispettivamentc a Coldorso e a Poggetto (a nord - est di Serra S. Abbondio);
— 1a compagnia bersaglieri motociclisti, in riserva, a Cabernardi;
— per l'artiglieria :
·         il IV e V gruppo da 75/13 someggiato rispettivamente nella zona poco a nord di Pianello e in quella di Tangano;
·         il I gruppo da 105/28 dell'11° reggimento nella zona di q. 495 (a nord -est di Poggio Maledetto);
·         il II gruppo da 100/22 dell'11° reggimento nella zona di q. 454 (a nord di Poggio Maledetto);
·         il IV gruppo da 75/18 a est di Frontone; il CLXVI gruppo da 149/19 a Poggio Maledetto;
·         il V gruppo da 57/50 controcarri, frazionato coi battaglioni in 1°scaglione.
c) La divisione «Nembo» passava alla dipendenza temporanea di impiego delle forze di cavalleria polacche quale riserva.
d) Tutte le altre unità del C. I. L. dovevano trasferirsi nella prevista zona di riordinamento a sud di Macerata, dove sarebbero state, sino a nuovo ordine, alle dipendenze del comandante della I brigata[1] .
Il movimento sarebbe avvenuto:
— per autotrasporto: comando I brigata, 68° reggimento fanteria, V battaglione controcarri, 30 reggimento alpini col battaglione «Piemonte» e relativa batteria alpina, XXXIII battaglione bersaglieri, III e IV gruppo[2] da 75/18 dell'11à reggimento artiglieria;
— per via ordinaria: salmerie dei reparti e CCL gruppo salmerie.
e) Riserva di ordini per il riordinamento e il movimento dei servizi.
Erano stati appena diramati questi ordini, quando il comando polacco comunicò che la divisione «Nembo», dopo essere stata sostituita dal 15° reggimento lancieri e dalla banda «Maiella», si sarebbe spostata, nella mattinata del 18 agosto, nella zona Castiglioni Avacelli - Serra S. Quirico - Mergo, tornando alle dipendenze del C.I.L.
Successivamente, il comando del II Corpo polacco dispose che anche la divisione «Nembo» venisse trasferita nella zona di riposo stabilita per le unità del C. I. L., effettuando il movimento nei giorni 21, 22 e 23 agosto. In tal modo, delle truppe del C. I. L., rimasero impiegate per le operazioni solo quelle del settore Sassoferrato - Gubbio: forze equivalenti a circa una brigata mista con una proporzionalità quasi paritetica tra elemento di manovra — 5 battaglioni di fanteria — ed elemento fuoco pesante di artiglieria — 6 gruppi oltre quello controcarri — quindi di poco a favore di quest'ultimo[3] .
La densità di fuoco delle linee tenute dalle truppe del C. l. L. rimaste ad operare, rispetto all'ampiezza del settore affidato il cui sviluppo in linea d'aria era di circa 18 chilometri, risultava sensibilmente scarsa. C'era tuttavia da considerare che la densità di fuoco delle linee tenute dai tedeschi risultava sempre inferiore, anche se le forze nemiche fronteggianti lo schieramento del C. I. L. non consistevano più — stando alle ultime notizie fornite da prigionieri— in un battaglione, come era stato detto in un primo tempo, ma in 3 battaglioni schierati all'incirca comeappresso:
— il II del 194° reggimento fanteria, sulle posizioni ad est di Pergola;
— il II dell'85° reggimento Iaeger, sulle posizioni ad ovest di Pergola;
— il I dell'85° reggimento Iaeger, in 2° scaglione a sud di Acqualagna.
A proposito del nemico si precisava che egli teneva una compagnia controcarri dell'85° reggimento nella zona di Cupe, a cavallo della rotabile Pergola -Cagli, e che inoltre presidiava le località di Molleone e di Fenigli, nonchè le alture a nord della rotabile Pergola Cagli. Circa una quarantina di tedeschi erano stati notati, con armi automatiche e mortai, nella zona di Acquaviva, poco a sud -est di Cagli. Sulla displuviale fra il fiume Cesano e il torrente Tarugo, a nord di Pergola, il nemico occupava Monte Rolo, Monte della Serra, Monte Gherardo. Una compagnia risultava schierata nella zona di Barbanti. Notizie, come si vede, piuttosto confuse, il cui velo soffuso di mistero, caratteristico proprio della guerra, attendeva di essere squarciato dall'atto di forza delle truppe del C. I. L.



[1] Tutti i reparti affluiti in zona di riordinamento a sud di Macerata, compresa poi la divisione «Nembo», passarono in seguito alle dirette dipendenze dell'8a armata inglese
[2] In realtà però il IV gruppo rimase ad operare ancora con le truppe rimaste in linea.
[3] All'atto della costituzione del I raggruppamento motorizzato, anch'esso della forza di circa una brigata mista e che fu l'unità che iniziò la collaborazione attiva con gli alleati e su cui si innestò poi il C. I. L. , il rapporto tra elemento di manovra, fanteria e fuoco pesante di artiglieria, era pure di poco a favore di quest'ultimo. Infatti, ad un totale di 3 battaglioni di fanteria (I e II del 670 reggimento fanteria e LI battaglione bersaglieri) corrispondeva un totale di 4 gruppi di artiglieria dell'11° reggimento

mercoledì 11 ottobre 2017

Il C.I.L. da Jesi al Metauro II

CAMBIAMENTO DI SETTORE FRA SASSOFERRATO E GUBBIO.
( a cura di Federico Mammarella)
Il 12 agosto il comandante del Corpo polacco comunicò che il C. I. L. doveva cambiare il proprio settore spostandosi sulla sinistra, fra Sassoferrato e Gubbio. I relativi movimenti dovevano essere iniziati subito ed ultimati entro le ore 6 del 17 agosto. Il C. I. L. sarebbe stato sostituito, sulle posizioni in atto, da un raggruppamento polacco di cavalleria motocorazzato, mentre sulle nuove posizioni avrebbe sostituito, a sua volta, il 15° reggimento ulani «Poznan» (gruppo Kieda).
Sulla base di ciò il comandante del C. I. L. impartì le prime disposizioni:
a) Nel nuovo settore le forze del C. I. L. si sarebbero schierate con la I e la II brigata in 1a schiera e la divisione «Nembo» in 2a schiera.
A destra, a cavallo della rotabile Sassoferrato - Pergola, si sarebbe schierata la II brigata, rinforzata dal IX reparto d'assalto, dalle batterie controcarri già in assegnazione (1 batteria da 57/50, 2 compagnie pezzi da 47/32), da un plotone artieri e da un plotone collegamenti. A sinistra, a cavallo della rotabile Scheggia e Pascelupo - Cantiano, si sarebbe schierata la I brigata, rinforzata dalle batterie controcarri già in assegnazione (2 batterie da 57/50), da un plotone artieri e da un plotone collegamenti. Limite di settore tra I e II brigata (largamente orientativo): Corno di Catria - Monte Catria - q. 984 - Molleone[1].
La divisione «Nembo» doveva schierarsi in riserva nella zona Colleponi - S. Fortunato - Genga.
Il C. I. L. nel nuovo settore avrebbe agito inquadrato avendo:
— a destra, il predetto raggruppamento di cavalleria motocorazzato polacco (il quale avrebbe avuto alle sue dipendenze anche la banda partigiana «Maiella»);
— a sinistra, il 270 reggimento lancieri inglese del X Corpo britannico.
b) Sullo schieramento erano dati i seguenti orientamenti:
— la II brigata doveva: tenere elementi a cavallo del fiume Cesano fino alla zona di Bellisio e poi sulle 'alture di Percozzone Massaiola - S. Ermete; predisporre inoltre l'occupazione della zona di Monte Torrino;
— la I brigata doveva: tenere elementi motociclisti, con mezzi controcarri, nella zona di Scheggia e di q. 507 di Val Dorbia ed elementi a cavallo del basso corso del fosso Mandrale nella zona di Frontone; procedere all'occupazione del costone di Monte Morcia q. 555 - Grumale; predisporre infine l'invio di un reparto alpino, per la zona montana, sulla rotabile n. 3 a sud di Cagli.
c) Lo schieramento dell'artiglieria sarebbe stato definito dopo l'occupazione di Monte Torrino.
d) I servizi dovevano schierarsi a cavallo della rotabile Sassoferrato - Fabriano.
e) I movimenti delle varie unità per recarsi nella nuova zona, ad eccezione dei quadrupedi, sarebbero avvenuti a mezzo di autotrasporti.
Nello stesso tempo vennero fornite le seguenti notizie:
— sul conto del 15° reggimento ulani (gruppo Kieda) da rilevare: che esso teneva già elementi avanzati in S. M. di Burano Cantiano - Frontone - Monte Vecchio - Bellisio, e altri elementi sulla rotabile n. 3 immediatamente a nord di Scheggia;
— sul conto del 27° reggimento lancieri inglese, il quale agiva sulla sinistra del settore[2]: che esso aveva elementi avanzati immediatamente a nord di Monte Frontano e immediatamente a sud di Monte Fumo (il monte era in mano ai tedeschi);
— sul conto del nemico: che in tutto il settore teneva schierato un battaglione della 5a divisione da montagna, sostenuto però da molte artiglierie; che occupava la zona di Cagli con una compagnia e manteneva osservatori mobili su Monte Torrino; che faceva largo impiego di pattuglie, sia di giorno che di notte, in particolare su Pergola e Bellisio.
Naturalmente, trattandosi di un movimento complesso in quanto le unità del C. I. L. dovevano essere sostituite su posizioni tattiche e sostituire a loro volta altre unità a contatto col nemico, le relative disposizioni subirono delle varianti di dettaglio. Merita però di essere notata l'evoluzione del pensiero tattico del comandante del C. I. L. il quale, dopo qualche giorno dalla emanazione delle sue prime disposizioni, espresse l'intendimento di procedere, non appena avvenuto il passaggio di responsabilità del settore, «ad una parziale rettifica dell'occupazione», e cioè:
— occupare la dorsale di Monte Torrino tra il Cinisco e il Cesano per impedire al nemico di sfruttarla come zona di osservatori (la dorsale risultava sgombra);
— appoggiare, se possibile, la successiva linea di resistenza a Bellisio di Sopra - Monte Ajate - Piandigallo, dove sarebbe stata stabilita, con sovrapposizione, la saldatura tra I e II brigata;
— rettificare in conseguenza lo schieramento dell'ala destra di ciascuna brigata.
Per l'attuazione di tutto ciò, il III e il IV gruppo da 75/18 dell' 11°reggimento artiglieria erano messi a disposizione della II brigata.
In armonia con le direttive emanate dal comandante del C. I. L., tanto il comandante della II brigata quanto quello della I brigata diedero disposizioni per lo schieramento dei reparti. Il comandante della II brigata, maggiormente interessato nella evoluzione del pensiero tattico del comandante del C. I. L., dopo aver espresso il suo intendimento di sbarrare le provenienze da nord tenendo particolarmente forti le posizioni di bivio ad est di Pietraselce - Bellisio di Sopra- Cabernardi, dispose (Allegati 56 e 57):
a) che il reggimento «S. Marco», rinforzato da una compagnia cannoni da 47/32 e da una batteria da 57/50 controcarri (meno una sezione), occupasse col battaglione «Grado» le posizioni fra Percozzone e Cabernardi e organizzasse due centri di fuoco avanzati a S. Ermete e C.se Nolfi. Il battaglione «Bafile», in 2° scaglione, si sarebbe schierato nella zona di Monterosso, orientato ad agire a favore dei due battaglioni in 1°scaglione (battaglione «Grado» e IX reparto d'assalto);
b) che il IX reparto d'assalto, rinforzato da una compagnia cannoni da 47/32 e da una sezione da 57/50 controcarri, si schierasse in 1° scaglione sulla sinistra del battaglione «Grado», occupando posizioni di particolare importanza tattica fra cui: bivio ad est di C. Pietraselce, Monte Romano e Bellisio di Sopra; limite fra reggimento «S. Marco» e IX reparto d'assalto: Rotondo - Doglio Palazzo - Percozzone - Col Ventoso;
c) che il 68° reggimento fanteria si schierasse in 2° scaglione fra Catobagli e q. 348 distaccando elementi di sicurezza sulla destra;
d) che, per l'artiglieria, il V gruppo da 75/13 someggiato si schierasse in zona Colombaja per agire in favore del battaglione «Grado»; il III e IV gruppo da 75/18 (dell'11° reggimento) si schierassero nella zona di Le Piane - Galtello col compito di agire: il III in favore del IX reparto d'assalto e il IV come elemento di manovra.
Queste prime disposizioni furono meglio perfezionate in un secondo tempo nel quale il comandante della II brigata, in aderenza alle vedute tattiche del comandante del C. I. L., ordinò:
— che il battaglione «Grado» estendesse la sua occupazione a sinistra fino a Bellisio di Sotto compreso;
— che il IX reparto d'assalto alle ore 6 del giorno 17 iniziasse una azione per la occupazione di: Bellisio di Sopra, Monte Ajate e Piandigallo (l'azione doveva essere preceduta dall'invio di pattuglie, il giorno 16, su Monte Torrino);
— che i gruppi di artiglieria si tenessero in potenza e il V gruppo da 75/13 someggiato si orientasse ad agire anche a favore del IX reparto d'assalto nel corso dell'anzidetta azione.
Anche il comandante della I brigata diede gli ordini per lo schieramento di sua competenza disponendo (All. 58):
a) che il settore affidatogli venisse ripartito in due sottosettori :
— sottosettore «Scheggia», affidato alla 1° compagnia motociclisti, rinforzata da una sezione da 57/50 controcarri (il 4° reggimento bersaglieri era ancora lontano);
— sottosettore «Frontone», affidato al 3° reggimento alpini, rinforzato da 2 batterie da 57/50 controcarri (meno una sezione) con un battaglione («Piemonte») in 1° scaglione sulle pendici nord-orientali di Monte Morcia fra q. 555 - Cajcacia - Caragno - q. 467 e con le forze preponderanti a sinistra; un battaglione («Monte Granero») in 2° scaglione tra Frontone e Serra S. Abbondio col compito particolare di assolvere funzioni di fianco difensivo fronte a nord-est;
b) che, non appena la II brigata (IX reparto d'assalto) avesse raggiunto le posizioni di Bellisio di Sopra, Monte Ajate, Piandigallo, il 3° reggimento alpini si portasse, con l'ala destra, sulle posizioni di il Logo, C. Magalotti, la saldatura con la II brigata a Piandigallo;
c) che, per l'artiglieria, il IV gruppo da 75/13 someggiato si schierasse nella zona di q. 681 e il gruppo di formazione batterie alpine da 75/13 in zona Chiusure (1 batteria) e Cà di Usebio (l'altra batteria), col compito di agire entrambi in favore del 30 reggimento alpini.
Alle ore 6 del 17 agosto la responsabilità del settore Sassoferrato Gubbio venne assunta dal comandante del C. I. L. i cui reparti si trovarono ad agire a contatto: sulla destra del settore con la banda Maiella» comandata dal ten. col. polacco Lewicki; sulla sinistra col 27° reggimento lancieri inglese.
Completata la sostituzione dei reparti polacchi in posto, le unità del C. I. L., nel tratto a sud - ovest di Pergola, portarono la posizione di resistenza sulla displuviale fra il Cesano e il Cinisco occupando (IX reparto d'assalto) Monte Torrino - Monte Ajate - Bellisio di SoPra - Col Ventoso. Più ad ovest, la compagnia bersaglieri motociclisti, rinforzata da elementi controcarri, raggiunse, nella stessa mattinata del 17, Cantiano.
Prima ancora però, nel settore affidato alla II brigata, pattuglie del reggimento «S. Marco avevano, il giorno 15[3], effettuato una puntata esplorativa verso Castagna e q. 435 di S. Ermete.
L'indomani anzi, una pattuglia di marinai, spintasi verso Pergola, aveva anche catturato di sorpresa 2 tedeschi.
Quanto all'attività operativa che avrebbe dovuto svolgere il C. I. L., il comando del Corpo polacco aveva fissato come direttiva:
— «conquistare Cagli, sfruttando la possibilità di sorprendere il nemico in seguito al trasferimento delle unità del C. I. L. nel settore montano;
— «cercare di raggiungere la linea generale del fiume Candigliano» ,




[1] Con successivo ordine il limite fu meglio precisato e spostato più ad est: q. 511 -q. 385 -q. 388 -q. 448 -q. 466- q, 374- q. 612 . . .
[2] Sulla destra del settore non occorreva evidentemente dare notizie perchè si trattava di una zona già conosciuta e sulla quale il C. I. L.avrebbe ricevuto il cambio.

[3] Sotto la data del 15 agosto vennero sciolti il LXVIII battaglione complementi e il battaglione misto complementi. Il personale, i mezzi e i materiali di detti battaglioni furono impiegati per la costituzione di un unico «Centro complementi del C.I. L. »