I Carri polacchi in marcia verso Castelferretti, al bivio di Casteld'Emilio, sotto Paterno 18 lugli

I Carri polacchi in marcia verso Castelferretti, al bivio di Casteld'Emilio, sotto Paterno 18 lugli
Bivio per Casteld'Emilio, sotto Paterno: La popolazione civile, in maggioranza femminile in quanto gli uomini erano nascosti applaude al passaggio dei carri polacchi

domenica 28 febbraio 2016

.Brigata Maiella. Parte II Allegato 3


Allegato n. 3

MONTECAROTTO

La sera del 27 luglio dopo poche ore di sosta a Poggio San Marcello, ricevetti l’ordine di portarmi, con il mio plotone a Montecarotto, per rinforzare le postazioni avanzate.

Alle 9, distribuito il rancio, ordine di partenza. Fatto appena un km. di strada, i mortai tedeschi cominciarono a battere la strada. E ciò causò un forte ritardo sull’orario previsto per l’arrivo- Alle ore 23 eravamo nel paese, e precisamente alla nostra prima postazione; qui un sergente ci informò di raggiungere l’ospedale (in posizione dominante) dove si trovava il tenente Troilo con il capitano Lamb (ufficiale di collegamento) e pochi uomini.

Uscito dalla postazione mi avviai con la pattuglia di punta, verso l’ospedale, seguito dal plotone. Era buio pesto. Dopo pochi metri mi sento dare l’alt.
Rispondo “Maiella”.

In perfetto italiano una voce dice: “Avanti Maiella”. Credendo che fosse una nostra sentinella, avanzai liberamente. Fatti pochi passi ed ecco di colpo, un uomo mi si para davanti afferrandomi per il giubbetto. È un attimo. Altri uomini sbucano fuori dal buio cercando di circondarci. Nella impossibilità di usare le armi sia da una parte che dall’altra cominciò un violento corpo a corpo a base di pugni morsi e calci.

Dopo pochi secondi gli altri tedeschi, appostati, aprono il fuoco sul gruppo in lotta senza discriminazione. (Solo un tedesco poteva fare un simile atto). Di colpo una tremenda pugnalata al petto, e caddi.

Sentii la camicia inzupparsi di caldo sangue. Non so come mi trovai un mitra tedesco fra le mani, tirai raffica, ma le forze mi mancarono e caddi nel fossetto semisvenuto.

Intanto i miei uomini che a differenza dei tedeschi non vollero sparare, per tema di uccidere me e i compagni, contrattaccarono a ventaglio il nemico. Si accese cosi una lotta furiosa. Ebbi l’impressione che i tedeschi volessero riconquistare ad ogni costo Montecarotto, formidabile posizione nelle nostre mani.

I miei uomini furono meravigliosi. Dopo mezz’ora i germanici si ritirarono dopo aver lanciato un razzo bianco. Presto l’artiglieria iniziò il suo fuoco di sbarramento.

Subito alcuni uomini, nonostante il fuoco, mi soccorsero, portandomi in una postazione; dove mi tamponarono le ferite, e di li con i miei soldati, raggiunsi in barella l’ospedale. La giornata del 28 passò sotto un continuo fuoco di artiglieria.

A notte i cannoni cessarono il loro tambureggiamento. Un silenzio profondo regnava nella zona. D’un tratto i paracadutisti tedeschi coadiuvati da cani mastini, muovono all’attacco. I nostri con un violento e preciso fuoco li ributtano indietro.

Per ben due volte ritentano l’assalto, ma invano, i “Volontari della Maiella” non mollano. I tedeschi sfogano la loro rabbia battendo con le loro artiglierie len nostre posizioni, fino alla notte fra 28 e il 29. Ed eccoli di nuovo all’attacco, numerosissimi: un battaglione. Questa volta invece dei cani hanno portato i mortai da 45 e con azione a semicerchio tentano di accerchiarci e di sopprimerci, una buona volta.

Gli uomini della “Maiella”, a gruppi separati, rispondono con nutrito fuoco di mitraglia, e bombe a mano, smorzando l’impeto dei nemici, che visto inutile ogni loro sforzo, si ritirano disordinatamente, lasciando sul terreno numerosi morti e molte armi. Ancora una volta i fi gli di Attila hanno dovuto piegarsi davanti a chi combatte per la Libertà.


De Ritis

venerdì 5 febbraio 2016

Brigata Maiella Parte I Allegato 4


Allegato n. 4

PAGINE DI DIARIO

Combattimento di Pesaro

(28 agosto)

Noi del Tredicesimo e il Quindicesimo plotone sotto il comando del tenente
Lesley Filliter siamo a Mondolfo con uno squadrone di cavalleria dei
“Carpathian Lancers”.

Presto si riceve l’ordine di portarsi a Muraglie- Nel frattempo altri due nostri plotoni al comando del tenente Troilo insieme ad un reparto del reggimento inglese H.C.R. avanza sulla nazionale Adriatica. Pesaro e vicinissima.

(29 agosto)

Siamo a Pesaro, i reparti prendono posizione alla periferia dopo brevi scontri di pattuglie. Sulla nazionale 11. 16 i tedeschi si sono asserragliati nel fabbricato degli Italiani all’Estero e sul monte Nardizzi [rectiusz monte Ardizio].

Alcune audaci pattuglie del tenente Troilo obbligano i germanici a ritirarsi su nuove posizioni. Si vocifera che qui incontreremo una forte resistenza e della buona truppa. È la famosa Linea Gotica che ci sbarra il cammino- Sarà molto duro combattere per le vie della città, mai soldati sono certi di spuntarla.

È commovente vedere questi uomini, che da oltre sette mesi combattono ininterrottamente dalla Maiella madre senza un breve periodo di sosta. Sono allegri e spensierati come se andassero a riposo e ben sanno quello che li attende.

È il pensiero costante dei fratelli caduti nell’avanzata che li rende insensibili a fatiche di così lunga durata. È per l’onore di questi caduti, che ogni sacrificio è lieve.

Nella notte dal 29 al 30 pattuglie del XIII e XV plotone entrano in Pesaro per una ricognizione tattica. Le strade deserte ingombre di calcinacci, di vetri, di pezzi di legna, sono immerse nella più fitta oscurità, molto pericolosa per un agguato.

La ricognizione è molto difficile a causa della pochissima conoscenza topografica della zona. I tedeschi sono asserragliati in alcune case del centro. Le pattuglie rientrano sotto un tremendo fuoco di mortai. Si viene a sapere che abbiamo contro di noi reparti della I Divisione di paracadutisti tedeschi. Truppa scelta che occupa i punti strategici della città.

(30 agosto)

Alle prime ore della mattina si entra in azione. L’aviazione alleata ha disturbato durante [la notte, nde] tutte le posizioni nemiche.

Il nostro gruppo formato dal XIII e XV punta alla periferia, per la strada di Trebbiantico verso il centro della città. Dal monte San Bartolo (situato a nord di
Pesaro, oltre il fiume Foglia) i pezzi da 105 gli obici da 117 e i mortai da 88 iniziano lo sbarramento. Nel frattempo sull’Adriatica il II gruppo avanza occupando la spiaggia, parte della zona dei villini e alcune case sulla sinistra della nazionale 16.

Nel cielo terso, i cacciabombardieri volteggiano per gettarsi in rabbiose picchiate sugli obiettivi germanici. L’aria trema fra un susseguirsi di sibili, schianti, boati. Dapprima la resistenza è lieve, ma ben presto le mitraglie iniziano il loro funesto gracidare. È uno strano incrociarsi di rapide raffiche di “Spandau” con quelle pacate dei nostri “bren gun”. Nelle prime ore del pomeriggio riusciamo ad attestarci in alcune case verso l’interno. L’aria afosa pesa su noi, come un manto di fuoco, la sera si avvicina lentamente, le ombre si fanno più nette, l’oscurità della notte sembra scendere per nascondere davanti alle timide stelle il male che gli uomini sono capaci di fare- Nelle prime ore della notte l’artiglieria rovescia sulle nostre posizioni un uragano di colpi. Presto i paracadutisti attaccano in massa. Il fuoco e violento, talmente fitto che tutto si confonde sembrando un unico rumore. I paracadutisti riescono ad incunearsi nelle nostre posizioni, e protetti dai mortai cercano di attaccarci alle spalle. Dopo varie ore di combattimento la situazione è insostenibile e bisogna retrocedere di tre o quattrocento metri.
Nel nostro plotone manca il tenente Lesley Filliter, è caduto colpito da una raffica di “spandau” insieme ad un tenente polacco. Povero Filliter! Per noi era più un fratello che un superiore; parlava l’italiano, ma più che parlarlo, capiva l’animo italiano. Aveva le mani strette sulla custodia racchiudente le fotografie della moglie e dei figlioletti.
(31 agosto)
Dopo poche ore eccoci di nuovo all’attacco; la reazione nemica è tanto forte che il gruppo della nazionale n. 16 non riesce ad entrare nella parte interna della città.

Dalla nostra parte procediamo bene per alcune centinaia di metri, da via
Cialdini sbocchiamo nei giardini, puntando verso la Rocca Costanza, dove vi è il carcere giudiziario. D’un tratto i tedeschi, ivi appostati aprono il fuoco.
Si risponde in maniera rapidissima, ma sul nostro fianco ed esattamente dal
Palazzo di Giustizia un secondo reparto germanico entra in azione. Presto i tedeschi attaccano da tutte le parti in numero fortissimo. Nel combattimento il tenente La Marca comandante del XV rimane gravemente ferito. Il soldato Lalia del suo plotone, si getta sotto l’uragano di pallottole per salvarlo, riesce a trascinarlo facendogli scudo con il proprio corpo. ma ad un metro dal riparo la morte lo coglie nella prova più sublime di amicizia. Il povero La Marca muore poche ore dopo in un ospedaletto da campo sulla strada di Trebbiantico. Il colonnello Lewicki affida il comando del XV al valoroso aiutante di battaglia Di Renzo Amerigo. Il maresciallo Di Valerio comanda ordinatamente l’arretramento, fino ai carri armati dei “Carpati” [rectiusz
Carpathian] Lancers”.

(Notte 31 agosto - 1 settembre)

Si ha l’ordine di saggiare la reazione di fuoco dei reparti schierati lungo la ferrovia. La reazione è forte e decisa- Il soldato Di Lullo del XIII in questa azione viene dato per disperso. Nel frattempo [nel] settore della nazionale n. 16 il II gruppo attacca le posizioni; solo una pattuglia al comando del tenente Troilo riesce ad incunearsi nelle linee, e con audacia e colpo di mano distrugge un posto di osservazione tedesco.

(2 settembre)

Al mattino dopo un violento attacco aereo viene dato l’ordine di assalto; i plotoni si dispongono per l’azione. Appena i piccoli e i medi calibri inglesi alle nostre spalle cessano il fuoco, la fanteria si muove. È una breve ma durissima battaglia. Gli attacchi e contrattacchi si susseguono in modo furibondo.
Finalmente si producono varie rotture ed infiltrazioni che obbligano i germanici a ritirarsi su San Bartolo. Pesaro e libera fino al fiume Foglia. Nel pomeriggio dopo una ricognizione del colonnello Lewicki, gli aiutanti di battaglia
Di Renzo, Di Ippolito, alla testa dei loro plotoni con manovra convergente, occupano il San Bartolo. [Sul] la nazionale a nord di Pesaro attaccano un camion tedesco, parte dell’equipaggio riesce a fuggire, ma cade poco dopo in mano del XII “Carpathian Lancers”, proveniente dal west. La linea gotica è sfondata!

(4 settembre)

Troviamo il cadavere del povero Di Lullo dato disperso nel combattimento
del 31.

Quasi contemporaneamente mi capitano sotto mano alcune pagine di poesia del Metastasio e precisamente i versi:

Chi per la Patria muore

vissuto e assai.

La fronda dell’allor non muore mai,

tosto che soffrir sotto i tiranni

meglio è morir nel fiore degli anni.

Strappai quella pagina e gliela misi sul petto, e con essa scese nella terra che
tanto aveva amato.

Dopo due giorni siamo inviati a riposo a Recanati. Il camion come sulla famosa nazionale n. 16, alla mia destra sfila la lunga e bella catena degli
Appennini.

Magnifica e imponente catena, dall’aria severa e misteriosa per i suoi picchi scoscesi, dolce e melanconica nell’azzurrina foschia della sera. Rivedo in distanza, 0 meglio intuisco, alcuni paesi da noi liberati, con loro le umili croci di legno dei nostri caduti, ornate forse da piccoli fiori campestri che una mano di mamma misericordiosa ha posato pensando ad un’altra misera tomba sperduta nelle lande di Europa.

Là fra quelle montagne, n'posate il sonno di giusti, compagni più cari.

Sfilano davanti ai miei occhi volti aperti e leali, dai cuori semplici dei soldati. Siete dei puri, e vi siete battuti senza il prestigio di un grado, il miraggio di una promozione, la lustra di una medaglia. Sempre [rectz'usz tempre] di autentici, silenziosi eroi che tutto avevano donato, che ignari se un domani un nuovo Plutarco celebrerà le vostre gesta gloriose, avete scritto voi stessi, senza saperlo, le pagine indimenticabili della storia, inconsci della vostra stessa grandezza.
Addio compagni. Addio. I monti scompaiono nella notte che inghiotte le piccole croci nell’eternità.


Ninno Porecca

Il C.I.L. da Jesi al Metauro

AVANZATA SUL FIUME CESANO E LIBERAZIONE Dl CORINALDO (10 AGOSTO) E CASTELLEONE Dl SUASA(11 AGOSTO)
REAZIONI TEDESCHE A CASTELLEONE Dl SUASA E A LORETELLO.

 Mentre i reparti del C. I. L. stavano completando lo schieramento difensivo a sud del fiume Nevola e del fosso delle Ripe, il comando del Corpo polacco comunicò che stava, con le due divisioni schierate per ala — la 3a «Carpatica» e la 5a «Kresowa» — per preparare e lanciare un attacco allo scopo di spezzare la resistenza nemica «dirigendo lo sforzo principale lungo i fianchi interni di entrambe le divisioni» con obiettivo la conquista delle alture di riva destra del Cesano. Riuscita questa prima azione, le due divisioni si sarebbero dirette «all'esterno, aggirando così le difese nemiche lungo le alture». Al C. I. L. era affidato il compito di «assicurare il fianco sinistro dell'attacco del Corpo polacco contenendo il nemico nell'interno del settore Corinaldo - Castelleone di Suasa». Limiti tra C. I. L. e Corpo polacco (5a divisione «Kresowa»): Belvedere Ostrense - Corinaldo - Orciano di Pesaro.
Successivamente il comando del Corpo polacco fece conoscere che l'attacco sarebbe stato sferrato il mattino del 9 agosto.
Il comandante del C. I. L., allo scopo di attirare l'attenzione del nemico e impedirgli di reagire sul fianco delle unità polacche attaccanti, dispose che il mattino del 9 venissero effettuati dall'artiglieria numerosi e violenti concentramenti di fuoco[1] sulle posizioni antistanti, intervenendo anche nel settore d'azione delle truppe polacche con i medi calibri. Questa azione di fuoco fu integrata dall'invio di numerose pattuglie in tutto il settore, le quali informarono che l'avversario continuava a difendere le sue posizioni a sud del Cesano.
Il comandante del C. I. L. insistette allora perchè nella notte e nella giornata dell'indomani le unità dipendenti mantenessero uno stretto contatto col nemico onde conoscere la consistenza del suo schieramento e, per quanto possibile, le intenzioni, non essendo escluso, dati gli sviluppi dell'azione polacca sulla destra, un suo ripiegamento oltre il fiume Cesano.
Il mattino del 10 agosto[2], infatti, da diverse segnalazioni si potè arguire che i tedeschi stavano effettivamente ritirandosi a nord del Cesano. Subito, allora, il comandante del C. l. L. diramò il seguente fonogramma a mano:
«Informatore segnala che Castelleone di Suasa è sgombera. Pattuglia 3° alpini prosegue senza incontrare nemico. Forze polacche sulla destra avrebbero superato displuviale Nevola Cesano. Ciò fa supporre che displuviale Castelleone Corinaldo sia stata sgomberata. Allo scopo di non perdere tempo distaccamenti già predisposti I e II brigata inizino movimenti per raggiungere displuviale Nevola Cesano. Divisione «Nembo» invii un plotone su Castelleone di Suasa. Grandi unità si predispongano per essere in misura di occupare tempestivamente predetta displuviale qualora fosse confermato che essa è stata sgomberata dal nemico. Movimenti d'iniziativa».
In seguito a questi ordini, tutto il dispositivo del C. I. L. si mise in movimento:
a) Sulla destra, la II brigata, schierata col reggimento marina «S. Marco» in 1°scaglione e il 68° reggimento fanteria in 2° scaglione, oltrepassò coi reparti avanzati il fiume Nevola e occupò la località le Murate trovata sgombra. Quindi, elementi del reggimento «S. Marco», dopo aver impegnato e fugato elementi ritardatori tedeschi, occuparono q. 250 (ad ovest di Corinaldo): nel pomeriggio, sempre del 10, entrarono in Corinaldo e si affrettarono a raggiungere, più a nord, la q. 239 in modo da conferire sicurezza alla occupazione del paese.
In conseguenza dello sbalzo in avanti dei reparti del reggimento «S. Marco anche i reparti del 68°reggimento fanteria ebbero ordine, prima di sera, di muovere per raggiungere la nuova zona oltre il Nevola.
b) Al centro, la I brigata distaccò in avanti reparti di bersaglieri a destra e di alpini a sinistra, i quali avanzarono senza incontrare reazione (ciascuno dei due reggimenti - 4° bersaglieri e 3° alpini - con un battaglione in 1° scaglione e uno in 2°) sino alle località Croce del Termine e C. S. Onofrio (q. 211), che risultarono occupate da elementi ritardatori tedeschi. Prima di sera, le posizioni di C. S. Onofrio furono prese d'assalto da un nostro plotone alpini che inflisse anche perdite al nemico (1 morto e 2 prigionieri). A notte, anche la località Croce del Termine venne occupata da reparti bersaglieri dopo che i nuclei nemici ivi sistemati furono costretti dal nostro fuoco ad abbandonare la posizione.
In relazione all'occupazione di C. S. Onofrio e Croce del Termine dominanti il Cesano, il dispositivo dei due reggimenti della brigata si articolò in avanti muovendo per raggiungere le nuove posizioni.
c) Sulla sinistra, la divisione «Nembo» spinse in avanti elementi paracadutisti i quali, verso le ore 10, raggiunsero Loretello, trovata sgombra. Altri elementi paracadutisti si spinsero sino alle località di Farneto e C.se Nuove (a sud e a sud - est di Castelleone di Suasa), dove si impegnarono con elementi ritardatori tedeschi.
Indietro, scaglionati in profondità, mossero; il 184° reggimento di fanteria paracadutista in direzione di Castelleone di Suasa; il 183° reggimento in direzione di Ripalta - Loretello.
L'indomani, 11 agosto, una compagnia del XIV battaglione del 184° reggimento paracadutisti occupò, verso le ore 8, Castelleone di Suasa, mentre gli altri reparti della divisione si spostavano per raggiungere le posizioni atte a garantire il fianco sinistro del C. I. L, continuando a svolgere una intensa attività esplorativa. Durante questa attività, pattuglie paracadutisti riscontrarono, il 12, sulla estrema sinistra, la presenza di elementi tedeschi a S. Pietro, muniti di armi automatiche e mortai. Una pattuglia di paracadutisti inoltre, passato il Cesano, si spinse oltre S. Lorenzo in Campo fino a Montalfoglio, dove notò la presenza di elementi tedeschi e una batteria nemica nella zona di q. 295.
Era chiaro ormai che il grosso del nemico si era ritirato sulle posizioni a nord del Cesano.
Raggiunta la displuviale tra il Cesano e il Nevola - Fenella, il C. I. L. tornò, in relazione al compito assegnatogli, ad assumere atteggiamento difensivo disponendosi secondo i noti criteri elastici, i quali, mentre gli consentivano una efficace azione difensiva, gli permettevano nel contempo di poter passare rapidamente all'azione offensiva. Fu perciò disposto:
— che la linea di sicurezza seguisse questo andamento: margine anteriore dell'abitato di Castelleone di Suasa - ciglio tattico crinale tra fiume Cesano e torrente Fenella fiume Nevola. Nella zona di sicurezza dovevano essere difese ad oltranza le posizioni di q. 239 (nord di Corinaldo), q. 235 e q. 271 di Croce del Termine (in unico caposaldo) e Castelleone di Suasa;
— che la linea di resistenza passasse per il margine anteriore dell'abitato di Castelleone di Suasa - alture riva destra affluente ovest di testata fosso Volpara - alture riva sinistra affluente nord - est di testata fosso Volpara - q, 235 di C. S. Maria -q. 271 -le Selve - q. 230 - q. 222 - q. 201 - margine anteriore abitato di Corinaldo - q. 220 - altura di q. 239;
— che le saldature avvenissero: tra I e II brigata sull'altura di q. 243 (sulla linea di sicurezza) e a le Selve (sulla linea di resistenza); tra divisione «Nembo» e I brigata sull'altura di q. 211 di C. S. Onofrio (sulla linea di sicurezza) e -alla confluenza affluenti di testata del fosso Volpara (sulla linea di resistenza);
— che le artiglierie si schierassero a sud dell'allineamento C. la Volpara - le Murate.
Le unità del C. I. L. attuarono quindi, tra l'11 e il 12, il loro schieramento sulle nuove posizioni, da Corinaldo a Castelleone di Suasa e Loretello, nel modo che segue (Schizzo n. 18):
a) Sulla destra, la II brigata si schierò col reggimento «S. Marco» più 2 batterie polacche controcarri: 1 da 57 e 1 da 75 in 1° scaglione (in 2 sottosettori di battaglione : battaglione «Grado», rinforzato da 2 sezioni cannoni da 57/50 controcarri e da 1 compagnia pezzi da 47/ 32, nel sottosettore di destra da i Cappuccini a q. 250, rispettivamente a nord e ad ovest di Corinaldo; battaglione «Bafile» , rinforzato da 1 sezione cannoni da 57/50 controcarri e da 3 plotoni pezzi da 47/32, nel sottosettore di sinistra da q. 250 a C. Giovannetti).
In 2° scaglione il 68° reggimento fanteria con il I battaglione in località S. Bartolo e il II battaglione nella zona Ie Murate. Il V gruppo da 75/13 someggiato sui rovesci di S. Bartolo.
b) Al centro, la I brigata si schierò in 2 sottosettori di reggimento (ogni reggimento con battaglione in 1°scaglione e 1 battaglione in 2° scaglione): il 4° reggimento bersaglieri, rinforzato da 1 batteria da 57/50 controcarri, nel settore di destra col XXIX battaglione da q. 235, poco a sud di C. Giovannetti, a C. 40 Monte, poco a sud di Croce del Termine, e il XXX III battaglione (in 2° scaglione) in località C. S. Vincenzo; il 3° reggimento alpini, rinforzato da 1 batteria da 57/50 controcarri, nel sottosettore di sinistra col battaglione «Monte Granero» da C. 4° Monte a q. 211 di C. S. Onofrio, e il battaglione «Piemonte» (in 2° scaglione) a fosso Volpara.
Il IV gruppo da 75/13 someggiato e il gruppo di formazione batterie alpine da 75/13 presero posizione qualche chilometro rispettivamente a est e a sud di C. Scalogna.
c) Sulla sinistra, la divisione «Nembo» si schierò col 184° reggimento fanteria paracadutista, rinforzato da elementi controcarri, in 1°scaglione, in 2 sottosettori di battaglione: XIV battaglione nel sottosettore di destra da q. 211 a le Caselle; XIII battaglione nel sottosettore di sinistra da le Caselle alle posizioni a sud di C.se Pollini. Il 183° reggimento paracadutisti si schierò con il XVI battaglione in 1 0 scaglione tra Loretello e q. 312 (una compagnia però rimase indietro a Ripalta) e il XV battaglione in 2°scaglione nella zona del quadrivio di q. 285 tra Ripalta e Montale. In 2° scaglione rimasero ancora il CLXXXIV battaglione guastatori a Montale e la 184a compagnia motociclisti a Piticchio.
Il 184° reggimento artiglieria «Nembo» prese posizione col I gruppo cannoni da 75/27 nella zona di q. 128 e col II gruppo cannoni da 100/22 in quella di q. 181.
d) L'11° reggimento artiglieria schierò il I gruppo da 105/28 nella zona di q. 85 (a sud di le Murate), il II gruppo da 100/22 nella zona di Tiro a segno (nei pressi di P.te Murato), il III gruppo da 75/ 18 nella zona di C. Augusti (poco ad ovest di S. Bartolo), il IV gruppo da 75/18 nella zona di Casalta (a nord - est di Castelleone di Suasa), il CLXVI gruppo da 149/19 nella zona di q. 174 (a sud di C. San Vincenzo).
Anche questa volta, la dosatura delle forze nello schieramento difensivo non si differenziava da quella di prima, salvo un leggero aumento a favore delle forze destinate in 1°scaglione (7 battaglioni anzichè 6) dovuto probabilmente alla maggiore superficie di contatto col nemico determinatasi sul fianco sinistro. Lo schieramento avanzato delle artiglierie assicurava un buon giuoco nella manovra dei proietti pesanti contro le posizioni nemiche sulla sinistra del Cesano, rispetto alle quali le nuove posizioni occupate dal C. l. L. venivano ad esercitare, malgrado ogni apparente aspetto difensivo, la funzione di una vera e propria pedana di lancio per gli sviluppi di una ripresa offensiva a breve scadenza.
Ma i tedeschi, di fronte allo sbalzo sulle nuove posizioni compiuto dalle unità del C. I. L., non mancarono di reagire prontamente.
Il giorno 11 agosto, dopo una violenta preparazione di fuoco effettuata prevalentemente con mortai, forze germaniche valutate ad una quarantina di uomini attaccarono, tra le ore 11 e le ore 12, le nostre posizioni di q. 211 a nord - est di Castelleone di Suasa. L'attacco, contenuto in un primo tempo dagli elementi alpini che si trovavano sul posto, venne successivamente stroncato del tutto per l'intervento di una compagnia del XIV battaglione paracadutisti (del 184° reggimento). Il nemico fu così costretto a ripiegare lasciando sul terreno 10 uomini tra morti e feriti.
L'indomani 12, sull'albeggiare verso le ore 4, i tedeschi con una compagnia tornarono ad attaccare, più a sinistra, le posizioni di Loretello, tenute da due nostri plotoni paracadutisti, i quali ritennero opportuno ripiegare di qualche centinaio di metri. Ma giunta poco dopo una compagnia paracadutista in rinforzo (la 46a), i nostri balzarono al contrattacco costringendo l'avversario a ripiegare; cosicchè Loretello, verso le ore 8, tornava di nuovo in nostro possesso. Nel pomeriggio, verso le ore 17, furono i nostri paracadutisti a reagire occupando, dopo breve preparazione di artiglieria, la q. 312 (circa 500 m. a nord di Loretello), dove venivano catturati 2 prigionieri. Risultò anche che il nemico, nell'abbandonare la posizione, aveva portato con sè 4 morti e una decina di feriti.
Pure nella notte sul 13 agosto, i tedeschi attaccarono con pattuglie le nostre posizioni avanzate di q. 245 (difese dal XIV battaglione paracadutisti), C. S. Onofrio (difese dal battaglione alpini «Monte Granero») e Croce del Termine (difese dal XXIX battaglione bersaglieri). Ma dovunque la pronta reazione delle nostre truppe e del fuoco pesante delle nostre artiglierie costrinse l'avversario a ripiegare oltre il fiume Cesano. Anzi sulla sinistra, nella zona di Loretello, i nostri paracadutisti ne approfittarono per reagire con una avanzata procedendo, con un plotone del XVI battaglione (183° reggimento), alla occupazione di S. Pietro.
Tutte queste puntate esplorative del nemico, senza contare l'azione di martellamento svolta con la sua artiglieria e coi suoi mortai contro le nostre posizioni di Corinaldo, C. S. Onofrio, Castelleone di Suasa e Loretello, erano in ultima analisi manifestazioni, in forma piuttosto dinamica, di una volontà temporeggiatrice. Si trattava per l'avversario di guadagnar tempo nello spazio in relazione al quadro operativo d'insieme. Lo sviluppo dei vari solchi fluviali nel senso dei paralleli, in connessione con l'andamento plastico delle successive displuviali, facilitava ai comandi tedeschi l'attuazione di irrigidimenti successivi, i quali, nei confronti della manovra offensiva operata dal    C. I. L. e dal Corpo polacco, conservavano il vantaggio di poter attuare una logorante e sfibrante manovra difensiva a tempi e spazi ristretti. Questo fatto continuava infatti a costringere le unità del C. I. L. ad agire per così dire a spallate successive: dal Musone all'Esino, dall'Esino al Misa, dal Misa al Nevola, dal Nevola al Cesano. Si trattava, dunque, di preparare ora una nuova spallata, quando ecco giungere l'ordine per il C. I. L. di cambiare settore.



[1] Furono complessivamente sparati oltre 3.000 colpi
[2] Il giorno 10 agosto, il Capo di S. M. dell'Esercito, gen. Berardi, tenne una riunione presso il C. I. L. alla quale parteciparono, tra gli altri, il comandante del C. I. L. e il col. Pidslcy della Sottocommissione alleata di controllo. In tale circostanza il comandante del C. I. L. fece presente:
— la deficienza del munizionamento sempre a causa delle note difficoltà dei mezzi di trasporto;
— la necessità di poter disporre di un secondo gruppo di artiglieria di medio calibro;
— la necessità di motorizzare i pezzi controcarri in modo che potessero seguire le truppe di linea e intervenire tempestivamente contro mezzi corazzati nemici;
— la necessità di dotare il C. I. L. di alcuni mezzi corazzati, tenuto conto che i soldati italiani si erano finora dovuti aprire la strada da soli anche contro mezzi corazzati tedeschi e che la povertà dei propri mezzi, di fronte all'abbondanza di quelli a disposizione degli stessi polacchi, era motivo, per i nostri soldati, di demoralizzazione.
In tale occasione il Capo di S. M. dell'Esercito ebbe anche un colloquio col gen. Anders, comandante del Corpo polacco, il quale gli espresse le sue congratulazioni per il brillante comportamento tenuto nelle recenti operazioni dal  C. I. L. che, nonostante le immense difficoltà, è stato all'altezza dei compiti Soggiunse inoltre, con parole lusinghiere, quanto grandi fossero stati gli sforzi fisici sopportati dai reparti del C. I. L., mettendo in risalto come « tutto il Corpo italiano di liberazione, attraverso marce senza soste, quasi senza la possibilità di riprendere fiato, con inflessibile volontà ed a prezzo di gravissimi sacrifici, sia stato ugualmente sempre a fianco delle truppe motorizzate polacche»