I Carri polacchi in marcia verso Castelferretti, al bivio di Casteld'Emilio, sotto Paterno 18 lugli

I Carri polacchi in marcia verso Castelferretti, al bivio di Casteld'Emilio, sotto Paterno 18 lugli
Bivio per Casteld'Emilio, sotto Paterno: La popolazione civile, in maggioranza femminile in quanto gli uomini erano nascosti applaude al passaggio dei carri polacchi

lunedì 3 febbraio 2014

La Battaglia di Montelungo

1.    Inquadramento dello scenario politico-strategico.
L’analisi si sviluppa su tre livelli:
a.  il primo analizza la situazione nel teatro Euro-Mediterraneo;
b.    il secondo illustra la situazione politico-strategica italiana;
c.    il terzo descrive la Campagna d’Italia.

a.    Situazione nel teatro Euro-Mediterraneo

Nei quattordici mesi trascorsi dall’arresto dell’avanzata dell’armata corazzata italo - tedesca in Egitto (luglio 1942), alla resa dell’Italia a Cassibile (settembre 1943), le operazioni dell’Asse nel teatro operativo del Mediterraneo non conobbero significativi successi (fig. 1). Dopo la conclusione vittoriosa della Campagna del Nord Africa, tra il 14 e il 24 gennaio 1943, il presidente americano Franklin D. Roosevelt e il Primo Ministro inglese Winston Churchill si incontrarono a Casablanca per tracciare la nuova strategia militare da attuare. Alla fine, nonostante disaccordi sugli obiettivi primari, venne deciso di pianificare ed attuare l'invasione dell'Italia, contando anche sul fatto che tale operazione avrebbe fatto uscire il Paese dal conflitto.
Nell'estate del 1943 la situazione delle forze aero-terrestri dell'Asse sul fronte mediterraneo registrava l’inizio di un sostanziale capovolgimento. In particolare, nel teatro operativo del Mediterraneo, la combinazione delle operazioni Lightfoot e Torch aveva già prodotto l'azzeramento di ogni possibilità operativa dell'Asse che non fosse quella della difesa della penisola italiana, difesa comunque improbabile stante la disparità di uomini e mezzi tra i due blocchi contrapposti.


b.    Situazione politico-strategica italiana
A seguito della destituzione del Capo del Governo Benito Mussolini, avvenuta il 25 Luglio 1943, il re Vittorio Emanuele III affidò i pieni poteri, militari e politici, al suo uomo di fiducia, il Maresciallo Pietro Badoglio.
Nel settembre del 1943 le prospettive di vittoria per la Germania apparivano sostanzialmente compromesse cosicché, per l’Italia, che aveva virtualmente perso la guerra, la resa agli anglo-americani costituiva, di fatto, una scelta obbligata.
Si arrivò così all'8 settembre che, prima di tutto, rappresentò una disfatta morale. Il tessuto connettivo del paese, faticosamente costruito dal 1848 in poi, subì una lacerazione ampia e profonda. La coscienza unitaria della nazione era messa in grave pericolo dalla divisione in due tronconi del territorio nazionale, uno alla mercè degli anglo-americani, l'altro dei tedeschi.
I valori tradizionali, per la cui affermazione e difesa si erano battute intere generazioni ed avevano sacrificato la vita centinaia di migliaia di soldati, persero, nella coscienza di molti, credibilità ed affidabilità (fig. 2).
Quando il Re, il Maresciallo Badoglio, il Generale Ambrosio, il Generale Roatta e gli altri alti Ufficiali ripararono su Brindisi, la catastrofe poteva dirsi quasi compiuta. Divenne totale nei giorni successivi, quando caddero le ultime resistenze nei Balcani, nell'Egeo e nelle isole greche e quando gradualmente venne meno l'illusione, coltivata anche dai comandi alleati, di una sollecita liberazione di Roma.
Casella di testo: Figura 2 - L'armistizioA rendere più critica la situazione fu la ricomparsa di Mussolini che, dimenticato inspiegabilmente dal Governo del Mare-sciallo Badoglio a Campo Imperatore, era stato liberato il 12 settembre dai paracadutisti tedeschi e portato in Germania, da dove, il giorno 15, tramite la radio di Monaco, proclamò la ricostituzione del partito fascista (repubblicano). Il 23 settembre Mussolini, rientrato in Italia, instaurò nel territorio non controllato dagli anglo-americani la Repubblica Sociale Italiana, con capitale Salò, tentando di dare un’impronta politica nazionale all'occupazione tedesca.
Le unità militari italiane, a seguito dell’armistizio, versavano in una situazione di estrema vulnerabilità sia perché erano fortemente disperse e frazionate sia a causa del morale basso e della mancanza di ordini chiari da parte del governo Badoglio. Ciò condusse alla disfatta prima morale e poi fisica delle forze armate italiane fino al loro definitivo scioglimento a seguito dell’armistizio.
Dopo forti pressioni da parte delle forze alleate, il 13 ottobre il Maresciallo Badoglio dichiarò lo stato di guerra alla Germania. Da quel momento gli alleati mutarono la linea politica militare nei confronti dell'Italia che fu invitata a collaborare allo sforzo bellico con la promessa di un più vantaggioso trattamento al termine del conflitto.
Peraltro, all’interno dei Paesi alleati, questa posizione non godeva di una piena condivisione: parte diffusa dell’opinione pubblica non vedeva di buon occhio la possibilità di uno sconto al vecchio nemico. Questa fu una delle ragioni dell’indecisione, da parte alleata, nel consentire un intervento diretto italiano ai combattimenti.

c.    La Campagna d’Italia
La Campagna d’Italia ebbe una differente durata per le parti in conflitto.
Per gli Alleati, durò dallo sbarco in Sicilia delle forze di terra e aviotrasportate anglo-americane al 2 maggio 1945. Mentre per i tedeschi iniziò l’8 settembre 1943 e finì il 2 maggio 1945 (1).
Gli alleati, al momento dello sbarco, disponevano di circa 160.000 uomini divisi in due Armate: la 7a Armata americana al comando del Generale George Smith Patton e l'8a Armata britannica al comando del Generale Bernard Law Montgomery, supportati da 4.000 aerei e 600 carri armati.
Casella di testo: Figura 3 - La Campagna d'ItaliaL'Armata di Patton aveva il compito di conquistare le coste tra Licata e Vittoria, mentre quella di Montgomery doveva prendere le coste tra la penisola di Pachino e Siracusa. A contrastarli si trovavano 230.000 soldati italiani e 40.000 tedeschi.
Gli italiani (al comando del Generale Alfredo Guzzoni) erano raggruppati in quattro divisioni: Aosta, Assietta (di stanza tra Palermo e Trapani), Livorno (di stanza a Caltagirone) e Napoli (di stanza fra Siracusa e Augusta). Numerose inoltre erano le Brigate, le Divisioni e i reggimenti costieri del Regio Esercito.
I 40.000 tedeschi (al comando del Generale Wilhelm Schmalz) erano raggruppati nella Divisione “Hermann Göring”, più altri tre gruppi della 15a Divisione. Il comando delle forze dell'Asse si trovava a Enna.
L'11 luglio, dopo aspri combattimenti, caddero Siracusa e Augusta. In soli 10 giorni la 7a Armata americana e l'8a britannica conquistarono due terzi della Sicilia. Palermo venne pesantemente bombardata e si arrese il 22 luglio e dopo la sua conquista, le unità alleate puntarono su Messina, dove erano di presidio le Divisioni Livorno e Napoli e il XIV Corpo d'Armata tedesco.
Le unità dell'Asse resistettero a Messina fino al 17 agosto, ma dovettero poi ritirarsi varcando lo stretto per riparare in Calabria.
Il 3 settembre 1943, con l'Operazione Baytown, l'8a Armata inglese di Montgomery iniziò l'invasione dell'Italia continentale con i primi sbarchi in Calabria.
L'8 settembre, con l’ufficializzazione dell’Armistizio di Cassibile, l'Italia usciva di fatto dalla guerra.
Le forze tedesche presenti, preparate a questa eventualità, iniziarono le operazioni per l'occupazione dell'Italia, ora Paese nemico.
Il 9 settembre le forze americane sbarcarono a Salerno nell'ambito dell'Operazione Avalanche mentre truppe britanniche occupavano Taranto nell'ambito dell'Operazione Slapstick. Tuttavia, la conformazione collinare e montuosa del terreno e la presenza di numerosi corsi d’acqua, non consentiva una rapida avanzata. Ciò, unitamente, alle varie opere difensive tedesche, determinò di fatto un rallentamento delle operazioni alleate.
Per i restanti mesi del 1943 la Linea Gustav rappresentò il principale ostacolo della progressione alleata verso Nord, bloccandone di fatto lo slancio iniziale (fig. 4).
Casella di testo: Figura 4 - Linee difensive tedescheIl 12 ottobre 1943 il fronte alleato andava dal Tirreno all'Adriatico, da Castel Volturno-Capua Squille fino a Larino Termoli. Due Armate, la 5a americana comandata dal Generale Clark e l'8 a inglese comandata dal Generale Montgomery, per un totale di 18 Divisioni e 6 Brigate, fronteggiarono 13 Divisioni tedesche (10a Armata) sostenute in retrovia (Italia Centro-Nord) da oltre 8 Divisioni (2a Armata). 
I tedeschi, in particolare, avevano previsto due piani per la difesa dell’Italia: quello proposto da Rommel, che segnava una linea difensiva appenninica dal Mar Ligure all’Adriatico, e quello avanzato da Kesselring che non intendeva cedere subito l’Italia centrale per evitare di lasciare basi aeree troppo avanzate agli alleati. Hitler optò per il secondo piano.
Il piano di Kesselring consisteva nello spostamento della linea difensiva più a Sud rispetto alla linea “Gotica”, nel tratto più stretto della Penisola: dalla foce del Garigliano sul Tirreno alla foce del Sangro sull’Adriatico. La ridotta estensione della cosiddetta linea Invernale (o linea “Bernhardt”) di 120-130 km consentiva un minore impiego di forze per approntare le difese.
La battaglia di Monte Lungo s’inquadra proprio nell’ambito dell’offensiva della 5a Armata statunitense, finalizzata a sfondare le linee tedesche nel settore di Cassino, dove era stata organizzata la suddetta linea difensiva che, partendo dalla cittadina di Scauri, attraversava il fiume Garigliano e passando su Monte Lungo e Monte Sammucro, correva sulle alture di Monte Casale, ad est della città di Venafro, e raggiungeva il Mare Adriatico lungo la riva del fiume Sangro.
Nella battaglia, il 1° raggruppamento di fanteria motorizzato ricevette il battesimo del fuoco a fianco delle forze alleate e divenne la prima unità italiana ad entrare in combattimento dopo lo scioglimento delle Forze Armate.
Nelle sue fila furono impiegati poco più di mille uomini; fra loro i giovani studenti universitari del reggimento "Curtatone e Montanara" e gli Allievi Ufficiali dei bersaglieri.





(1)     Per l’Italia si parla più propriamente di Guerra di Liberazione con inizio l’8 settembre 1943 e fine il 25 aprile 1945. 

venerdì 31 gennaio 2014

La Battaglia di Montelungo. 8 dicembre 1943

Iniziamo a pubblicare, con post molto ravvicinati, un breve studio sulla battaglia di Montelungo dell'8 dicembre 1943 combattuta dal i Raggruppamento Motorizzato Italiano. Questi i punti salienti dello studio



2.
Inquadramento dello scenario politico-strategico
2.a
Situazione nel teatro Euro-Mediterraneo
2.b
Situazione politico-strategica italiana
2.c
La Campagna d’Italia


3.
La battaglia di Monte Lungo
3.a
Analisi dei combattimenti: ricostruzione degli eventi
3.b
Analisi degli aspetti relativi alla pianificazione del livello operativo


4.
Altri elementi pertinenti la battaglia di Monte Lungo con particolare riferimento al 1° raggruppamento


5.
Conclusioni


mercoledì 15 gennaio 2014

Polonia: il contrbuto dei soldati polacchi in una intervista a cura di Stefano Esposito.

 Pervenuta da Stefano Esposito, si 
allegal'intervista del caro amico Enrico Longo responsabile della T.V. Mybox di Galatone 
      riguardante l'apporto che i Polacchi hanno dato alla Campagna d'Italia
Buona Visione
 
 
 
 


(per ulteriori informazioni: ricerca23@libero.it)

domenica 22 dicembre 2013

mercoledì 27 novembre 2013

Ancona In Guerra

PROSEGUE LA MOSTRA “ANCONA IN GUERRA” MA A PALAZZO CAMERATA
   
Per accontentare le tante richieste pervenute, anche da parte delle scuole, da sabato la mostra “Ancona in guerra 1940-‘44” viene prolungata ma in altra sede: al secondo piano di Palazzo Camerata, in via Fanti 9. Contiene alcune novità rispetto all'allestimento precedente dell'Atelier dell'Arco Amoroso: immagini nuove, e alcune divise storiche che integrano quelle già ammirate.
Inaugurata il 2 novembre scorso in occasione della visita guidata all’ex rifugio delle carceri, la mostra è ora aperta da sabato prossimo (30 novembre), fino a lunedì 6 gennaio 2014 nei seguenti orari: dal martedì al venerdì, la mattina dalle 10 alle 12; il martedì e il giovedì pomeriggio dalle 15,30 alle 17,30, e il sabato dalle 16 alle 20. Sono escluse le domeniche e le festività (22-26 e 29-1° gennaio), eccetto lunedì 6 gennaio, data in cui la mostra sarà visitabile.
Fino al 28 dicembre è inoltre possibile visitare, a cura della Soprintendenza ai beni archeologici, anche il rifugio delle carceri di santa Palazia (il venerdì e sabato dalle 9 alle 12). Nel tunnel sono stati posizionati anche meravigliosi mosaici di età romana.
Da ricordare, inoltre, che una raccolta di documenti e immagini relative a quegli anni terribili è in corso e sta già dando buoni frutti (i cittadini che vogliono prestare, dietro garanzia, album di famiglia, cimeli, e ricordi personali possono scrivere a turismo@comune.ancona.it, oppure chiamare i numeri 071.2223125-5067). Alcune di queste ultime immagini raccolte sono esposte alla mostra.

dott. Sergio Sparapani Settore Beni e Attività Culturali, Biblioteche,Turismo tel. 071-222.3125 fax 071-222.5015 mob: 338.7019177 e_mail sergio.sparapani@comune.ancona.it

lunedì 28 ottobre 2013

Filottrano: la relazione del generale Utili

Relazione sommaria sull’operazione di Filottrano
(8-9 luglio 1944)
I. Situazione Nemica
Secondo informazioni raccolte nel corso e dopo l’azione da prigionieri e da civili l’abitato di Filottrano era difeso dal I e dal II btg. Del 994° rgt. Della forza l’uno intorno ai trecento uomini, l’altro 250, da tre carri armati o semoventi, da quattro o cinque autoblinde e da un numero imprecisato di pezzi controcarro da 75/40.
Uno dei  due btg. Era stato affrettatamente portato in linea nelle 24 ore precedenti.
La posizione di Filottrano, dominante ogni possibile via d’attacco ed appoggiata ad un abitato così robusto che malgrado che i potenti concentramenti di artiglieria la popolazione civile rimasta quasi tutta in paese ha subito, per effetto di essi, perdite insignificanti, costituiva per il difensore un eccellente appiglio tattico a cui le posizioni avanzate sullo sperone di Tornavano e su quello delle Grazie assicuravano una conveniente profondità. Malgrado queste difficoltà per l’attaccante, l’operazione costituiva una necessità fondamentale nel quadro generale delle operazioni per disarticolare un vero e proprio sistema di resistenze appoggiate nella linea di grossi abitati dominanti al di là del Musone.
Occorre mettere in evidenza che, malgrado i btg. Fossero di forza ridotta, il loro armamento in armi automatiche e mortai risultava al completo, e che la guarnigione ha avuto l’appoggio vivace di una massa di artiglieria molto superiore al previsto.

 II. Situazione Nostra
Da parte nostra partecipato all’attacco cinque battaglioni della divisione “Nembo” di cui quattro della forza presente 4-500 uomini ed uno  d circa 300 uomini, quindici batterie italiane con uno scrso munizionamento e artiglieria della 6° brigata polacca rinforzata da due gruppi di medio calibro e da cinque carri “Sherman”, di cui due intervenuti solo nell’ultima fase della lotta.
 Dei cinque btg. Impegnati due avevano subito perdite abbastanza sensibili nelle operazioni preliminari precedenti e due erano giunti affrettatamente a portata solo nelle ultime ore del giorno precedente.
Data l’urgenza, l’operazione ha dovuto essere imbastita con precipitazione e non era convenientemente preparata soprattutto per quanto riflette l’orientamento generale dei reparti e la loro piena disponibilità di uomini e di mezzi.
Essendosi già preliminarmente accertata la difficoltà di attaccare Filottrano da sud per lo sperone dell’Imbrecciata, il concetto operativo è stato il seguente:
investire Filottrano da est con un reggimento su due btg. Partenti dalle posizioni polacche di Villanova, impegnare il pese da sud con un btg., gravitare con la riserva verso destra (attacco principale).

 III. Sviluppo delle operazioni
Dalle 06.00 alle 07.00 del giorno 8 luglio sono stati effettuati tiri di artiglieria di preparazione dell’attacco. L’attacco si è iniziato alle 07.30 circa, con un lieve ritardo rispetto al previsto. Nel corso di circa tre ore esso ha progredito attraverso due lotte fino al margine dell’abitato.  Si è trasformato  successivamente in una lotta casa per casa per snidare nuclei nemici asserragliati. Verso le 15.00 un contrattacco tedesco appoggiato da carri e da semoventi ha costretto il battaglione avanzato a fluttuare lievemente  all’indietro, lasciando la 45° cp. A caposaldo nel fabbricato dell’ospedale. Verso le ore 19.00 un impetuoso contrattacco, effettuato da due compagnie con l’appoggio degli “Sherman” polacchi, ha permesso di riprendere il contatto con la 45° cp. Che si è così potuta sganciare. Una nuova azione degli elementi blindati nemici e la sopraggiungente oscurità hanno vietato di mantenere gli obiettivi raggiunti. Durante la notte il nemico ha evacuato il paese dirigendosi, a quanto pare, verso Staffalo, sotto la protezione di tiri intensi e prolungati della propria artiglieria. Alle ore 06.00 del giorno 9 luglio le pattuglie della “Nembo”, spinte innanzi per saggiare la situazione, incontravano debole resistenza da parte di qualche arma automatica ritardatrice. Un’ora dopo il tricolore veniva issato sul paese.

IV: Perdite Nostre
Sono stati segnale 41 caduti, 209 feriti e 81 dispersi. La maggior parte di questi ultimi è costituita da feriti sgombrati su formazioni sanit5arie polacche e di cui le nostre non hanno ancora notizia. Il resto o la maggior parte del resto è certamente rappresentata da caduti non ancora ritrovati (io stesso personalmente ho ritrovato nei campi due salme non ancora identificate e dunque non computate).
In elevata percentuale queste perdite sono dovute ai tiri di artiglieria e dei mortai, micidiali perchè effettuati intensamente da più direzioni su contrafforti ove qualunque movimento era visibile. Della rimanente percentuale di perdite una parte è dovuta ai tiri d’arma automatica ed una parte a bombe a mano nei combattimenti ravvicinati.
Due carri “Shermn” sono stati messi fuori combattimento, l’uno per tiro d’arma controcarro, l’altro per esser saltato su una mina.
V. Perdite del Nemico
Trentatrè prigionieri sono stati consegnati il giorno 8 agli organi informativi del II Corpo polacco, un’altra decina di prigionieri si trovano ancora nelle mani della divisione “Nembo”…
Sono state ricevute una cinquantina di salme tedesche.
Da dichiarazione dei civili, a prescindere dallo sgombero dei feriti, avvenuto durante la giornata, i tedeschi avrebbero sgomberato nella notte tre autocarri di salme recuperate.
Nel complesso ritengo ragionevole l’ipotesi che il nemico abbia subito all’ingrosso il 50% di perdite; mi riservo tuttavia di comunicare appena possibile il risultato di ulteriori accertamenti.

Conclusioni
L’obiettivo è stato raggiunto.
Il nemico è dovuto ripiegare contro la sua volontà e le forze di fanteria impiegate hanno certamente subito un ulteriore grave logoramento. Tutto ciò è stato realizzato con sacrificio sensibile. Le truppe si sono battute ed un particolare riconoscimento lo debbo all’artiglieria polacca per un concorso non certamente inferiore al 50% delle munizioni impegnate nel totale ed ai carri armati polacchi che hanno subito proporzionalmente perdite considerevoli.

Il generale comandante
Umberto Utili

lunedì 15 luglio 2013

Liberazione di Jesi 20 luglio 1944

Chi avesse notizie sul Battaglione Piemonte è pregato di mettersi in contatto con ricerca23@libero.it per approfondimenti

Corpo Italiano di Liberazione. Il Settore adriatico

Il Corpo Italiano di Liberazione (CIL) nasce nell’aprile 1944 in seguito al cambiamento di denominazione del I Raggruppamento motorizzato.
Con il promemoria del 1 ottobre 1943 della missione militare alleata di controllo, fu autorizzata la costituzione di un raggruppamento motorizzato ed eventualmente la divisione da montagna Legnano, come truppe combattenti. Si trattava della prima formazione dell’esercito regolare dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, posta alle dipendenze prima del Gen. Vincenzo Dapino (fino al 23 gennaio 1944) e poi del Gen. Umberto Utili.
Il 20 dicembre, dopo che il raggruppamento motorizzato aveva offerto ottima prova di sé nei combattimenti di monte Lungo, venne tenuta una riunione in S. Spirito (Bari), presso la sede del XV gruppo armate anglo – americane, al fine di ribadire come punto di base italiano “una più ampia partecipazione  … alle operazioni avvenire”.
Al Raggruppamento si unirono ben presto altri reparti: 
-         l’11 febbraio 1944, proveniente dalla Sardegna, giunse il battaglione arditi su 3 compagnie (1 da sbarco e 2 sabotatori);
-         a metà febbraio arrivarono il 68° reggimento fanteria e il XXXIII battaglione bersaglieri e rientrò la compagnia artieri già aggregata al II corpo d’armata statunitense per i lavori stradali;
-         il V battaglione controcarri cessò di essere autonomo e si trasformò in III battaglione armi di accompagnamento del 68° reggimento fanteria;
-         alla fine di febbraio giunsero anche parecchi elementi per i sevizi (due scaglioni del 250° reparto salmerie e l’866° ospedale da campo);
-         il 1° marzo venne costituito il CCL autogruppo misto (comando, 1 autoreparto comando, 1 autoreparto leggero, 1 autoreparto misto);
-         il 14 marzo arrivò il battaglione alpini Piemonte;
-         il 24 marzo giunsero il 470° ospedale da campo e la 2° ambulanza radiologica.
Ai primi di aprile il raggruppamento constava di una consistenza organica di ben 7 battaglioni (I e II/68, XIX e XXXIII bersaglieri, battaglione paracadutisti, battaglione arditi, battaglione alpini Piemonte), tuttavia, sebbene avesse un livello di forze quasi pari a quella di una divisione e la fisionomia di una vera e propria grande unità elementare pluriarma, gli alleati non gli vollero riconoscere tale ruolo.
Il 18 aprile 1944 il raggruppamento – divenuto ormai una vera e propria grande unità – mutò la sua denominazione in Corpo italiano di liberazione: un riconoscimento ed un premio per tutto quello che in una situazione morale, psicologica e materiale quasi senza speranze e con scarsezza di uomini e di mezzi, il I raggruppamento motorizzato era riuscito a fare fino al termine del suo ciclo operativo, con il sacrificio di 93 morti e 315 feriti.
Il mutamento di denominazione non fu un atto formale. Il raggruppamento, che inizialmente aveva avuto una forza di soli 5.000 uomini, nell’aprile del 1944 contava 9-10.000 uomini, ed era riuscito a pressoché raddoppiare la sua forza.
Il CIL mantenne i compiti, lo schieramento e le dipendenze del I raggruppamento motorizzato.
Il ee26 maggio i comandi anglo – americani autorizzarono l’assegnazione della divisione paracadutisti Nembo per l’impiego in zona operativa alle dipendenze del comando del CIL.
Nel mese di giugno il CIL assume la sua definitiva articolazione costituita da:
-         un comando di corpo (comandante generale Umberto Utili, già comandante del I raggruppamento);
-         comandi artiglieria e genio;
-         divisione Nembo, costituita da: su due reggimenti di fanteria (183° e 184°) a formazione binaria, 1 reggimento artiglieria su 2 gruppi (1 da 75/27 e 1 da 100/22) ed 1 batteria da 20, 1 battaglione guastatori, 1 compagnia motociclisti, 1 compagnia mortai da 81, 1 compagnia minatori, 1 compagnia collegamenti, servizi;
-        
- I -
 
I° brigata, costituita da: 4° reggimento bersaglieri (2 battaglioni: XXIX e XXXIII), 4° reggimento alpini (2 battaglioni: Piemonte e Monte Granero), 1 battaglione paracadutisti (CLXXXV Nembo), 1 gruppo artiglieria someggiata da 75/13;
-         II° brigata costituita da: 68° reggimento fanteria (2 battaglioni), battaglione marina Bafile,  IX reparto d’assalto, 1 gruppo d’artiglieria someggiata da 75/13, 11° reggimento artiglieria su 5 gruppi e 1 batteria da 20 (I gruppo da 105/28, II da 100/22, III e IV da 75/18, V da 57/50); 1 gruppo da 149/19; 1 battaglione misto del genio (LI); servizi (1 sezione di sanità, 4 ospedali da campo, 1 nucleo chirurgico, i ambulanza radiologica, 1 sezione sussistenza, 1 sezione panettieri, posto di munizioni, posto materiali genio, 1 autogruppo misto, i reparto salmeria).
Le gravi lacune del CIL erano dovute alla scarsezza dell’artiglieria, la deficienza dei mezzi motorizzati, l’assenza assoluta di unità corazzate e la dotazione di armamento e di equipaggiamento in buona parte superati.  Da qui la preoccupazione che l’unità fosse impiegata in montagna.
In un periodo di poco più di 4 mesi, dall’ultima decade di aprile alla fine di agosto, il CIL, sempre al comando del generale Utili, partecipò all’offensiva alleata della primavera estate 1944, risalendo la penisola del Sangro - Metauro, ed affrontò una serie di duri combattimenti che possono essere ripartiti in tre cicli operativi riferiti alle zone di impiego:
-         il primo, dal 18 al 31 maggio, nella zona delle Mainarde;
-         il secondo, dal 1° giugno al 16 agosto, nel settore adriatico;
-         il terzo, dal 17 al 31 agosto, dalla zona di Sassoferrato a quella di Urbino.
In concomitanza con il ciclo operativo nel settore adriatico al CIL vennero assegnate unità britanniche di rinforzo costituite da:
-         2° reggimento thanks della VII° brigata corazzata britannica;
-         166° reggimento artiglieria campale inglese;
-         battaglione mitraglieri Rajputana Rifles;
-         mortai da 4,2 del 9° Manch  e del 149° reggimento artiglieria;
-         DXXXIII gruppo artiglieria controcarri;
-         CL ed il CLI gruppi controcarri del 93° reggimento
-         651° squadriglia da osservazione aerea.
Inoltre, per l’azione di Filottrano, il comando del corpo polacco passò alle dipendenze del CIL:  2 gruppi pesanti di medio calibro;  2 reggimenti leggeri da campagna ed un certo numero di carri armati Sherman della 5° divisione Kresowa.
Sicuramente, la sottoposizione di forze alleate al Comando Italiano costituì un atto di apprezzamento e fiducia per la capacità combattiva e l’abilità tattica di cui il I Raggruppamento e il CIL avevano dato prova di conquistando successi in operazioni di graduale più ampio respiro.
Al termine del ciclo operativo il Comando Supremo alleato nel Meditteraneo scrisse:
La nostra recente esperienza aveva reso ben chiaro che il CIL aveva combattuto bene  e che si poteva contare sulla possibilità che le truppe italiane dessero un considerevole contributo alle forze delle Nazioni Unite”.
Le gravi debolezze del CIL non furono di carattere ordinativo ma di natura organica e logistica (deficienza quantitativa e qualitativa del fuoco, insufficienza di mobilità tattica e logistica, eterogeneità dei mezzi di traslazione, assenza di mezzi corazzati e blindati, penuria di mezzi tecnici, scarsità di munizionamento per le artiglierie).
Nonostante tali insufficienze il CIL adempì costantemente i compiti di attaccare e battere il nemico che incontrò sulla sua strada e di assicurare l’assolvimento dei compiti e degli obiettivi ad esso assegnati.

- II -
 
Il comportamento del CIL fece cadere, a poco a poco, tutte le remore di carattere psicologico, morale e tecnico dei comandi militari alleati nei riguardi dei comandi militari e delle unità italiane.  Rimasero, purtroppo, vive quelle di carattere politico che non solo impedirono fino al termine della guerra, nonostante le prove di capacità operativa e combattiva dei soldati e degli ufficiali italiani, la ricostruzione organica di una grande unità complessa esclusivamente italiana, ma non consentirono di dare l’appellativo di divisioni, anziché quello di gruppi di combattimento, alle unità italiane  che verranno costituite dopo lo scioglimento del CIL.

mercoledì 15 maggio 2013

Una vecchia relazione, in ricordo di Claudio Mallone.

Nella ricorrenza del 150° anniversario dell’Unità d’Italia e dello sbarco alleato sul litorale pontino del 22 Gennaio 1944, il Lions Cub Anzio-Nettuno, presieduto dall’Ing. Giovanni Vallone, con il patrocinio dei Comitati del Distretto Lions 108L “150 anni dell’Unità d’Italia” “Rapporti con le forze Armate e Forze di Polizia”, ha organizzato, sabato 22 gennaio 2011, nella prestigiosa sala consiliare di Villa Sarsina ad Anzio, un convegno dal tema “Appuntamento con la Storia. Per non dimenticare il sacrificio di tanti uomini e donne di questo territorio”.
L’organizzatore e moderatore del convegno è stato il gen. Miche Corrado. Dopo aver accolto i numerosi ospiti e convenuti, Corrado,  ha dato la parola al Vice Sindaco di Anzio, che ha portato i saluti della città, e al presidente del Consiglio Comunale di nettuno (che riportiamo in un articolo successivo); poi ha svolto una ampia introduzione incentrata sui temi centrali del volume del primo relatore On. Prof. Domenico Fisichella, “Il Miracolo del Risorgimento Italiano”.  Questa ampia introduzione ha permesso al Prof. Fisichellia di poter entrare  subito in tema, sottolineando i temi che hanno portato alla formazione del popolo italiano in epoca preromana. Sottolineato il passaggio tra l’epoca romana e il feudalesimo, il relatore tratteggia con maestria il confronto tra la civiltà feudale e quella borghese e capitalista, la matrice dello stato nazionale a guida delle elites dinastiche. La rivoluzione francese ha esaltato il concetto di nazionalità, e ha portato sulle baionette in tutta Euorpa le ideee rivoluzionare, che il congresso di Vienna, nonostante ogni buona volontà, non riuscì ad estirpare.
Da qui il miracolo del risorgimento italiano della metà dell’ottocento e la nascita dello Stato unitario Italiano.
Corrado poi a dato  la parola al Prof. Alberto Sulpizi. Che ha trattato il tema “Anzio e Nettuno nel periodo di fine ’80: Amilcare Cipriani.” E poi al Dott. Vincenzo Monti “L’assistenza sanitaria a Nettuno ad Anzio prima e dopo l’Unità d’Italia”.
L’ultima relazione è stata tenuta dal gen. Massimo Coltrinari dal titolo “Dal primo al Secondo Risorgimento”  La relazione si è inserita nel filone introdotta dal prof Fisichella, che, in pratica, ha spiegato il “perché”, le cause che sono a monte del Risorgimento Italiano; Coltrinari ha spiegato ed illustrato “come”  questo Risorgimento si è attuato e realizzato. Partendo dal seme gettato con la nascita delle repubbliche filofrancesi del 1799, citando il proclama di Rimini di Murat indirizzato a tutti gli Italiani, ha sottolineato le tappe attraverso le quali i patrioti italiani si sono opposti alla Santa Alleanza, con le date più significative  (Macerata 1817, i moti del ‘21, del ‘32, del ‘35), tutti attivati all’insegna del Tricolore.
Poi ha illustrato il trienni rivoluzionario 1846-1849, in cui il tricolore ha oprato al centro i segni dei siciliani, napoletani, pontifici, toscani, veneti e piemontesi, ovvero i segni degli stati preunitari. Riportato l’antico ordine, il decennio di preparazione è preludio all’anno “mirabilis” che è il 1860 in cui si compie unità territoriale che poi nel 1870 con la conquista di Roma si completa. L’Italia è uno Stato, che con la prima guerra mondiale, nei sacrifici del conflitto e della vittoria di forma la Nazione italiana definitivamente. Monarchia e Fascismo gestiscono per vent’anni il potere, ma con la dichiarazione di guerra del 1940 e la conduzione della medesima compromettono tutto. Il fascismo e la monarchia implodono e la crisi armistiziale del settembre 1943 impone ad ogni italiano delle scelte. E’ la guerra di liberazione, o meglio la guerra degli italiani che dal 1943 al 1945, in funzione subordinata alla Campagna d’Italia condotta dagli Alleanti contro i Germanici, sempre con il Tricolore che raccoglie tutti, che permise poi, a guerra finita di fare la scelta istituzionale e adottare l’attuale costituzione.
Un  dono ai relatori e i ringraziamenti del presidente del club Lions Anzio nettuno Ing. Vallone, ha concluso il convegno.

(Questa nota doveva essere inviata all'amico, scomparso, Claudio Mallone. La pubblichiamo in Suo ricordo, sottolinenado quanto la sua dipartita abbia lasciato un vuoto senza pari, anche nel campo delle inizaitvi socioculturali)

sabato 23 febbraio 2013

Call of papers per la Battaglia di Filottrano


Sullo schema del Calendario Associativo del 2006 della Associazione Nazionale Combattenti della Guerra di Liberazione, sono in corso ricerche ed acquisizioni di materiale documentario sulla Battaglia di Filottrano del 8-9 luglio 1944
Chi volesse inviarlo o attivare scambi per ricerche ed attività di pubblicazione può contattarci tramite questo blog oppure scrivere a ricerca23@libero.it