I Carri polacchi in marcia verso Castelferretti, al bivio di Casteld'Emilio, sotto Paterno 18 lugli

I Carri polacchi in marcia verso Castelferretti, al bivio di Casteld'Emilio, sotto Paterno 18 lugli
Bivio per Casteld'Emilio, sotto Paterno: La popolazione civile, in maggioranza femminile in quanto gli uomini erano nascosti applaude al passaggio dei carri polacchi

venerdì 5 febbraio 2016

Brigata Maiella Parte I Allegato 4


Allegato n. 4

PAGINE DI DIARIO

Combattimento di Pesaro

(28 agosto)

Noi del Tredicesimo e il Quindicesimo plotone sotto il comando del tenente
Lesley Filliter siamo a Mondolfo con uno squadrone di cavalleria dei
“Carpathian Lancers”.

Presto si riceve l’ordine di portarsi a Muraglie- Nel frattempo altri due nostri plotoni al comando del tenente Troilo insieme ad un reparto del reggimento inglese H.C.R. avanza sulla nazionale Adriatica. Pesaro e vicinissima.

(29 agosto)

Siamo a Pesaro, i reparti prendono posizione alla periferia dopo brevi scontri di pattuglie. Sulla nazionale 11. 16 i tedeschi si sono asserragliati nel fabbricato degli Italiani all’Estero e sul monte Nardizzi [rectiusz monte Ardizio].

Alcune audaci pattuglie del tenente Troilo obbligano i germanici a ritirarsi su nuove posizioni. Si vocifera che qui incontreremo una forte resistenza e della buona truppa. È la famosa Linea Gotica che ci sbarra il cammino- Sarà molto duro combattere per le vie della città, mai soldati sono certi di spuntarla.

È commovente vedere questi uomini, che da oltre sette mesi combattono ininterrottamente dalla Maiella madre senza un breve periodo di sosta. Sono allegri e spensierati come se andassero a riposo e ben sanno quello che li attende.

È il pensiero costante dei fratelli caduti nell’avanzata che li rende insensibili a fatiche di così lunga durata. È per l’onore di questi caduti, che ogni sacrificio è lieve.

Nella notte dal 29 al 30 pattuglie del XIII e XV plotone entrano in Pesaro per una ricognizione tattica. Le strade deserte ingombre di calcinacci, di vetri, di pezzi di legna, sono immerse nella più fitta oscurità, molto pericolosa per un agguato.

La ricognizione è molto difficile a causa della pochissima conoscenza topografica della zona. I tedeschi sono asserragliati in alcune case del centro. Le pattuglie rientrano sotto un tremendo fuoco di mortai. Si viene a sapere che abbiamo contro di noi reparti della I Divisione di paracadutisti tedeschi. Truppa scelta che occupa i punti strategici della città.

(30 agosto)

Alle prime ore della mattina si entra in azione. L’aviazione alleata ha disturbato durante [la notte, nde] tutte le posizioni nemiche.

Il nostro gruppo formato dal XIII e XV punta alla periferia, per la strada di Trebbiantico verso il centro della città. Dal monte San Bartolo (situato a nord di
Pesaro, oltre il fiume Foglia) i pezzi da 105 gli obici da 117 e i mortai da 88 iniziano lo sbarramento. Nel frattempo sull’Adriatica il II gruppo avanza occupando la spiaggia, parte della zona dei villini e alcune case sulla sinistra della nazionale 16.

Nel cielo terso, i cacciabombardieri volteggiano per gettarsi in rabbiose picchiate sugli obiettivi germanici. L’aria trema fra un susseguirsi di sibili, schianti, boati. Dapprima la resistenza è lieve, ma ben presto le mitraglie iniziano il loro funesto gracidare. È uno strano incrociarsi di rapide raffiche di “Spandau” con quelle pacate dei nostri “bren gun”. Nelle prime ore del pomeriggio riusciamo ad attestarci in alcune case verso l’interno. L’aria afosa pesa su noi, come un manto di fuoco, la sera si avvicina lentamente, le ombre si fanno più nette, l’oscurità della notte sembra scendere per nascondere davanti alle timide stelle il male che gli uomini sono capaci di fare- Nelle prime ore della notte l’artiglieria rovescia sulle nostre posizioni un uragano di colpi. Presto i paracadutisti attaccano in massa. Il fuoco e violento, talmente fitto che tutto si confonde sembrando un unico rumore. I paracadutisti riescono ad incunearsi nelle nostre posizioni, e protetti dai mortai cercano di attaccarci alle spalle. Dopo varie ore di combattimento la situazione è insostenibile e bisogna retrocedere di tre o quattrocento metri.
Nel nostro plotone manca il tenente Lesley Filliter, è caduto colpito da una raffica di “spandau” insieme ad un tenente polacco. Povero Filliter! Per noi era più un fratello che un superiore; parlava l’italiano, ma più che parlarlo, capiva l’animo italiano. Aveva le mani strette sulla custodia racchiudente le fotografie della moglie e dei figlioletti.
(31 agosto)
Dopo poche ore eccoci di nuovo all’attacco; la reazione nemica è tanto forte che il gruppo della nazionale n. 16 non riesce ad entrare nella parte interna della città.

Dalla nostra parte procediamo bene per alcune centinaia di metri, da via
Cialdini sbocchiamo nei giardini, puntando verso la Rocca Costanza, dove vi è il carcere giudiziario. D’un tratto i tedeschi, ivi appostati aprono il fuoco.
Si risponde in maniera rapidissima, ma sul nostro fianco ed esattamente dal
Palazzo di Giustizia un secondo reparto germanico entra in azione. Presto i tedeschi attaccano da tutte le parti in numero fortissimo. Nel combattimento il tenente La Marca comandante del XV rimane gravemente ferito. Il soldato Lalia del suo plotone, si getta sotto l’uragano di pallottole per salvarlo, riesce a trascinarlo facendogli scudo con il proprio corpo. ma ad un metro dal riparo la morte lo coglie nella prova più sublime di amicizia. Il povero La Marca muore poche ore dopo in un ospedaletto da campo sulla strada di Trebbiantico. Il colonnello Lewicki affida il comando del XV al valoroso aiutante di battaglia Di Renzo Amerigo. Il maresciallo Di Valerio comanda ordinatamente l’arretramento, fino ai carri armati dei “Carpati” [rectiusz
Carpathian] Lancers”.

(Notte 31 agosto - 1 settembre)

Si ha l’ordine di saggiare la reazione di fuoco dei reparti schierati lungo la ferrovia. La reazione è forte e decisa- Il soldato Di Lullo del XIII in questa azione viene dato per disperso. Nel frattempo [nel] settore della nazionale n. 16 il II gruppo attacca le posizioni; solo una pattuglia al comando del tenente Troilo riesce ad incunearsi nelle linee, e con audacia e colpo di mano distrugge un posto di osservazione tedesco.

(2 settembre)

Al mattino dopo un violento attacco aereo viene dato l’ordine di assalto; i plotoni si dispongono per l’azione. Appena i piccoli e i medi calibri inglesi alle nostre spalle cessano il fuoco, la fanteria si muove. È una breve ma durissima battaglia. Gli attacchi e contrattacchi si susseguono in modo furibondo.
Finalmente si producono varie rotture ed infiltrazioni che obbligano i germanici a ritirarsi su San Bartolo. Pesaro e libera fino al fiume Foglia. Nel pomeriggio dopo una ricognizione del colonnello Lewicki, gli aiutanti di battaglia
Di Renzo, Di Ippolito, alla testa dei loro plotoni con manovra convergente, occupano il San Bartolo. [Sul] la nazionale a nord di Pesaro attaccano un camion tedesco, parte dell’equipaggio riesce a fuggire, ma cade poco dopo in mano del XII “Carpathian Lancers”, proveniente dal west. La linea gotica è sfondata!

(4 settembre)

Troviamo il cadavere del povero Di Lullo dato disperso nel combattimento
del 31.

Quasi contemporaneamente mi capitano sotto mano alcune pagine di poesia del Metastasio e precisamente i versi:

Chi per la Patria muore

vissuto e assai.

La fronda dell’allor non muore mai,

tosto che soffrir sotto i tiranni

meglio è morir nel fiore degli anni.

Strappai quella pagina e gliela misi sul petto, e con essa scese nella terra che
tanto aveva amato.

Dopo due giorni siamo inviati a riposo a Recanati. Il camion come sulla famosa nazionale n. 16, alla mia destra sfila la lunga e bella catena degli
Appennini.

Magnifica e imponente catena, dall’aria severa e misteriosa per i suoi picchi scoscesi, dolce e melanconica nell’azzurrina foschia della sera. Rivedo in distanza, 0 meglio intuisco, alcuni paesi da noi liberati, con loro le umili croci di legno dei nostri caduti, ornate forse da piccoli fiori campestri che una mano di mamma misericordiosa ha posato pensando ad un’altra misera tomba sperduta nelle lande di Europa.

Là fra quelle montagne, n'posate il sonno di giusti, compagni più cari.

Sfilano davanti ai miei occhi volti aperti e leali, dai cuori semplici dei soldati. Siete dei puri, e vi siete battuti senza il prestigio di un grado, il miraggio di una promozione, la lustra di una medaglia. Sempre [rectz'usz tempre] di autentici, silenziosi eroi che tutto avevano donato, che ignari se un domani un nuovo Plutarco celebrerà le vostre gesta gloriose, avete scritto voi stessi, senza saperlo, le pagine indimenticabili della storia, inconsci della vostra stessa grandezza.
Addio compagni. Addio. I monti scompaiono nella notte che inghiotte le piccole croci nell’eternità.


Ninno Porecca

Nessun commento: